domenica 20 ottobre 2019

Joker: il mondo brucerà con una risata (Recensione)

Ho aspettato una seconda visione per avere la giusta lucidità e per parlare in modo più approfondito di un altro grande film molto atteso in questa seconda parte del 2019, un periodo che ci sta regalando almeno una perla al mese. Sto parlando di un film complesso, nelle intenzioni degli autori quanto nella realizzazione finale, un film che fin dal principio mi sembrava anomalo e discordante, ma che non immaginavo minimamente quanto lo sarebbe stato. Oggi parliamo di Joker.


Il film è targato, ovviamente, Warner Bros. ed è una libera trasposizione dell'iconica nemesi di Batman, Joker, i cui diritti, come per il resto dei personaggi Dc Comics, sono appunto della Warner. La pellicola è diretta da Todd Philips, noto regista della trilogia de Una notte da leoni e Trafficanti, ed è stata supportata da Martin Scorsese, il cui stile e le cui opere sono state fin dal principio la fonte d'ispirazione di Philips. Nel ruolo del protagonista troviamo Joaquin Phoenix, attore premio Oscar tra i più bravi e famosi in circolazione, voluto fortemente dalla produzione e dal regista fin dal principio. Il resto del cast prevede principalmente il grandissimo Robert De Niro, Zazie Beetz e Brett Cullen.

Joker segue le vicende di Arthur Fleck, clown da festa e aspirante comico, un uomo affetto da disturbi psicologici e vessato in continuazione da destino e dalle ingiustizie sociali di Gotham City, una metropoli che in realtà è una polveriera pronta ad esplodere, una città sul baratro della follia, a cui basta solo una piccola spinta, per far sì che si scateni il caos. Arthur comincerà così una lunga e inesorabile discesa negli abissi della follia, fino a diventare qualcos'altro, un concentrato di follia e anarchia, in una sola parola: Joker.


Devo essere sincero, quando seppi della notizia ufficiale riguardo questo film su Joker, ero a dir poco titubante, principalmente perché ormai diffido sempre di più di alcune scelte della Warner Bros. riguardo i cinecomics Dc, sempre più confusionarie e traballanti, ma anche per la vera e propria invasione di cinecomics degli ultimi anni, cosa su cui ho scritto molto in passato sul blog. La mente dietro tutto era Todd Philips, un regista che ho apprezzato moltissimo in tutte le sue opere, ma che ha fatto solo commedie e che aveva uno stile un filo troppo esagerato per i miei gusti, inoltre questo Joker sembrava non voler avere niente a che fare con l'iconico personaggio dei fumetti, insomma, un po' di cose che non tornavano.


Però fin dal principio c'era qualcosa di diverso in questo Joker, la volontà di fare qualcosa di scollegato da tutto e tutti, in un periodo in cui si cerca disperatamente di creare un universo narrativo condiviso sulla falsariga di quello Marvel, l'ispirazione esplicita allo stile e le opere del mio secondo regista preferito, Martin Scorsese, la scelta non indifferente di scritturare quel mostro della recitazione che è Joaquin Phoenix, la curiosità di vedere un film di Joker senza la presenza di Batman e non come antagonista, ma come protagonista, e non solo un film qualunque basato sulle gesta criminali del personaggio, ma un film di origini. C'erano vari pro e contro, che regalavano a questo progetto fascino e mistero, proprio come il personaggio principale.

Joker è sicuramente fra i personaggi più conosciuti al mondo, la nemesi di Batman, un'icona anche del cinema, fin dal 1989 con il magnifico Batman di Tim Burton, in cui il clown pazzo era interpretato in modo magistrale, cartoonesco, folle e fumettoso da Jack Nicholson (ancora oggi il mio interprete preferito del personaggio), ma è impossibile non citare Heath Ledger e il suo Joker pazzo, psicotico e spaventoso de Il cavaliere oscuro (2008), secondo capitolo della trilogia di Christopher Nolan, ruolo che costò la vita all'attore e che gli valse un Oscar postumo. Purtroppo bisogna anche ricordare Jared Leto e il suo imbarazzante Joker gangster di Suicide Squad (2016), assolutamente dimenticabile, patetico e ridicolo. Comunque Joker non è mai stato un ruolo facile, ma fra i più complessi e sfaccettati, perché non si tratta solo di un clown pazzo e psicopatico, ma dell'incarnazione del male nella sua forma più spaventosa, quella della follia. Un pagliaccio criminale che uccide senza scrupoli, senza regole, le cui azioni sono dettate dal caos e dal disordine, il principe del crimine e dell'anarchia.


