sabato 29 giugno 2019

Vincitori dei Nastri d'argento 2019

Si è conclusa qualche ora fa la cerimonia di premiazione dei Nastri d'argento, edizione 2019. I Nastri d'argento sono, in poche parole, i premi del cinema italiano dati dai giornalisti, che vorrei ricordare per chi non lo sapesse, sono i primi in assoluto a vedere i film, tutti i film, prima della loro distribuzione cinematografica, dato che fungono ancora da critici cinematografici "su carta" e sono i primi che possono elogiare o condannare (con tutte le sfumature in mezzo) i vari film. Quella di quest'anno è la 74esima edizione, tenutasi, come di consuetudine, a Taormina. Di seguito tutti i vincitori di quest'anno.


Miglior Film

Il Traditore

Miglior Regista
Marco Bellocchio (Il Traditore)

Miglior Regista Esordiente

Leonardo D'Agostini (Il Campione), Valerio Mastandrea (Ride)

Miglior Soggetto

Paola Randi (Tito e gli alieni)

Migliore Sceneggiatura

Marco Bellocchio, Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco Piccolo
Con la collaborazione di Francesco Licata (Il Traditore)

Migliore commedia

Bangla (Phaim Bhuiyan)

Miglior Produttore

Groenlandia Film (Il Primo Re, Il Campione)

Miglior Attore Protagonista

Pierfrancesco Favino (Il Traditore)

Miglior Attrice Protagonista

Anna Foglietta (Un giorno all'improvviso)

Miglior Attore Non Protagonista

Luigi Lo Cascio, Fabrizio Ferracane (Il Traditore)

Miglior Attrice Non Protagonista

Marina Confalone (Il vizio della speranza)

Miglior Attore di Commedia

Stefano Fresi (C'è tempo, L'uomo che comprò la luna)

Miglior Attrice di Commedia

Paola Cortellesi (Ma cosa ci dice il cervello)

Migliore Fotografia
Daniele Ciprì (Il Primo Re, La Paranza dei Bambini)

Migliore Scenografia
Carmine Guarino (Il vizio della speranza)

Migliori Costumi
Giulia Piersanti (Suspiria)

Miglior Montaggio

Francesca Calvelli (Il Traditore)

Miglior Sonoro in Presa Diretta
Angelo Bonanni (Il Primo Re)

Miglior Colonna Sonora
Nicola Piovani (Il Traditore)

Miglior Canzone Originale

A' speranza - autore e interprete Enzo Avitabile (Il vizio della speranza)


Ovviamente a fare incetta di premi è Il Traditore, di Marco Bellocchio, che conquista ben 7 premi, fra cui i più importanti, come miglior film, miglior regia, miglior attore per Pierfrancesco Favino, miglior attore non protagonista per Luigi Lo Cascio, miglior sceneggiatura, miglior montaggio e infine miglior colonna sonora per Nicola Piovani, indiscusso maestro delle composizioni cinematografiche. Inutile dire che molto probabilmente il film di Bellocchio avrà un ruolo di primo piano per i prossimi David di Donatello e chissà, magari anche gli Oscar.


Fra gli altri è bene citare il premio come miglior regista esordiente a Valerio Mastandrea (insieme a Leonardo D'Agostini) per Ride, cominciano così anche i primi riconoscimenti per la regia ad un attore ormai ben stagionato e sempre presente nel panorama cinematografico italiano. A vincere come miglior attrice protagonista è Anna Foglietta, mentre come attrice protagonista in una commedia è una delle regine della commedia italiana, Paola Cortellesi. Rimanendo in tema commedia, a vincere per miglior attore in una commedia è il simpaticissimo Stefano Fresi, protagonista di ben 3 commedie in questa stagione cinematografica e noto per aver partecipato alla trilogia di Smetto quando voglio (di cui abbiamo parlato sul blog tempo fa).


Ci sono stati anche dei Nastri speciali, quali il premio Nino Manfredi, consegnato a Stefano Fresi, un premio a Serena Rossi per Io sono Mia, in cui interpretava Mia Martini, un premio per la partecipazione musicale di Noemi in Domani è un altro giorno, un premio al doppiaggio per Angelo Maggi (doppiatore ufficiale di Robert Downey Jr. fra gli altri) e un premio speciale per Stefano Sollima (regista di A.C.A.B. e Suburra) per il debutto cinematografico internazionale con Soldado, sequel di Sicario, con Josh Brolin e Benicio Del Toro.


Restano furi dalle vittorie nomi illustrissimi del cinema italiano, basti citare solo per la candidatura come miglior attore, quest'anno concorrevano, oltre a Favino, anche Marco Giallini (probabilmente il mio attore italiano preferito), il grandissimo Alessandro Borghi (attore di Suburra e Sulla mia pelle, qui candidato per il kolossal tutto italiano Il primo re) e Riccardo Scamarcio (presente in ben 3 film candidati, quali Il testimone invisibile, Euforia e Lo Spietato, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa). Mentre concorreva come miglior colonna sonora Luca Medici (Checco Zalone), compositore delle musiche di Moschettieri del re-la penultima missione.


In conclusione vorrei far notare con piacere che gran parte delle pellicole premiate sono state consigliate sul blog, nei vari articoli di inizio mese, o ne ho comunque discusso in altre sedi.

Patrick Melrose: la tormentata vita di un tossico e la sua famiglia difficile (TV Universe)

Torna TV Universe, la rubrica dedicata al recupero di ogni tipo di serie tv o prodotto televisivo, che esordì con la lunga recensione di Game of Thrones, la serie tv per eccellenza e la più conosciuta al mondo, invece ora parliamo di una delle miniserie rivelazione dell'anno scorso, dal grande successo di pubblico, ma soprattutto di critica, la serie britannico-statunitense Patrick Melrose.


Patrick Melrose è una serie distribuita da Showtime in USA e Sky Atlantic nel Regno Unito e nel resto d'Europa, per la precisione è una miniserie, quindi formata da una sola stagione e composta da pochi episodi, 5 e dalla durata di circa 1 ora a puntata. La serie è liberamente ispirata alla serie di libri "I Melrose" di Edward St Aubyn e vanta un buonissimo cast, con il protagonista interpretato da nientedimeno che Benedict Cumberbatch e i ruoli del padre e della madre interpretatati rispettivamente da Hugo Weaving e Jennifer Jason Leigh. Patrick Melrose segue, appunto, le vicende del protagonista che dà il nome alla serie, Patrick, un tossicodipendente che affronterà la morte improvvisa del padre, a cui sono legati i ricordi più dolorosi della sua infanzia. Questo confronto con il passato porterà il protagonista ad affrontare la sua vita e i suoi demoni, nella speranza di ritrovare la voglia di vivere.


