martedì 4 febbraio 2020

Joker: il gioiello folle del 2019 (Road to Oscar 2020)

Continua la corsa agli Oscar di Cinemaverso, e oggi tocca ad un film di cui avevo già parlato abbondantemente, ma di cui è doveroso tornare a parlare nell'ambito degli Oscar di quest'anno. È il film con più nomination, ben 11, oltre ad essere uno dei maggiori successi di pubblico e critica del 2019, una pellicola che già ora, a poca distanza dall'uscita, non ha alcun bisogno di presentazioni. Il piccolo grande gioiello folle della stagione cinematografica passata, Joker.


È proprio vero, non ha alcun senso ripetere le presentazioni di un film che continua a far discutere anche a distanza di mesi dall'uscita, con tutto il successo che ha ottenuto, quindi non lo farò, anzi, non lo rifarò, dato che la mia lunga recensione di Joker è ancora disponibile sul sito, poco più giù oppure nella bacheca. Quindi? Se del film abbiamo già parlato, in questa sede cosa diciamo? Innanzitutto non ci sarebbe niente di male nel valutare il film anche a distanza di mesi e alla luce del successo enorme ottenuto, ma personalmente non è cambiato molto, per me, tant'è che ho "premiato" Joker come miglior film del 2019 nei Cinemaverso Awards. Quindi (parte 2)? E quindi in questo articolo prenderò sotto esame una per una le 11 nomination nel film, cercando di fare delle previsioni, delle critiche o comunque delle considerazioni su quello che il film potrà vincere agli Oscar.

Joker è nominato per miglior film, ovviamente, e tra l'altro nel caso vincesse andrebbe a ritirare la statuetta nientedimeno che Bradley Cooper, produttore del film. In ogni caso, la sfida quest'anno è davvero combattutissima, come già detto altre volte, e Joker gioca un ruolo di primo piano in questa "guerra" delle statuette, ma la vedo davvero molto difficile per il cinecomic d'autore diretto da Todd Philips. Non credo proprio che vincerà il premio più prestigioso, anche se l'Academy ha sorpreso in passato su questo aspetto, ma per Joker è quasi una certezza. La giuria degli Oscar, per il premio più importante, ha dei criteri di scelta davvero imprevedibili, che negli anni sono stati spesso e volentieri parecchio discordanti da quelli del pubblico, ma anche da quelli delle altre premiazioni cinematografiche, cercando di trovare il film che presenta l'equilibrio migliore dal per di vista della sceneggiatura, degli attori e dell'accuratezza dal punto di vista tecnico (in questo si contraddistinguono gli Academy Awards). E proprio per questo, è molto difficile che vinca Joker.


L'equilibrio non è esattamente ciò che contraddistingue Joker, sicuramente perchè non è quello che aveva in mente Todd Philips quando ha deciso di fare questo film, ma anche per una questione di struttura del film. Allora, dato che sto per imbarcarmi in una specie di critica verso il film, dico fin da subito che, a me, Joker è piaciuto tanto, come saprà chi ha letto cosa ne pensavo quando uscì e ripeto che l'ho decretato miglior film del 2019, ma dal punto di vista degli Oscar le cose cambiano non poco. La sceneggiatura è molto buona, ma si ferma a quello appunto, molto buono, la storia di fa forte del messaggio potentissimo della pellicola, ma soprattutto si poggia totalmente sul più grande pregio del film che, paradossalmente, è anche il motivo per cui quasi sicuramente non vincerà come miglior film, e cioè il suo interprete principale.


