Dopo un po' di tempo torna una recensione sul blog, questa volta di un film uscito lo scorso 28 giugno sulla piattaforma streaming Netflix, ma prodotto dalla Warner Bros/New Line Cinema, dal titolo Shaft, che vede il ritorno di un'icona degli anni '70, il detective John Shaft, questa volta però è accompagnato dalla sua famiglia. Già, perché è davvero curiosa la storia della famiglia Shaft, come vedremo tra poco.
La storia di John Shaft (del primo John Shaft) comincia nei favolosi anni '70, infatti proprio nel 1970 lo scrittore Ernest Tidyman tenterà di "rispondere" allo James Bond di Ian Fleming con un nuovo personaggio letterario, John Shaft appunto, un detective di colore dai modi rudi ma dal cuore d'oro, il personaggio divenne così protagonista di una serie di romanzi ed ebbe un successo clamoroso immediato. Nel 1971 si ha la prima trasposizione cinematografica, con Shaft il detective, diretto da Gordon Parks, con Richard Roundtree ad interpretare il protagonista. Il grande successo spinge alla produzione di un sequel nel 1972, Shaft colpisce ancora, diretto sempre da Parks e interpretato ancora da Roundtree, che lo interpreta nuovamente nel terzo film, Shaft e i mercanti di schiavi, diretto da John Guillermin nel 1973. Con il terzo film Shaft conclude temporaneamente la sua "carriera" cinematografica, spostandosi sul piccolo schermo, infatti Roundtree tornerà ad interpretare il detective in una serie televisiva di 7 episodi a cavallo tra il 1973 e il 1974, dopodiché di John Shaft si perderanno le tracce per 24 anni.
Nel 2000, infatti, uscirà un nuovo film, diretto da John Singleton, dal titolo Shaft, con protagonista il grande Samuel L. Jackson, nel ruolo di John Shaft, ma la pellicola non è un reboot della saga, infatti il nuovo protagonista altri non è che il nipote dello Shaft originale, che in questo nuovo film compare in un cameo, sempre interpretato da Richard Roundtree. Con la pellicola del 2000 sembrava essersi conclusa la saga del/dei detective e così è stato, fino a quest'anno.
Infatti nel 2015 la New Line Cinema (di proprietà della Warner Bros) ha acquistato i diritti di Shaft, con l'intenzione di farne un reboot, la produzione comincia nel 2017 con Tim Story, regista dei film dei Fantastici Quattro tra le altre cose, dietro la macchina da presa. Vengono scritturati Samuel L. Jackson e Richard Roundtree per interpretare nuovamente John Shaft e John Shaft Sr. infatti la storia verterà sulle varie generazioni della famiglia Shaft. Nell'ottobre 2017 alla produzione subentra Netflix, che acquista i diritti di distribuzione internazionale, così nel gennaio di quest'anno esce nei cinema statunitensi il nuovo film della saga, dal titolo Shaft (già, di nuovo), che nel resto del mondo arriva solo qualche settimana fa. Ma in cosa consiste questo nuovo film di Shaft?
Il nuovo capitolo segue le vicende di John Shaft Jr.(Jessie Usher), figlio del secondo John Shaft (Samuel L. Jackson), cresciuto solo dalla madre Maya (Regina Hall), dato che il padre lo ha abbandonato 25 anni prima a causa dei pericoli che comportava la sua vita da detective. Junior è un analista per l'FBI, ma dovrà chiedere aiuto al padre per risolvere un caso molto personale e importante, i due Shaft quindi si ritroveranno e fra le varie disavventure di cui saranno protagonisti dovranno collaborare, inoltre sarà cruciale l'aiuto di un arzillo John Shaft Sr.(Richard Roundtree).
Ho visto il film incuriosito dalla figura del detective Shaft (anche se non ho visto nessuno dei film precedenti) e ovviamente dalla presenza di Samuel L. Jackson, uno degli attori più prolifici della storia del cinema, capace di piacermi in qualsiasi ruolo, oltre ad essere talmente bravo da bucare lo schermo in qualsiasi dei suoi (tantissimi) film. Questo nuovo Shaft diverte e intrattiene, il piatto forte non è la trama generale (deboluccia a dir il vero), ma il confronto generazionale fra l'iconico detective di colore e suo figlio, il rapporto fra i due è la vera spina dorsale del film, sia nelle parti comiche (tantissime e molto divertenti) che nelle parti serie (non molte).
Il film è davvero molto divertente, rende giustizia ad un personaggio carismatico, che ritorna in auge proprio in questo periodo, che spesso e volentieri vede le rivisitazioni delle icone del periodo '70/'80, infatti per certi versi sembrerebbe l'ennesima icona rivisitata, ma almeno in questo caso si mette in evidenza l'ereditarietà dell'icona, con il confronto fra Shaft e suo figlio. Inoltre ad un certo punto subentra Richard Roundtree, nel suo ruolo di John Shaft Sr., portando il confronto su ben tre generazioni di detective, i tre John Shaft si riuniranno quindi, per rendere questo film la perfetta rappresentazione della saga, sicuramente non molto conosciuta, ma che con questo film torna alla ribalta, inoltre proprio come nel mio caso, questo Shaft è del tutto comprensibile senza aver visto nessuno dei precedenti.
La parte del leone spetta, ovviamente, a Samuel L. Jackson, divertente e scatenato, quasi senza filtri, di cui ho già scritto poco sopra i grandi pregi, mentre il resto del cast l'ho trovato consono e in parte, ma che non brilla più di tanto, salvo giusto Jessie Usher, che interpreta John Shaft Jr. e che è di fatto il protagonista del film, non tanto per qualità recitative, ma per aver sorretto bene il ruolo assegnatoli e ciò che rappresenta nel confronto con il padre, cioè la "spalla comica" nei momenti divertenti e una nuova, moderna, versione del personaggio originale.
Il risultato finale è un ottimo action comedy e buddy movie, nello stile delle pellicole poliziesche degli anni '80, fra cui le più famose sono sicuramente Die Hard (e precisamente il terzo film, che guarda caso aveva Samuel L. Jackson come co-protagonista) e Arma letale.
Concludo con una piccola curiosità: nella scena in cui Shaft parla con Bennie, quest'ultima associa il look del detective con quello di Morpheus di Matrix, facendo arrabbiare Shaft, che dice di non sopportare il confronto con Laurence Fishbourne, inoltre subito dopo Bennie cita Die Hard con il classico "Yuppi ki yah", pronunciato a John McClane (Bruce Willis) nella suddetta saga action (di cui ha fatto parte anche lo stesso Jackson come detto in precedenza), alche Shaft risponde con "Hasta la vista" citando Arnold Schwarzenegger in Terminator, quello che molti non sanno è che il doppiatore di Shaft in questo film è Alessandro Rossi, il doppiatore di Thanos fra gli altri, ma soprattutto è il doppiatore ufficiale dello stesso Schwarzenegger, quindi si è autocitato senza che la cosa fosse voluta, ovviamente, dalla produzione, che non si occupa del doppiaggio negli altri Paesi.








salvo giusto Jessie Usher
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