Non vi mentirò, vidi la serie l'anno scorso spinto principalmente dalla presenza di Benedict Cumberbatch più che dal resto (almeno inizialmente), infatti la star di Sherlock e interprete di Doctor Strange è probabilmente il mio attore preferito, che ad ogni sua nuova performance sembra sempre essere superiore a quella precedente, un attore di una bravura mostruosa, che in questa serie raggiunge sicuramente uno dei più grandi apici nella sua carriera. Cumberbatch è il mattatore assoluto della serie, sono praticamente 300 minuti complessivi quasi del tutto dedicati allo sviluppo del suo personaggio, un protagonista carismatico, sensibile, fragile e sfaccettato come pochi, un tossico che si nasconde nella droga e nelle donne per non confrontarsi con un grosso trauma della sua infanzia, legato alla figura di suo padre, interpretato magistralmente da Hugo Weaving, una figura più che centrale per Patrick e per il suo carattere, ma c'è anche spazio per il confronto con la madre, interpretata magnificamente da Jennifer Jason Leigh, un rapporto meno tormentato di quello con il padre, ma sempre molto particolare.


Ci si perde a seguire le vicende di Patrick, un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi, anche se è molto lontano da essere un eroe, e che fino all'ultimo ci regala sorprese, un personaggio che lungo la serie vediamo crescere e cambiare, ne seguiamo l'evoluzione, fra alti e bassi, che non fanno altro che aumentare le sfumature del suo carattere. La serie viaggia in continuazione dal passato al presente e copre parecchi anni, dandoci modo di avere una sensazione di completezza alla fine, quella sensazione di aver seguito questo personaggio per quasi tutta la sua vita. Oltre all'eccellente cast, ci sono da elogiare l'ottima regia, una solidissima sceneggiatura (forte di essere la trasposizione di una lunga saga di libri) una buonissima colonna sonora e anche la fotografia, che con i suoi colori dà le sfumature giuste. Alla fine ne esce furi un prodotto elegante e sopraffino, per quanto riguarda la parte "tecnica", e profondamente introspettivo per quanto riguarda i personaggi.


Patrick Melrose è una serie cortissima, la consiglio vivamente, perché è nettamente superiore a tantissima altra roba, una qualità inarrivabile per molti prodotti televisivi, con un Benedict Cumberbatch indimenticabile per maestria e bravura, supportato da un più che ottimo cast, una storia che ci appassiona e che ci porta a riflettere, che fino alla fine ci fa seguire le vicende tormentate di Patrick e i suoi demoni, e che essi siano del passato o del presente, spesso coincidono proprio con i suoi genitori.

martedì 25 giugno 2019

Limitless: una mente senza limiti, fino ad esaurimento scorte (CineRandom)

Dalle infinte opzioni che ci dà CineRandom, la rubrica del blog dedicata alla discussione di tutte le miriadi di film che non rientrano nelle altre rubriche, peschiamo questa volta un altro film relativamente recente, datato 2011, abbastanza conosciuto e davvero molto interessante, Limitless.


Basato sul romanzo Territori oscuri di Alan Glynn, Limitless segue le vicende di uno scrittore italoamericano, Eddie Morra, in profonda crisi creativa e sentimentale, che ad un certo punto viene a conoscenza di una particolare droga, l'NZT, che si assume attraverso delle pillole, in grado di amplificare a dismisura le capacità cognitive del cervello, rendendo capace chi la assume di poter fare praticamente ogni cosa, dall'apprendimento rapido di nuove lingue al diventare esperti della borsa, ma la vita di Eddie verrà irrimediabilmente cambiata dall'uso della droga, anche in modi inaspettati. Il film è diretto da Neil Burger e vede Bradley Cooper nel ruolo del protagonista, mentre il resto del cast è composto da Robert De Niro, Abbie Cornish e Andrew Howard.


La premessa che funge da incipit della trama è sicuramente il punto forte del film, una droga capace di "sbloccare" il cervello e renderci capaci di poter fare tutto ciò che vogliamo, di renderci migliori, più affascinanti e più realizzati, ma non è tutto oro ciò che luccica, anche l'NZT ha i suoi effetti negativi, stiamo pur sempre parlando di una droga, che quindi può causare una dipendenza, ma a prescindere da questo c'è il problema principale, cosa succede quando finisci le scorte?


Un film interessante e originale, con un ritmo serrato che accelera e decelera come il suo protagonista, Eddie, un uomo qualunque, uno di noi,  interpretato magnificamente da un Bradley Cooper in forma smagliante, che con il suo personaggio buca lo schermo per bravura e carisma, davvero molto bravo nel cambiare repentinamente il carattere di Eddie, da fallito a cervellone in un attimo e viceversa, a portata di una pillola. Cooper è coadiuvato comunque da un sempre ottimo Robert De Niro, che non brilla, ma rimane comunque eccellente, come del resto anche la bravissima Abbie Cornish nel ruolo di Lindy, la fidanzata di Eddie, spesso vittima degli eventi e "travolta" dalle vicissitudini del protagonista.


Limitless ha anche un ottima regia, che si manifesta al meglio con le scene di "assunzione" dell'NZT, quando parte il trip e lo "sblocco" del cervello, inoltre nel film la fa da padrona la voce fuori campo del protagonista, un segno di stile cinematografico che a me piace davvero molto, che quasi ci dà modo di provare le stesse sensazioni di Eddie e di vivere con lui tutta la vicenda. Limitless è davvero un buon film, originale (cosa non tanto facile) e audace, con delle premesse molto buone e un cast in ottima forma, peccato che la serie tv sequel del 2015 non è stata all'altezza del film (e infatti è stata cancellata dopo due stagioni), perché sarebbe stato ancora più interessante sviluppare tutti gli spunti riguardanti l'NZT e il suo uso.

lunedì 24 giugno 2019

Lo Spietato: nella Milano da bere, vince chi ha più sete (Italians do it better)

Torna "Italians do it better", la rubrica dedicata al cinema italiano, che devo constatare che è da un po' che non faceva capolino sul blog. Il film di cui parliamo oggi era fra quelli consigliati nel mese di aprile, una sorta di film evento, distribuito prima nei cinema e in seguito sulla piattaforma streaming di Netflix, che figura anche fra i produttori, sto parlando di un film italiano abbastanza particolare, non originale, ma comunque abbastanza caratteristico, sia in senso positivo che negativo, come vedremo. Oggi parliamo de Lo Spietato.


Lo Spietato segue le vicende di Santo Russo, calabrese trasferitosi con la famiglia a Milano negli anni '60 e che comincerà qui una lunga scalata al potere nella malavita, di cui seguiamo gli alti e i bassi fino agli anni '90, fra rapine, sequestri, regolamenti di conti, donne, macchine e traffici di vario genere.
Il film è l'adattamento del romanzo Manager Calibro 9, di Pietro Colaprico e Luca Fazzo, ed è scritto e diretto da Renato De Maria, regista dei film Paz! e La prima linea, fra gli altri. Il protagonista è interpretato da Riccardo Scamarcio, che aveva già collaborato con De Maria proprio in La prima linea, mentre il resto del cast si compone con Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Marie-Ange Casta e Michele De Virgilio.