Joaquin Phoenix ha già la sua statuetta in mano, poco ma sicuro, non c'è proprio alcuna sfida, per quanto i suoi rivali siano di altissimo livello, per il premio come miglior attore protagonista. Assurdo, folle, strabiliante, spaventosamente bravo, di parole sulla sua interpretazione di Arthur Fleck ne ho spese parecchie e ancor più di me praticamente tutto il mondo. La sua vittoria è scontata, ma non per questo meno trionfale, dato che sarebbe la giusta celebrazione di una performance agghiacciante e meravigliosa, oltre ad essere il coronamento della sequela inarrestabile di premi vinti in questi mesi da Phoenix. Insomma, è stato dannatamente bravo e va celebrato e premiato, peccato però che Phoenix sia anche la ragione per cui il film non vincerà come miglior film. È davvero paradossale, vero? Eppure, per me, è così, nel senso che in Joker non esiste alcun tipo di equilibrio nella trama e nelle atmosfere, perché c'è lui e lui solo, per tutta la durata della pellicola. Phoenix sovrasta completamente tutto il film, come era giusto e come era voluto dallo stesso regista, regalandoci un film magnifico, sfaccettato, folle, ma che si può vedere anche come un one man show, perché lo è.


Non è una critica, lo ribadisco, ma una constatazione, inoltre non c'è niente di male nel dire che è Phoenix il perno generale del film, mi sembra ovvio, ma quello che voglio far capire a chi legge è che Joker non può essere valutato in base all'equilibrio della trama (totalmente e integralmente incentrata sulla performance di Phoenix), il lavoro del regista (che accentua la performance di Phoenix) e il lato tecnico (che serve più che altro da sfondo all'interminabile performance di Phoenix). Ripeto, non è un difetto del film, perché nelle volontà del regista è proprio così che doveva essere, e lo si capisce perfettamente, quando si ha l'opportunità di far esplodere quella bomba dinamitarda di bravura che è Phoenix, ma quello descritto è il modo di vedere dei critici dell'Academy, è il loro modo di valutare. In definitiva, per loro, in Joker va premiato più l'attore principale che il film stesso.

Insomma, per miglior film la vedo davvero dura (ma non del tutto impossibile), mentre posso già immaginarmi Joquin Phoenix mentre sale sul palco del Dolby Theatre per ritirare la statuetta. A mani asciutte rimarrà Todd Philips, la cui regia è più che buona e di cui andrebbe apprezzato il grandissimo salto di qualità, ma che vedrà sicuramente la statuetta per miglior regia contesa fra Martin Scorsese, Quentin Tarantino e Sam Mendes (che dovrebbe quasi certamente spuntarla per il suo 1917). Una statuetta certa, Joker, dovrebbe averla, ed è per la miglior colonna sonora, ad opera di Hildur Gudnadottir, che ha già conquistato il Golden Globe il mese scorso. Su questa palpabile vittoria concordo in pieno, anche se non nascondo che mi farebbe più piacere vedere premiato John Williams per il suo ultimo Star Wars.


Un'altra bella battaglia tutta tecnica sarà per la miglior fotografia, che io continuo a elogiare per questo film, davvero eccellente, spero che vinca, ma anche in questo caso dovrebbe vedersela principalmente con 1917. Dal punto di vista del sonoro non posso dire granché, non sono un esperto, mentre sono curioso di vedere cosa riuscirà a fare per quanto riguarda trucco e costumi, anche qui tutta una battaglia "tecnica", ma forse qualcosa riuscirà a portasela a casa il film.
Secondo la mia personale previsione, Joker non riuscirà a conquistare molto a parte la scontata vittoria di Phoenix, forse qualcosa dal lato tecnico, ma il vero trionfo del film è quello di essere la pellicola più nominata dell'anno con le sue straordinarie 11 nomination.

sabato 1 febbraio 2020

Storia di un matrimonio: uno scorcio dolceamaro di vita reale (Road to Oscar 2020)

Comincia oggi la nuovissima Road to Oscar 2020, esattamente come l'anno scorso è arrivato il momento di parlare, commentare, approfondire i film nominati per Miglior Film alla prossima edizione degli Academy Awards. 9 film, 9 articoli e una sola, lunga, corsa verso il 9 febbraio, data in cui verrà celebrata la notte delle stelle. Come detto in varie occasioni, il 2019 ci ha regalato un'ottima annata del cinema americano, che ho personalmente "premiato" con i Cinemaverso Awards e di cui ho parlato negli articoli dei vincitori dei Golden Globes e, ovviamente, delle Nomination della prossima edizione degli Oscar. Ora bando alle ciance e sotto con il primo film.