Veniamo a noi, le mie aspettative, come detto, erano discordanti, ma mentirei se dicessi che non schizzarono alle stelle quando vidi trionfare la pellicola a Venezia e venire elogiata da un numero impressionante di critici, a quel punto capii che stava per uscire un film fra i più interessanti di questo 2019. E infatti è proprio così, Joker è uno dei migliori film, se non il migliore, di quest'anno. Un'opera complessa, basata interamente sulla psiche del personaggio e la sua evoluzione criminale, un'opera capace di legare delle buone radici al soggetto originale con degli ottimi spunti narrativi, producendo così un vero e proprio cinecomic d'autore, unendo un certo tipo di film a quello che è l'attuale genere dominante del cinema americano. Ma Joker non è solo questo, dopotutto anche la trilogia di Nolan è una forma di cinecomic d'autore, come anche Logan e in minima parte anche Iron Man 3, no, Joker fa anche qualcos'altro: osa. Osa toccare certi temi molto caldi, osa andare contro ogni regola, contro tutto e tutti, fomentando, incitando alla follia più pura. Qualcosa che raramente si è visto prima d'ora. Joker, quindi, va ad unirsi a quel tipo di film che divide e fa discutere, come Fight Club e Arancia Meccanica, giusto per scomodare qualche nome pesante, quelle mosche bianche del cinema che ancora oggi dividono il pubblico. Sono pronto a scommettere che questo film passerà alla storia, come del resto anche il suo interprete principale.

Joaquin Phoenix è praticamente indescrivibile, lascia davvero senza parole la spaventosa bravura di quest'attore, una performance perfetta, intensa e mozzafiato, infatti Joker altro non è che un one man show, con Phoenix mattatore indiscusso del film, forza trainante e assoluto maestro della scena, come lui nessuno mai. L'immedesimazione totale e l'accurata ricerca nei movimenti e nelle espressioni, una recitazione sempre calzante e una maestosa presenza scenica sono gli elementi cardine di questa prova attoriale magistrale, senza pari. Non lo si può paragonare agli altri interpreti del personaggio, perché nessuno di questi ha mai avuto modo di poter sviluppare Joker in questa maniera, con un film completamente dedicato a lui e soprattutto senza la presenza di Batman, ma il Joker di Phoenix è qualcosa che rimarrà negli annali, è da prendere di pari peso e portato nelle scuole di recitazione.


Mi è parso ovvio che la produzione abbia voluto Phoenix fin dal principio (anche se la presenza di Scorsese avrebbe potuto portare Leonardo DiCaprio a Gotham e per fortuna non è stato così), semplicemente perché l'intero film non avrebbe funzionato per nulla con un altro, qualsiasi altro, attore. Joaquin eleva di brutto la sceneggiatura, che presa così com'è presenta una trama molto semplice e lineare, uno dei pochissimi difetti del film, cioè la totale dipendenza dal suo attore principale, ma è quello che succede quando hai un attore del calibro di Phoenix e capisci come sfruttarlo al massimo, e qui il merito va al regista. Todd Philips ha fatto il suo salto di qualità, con questo Joker ha dimostrato di avere grandi potenzialità, non è più "il tizio che ha fatto Una notte da leoni", ma un promettente regista poliedrico, con idee originali e molto, davvero molto da dire. Come detto, la trama è molto semplice, inoltre un altro difetto che mi tocca far evidenziare, e che ho rilevato maggiormente durante la seconda visione, è uno sviluppo centrale leggermente lento, non inutile, probabilmente volutamente rallentato per preparare il terreno al crescendo finale, un climax sconvolgente che culmina con un finale meraviglioso, che rasenta la perfezione. Alla fine si arriva al culmine tutto, dall'evoluzione del personaggio al messaggio del film, ma anche la propria natura di cinecomic.