Parto subito dicendo che il film, nell'insieme, mi è piaciuto, intrattiene molto bene e rappresenta un certo tipo di film che in Italia non si vede spesso, ma Lo Spietato ha diversi difetti, fra cui uno abbastanza grosso ed evidente, oltre ad essere "grave" a mio parere, ma ci arriviamo. La pellicola si presenta fin da subito seguendo un certo stile, che richiama principalmente Martin Scorsese, ma si può notare anche un pizzico di Tarantino e Brian De Palma, quella che può sembrare una storia "tipica" di ascesa e declino di un mafioso lascia lo spazio a situazioni grottesche e volutamente surreali, purtroppo se per molte scene questo tocco di "tarantinità" devo ammettere che funziona, per altre devo dire che scade nell'eccessivo e nell'esagerato, ma non è questo il grosso difetto del film.


Il film ha un bel ritmo, non viene gestita come avrei voluto la "dislocazione temporale" delle vicende del protagonista, che guarda caso attraversano quasi vent'anni della storia del nostro Paese, compresi gli anni di piombo, ma è stato comunque interessante vedere il punto di vista delle bande calabresi in quegli anni. Inoltre Lo Spietato è una sorta di nuova versione del poliziottesco italiano, il genere che spopolava proprio negli anni '70 e '80 in Italia e questo è il più grande pregio del film. Altri lati positivi sono sicuramente la regia di De Maria, che nel complesso non mi è dispiaciuta per niente, la fotografia, il montaggio, i vestiti e l'ambientazione, che seguivano l'andare del tempo e che cambiavano di epoca in epoca, mentre stonano non poco alcuni dialoghi, davvero troppo finti e grotteschi in alcuni casi e un cast non brillante, che viene sorretto unicamente da Riccardo Scamarcio.


Scamarcio, che lo si ami o lo si odi, fa film in continuazione, è uno egli attori italiani più prolifici nell'attuale panorama cinematografico nostrano, basti pensare che solo nel mese di aprile, quando è uscito Lo Spietato, è uscito anche Non sono un assassino, sempre con Scamarcio protagonista e che nel 2018 sono usciti ben 6 film che lo vedono coinvolto in ruoli di primo piano, e attualmente è sotto contratto per chissà quanti altri film, inoltre è anche abbastanza conosciuto all'estero, dato che spesso si notano collaborazioni in film di caratura internazionali, come Rush e Il sapore del successo o l'ultima delle sue collaborazioni estere, John Wick-Capitolo 2. È un attore che spesso divide il pubblico, ma che raccoglie quasi sempre apprezzamenti dalla critica, ne Lo Spietato è il mattatore assoluto, il suo Santo Russo passa dall'essere un ambizioso delinquente in cerca di gloria fino al rispettato e temuto killer dal grilletto facile con cui è meglio non scherzare, spietato (appunto), cinico, possessivo, lussurioso e astuto, l'interpretazione di Scamarcio è una delle grosse note positive del film.


Ma ora è arrivato il momento di parlare del grosso difetto di cui accennavo sopra, che sinceramente non ha influenzato il mio giudizio sul film, ma bisogna assolutamente tenerne conto, anche per via della gravità della cosa. Nei primi paragrafi dicevo che sono molto forti le influenze di Scorsese e Tarantino, spesso troppo, ma non parlavo solo delle atmosfere o di alcune scene, perché Lo Spietato è quasi completamente la scopiazzatura de Quei bravi ragazzi di Scorsese, uno dei capolavori più conosciuti e famosi del regista italoamericano, innanzitutto la trama da un certo punto in poi segue di pari passo quella del film di Scorsese, ma persino intere scene sono prese pari pari da lì, andando oltre il semplice omaggio e cadendo nel plagio.


Come ho detto, nel complesso il film mi è piaciuto, più che altro perché ho molto apprezzato la volontà di fare un certo tipo di cinema in Italia e anche il sempre maggiore interesse di Netflix per l'Italia, ma Lo Spietato ha grossi difetti e il maggiore è proprio il plagio di un altro film, che mi lascia indifferente quando si tratta di un film misconosciuto, come del resto in passato hanno fatto registi quali Sergio Leone e lo stesso Quentin Tarantino, ma che diventa eclatante quando si tratta di un film conosciutissimo come Quei bravi ragazzi, ma cosa volete che vi dica, ça van san dire.

giovedì 13 giugno 2019

Dark Phoenix: sorge una fenice, cadono gli X-Men (Recensione)

Dopo l'articolo completamente dedicato alla quasi ventennale saga degli X-Men è giunto il momento di prendere in esame l'ultimo capitolo della saga, Dark Phoenix, un film dalla produzione un po' travagliata, che si ritrova ad essere l'ultimo film di una saga che non doveva finire così. Vedremo ora i come e i perché di ciò che funziona e ciò che non funziona nel film, che nel bene o nel male, pone fine ad un franchise storico, in attesa di essere rilanciato in futuro.


Dark Phoenix è ambientato nel 1992, dieci anni dopo gli eventi di Apocalisse, e segue le vicende di Jean Grey, potente mutante telepate e telecineta, che entra in contatto con un potere smisurato e incontrollabile, che rischia di distruggere gli X-Men e non solo. Il film è diretto da Simon Kinberg, in precedenza solo produttore della saga, e comprende un cast di tutto rispetto, ormai consolidato essendo il cast ufficiale del franchise da anni, composto principalmente da James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Sophie Turner con la new entry Jessica Chastain.


Il film ha grossissimi difetti e in definitiva non mi è dispiaciuto, ma neanche piaciuto, una conclusione indegna di una lunga saga, ma bisogna anche precisare che il film non era progettato per essere la fine del franchise, ma lo è diventato quando la Fox è stata acquistata dalla Disney, con questa intenzionata a rebootare gli X-Men per inserirli nel Marvel Cinematic Universe (ma non prima di 5 anni a quanto dicono i rumour). In ogni caso, anche preso come nuovo capitolo dei mutanti, Dark Phoenix non funziona quasi per niente.


La trama è lineare e semplice, non ci sono grossi colpi di scena (il più grosso è intuibile già dai trailer), ma è proprio la regia di Kinberg a mancare di mordente, sfornando un film piatto e vuoto, si sente molto la mancanza di Bryan Singer, l'unico che è stato davvero in grado di trasporre i mutanti al meglio (anche se Matthew Vaughn in X-Men L'inizio ha fatto un più che ottimo lavoro). Il film non emoziona per niente, in alcune parti suscita interesse, ma è lontanissimo dagli standard proposti e consolidati ormai nei cinecomics degli ultimi tempi, soprattutto firmati dai Marvel Studios. Inoltre, a momenti, non sembrava neanche un film degli X-Men, a causa di alcuni pessimi sviluppi narrativi, per il basso numero di mutanti presenti, ma anche per via della fotografia molto dark, che spazza via i colori sgargianti dei supereroi.