Questo è, paradossalmente, un periodo in cui le maggiori major cinematografiche di Hollywood (Universal, Sony, Warner e ovviamente l'onnipotente Disney) hanno preso a sfornare cinecomics e blockbuster come se non ci fosse un domani (anche di questo ho parlato in varie occasioni), mentre Netflix, il colosso dello streaming sempre più in ascesa che ora si ritrova ad affrontare una dura concorrenza, cerca di raccogliere a sé quanti più progetti autoriali possibili, alla ricerca di premi e di prestigio, nonché della considerazione della critica. Per questo morivo abbaiamo avuto, nel 2019, diversi film di un certo livello, come The King, The Irishman e I due papi, ma anche il film di cui parleremo oggi, Marriage Story.


Cominciamo questa Road proprio con Storia di un matrimonio, il film d'autore targato Netflix scritto e diretto da Noah Baumbach, con protagonisti Adam Driver e Scarlett Johansson e comprendete nel cast Laura Dern e Ray Liotta, un film che ha ricevuto grande considerazione e numerose nomination nelle maggiori premiazioni del cinema. Storia di un matrimonio tratta delle tormentante vicende di due coniugi, lui regista teatrale profondamente legato a New York e lei attrice californiana con aspirazioni hollywoodiane, che attraversano un lungo periodo di separazione, che si complica ulteriormente con la presenza degli avvocati divorzisti, i dissidi che nascono fra i due e l'affidamento del loro piccolo figlio.


Un film che tratta la fine di un rapporto, la fine, appunto, di un matrimonio, con tutte le implicazioni e le complicazioni del caso. Un film intimista, che si poggia totalmente sui suoi due protagonisti, interpretati magistralmente da Scarlett Johansson e Adam Driver. Ne escono fuori dei ritratti psicologici molto tridimensionali e sfaccettati, in cui si evidenziano pregi e difetti di queste due persone, che quindi si riflettono anche su tutti noi.
Per tutta la durata del film sembra quasi che i due protagonisti non vogliano separarsi, sembra quasi che il divorzio sia un evento del destino, lento, lungo e inevitabile. Storia di un matrimonio è, inoltre, la completa demolizione di un certo tipo di commedia romantica, un po' la decostruzione dell'archetipo del film d'amore americano, dato che qui si rovesciano le ingenuità e le illusioni, facendo entrare prepotentemente la triste realtà, uno scorcio amaro di vita reale.


Adam Driver è uno dei maggiori attori degli ultimi tempi, molto richiesto e prolifico, uno che è esploso in poco tempo, "scoperto" da Martin Scorsese per il suo Silence (2016), è stato poi l'interprete di Kylo Ren nella trilogia sequel di Star Wars, ma si è distinto al contempo con pellicole di stampo autoriale, come The Report è sicuramente Blackkklansman, di Spike Lee, per cui è stato nominato come miglior attore non protagonista l'anno scorso. Quest'anno concorre come miglior attore protagonista, purtroppo aggiungerei, purtroppo perché la nomination è meritatissima, ma quest'anno è stato parecchio sfortunato, dato che la statuetta è già nelle mani di Joaquin Phoenix, se si fosse trovato anche solo l'anno scorso l'avrebbe rubata a piene mani a Rami Malek. L'avrebbe fatto senza dubbio, perché in Marriage Story Driver sforna una performance straordinaria, una delle sue migliori prove recitative, tratteggiando il suo personaggio in maniera certosina e per niente banale, aiutato sicuramente da un grande lavoro di sceneggiatura dietro e anche dalla co-protagonista del film.