Le influenze Scorsesiane si sentono molto, la Gotham City di Joker è praticamente la New York di Taxi Driver e di Mean Streets, ma la maggior parte dell'influenza di Scorsese deriva da Re per una notte, su cui Philips basa la parte iniziale del film, inoltre proprio la presenza e il ruolo di Robert De Niro, grandissimo attore che non guasta mai in un film, permette di fare un bel parallelismo con la pellicola citata, da cui De Niro riprende filologicamente il ruolo. In ogni caso Joker va molto oltre le pellicole da cui prende spunto, il che mi ha fatto molto piacere, infatti una delle mie paure era proprio lo sconfinamento da omaggio a imitazione delle opere di Scorsese, che per fortuna non avviene, dato che il film cammina poi sulle sue gambe per completare quel discorso dell'osare di cui parlavamo prima.


Joker sembra quasi un romanzo psicologico novecentesco attualizzato ad oggi in chiave cinematografica, un romanzo di (de)formazione, un viaggio nella follia, ma non solo, perché tutto il film è permeato da un fortissimo messaggio politico che non lascia indifferenti. Alla fine della fiera, la follia di Arthur Fleck altro non è che il prodotto della società moderna (anche se il film è ambientato nel 1981), ignorante e crudele verso i più fragili, dove il divario fra ricco e povero diventa così insormontabile da far scatenare delle rivolte. Come detto in precedenza, una polveriera pronta ad esplodere, una bomba di follia a orologeria. Questo messaggio segue tutto il film e nel crescendo evolve in anarchia e un rifiuto totale delle regole. Perché questa pellicola è senza filtri, abbatte qualsiasi regola morale ed etica, persino regole cinematografiche. Infatti c'è una regola non scritta nel cinema americano in cui anche se il protagonista sia un delinquente, un pazzo o comunque un malvagio, alla fine dell'opera lo spettatore deve comunque capire cosa è giusto e cosa non lo è, alla fine si deve arrivare ad un minimo di messaggio morale, anche nei film dello stesso Scorsese, o di Tarantino, di Fincher e compagnia bella. Ciò non vale per Joker, che finisce col fomentare e incitare lo spettatore, indubbiamente il messaggio finale della pellicola diventa difficile da travisare, con l'inevitabile conseguenza che molti abbiano inteso il film in maniera sbagliata, tra chi prende le parti del protagonista e chi addirittura giustifica le sue azioni. Così non deve essere.


Comunque Joker rimane saldo alle sue origini fumettistiche, come detto, e a dispetto di tutti, infatti io non me l'aspettavo proprio, può essere considerato benissimo un cinecomic, ma "fatto meglio" insomma. Il film sfrutta la mitologia del protagonista e soprattutto del suo oscuro nemico in maniera impeccabile, risultando una variante sul tema eccezionale, tanto che sarei molto contento la tenessero in considerazione per il futuro The Batman di Matt Reeves, in cui a vestire i panni del cavaliere oscuro ci sarà Robert Pattinson, per alcuni garanzia di successo e per altri (compreso il sottoscritto) enorme incognita del prossimo cinecomic. Ma è più che altro un desiderio spassionato. Tornando a Joker, la Gotham presentata non è quella dei fumetti e nemmeno quella di Burton o Nolan, ma in comune con le altre versioni c'e proprio quella sensazione di bomba pronta ad esplodere, oltre all'indissolubile legame con una certa famiglia di nome Wayne.