Evidentemente la storyline di Fenice nera ha una grande sfortuna addosso per la Fox, che già con X-Men Conflitto finale non aveva realizzato un ottimo film, rischiando di affossare il franchise, e purtroppo anche in quel caso mancava Singer dietro la macchina da presa, che evidentemente sembra essere destinato a non concludere mai la "sua" saga. Vorrei anche dire che la pellicola è il primo film degli X-Men senza Wolverine (dopo X-Men L'inizio dove comunque fa un cameo) e l'assenza dell'artigliato si sente. Inoltre l'ambientazione anni '90 è totalmente ignorata, come del resto alcuni passaggi finiscono per essere frettolosi, compresi i momenti che dovrebbero essere emozionanti e commoventi, che purtroppo giungono "freddi" allo spettatore, davvero un peccato, perché stiamo parlando di personaggi che sono stati protagonisti di una lunga saga cinematografica e che ci hanno accompagnato per lungo tempo.


Comunque posso salvare alcune cose dal film, i cui lati positivi vengono sorretti solo e unicamente da un ottimo cast. James McAvoy è ancora (e per l'ultima volta) Charles Xavier, uno dei personaggi migliori e maggiormente sviluppati nei film, in questa pellicola vengono aggiunte ancora più sfumature, non del tutto positive, ma che proprio per questo aggiungono qualcosa di nuovo al personaggio. Michael Fassbender interpreta magnificamente Magneto, un personaggio che nei vari film precedenti è stato sviluppato sempre di più e che la bravura di Fassbender lo rende, anche se con minor spazio rispetto al passato, il miglior personaggio della pellicola. Jennifer Lawrence è Mystica, uno dei personaggi principali della saga, che negli ultimi film ha subito una grande evoluzione, dovuta dalle ottime scelte di Singer e dalla bravura dell'attrice, purtroppo in questo nuovo capitolo non splende come fatto in passato, ma anche con poco, riesce ad avere un ruolo di primo piano. Sophie Turner interpreta la vera protagonista del film, Jean Grey, che è allo stesso tempo anche un po' il deus ex machina della trama, la star di Game of Thrones riesce comunque a caratterizzare bene Jean, anche se poteva essere sicuramente realizzato e interpretato meglio, vista l'importanza del personaggio. Jessica Chastain è la villain del film, ma è del tutto inutile e piatta, come purtroppo anche i personaggi di Ciclope e Tempesta, protagonisti nelle loro precedenti incarnazioni, ma che qui fungono solo da presenze, mentre mi è piaciuto Hoult nel ruolo di Bestia, anche lui ormai consolidato da anni. Il finale, comunque, mi è piaciuto abbastanza, essendo tra l'altro l'unico momento in cui si va a citare la saga dei mutanti.


Dark Phoenix deluderebbe, nel caso in cui ci fossero delle aspettative per il film, purtroppo non ce se ne sono state, a causa dei rinvii della produzione e del polverone nato dall'acquisizione della Fox da parte della Disney, dato che tutti ormai aspettano trepidanti la versione MCU, anche se gli X-Men sono stati sempre un po' un microverso Marvel, abbastanza indipendente dalle vicende di Spider-Man e gli Avengers. In ogni caso, anche se non lo sembra, questa è la fine di una lunga saga, la fine degli X-Men, in attesa del tanto atteso rilancio Marvel Studios, che magari li farà risorgere dalla ceneri, come una fenice.

lunedì 10 giugno 2019

X-Men: il ventennio dei mutanti Marvel (Grandi Saghe)

Pensato inizialmente per un Cinema Story, ho deciso di inaugurare una nuova rubrica del blog dedicata alle grandi saghe cinematografiche, Grandi Saghe appunto. Avevo già intenzione di fare un lungo articolo dedicato ai supereroi mutanti della Marvel, in vista del nuovo film della saga, Dark Phoenix, dopo aver scartato l'idea di una Road come fatto per gli Oscar e per Avengers Endgame. Sarà una lunga cavalcata, che percorrerà quasi vent'anni di cinema, perché la saga degli X-Men è cominciata nel 2000 e si conclude quest'anno, con l'ultimo film targato Fox, prima dell'atteso inserimento dei mutanti nel Marvel Cinematic Universe.


I figli dell'atomo, il prossimo stadio dell'evoluzione umana, gli homo superior, i temuti e odiati mutanti, nati con poteri straordinari in un mondo che li perseguita, eppure c'è un gruppo di eroi che lotta per un sogno di pace fra gli umani e i mutanti, il gruppo di eroi più insolito e incredibile che ci sia, che oltre ad essere eroi sono anche una scuola e una famiglia. Radunati dal telepate paraplegico Charles Xavier, che crede in un sogno di pace e tolleranza, gli eroi mutanti dovranno affrontare numerose minacce, fra cui la nemesi di Xavier, Magneto, sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti e potentissimo mutante, che crede che gli homo superior debbano comandare sugli homo sapiens. Sono molti i pupilli di Xavier, c'è il rigido leader dagli occhi laser, la sua ragazza telepate e telecinetica, una donna che controlla i tuoni e le tempeste, un dottore dall'aspetto bestiale, una ragazza condannata a non poter toccare nessuno a causa dei suoi poteri e molti altri, fra cui un mutante canadese, con degli artigli, che guarisce da ogni ferita. Loro sono gli X-Men.


Gli X-Men sono fra i primi supereroi Marvel, nati nel 1963 dalla fervida mente di Stan Lee e Jack Kirby, anche se inizialmente il team era composto da Xavier, Ciclope, Jean Grey, Angelo, Bestia e Uomo Ghiaccio. Comunque i mutanti non avranno lo stesso successo degli altri personaggi Marvel, come Spider-Man e i Fantastici Quattro, almeno fino al 1977, con l'arrivo dello scrittore Chris Claremont, che introduce nuovi personaggi destinati a diventare icone, come Wolverine, Colosso, Tempesta, Nightcrawler, Kitty Pride e molti altri, rilanciando il gruppo fino a farlo diventare negli anni '80 e '90 il più grande successo Marvel di sempre. La popolarità dei personaggi è fuori scala (soprattutto quella del personaggio di Wolverine), infatti sfonderanno anche nel mondo dei cartoni animati, con la serie di successo Insuperabili X-Men e persino con alcuni videogiochi, inutile dire che Hollywood comincerà ad interessarsi alla cosa.