Scarlett Johansson, si sa, è anche lei una delle maggiori firme di Hollywood degli ultimi anni, anche lei molto prolifica e anche lei ha lavorato con altre grandi firme del cinema americano (già, non ha fatto solo la Vedova Nera), qualche nome? Woody Allen, Christopher Nolan, i fratelli Coen, Sofia Coppola, Brian De Palma e Luc Besson. Nella grande mole di film a cui ha partecipato non sempre ha brillato, ma la sua bravura è innegabile, e Storia di un matrimonio non è solo la conferma di ciò, ma anche un nuovo traguardo dell'attrice. Tra l'altro ho scelto proprio lei per la Miglior attrice protagonista nei Cinemaverso Awards. Ovviamente è nominata agli Oscar, ma la sfida potrebbe essere, anche in questo caso, già persa, dato che la più quotata per aggiudicarsi la statuetta è Renee Zellweger, per Judy, ancora non uscito in Italia. Inoltre, cosa molto curiosa, la Joahnsson quest'anno è nominata sia per la miglior attrice protagonista che non protagonista (per Jojo Rabbit), andando a concorrere anche con la collega Laura Dern, favorita per aggiudicarsi la statuetta per non protagonista.


Un film molto ben fatto, coinvolgente e allo stesso tempo distaccato, nessuno dei due protagonisti è nel torto o nella ragione, ma entrambi si ritrovano in balia delle sfumature fra giusto o sbagliato, i due protagonisti, splendidamente scritti e interpretati, si completano a vicenda, anche se sono "costretti" a dividersi. La pellicola mi è piaciuta in maniera particolare, la trama del film è, a tutti gli effetti, composta unicamente delle vicissitudini dei due protagonisti, con le loro caratterizzazioni che si sviluppano per tutta la durata della pellicola, fino ad un finale dolce amaro che ho apprezzato molto.

Come detto negli articoli precedenti, la sfida per accaparrarsi le statuette dorate, quest'anno, è davvero ardua, dato che quest'anno abbiamo avuto una concentrazione di film meravigliosi che rendono la scelta del critici dell'Academy per niente facile o prevedibile (a parte in alcune categorie), molto più rispetto alle ultime edizioni. Storia di un matrimonio arriva alla notte degli Oscar con 6 candidature, tre sono per le categorie degli attori, fra cui dò per certo la Dern come miglior attrice non protagonista e dò altrettanto certamente per sconfitti i due attori protagonisti, una per la colonna sonora (che probabilmente vincerà Joker), un'altra per la sceneggiatura (che potrebbe essere data per certa a Tarantino) e ovviamente l'ultima per Miglior film, per cui è favorito 1917, ma l'Academy si è sempre dimostrata imprevedibile per questa categoria, la più prestigiosa.


Probabilmente vincerà solo la Dern e mi dispiace, perché se questo film si fosse trovato qualche anno fa avrebbe mietuto non poche vittorie agli Oscar, ma quest'anno non riuscirà a ritagliarsi molto spazio in mezzo alle altre grandi pellicole date per favorite, ma anche questo fa parte del bello delle premiazioni. Io avrei nominato Baumbach per la regia, anche se forse in quella categoria c'è una guerra ben peggiore persino più per il miglior film. In ogni caso, Netflix potrà considerarsi soddisfatta del magnifico prodotto e del successo di critica che ha avuto, soprattutto se sommato a quello delle altre pellicole autoriali prodotte l'anno scorso.

martedì 14 gennaio 2020

Così continuò Cinemaverso

Un anno. È passato esattamente un anno da quando tutto questo ebbe inizio, da quando cominciò Cinemaverso. Avrei voluto fare un gran bell'articolo celebrativo, ma non ho avuto molto tempo, in ogni caso le "celebrazioni" di questo primo anniversario del blog avverranno in poco tempo, spero. In ogni caso ecco qui un piccolo trafiletto e qualche parola sul blog, su questo primo anno e sul futuro.