E da questo punto comincia la parte SPOILER dell'articolo, che si concluderà alla fine del paragrafo.
Sono pochi i colpi di scena del film, ma sono dannatamente efficienti. Una delle cose che non tanto mi piacevano del film era proprio il fatto che Joker avesse un nome e un cognome, tradendo quel fascino e quel mistero che da sempre contraddistingue il personaggio (anche se pure Tim Burton gli diede un nome). Per fortuna nel film la situazione si capovolge, prima facendo credere che Arthur non sia altro che il figlio di Thomas Wayne, quindi addirittura il fratello del futuro Batman e in seguito si scopre della sua adozione e degli abusi avuti da bambino, insomma, effettivamente questo Joker può avere varie origini, tutte ambigue e nessuna del tutto chiarita all'interno del film, proprio come il personaggio fumettistico.
Come detto, il crescendo del film è magnifico, fino ad arrivare all'intervento di Joker al Murray Franklin Show, dove probabilmente all'inizio voleva uccidersi in diretta, infatti il film porta a credere ciò, ma che poi si rivela un momento di rottura, la definitiva trasformazione di Arthur in Joker, che dopo aver ucciso la madre, uccide anche il "padre", Murray appunto, l'unica figura paterna che lui abbia mai avuto e che poi identifica con tutto ciò che non va nella società, ma anche con la sua vita passata.
L'omicidio di Murray in diretta è la goccia che fa traboccare il vaso, la miccia è accesa, Gotham brucia ed esplode e qui si arriva alla parte finale del film. Joker viene arrestato e poi liberato dai suoi "seguaci" in seguito ad un incidente, viene posato sulla macchina delle polizia quasi come se fosse un messia, mentre da un'altra parte della città, i Wayne fuggono terrorizzati dalla follia dilagante. È proprio un seguace di Joker, con la maschera da clown, a dare a Thomas Wayne "quel che merita", in quella che è probabilmente la mia scena preferita dell'intero film, i Wayne vengono uccisi, quasi come se fosse un atto del destino, di fronte al loro piccolo figlio, un bambino di nome Bruce. Proprio in questo esatto momento, Joker riprende i sensi, rinasce, paradossalmente nello stesso attimo in cui, involontariamente, è stato l'autore della nascita della sua nemesi, Batman. La massa di seguaci lo incita, lo venera come un dio e Arthur si erge fra la folla, re per una notte, una notte di vendetta e di follia. Il clown sanguina, ma è felice e spalmandosi il sangue a mo di sorriso, se la ride. Il bene crea il male e il male crea il bene, Thomas Wayne ha creato Joker e Joker ha creato Batman, ognuno è destinato a creare la propria nemesi, in un circolo vizioso senza fine.
Ma non è finita così, perché c'è ancora l'ultima scena, quella più enigmatica. Ritroviamo Arthur ad Arkham, sta parlando con una psicologa e ride, e a detta di Philips questa è l'unica volta in tutto il film in cui il protagonista ride genuinamente, ride per una barzelletta, in questo momento rivediamo il piccolo Bruce al cospetto dei cadaveri dei genitori, una barzelletta che nessuno capirebbe. L'intero film era tutto una barzelletta pensata da Arthur in manicomio? È passato diverso tempo (infatti si possono vedere dei capelli grigi su Arthur) e il protagonista ripensa a tutto l'accaduto? Joker ride genuinamente per la creazione involontaria della sua nemesi? Non si sa, il finale è volutamente aperto, mentre è più chiara la sequenza finale, con Joker rincorso dalle guardie del manicomio, lasciando impronte di sangue (probabilmente della psicologa) che stonano col bianco candido dell'edificio. The end.
Un bel finale, potente come pochi e soggetto a varie interpretazioni, proprio come per Taxi Driver, ma lo stesso vale anche per altri grandi film, un tocco di classe per concludere una grande opera.


Insomma, Joker è un gran bel film, fra i migliori di quest'anno e che farà discutere per parecchio tempo, però, devo dire che l'incredibile successo che ha avuto la pellicola non ha fatto altro che accentuare il discorso dell'ambiguo messaggio finale del film, con la triste conseguenza che il mondo del web ha tratto conclusioni sbagliate o basate sulla più totale ignoranza, un'ignoranza dilagante che sta invadendo internet e che mi ha dato non poco fastidio, tenendo conto che così facendo si tradisce del tutto il vero messaggio del film. In ogni caso sono felice che un progetto del genere abbia riscosso un notevole successo e che forse possa dare una spinta maggiore alla formula "cinecomic d'autore", un modo furbo e intelligente per sfruttare il trend del momento per produrre ottimi film.
Per quanto riguarda gli Oscar, al contrario di quanto avvenuto a Venezia, credo meriti di vincere più l'attore che il film, anche e sopratutto perché in questo caso l'attore È il film, caso più unico che raro, oltre al fatto, ripeto, che l'operato di Phoenix è davvero miliare.

E ricordate, that's life.


Da questa recensione in poi, mi piacerebbe aggiungere anche un tocco artistico personale.