Andiamo avanti con la nostra cavalcata verso il 9 febbraio, questa volta sotto i riflettori un film uscito da poco in Italia e ancora presente nelle sale. Un film particolare, di cui si è molto parlato in giro, usando termini quali "sorpresa" e "rivelazione", ora lo vedremo per bene, intanto vi basti sapere che oggi, sotto i riflettori, c'è Jojo Rabbit, la commedia nera sulla seconda guerra mondiale e sulla shoah, ma non come ve l'aspettate.
Scritto e diretto da Taika Waititi, il regista neozelandese principalmente noto per aver diretto Thor Ragnarok, Jojo Rabbit segue le vicende del piccolo Johannes (Roman Griffin Davis), ragazzino tedesco fanatico del nazismo, durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, nel cuore della Germania nazista. Vediamo la vita del piccolo nazi, fra esperienze nella Gioventù Hitleriana e la vita con sua madre, Rosie (Scarlett Johansson), il suo rapporto con i "nemici" ebrei e facciamo anche la conoscenza del particolare amico immaginario di Jojo, nientedimeno che Adolf Hitler (interpretato dallo stesso Taika Waititi).
Jojo Rabbit si presenta fin dai primi minuti come un film particolare, molto particolare, una commedia nera dai toni esagerati e volutamente grotteschi, una componente satirica fortissima e dei buoni dialoghi, con i colori tipici di un film di Wes Anderson. È un buon film, con un ottimo incipit e un inizio scoppiettante, sicuramente la parte migliore del film, anche perché dopo poco si stabilizza su un certo tono, che mantiene per gran parte del film, finendo poi per perdersi malamente nel finale, che rovina non poco tutto ciò che di buono c'era nella premessa e nei primi sviluppi della trama, ma ora lo vediamo passo dopo passo.
Taika Waititi non mi piace, non mi piace proprio, il notevole successo che ha ottenuto con Thor Ragnarok (che tra l'altro demolì quasi del tutto ai tempi della Road to Avengers Endgame) lo ha spinto a cercare di fare un film più ambizioso, di puntare in alto, forte della sua inventiva e della sua audacia. E in questo non c'è niente di male, anche perché ero davvero curioso di testare Waititi fuori dall'ambito dei cinecomics e chissà, magari rivalutarlo. Confeziona così una commedia parecchio spiccata nei toni e audace davvero nel trattare i temi della shoah, del nazismo e di tutto quello che comporta, non per niente c'è anche qualcosa di personale nel film, tenendo conto delle origine ebree dello stesso Waititi, che si ritaglia nel film proprio la parte di Hitler. E infatti le premesse del film sono davvero pazzesche, originali e persino divertenti, con un grande potenziale, ne poteva uscire fuori un piccolo gioiello, e invece così non è stato.
Il problema di Jojo Rabbit, per me, è stato lo sviluppo da dare alla trama, il momento di trasformare quelle potenzialità in concreto, cosa non facile, ma il risultato è stato un inizio grandioso, uno sviluppo interessante, uno svolgimento un po' deludente, con il film che ha un periodo centrale abbastanza stagnante, per poi riprendersi molto bene verso la fine e proprio sul finale perdersi del tutto. Insomma, un film abbastanza altalenante, a cui avrei perdonato qualche scelta di trama centrale, ma il buono che si poteva salvare viene rovinato comunque da un finale banale e scontato, nonché un bel po' cafone. Senza entrare troppo nel dettaglio, e spoilerare, il finale è forse una delle più grosse e volgari americanate che si potevano fare, qualcosa di decisamente fuori luogo, che speravo di non trovare in un film all'apparenza geniale, inoltre presenta inesattezze storiche che non possono essere trascurate, che altro non fanno che rovinare del tutto anche il messaggio del film. Ed è proprio il messaggio finale del film, che, a conti fatti, si riduce ad un semplice, giusto, anzi, giustissimo, ma anche parecchio misero "Fanculo Hitler!".
Ovviamente non è tutto da buttare, altrimenti non sarebbe un film da Oscar (anche se per me, in effetti, non lo è), la pellicola è a tratti emozionante, sono da elogiare i dialoghi, davvero molto buoni, e direi anche le interpretazioni degli attori, sia il giovane Davis, nel ruolo del protagonista, che Sam Rockwell e Thomasin McKenzie, ma soprattutto Scarlett Johansson, bravissima nel ruolo della madre di Jojo, che infatti si è aggiudicata una nomination come miglior attrice non protagonista (aggiungendosi a quella come protagonista in Storia di un matrimonio), probabilmente la miglior attrice del film. E se Waititi non mi piace come regista e sceneggiatore, non posso dire lo stesso come attore, non è granché, ma è sempre divertente e funzionale, anche se interpreta Adolf Hitler.
In effetti Jojo Rabbit diverte, ed è un buon film, ma non riesce a spiccare il volo, ad avere quel guizzo in più per diventare un ottimo film, e nel tentativo di farlo, si perde miseramente sul finale, che purtroppo inficia sul lavoro complessivo della pellicola. Ora forse vi starete chiedendo come mai abbia avuto allora così tanto successo, beh, me lo chiedo anche io, ma vedendo il finale si capisce bene come la forte leccata di culo americana abbia avuto parecchio presa sull'Academy e sulla critica statunitense, ma non su di me, e vi posso garantire che mi sono anche trattenuto dal demolirlo ancora un po'.
Agli Oscar si presenta con 6 candidature, di cui probabilmente non vincerà nessuna. Non per un mio giudizio, ma principalmente perché Jojo Rabbit, insieme a Piccole donne e Le Mans '66 è stato nominato "per fare numero", nel senso che merita di essere candidato, ma a conti fatti non molte speranze contro gli altri film nominati, che invece si contendono la guerra delle statuette che sarà quest'anno. Insomma, la Joahnsson meriterebbe pure, ma la vedo grigia con la Dern, che ha quasi certamente l'Oscar in mano, mentre per la sceneggiatura non originale se la contende con The Irishman, che però è favorito. Se la può giocare nei premi tecnici riguardo il montaggio, i costumi e la scenografia, ma anche qui la vedo davvero dura.





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