Nel 1990 la Marvel cede i diritti alla Carolco Pictures, con una trasposizione che avrebbe dovuto portare la firma di James Cameron, ma non se ne fece più nulla e i diritti tornarono alla Marvel, che in seguito fu contattata dalla 20th Century Fox, che così acquistò i diritti dei mutanti. Nel 1994 si comincia a scrivere la sceneggiatura del film, che ebbe una storia molto travagliata e passò per le mani di diversi autori, fra cui un certo Joss Whedon, grande fan che in futuro scriverà proprio per i fumetti degli X-Men e dirigerà gli Avengers. La stesura definitiva dello script è firmata da Christopher McQuarrie e David Hayter, mentre la produzione tenta invano di ingaggiare Robert Rodriguez per la regia, in seguito contatta Bryan Singer, che inizialmente rifiuta, considerando i fumetti "robaccia", ma in seguito, dopo aver letto la serie degli X-Men, se ne innamorerà perdutamente e legherà la propria carriera proprio alla saga cinematografica.


Comincia così il casting per i protagonisti, per il ruolo di Xavier viene scelto Patrick Stewart, mentre per quello di Magneto vengono tenuti in considerazione Christopher Lee e Terence Stamp, ma ad aggiudicarsi il ruolo è Sir Ian McKellen. Per il ruolo di Jean Grey viene scelta Famke Janssen, Halle Berry viene scritturata per interpretare Tempesta, mentre per il ruolo di Ciclope viene scelto James Marsden, dopo aver scartato James Caviezel, Jude Law, Owen Wilson e Thomas Jane. Per il ruolo di Wolverine vengono presi in considerazioni grandi nomi, come Russell Crowe (che rifiutò per il compenso), Jean-Claude Van Damme, Viggo Mortensen, Edward Norton, Keanu Reevs e Dougary Scott, quest'ultimo rifiutò perché impegnato sul set di Mission Impossible 2 e a soli tre settimane dalle riprese viene scritturato un attore australiano sconosciuto, ma molto promettente, Hugh Jackman, che con il suo ruolo di Wolverine raggiungerà il grande successo e legherà la sua carriera al personaggio, diventando uno dei supereroi più iconici e popolari del cinema.


Il primo film esce nel 2000, ottenendo un grande successo e lanciando una saga che è durata quasi vent'anni. Il primo film è molto introduttivo, al centro delle vicende ci sono Wolverine e Rogue (interpretata da Anna Paquin) e per quanto sia figlio del passaggio fra cinema anni '90 e 2000, ancora oggi è molto solido e funziona molto bene come esordio cinematografico dei mutanti. Hugh Jackman conquista tutti con il suo Wolverine, che diventa il personaggio più amato e popolare. In questo primo film c'è un po' tutto degli X-Men, lo scontro ideologico fra Xavier e Magneto, il razzismo contro i mutanti e i problemi di alcuni di essi con i propri poteri, che diventano una maledizione, più che un dono. Ma, come detto, per forza di cose rimane un film introduttivo e molti concetti vengono posti senza essere troppo sviluppati, per fortuna è solo l'inizio di una lunga saga e il grande potenziale della serie deve ancora mostrarsi del tutto.


Il grande successo del primo film spinge la Fox a produrre un sequel nel 2003, sempre con Bryan Singer dietro la macchina da presa, che decide di ispirarsi alla graphic novel Dio ama, l'uomo uccide di Chris Claremont. L'intero cast viene confermato per il sequel, con nuove aggiunte, quali Brian Cox nel ruolo di William Stryker e Alan Cumming in quello del mutante blu teleporta Nightcrawler. Questo secondo capitolo ha una trama ben più ampia e articolata, non dovendo introdurre i personaggi, i protagonisti possono venire sviluppati maggiormente e si possono aggiungere nuovi elementi alla saga. X-Men 2 è fra i miei film preferiti del franchise, ha una sceneggiatura molto solida, un ritmo serrato e adrenalinico, scene action fantastiche ed è fra i film che sfrutta in modo migliore l'enorme potenziale dei personaggi, oltre al grande Wolverine di Jackman, allo Xavier di Stewart e il Magneto di McKellen (che rimangono i personaggi migliori), assumono forma e sostanza anche Ciclope, Tempesta e sopratutto Jean Grey. Ancora oggi è un gran bel film, nettamente migliore del già ottimo primo capitolo, cosa non sempre facile da fare con i sequel e infatti l'ottimo risultato non si ripeterà per il terzo, sfortunatissimo, capitolo della saga.


Per la Fox è d'obbligo produrre un terzo capitolo nel 2006, X-Men: Conflitto finale, dopo i grandi successi e la popolarità del franchise, ma questa volta Bryan Singer decide di non tornare alla regia, impegnato infatti in quella di un altro sfortunato film di supereroi, Superman Returns, e allora la produzione contatta Matthew Vaughn, che rifiuta anch'egli per problemi personali e lavorativi, allora la scelta ricade su Brett Ratner. La produzione del film è colossale, visti i 120 milioni di budget e gli sceneggiatori decidono di riprendere le trame di X-Men 2, ispirandosi principalmente alla Saga di Fenice Nera, considerata la saga a fumetti più importante degli X-Men e che vede al centro dell'attenzione una potentissima Jean Grey. Il terzo capitolo aveva le premesse per essere il film definitivo della saga e invece si rivela, tragicamente, il peggiore in assoluto. La storia prende delle pieghe insensate, con personaggi caratterizzati malissimo e scelte narrative tra le peggiori in assoluto, le sempre ottime interpretazioni di Jackman, Stewart e McKellen non salvano la pellicola da essere considerata la peggiore della saga e infatti il pessimo riscontro presso la critica e i fan ha fatto stoppare il franchise, rischiando di farlo chiudere.


Con il terzo capitolo viene quindi "compromesso" il gruppo degli X-Men, ma la Fox decide comunque di dedicare una nuova pellicola, nel 2009, al personaggio più amato di tutti, Wolverine, svelandone le origini e quindi essendo a tutti gli effetti il prequel della saga. X-Men le origini-Wolverine è diretto da Gavin Hood, dopo il rifiuto degli altri registi della saga e nel cast ritroviamo ovviamente Hugh Jackman nel ruolo di assoluto protagonista del suo primo film stand-alone, Liev Schreiber nel ruolo di Sabretooth e Ryan Reynolds per la prima volta nel ruolo di Wade Wilson/Deadpool, anche se l'irriverente mercenario chiacchierone dei fumetti viene "storpiato" malamente dagli autori. Il film ha dei grossi difetti, una buona trama nel complesso, ma è evidente che mettere troppa carne sul fuoco ha prodotto un film incostante, che non vuole raccontare solo le origini di Wolverine, ma che forse si sarebbe dovuta fermare a quello, perché gran parte del resto non funziona per niente, dal Deadpool "storpiato" alle forzature nell'inserire un collegamento con gli X-Men, oltre a finire irrimediabilmente in contraddizione con quanto raccontato negli altri film della saga. Insomma, le origini di Wolverine non fanno altro che creare ancora più confusione in un franchise sempre più incostante e a rischio cancellazione.


