lunedì 24 giugno 2019

Lo Spietato: nella Milano da bere, vince chi ha più sete (Italians do it better)

Torna "Italians do it better", la rubrica dedicata al cinema italiano, che devo constatare che è da un po' che non faceva capolino sul blog. Il film di cui parliamo oggi era fra quelli consigliati nel mese di aprile, una sorta di film evento, distribuito prima nei cinema e in seguito sulla piattaforma streaming di Netflix, che figura anche fra i produttori, sto parlando di un film italiano abbastanza particolare, non originale, ma comunque abbastanza caratteristico, sia in senso positivo che negativo, come vedremo. Oggi parliamo de Lo Spietato.


Lo Spietato segue le vicende di Santo Russo, calabrese trasferitosi con la famiglia a Milano negli anni '60 e che comincerà qui una lunga scalata al potere nella malavita, di cui seguiamo gli alti e i bassi fino agli anni '90, fra rapine, sequestri, regolamenti di conti, donne, macchine e traffici di vario genere.
Il film è l'adattamento del romanzo Manager Calibro 9, di Pietro Colaprico e Luca Fazzo, ed è scritto e diretto da Renato De Maria, regista dei film Paz! e La prima linea, fra gli altri. Il protagonista è interpretato da Riccardo Scamarcio, che aveva già collaborato con De Maria proprio in La prima linea, mentre il resto del cast si compone con Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Marie-Ange Casta e Michele De Virgilio.


Parto subito dicendo che il film, nell'insieme, mi è piaciuto, intrattiene molto bene e rappresenta un certo tipo di film che in Italia non si vede spesso, ma Lo Spietato ha diversi difetti, fra cui uno abbastanza grosso ed evidente, oltre ad essere "grave" a mio parere, ma ci arriviamo. La pellicola si presenta fin da subito seguendo un certo stile, che richiama principalmente Martin Scorsese, ma si può notare anche un pizzico di Tarantino e Brian De Palma, quella che può sembrare una storia "tipica" di ascesa e declino di un mafioso lascia lo spazio a situazioni grottesche e volutamente surreali, purtroppo se per molte scene questo tocco di "tarantinità" devo ammettere che funziona, per altre devo dire che scade nell'eccessivo e nell'esagerato, ma non è questo il grosso difetto del film.


Il film ha un bel ritmo, non viene gestita come avrei voluto la "dislocazione temporale" delle vicende del protagonista, che guarda caso attraversano quasi vent'anni della storia del nostro Paese, compresi gli anni di piombo, ma è stato comunque interessante vedere il punto di vista delle bande calabresi in quegli anni. Inoltre Lo Spietato è una sorta di nuova versione del poliziottesco italiano, il genere che spopolava proprio negli anni '70 e '80 in Italia e questo è il più grande pregio del film. Altri lati positivi sono sicuramente la regia di De Maria, che nel complesso non mi è dispiaciuta per niente, la fotografia, il montaggio, i vestiti e l'ambientazione, che seguivano l'andare del tempo e che cambiavano di epoca in epoca, mentre stonano non poco alcuni dialoghi, davvero troppo finti e grotteschi in alcuni casi e un cast non brillante, che viene sorretto unicamente da Riccardo Scamarcio.


Scamarcio, che lo si ami o lo si odi, fa film in continuazione, è uno egli attori italiani più prolifici nell'attuale panorama cinematografico nostrano, basti pensare che solo nel mese di aprile, quando è uscito Lo Spietato, è uscito anche Non sono un assassino, sempre con Scamarcio protagonista e che nel 2018 sono usciti ben 6 film che lo vedono coinvolto in ruoli di primo piano, e attualmente è sotto contratto per chissà quanti altri film, inoltre è anche abbastanza conosciuto all'estero, dato che spesso si notano collaborazioni in film di caratura internazionali, come Rush e Il sapore del successo o l'ultima delle sue collaborazioni estere, John Wick-Capitolo 2. È un attore che spesso divide il pubblico, ma che raccoglie quasi sempre apprezzamenti dalla critica, ne Lo Spietato è il mattatore assoluto, il suo Santo Russo passa dall'essere un ambizioso delinquente in cerca di gloria fino al rispettato e temuto killer dal grilletto facile con cui è meglio non scherzare, spietato (appunto), cinico, possessivo, lussurioso e astuto, l'interpretazione di Scamarcio è una delle grosse note positive del film.


Ma ora è arrivato il momento di parlare del grosso difetto di cui accennavo sopra, che sinceramente non ha influenzato il mio giudizio sul film, ma bisogna assolutamente tenerne conto, anche per via della gravità della cosa. Nei primi paragrafi dicevo che sono molto forti le influenze di Scorsese e Tarantino, spesso troppo, ma non parlavo solo delle atmosfere o di alcune scene, perché Lo Spietato è quasi completamente la scopiazzatura de Quei bravi ragazzi di Scorsese, uno dei capolavori più conosciuti e famosi del regista italoamericano, innanzitutto la trama da un certo punto in poi segue di pari passo quella del film di Scorsese, ma persino intere scene sono prese pari pari da lì, andando oltre il semplice omaggio e cadendo nel plagio.


Come ho detto, nel complesso il film mi è piaciuto, più che altro perché ho molto apprezzato la volontà di fare un certo tipo di cinema in Italia e anche il sempre maggiore interesse di Netflix per l'Italia, ma Lo Spietato ha grossi difetti e il maggiore è proprio il plagio di un altro film, che mi lascia indifferente quando si tratta di un film misconosciuto, come del resto in passato hanno fatto registi quali Sergio Leone e lo stesso Quentin Tarantino, ma che diventa eclatante quando si tratta di un film conosciutissimo come Quei bravi ragazzi, ma cosa volete che vi dica, ça van san dire.

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