Quando diedi inizio al sito cominciai con molto entusiasmo, ero molto infervorato e i risultati si sono visti con la valanga di post che fin da subito apparvero nella bacheca del blog. Avevo tante idee e molta voglia di scrivere, di parlare di novità, classifiche, recensioni e anche argomenti a random. Fu davvero una grande emozione per me inaugurare una vera e propria Road to Oscar 2019, che mi ha permesso di vivere in modo diverso la premiazione del cinema americano più importante dell'anno. Fu davvero una corsa folle e divertente, ma l'apice di questo primo anno di blog è stato sicuramente la Road to Avengers Endgame, che ha visto sotto l'obiettivo tutti, ma proprio tutti, i film del variopinto Marvel Cinematic Universe, in previsione della visione di un film che è poi passato alla storia.

Si è parlato anche di tanti altri film, classici, cult e anche a random, ma non solo, non nascondo che mi è davvero piaciuto tanto andare a scandagliare la settima arte con la rubrica Cinema Story, come per esempio l'analisi del fenomeno Cinecomics, ma anche un grande articolo sui generi principali di successo della storia del cinema. Si è dato un piccolo spazio anche al cinema italiano con la rubrica Italians do it better, a cui avrei tanto voluto dare maggior lustro, ma come per Italians, tante altre idee e spunti sono finiti per scemare poco a poco nel tempo.

Dopo l'estate è stato un periodo fortemente altalenante per il blog, che sono riuscito a riesumare solo per delle grosse recensioni che non potevano mancare, a settembre con C'era una volta a...Hollywood e ad ottobre con Joker, mentre poi c'è stato il silenzio assoluto. Purtroppo ho poco da dire, la pagina Instagram, e anche altri impegni, mi hanno parecchio assorbito, ma sono molto contento di essere riuscito a costruire una succursale sui social molto fervente.

Si è tornati a scrivere in maniera quasi regolare sul sito proprio con i Cinemaverso Awards 2019, a cui stavo pensando da tanto tempo e a cui tenevo tanto, mentre poi si è proseguito con i vincitori dei Golden Globes, la cui nottata è una delle prime imprese di quest'anno del sito, e ieri con le nomination della prossima edizione degli Oscar. Proprio gli Oscar 2020 saranno i protagonisti del prossimo futuro di Cinemaverso, sia sui social che sul sito, con l'imminente Road to Oscar 2020, di cui mi sto ingegnando in questi giorni per renderla ancora più particolare rispetto a quella dell'anno scorso.


E dopo? Ormai la struttura dei post sul blog è dettata dalle recensioni più importanti e altre occasioni speciali, e così continuerà sicuramente in futuro, mentre chissà, magari torneranno anche gli excursus generali sul cinema e qualche bella lista o classifica.

lunedì 13 gennaio 2020

Nomination Oscar 2020

Esattamente come l'anno scorso, ecco qui tutte le nomination della prossima edizione degli Oscar, i premi più prestigiosi di Hollywood, che quest'anno arrivano a quota 92 edizioni. La cerimonia si terrà la notte fra 9 e 10 febbraio, ma di questo e tanto altro si parla giù, ora ecco di seguito le nomination.