Comunque la Fox non demorde, crede ancora nelle potenzialità del franchise e decide di investire in una nuova saga all'interno della saga, perseguendo la via dei prequel si decide di dedicare una pellicola alle vere origini degli X-Men, con al centro Xavier e Magneto. Nel 2011 esce quindi X-Men-L'inizio, diretto da Matthew Vaughn, entrando così a far parte del franchise, per il giovane Xavier, ancora in piedi e con i capelli, viene scritturato il talentuoso James McAvoy, mentre per il ruolo di Magneto viene scelto il carismatico Michael Fassbender, inoltre Jennifer Lawrence interpreta Mystica e Nicholas Hoult la Bestia. L'inizio è fra i migliori film della saga, che così ha l'occasione per ripartire, con un nuovo cast e un nuovo filone narrativo ambientato nel passato, finalmente il franchise si può riprendere. L'ambientazione anni '60 e una gran bella trama fanno sì che il prequel funzioni e anche molto bene, anche grazie al supporto di un cast fenomenale, su cui spiccano sicuramente McAvoy, Fassbender e la Lawrence, Vaughn riesce quindi a produrre un ottimo film degli X-Men, anche senza  la presenza di Wolverine (quasi) e degli altri protagonisti principali della saga. C'è ancora speranza per i mutanti.


Nel 2013 c'è spazio per un "ritorno al presente" della saga, con un secondo film dedicato a Logan, Wolverine-L'immortale, e quindi il ritorno di Hugh Jackman nel ruolo. Già dopo il primo film delle origini, si era parlato di dedicare una nuova pellicola a Logan, ambientandola in Giappone, come una famosa miniserie a fumetti di Chris Claremont e Frank Miller, ma la produzione è stata bloccata a causa della mancanza di un regista, negli anni si sono avvicendati nomi quali Darren Aronofsky, Doug Liman, Justin Lin e Antoine Fuqua, ma ad aggiudicarsi la regia è stato James Mangold e così la produzione ha trovato la via giusta. Il film è più "contenuto" rispetto al film delle origini, non mettendo molta carne sul fuoco e la cosa a fatto sì che questo film fosse più equilibrato e ben dosato, con una sceneggiatura non eccelsa, ma comunque buona e un Hugh Jackman in grande forma, la pellicola ha ricevuto delle critiche, ma la ricezione generale è stata abbastanza positiva e anche a me è piaciuto, spettacolare al punto giusto e leggermente più introspettivo. Il film può sembrare quasi del tutto scollegato dagli X-Men, se non fosse per la sorprendente scena dopo i titoli di coda che promette un grande evento mutante.


Nel 2014, la Fox era intenzionata a fare di nuovo il colpaccio con i mutanti, dopo gli ottimi risultati di X-Men-L'inizio e Wolverine-L'immortale, la produzione voleva il grande ritorno degli X-Men, per rilanciare completamente il franchise e riscattare la saga da X-Men: Conflitto finale. Matthew Vaughn seguì inizialmente la produzione, includendo il cast del prequel e quindi la linea temporale del passato, ma in seguito decise di abbandonare la regia in favore di Kingsman-Secret Service, e a prendere il suo posto venne chiamato Bryan Singer, che così ritorna al franchise che ha lanciato. Singer richiama sceneggiatori, costumisti, scenografi e musicisti dei primi due film e decide di ispirarsi ad un'altra grande saga dei fumetti, Giorni di un futuro passato, allacciando la trama degli X-Men dei primi tre film con quelli del passato di L'inizio, impostando un cast colossale. Al centro delle vicende c'è ovviamente il Wolverine di Hugh Jackman, ma c'è grande spazio per Xavier e Magneto del passato, interpretati magistralmente da James McAvoy e Michael Fassbender, si dà un ruolo maggiore alla Mystica di Jennifer Lawrence e torna per l'occasione anche il cast originale del franchise, da Patrick Stewart a Ian McKellen. X-Men-Giorni di un futuro passato è il miglior film degli X-Men (ma non di tutta la saga), Bryan Singer è il migliore nel gestire le creature che lui stesso ha lanciato al cinema e il film è l'apice dell'epica dei mutanti, emozionante e travolgente, supportato da un cast eccezionale, uno dei film di supereroi migliori in assoluto. Con questo film viene dato un ordine alla confusione creata da Conflitto finale in poi, e soprattutto vengono sistemati proprio i casini (e i danni) prodotti dalla terza pellicola della saga. Da un certo punto di vista si può dire che Giorni di un futuro passato sia la fine della saga e un nuovo inizio, dato che c'è un glorioso e magistrale addio al vecchio cast e il proseguimento della saga con il cast del prequel, anche se come detto, questo film rimane il grande apice dei mutanti.


Il franchise è quindi in forte ripresa, dato che Giorni di un futuro passato ottenne un enorme successo di critica e pubblico, e la Fox ha quindi l'occasione per poter sviluppare uno dei film della saga rimasti in development hell (un altro modo per dire "finito nel limbo") per 10 anni, il film dedicato al mercenario chiacchierone mutante, Deadpool. Come detto qualche paragrafo sopra, il personaggio venne utilizzato in X-Men le origini-Wolverine, interpretato da Ryan Reynolds, ma quella versione era una storpiatura del personaggio, che nei fumetti è un violentissimo e irriverente mercenario mutante, capace di rompere la quarta parete (cioè sa di essere un personaggio dei fumetti). Resta il fatto che Reynolds rimane molto legato al ruolo e per 7 anni tenta di riportare il personaggio al cinema, ignorando quanto fatto nel film delle origini di Wolverine (che comunque dopo Giorni di un futuro passato diventa non canonico), la produzione finalmente si convinse, credendo fortemente nelle potenzialità del personaggio e tenta di ingaggiare il regista Robert Rodriguez, ma le trattative non andarono a buon fine e venne assunto come regista Tim Miller, in precedenza lo specialista degli effetti speciali. Un evento abbastanza rilevante è il divieto di visione del film nei cinema ai minorenni, per la prima volta apportato ad un film di supereroi, ma la scommessa della Fox venne clamorosamente vinta. Deadpool è un film totalmente nuovo, cioè pieno di cose mai fatte prima nel genere, dalla volutamente esagerata violenza alla comicità dissacrante di Reynolds, Deadpool ha conquistato tutto il mondo, anche essendo un film di supereroi vietato ai minorenni, ma soprattutto è un'altra grande vittoria della Fox e dei mutanti al cinema.


Arriva dunque il momento di riprendere il franchise principale, con un nuovo film dedicato agli X-Men del passato alla luce dei cambiamenti avvenuti con Giorni di un futuro passato. Dietro la macchina da presa c'è ancora lui, Bryan Singer, che decide di introdurre un nuovo potentissimo villain dei fumetti, Apocalisse, e di scritturare nuovi attori per interpretare i giovani Ciclope, Jean Grey, Tempesta e Nightcrawler, ma c'è spazio anche per l'aggiunta di Psylocke e Angelo, oltre ovviamente al ritorno del cast dei prequel, con l'ormai consolidato trittico McAvoy-Fassbender-Lawrence che regge da solo l'intera saga ormai. Ad interpretare Apocalisse viene chiamato Oscar Isaac, uno degli attori più prolifici degli ultimi anni, mentre per interpretare Jean Grey viene scelta Sophie Turner, la star di Game of Thrones. Così, nel 2016, esce X-Men Apocalisse, che ottiene un modesto successo che divide la critica fra pregi e difetti, sicuramente non regge il confronto con Giorni di un futuro passato e forse proprio il confronto con quest'ultimo ha fatto muovere alcune critiche al film, ma sinceramente per me funziona come nuovo passo avanti della saga e soprattutto come introduzione dei nuovi volti dei personaggi noti, cosa non facile e che può dare la sensazione di già visto. Purtroppo il film ha anche grossi difetti, primo fra tutti un villain non all'altezza su tutti i punti di vista, da una realizzazione in CGI abbastanza pietosa ad un Oscar Isaac leggermente svogliato, e una trama non molto solida, ma è da lodare il cast d'eccellenza dei protagonisti, primo fra tutti Michael Fassbender, ormai un Magneto carismatico e sfaccettato, fra i migliori casting in un cinecomic.


In parallelo al filone principale del franchise c'è anche la volontà della Fox di continuare a sperimentare e a scommettere, incoraggiati dal successo di Deadpool, sui film R-Rated e soprattutto a dedicare una terza ed ultima pellicola al mutante per eccellenza, Wolverine. Nel 2017 (e quindi dopo 17 anni dal primo X-Men) Hugh Jackman decide di abbandonare il ruolo che lo ha lanciato e reso famoso, ma non prima di un'ultima fatica, di un terzo capitolo dedicato al mutante artigliato, questa volta vietato ai minori e quindi capace di rappresentare al meglio la crudezza del personaggio, e così richiamando James Mangold alla regia, nasce Logan. In un futuro lontano e oscuro, l'uomo che un tempo veniva chiamato Wolverine è diventato vecchio, i suoi poteri funzionano a stento ormai e conduce una vita da schifo, dovendo anche badare ad un vecchio e malato Charles Xavier, ma le cose cambieranno quando dovrà salvare la giovane Laura, una bambina con i suoi stessi incredibili poteri. Logan è indubbiamente il miglior film del franchise, un film che per certi versi è irraggiungibile per gran parte di tutti i cinecomics, perché è un film maturo, adulto, senza tutine e costumi, serio e dall'atmosfera ineluttabilmente tragica e drammatica, con un immenso Hugh Jackman che dopo quasi vent'anni non ha solo fatto suo il personaggio, È Wolverine, l'unico e il solo, il migliore in quello che fa. Un film emozionante e commovente, uno di quei film che rende al meglio le grandi potenzialità della saga e dei film dei supereroi in generale, sotto questo punto di vista è assolutamente il miglior cinecomic di sempre.


Arriviamo così al 2018 e al secondo film dedicato a Deadpool, inevitabile, vista la grande popolarità del personaggio e l'incredibile successo del primo film. Tim Miller abbandona il progetto a causa di divergenze creative e al suo posto viene chiamato David Leitch, noto per aver diretto John Wick. Questo sequel tenta di fare le cose in grande e si decide di inserire il personaggio di Cable, potente e cazzuto mutante, interpretato da Josh Brolin (contemporaneamente al suo ruolo di Thanos nei film degli Avengers). Questo Deadpool 2 è ancora più dissacrante e divertente del primo film, con un Ryan Reynolds a ruota libera, con il suo Deadpool scatenato oltre ogni limite, facendo passare in secondo piano anche la trama, effettivamente non un granché, ma comunque efficace, inoltre il film non conta unicamente su Reynolds (come effettivamente faceva il primo), ma anche su Josh Brolin e Zazie Beetz. Deadpool diventa così la nuova gallina dalle uova d'oro della Fox, infatti la produzione aveva intenzione di andare oltre il solo franchise del mercenario chiacchierone ed espandersi ancora di più, dico "aveva" perché poi c'è stata una svolta colossale.


La Fox aveva già avviato lo sviluppo di numerosi nuovi progetti sul franchise, da X-Force (con Deadpool, Domino e Cable) ad un film su Kitty Pride, oltre ovviamente ai già annunciati Deadpool 3, New Mutants e un nuovo film sugli X-Men, Dark Phoenix, che avrebbe chiuso il cerchio andando a rifare la saga di Fenice Nera, "storpiata" in Conflitto finale. New Mutants (film con protagonisti altri giovani studenti di Xavier) e Dark Phoenix erano già in fase di post-produzione con le uscite già programmate quando, nel marzo di quest'anno, con un colpo di scena degno veramente di un film, la Disney ha comprato la 20th Century Fox. La compagnia di Topolino, come si sa, è già proprietaria della Marvel (e anche della Lucasfilm) e acquistando la Fox riesce nell'impresa considerata impossibile di detenere tutti i diritti sui personaggi Marvel, tenendo conto che la Fox detiene anche i diritti dei Fantastici Quattro e avendo un accordo con la Sony per Spider-Man. Dopo alcuni mesi di caos e le varie formalità, con New Mutants finito nel limbo e Dark Phoenix ritardato, la cosa viene ufficializzata e la Fox entra a far parte della Walt Disney Company, la fine di un'era.


Dark Phoenix, uscito il 6 giugno nei cinema, diventa così il capitolo conclusivo della lunga saga degli X-Men, in attesa che vengano rebootati e inseriti nell'ormai mastodontico Marvel Cinematic Universe insieme ai Fantastici Quattro (sia mai che riescano a farne una buona trasposizione finalmente), anche se si vocifera che questo fantomatico e atteso inserimento non avverrà prima dei prossimi 5 anni, dato che anche i Marvel Studios hanno in cantiere numerosi progetti. È quindi la fine di questa lunga saga, fra le prime saghe supereroistiche, precursori del fenomeno dei cinecomic che imperversa dall'ultimo decennio e che negli anni recenti è stata capace di rinnovarsi e di sfornare qualche capolavoro. Devo ancora vedere l'ultimo capitolo, ma personalmente rimarrò comunque legato ai mutanti, i supereroi che avevano successo anche quando non erano il trend del momento, per la loro enorme potenzialità, per i grandi personaggi, per i grandi attori, per l'essenza stessa dei mutanti, metafora del diverso e dei diversi approcci ideologici che si sono avuti nel passato (ma anche oggi) sul razzismo e sulla tolleranza, dopotutto non sarei il primo a tracciare una similitudine (negli anni del tutto esplicitata) fra Martin Luther King e Malcom X e Charles Xavier e Magneto. Non sarà un addio, anzi, in mano ai Marvel Studios chissà quale nuova era si aprirà per i mutanti, ma comunque non sarà la stessa cosa, perché oltre alle metafore e al messaggio dell'epopea dei mutanti, rimarranno le emozioni e le sensazioni, come l'adrenalina che si aveva quando si vedeva Hugh Jackman sguainare gli artigli di Wolverine.

martedì 4 giugno 2019

Ave, Cesare!: l'età dell'oro di Hollywood vista dai fratelli Coen (CineRandom)

Torna CineRandom, ed è per me un piacere parlare di un film a cui bastava poco per rientrare nella categoria delle Pietre Miliari, ovviamente sempre in base alle mie opinioni, infatti proprio perché in Pietre Miliari tendo ad includere pellicole quasi unanimemente considerate tali, il film di cui parlerò oggi rientra decisamente di più in CineRandom, essendo anche relativamente recente. Una delle ultime pellicole di quella fucina di idee che sono i fratelli Coen, una commedia grottesca come poche, oggi parliamo di Ave, Cesare!.


Un film basato sulle vicende di un gruppo di attori nella Hollywood degli anni '50 era già nei piani dei Coen dal 2004, nel 2008 coinvolsero il loro attore feticcio George Clooney, confermando che il film sarebbe stato il terzo e ultimo capitolo della "Numbskull trilogy" con Clooney, dopo Fratello, dove sei? e Prima ti sposo e poi ti rovino. Nel 2014 i registi dichiarano che il film è in lavorazione, che poi è uscito nel 2016, presentando un all star cast come pochi, che comprende, oltre a George Clooney, Josh Brolin, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson, Jonah Hill, Alden Ehrenreich, Channing Tatum, Tilda Swinton, Frances McDormand e Christopher Lambert.


Ave, Cesare! segue le vicende di Eddie Mannix, fixer di una major hollywoodiana, che dovrà risolvere il mistero della scomparsa della star del prossimo grande colossal, ambientato nell'antica Roma, mentre dovrà confrontarsi con un cowboy cantante, un esigente regista, un'attrice gravida e un affascinante ballerino, sullo sfondo dei primi anni '50 americani.


Il film è un tripudio di riferimenti al cinema americano di quegli anni, con stereotipi, situazioni assurde e divertenti episodi, invase dello stile irriverente e grottesco dei Coen, assi del cinema come pochi. Dalla parodia del genere peplum ai musical, dai western ai film in costume, i Coen no risparmiano nulla allo spettatore, presentando inoltre una carrellata di star, spesso solo per dei camei o ruoli marginali, ma sempre ad effetto e molto divertenti. La capacità dei Coen di creare atmosfere e dialoghi efficaci sorreggono tutto il film e a me sorprende sempre la loro grande prolificità negli anni, essendo capaci di fare commedie di qualsiasi tipo, anche se sempre intrise di un particolare amore per il grottesco, come gli altri film con Clooney o il classicissimo Grande Lebowski, ma anche film di un certo spessore, immensi, come il remake de Il Grinta oppure Non è un paese per vecchi. Tutto ciò li ha posti, negli anni, costantemente fra i registi da me più apprezzati.


Il grande cast che accompagna i Coen vede molti volti noti di Hollywood in piccoli ruoli, come già detto, ma anche molto divertenti, come per Jonah Hill, Scarlett Johansson e Ralph Fiennes, mentre spicca per "spazio" Josh Brolin, vero protagonista della pellicola, è sempre capace di sfornare un'ottima performance, ovviamente questo non toglie a George Clooney la parte del leone, divertentissimo e impeccabile nella sua comicità, sono convinto che con i Coen riesca sempre a brillare un po' di più rispetto a tanti altri suoi film.


Ave, Cesare! è un gran bel tuffo nei ruggenti anni '50, una lunga e bizzarra cavalcata negli anni d'oro di Hollywood, con qualche pizzico di metatesto (è pur sempre un film che parla della realizzazione di un film, tra le altre cose) e una commedia come se ne vedono poche, di sicuro non il meglio dei Coen (ma non vuole esserlo), ma è una godibilissima opera del duo di registi fra i migliori al mondo.

sabato 1 giugno 2019

Cinema 2019 (Giugno)

Come al solito, il primo del mese presentiamo una lista dei film più interessanti in uscita nel mese entrante, una lista personale e di soli 7 film, che però rappresentano una summa più o meno distribuita delle pellicole in uscita a giugno. Ecco di seguito la lista:


-X-Men Dark Phoenix: dal 6 giugno al cinema, il nuovo blockbuster Marvel, probabilmente l'ultimo capitolo della lunga saga degli X-Men targati Fox. Ambientato negli anni '90, i mutanti dovranno affrontare la peggiore minaccia possibile, la loro compagna di squadra Jean Grey, il cui lato oscuro rischia di distruggere ogni cosa. Diretto da Simon Kinberg, accompagnato dal solito cast d'eccezione degli X-Men che comprende James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Sophie Turner e la new entry Jessica Chastain.


-I morti non muoiono: nelle sale dal 13 giugno, uno dei film più rilevanti usciti dal festival di Cannes, accennato proprio nell'articolo di qualche giorno fa. Diretto da Jim Jarmusch, con Bill Murray, Adam Driver, Steve Buscemi, Selena Gomez e Tilda Swinton, giusto per fare qualche nome. Il film tratta dello scoppio di un'epidemia zombie nella sonnacchiosa cittadina di Centreville.


-Il grande salto: in uscita il 13 giugno, diretto ed interpretato da Giorgio Tirabassi, insieme a Ricky Memphis, Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Una promettente commedia italiana che segue le vicende di due ladruncoli romani, ormai arrivati ai quarant'anni, incapaci di fare una rapina come si deve, ma quando avranno l'opportunità di compiere il colpo del secolo, si ritroveranno in mezzo ad un mare di guai.


-Arrivederci professore: dal 20 giugno al cinema, il film segue le vicende di un professore universitario che scopre di avere un cancro incurabile allo stato terminale, così decide di vivere il resto dei suoi giorni appieno, coinvolgendo i suoi studenti e la sua famiglia. Diretto da Wayne Roberts , con Johnny Depp nel ruolo del protagonista.


-Rapina a Stoccolma: al cinema dal 20 giugno, il film che racconta della rapina avvenuta a Stoccolma nel 1974, episodio storico quantomeno particolare, che ha visto gli ostaggi relazionarsi ai rapinatori, divenendone complici. Proprio da questo episodio venne coniato il termine psicologico "sindrome di Stoccolma". Diretto da Robert Budreau, con Ethan Hawke, Noomi Rapace e Mark Strong.


-The Elevator: nelle sale dal 20 giugno, spietato thriller psicologico che segue le vicende di un presentatore televisivo di successo che viene attaccato da una donna in un ascensore, dando l'inizio ad un gioco senza regole fra i due. Diretto da Massimo Coglitore, con Burt Young, James Sparks e Caroline Goodall.


-Toy Story 4: in uscita il 27 giugno, il nuovo sequel della saga d'animazione targata Disney Pixar, con protagonisti gli iconici giocattoli viventi. Woody e Buzz Lightyear tornano al cinema con un'avventura on the road che inizia dall'arrivo di un nuovo giocattolo nella compagnia, il misterioso Forky.