Miglior film

1917

The Irishman

Piccole donne

Jojo Rabbit

Joker

Storia di un matrimonio

C’era una volta… a Hollywood

Parasite

Le Mans 66 – La grande sfida

Miglior regia

Martin Scorsese per The Irishman

Sam Mendes per 1917

Quentin Tarantino per C’era una volta… a Hollywood

Bon Joon Ho per Parasite

Todd Phillips per Joker

Miglior attore protagonista

Joaquin Phoenix per Joker

Adam Driver per Storia di un matrimonio

Leonardo DiCaprio per C’era una volta… a Hollywood

Jonathan Pryce per I due papi

Antonio Banderas per Dolor y Gloria

Miglior attrice protagonista

Scarlett Johansson per Storia di un matrimonio

Saorsie Ronan per Piccole donne

Charlize Theron per Bombshell

Renee Zellweger per Judy

Cynthia Erivo per Harriett

Miglior attore non protagonista

Tom Hanks per Un amico straordinario

Anthony Hopkins per I due papi

Al Pacino per The Irishman

Joe Pesci per The Irishman

Brad Pitt per C’era una volta… a Hollywood

Miglior attrice non protagonista

Laura Dern per Storia di un matrimonio

Scarlett Johansson per Jojo Rabbit

Margot Robbie per Bombshell

Kathy Bates per Richard Jewell

Florence Pugh per Piccole donne

Miglior sceneggiatura originale

C’era una volta… a Hollywood

Storia di un matrimonio

Parasite

Cena con delitto – Knives Out

1917

Miglior sceneggiatura non originale

Jojo Rabbit

Joker

Piccole donne

The Irishman

I due papi

Miglior film di animazione
Dov’è il mio corpo?

Klaus

Dragon Trainer – Il mondo nascosto

Toy Story 4

Missing Link

Migliore film straniero

Les Misérables (Francia)

Honeyland (Macedonia del Nord)

Corpus Christi (Polonia)

Parasite (Corea del Sud)

Dolor y Gloria (Spagna)

Miglior documentario
American Factory

The Cave

The Edge of Democracy

For Sama

Honeyland

Miglior cortometraggio documentario
In the Absence

Learning to Skateboard in a Warzone (Id You’re a Girl)

Life Overtakes Me

St. Louis Superman

Walk Run Cha-Cha

Miglior cortometraggio

Brotherhood

Nefta Football Club

The Neighbor’s Widow

Saria

A Sister

Miglior cortometraggio animato
Dcera

Hair Love

Kitbull

Memorable

Sister

Migliore colonna sonora

Joker

Piccole Donne

Storia di un matrimonio

1917

Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Migliore canzone originale

“I’m Standing With You” da Atto di fede

“Into the Unknown” da Frozen II – Il segreto di Arendelle

“Stand Up” da Harriet

“(I’m Gonna) Love Me Again” da Rocketman

“I Can’t Let You Throw Yourself Away” da Toy Story 4

Miglior fotografia
1917

C’era una volta… a Hollywood

Joker

The Irishman

The Lighthouse



Migliori effetti speciali (“visual effects”)
Avengers: Endgame

The Irishman

Il re leone

1917

Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Migliori trucco e acconciature

Bombshell

Joker

Judy

Maleficent – Signora del Male

1917

Migliore scenografia
The Irishman

1917

C’era una volta… a Hollywood

Parasite

Jojo Rabbit

Migliori costumi

Joker

Piccole donne

C’era una volta… a Hollywood

The Irishman

Jojo Rabbit

Miglior montaggio

Le Mans 66 – La grande sfida

The Irishman

Parasite

Jojo Rabbit

Joker

Miglior sonoro (“sound editing”)
1917

Le Mans 66 – La grande sfida

Joker

C’era una volta… a Hollywood

Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Miglior montaggio sonoro (“sound mixing”)

1917

Le Mans 66 – La grande sfida

Joker

C’era una volta… a Hollywood

Ad Astra


Sarà davvero dura, una sfida molto accesa e combattuta fra le migliori pellicole del 2019, come del resto lo è stata anche l'ultima edizione dei Golden Globes. Sinceramente sono molto più elettrizzato rispetto all'anno scorso, si vede che quest'anno tornano le grandi competizione fra film bellissimi e fra grandi registi e sono davvero curioso di come si comporterà l'Academy. Non c'è un netto predominio di candidature per un film in particolare, ma, come detto, sarà una grande competizione fra un paio di pellicole che sono presenti in quasi tutte le nomination. Sicuramente sto parlando del trittico migliore, a mio parere, del 2019, composto da Joker, The Irishman e C'era una volta...a Hollywood, ma anche del 1917 di Sam Mendes, che dopo il trionfo ai Globes sta scalando i pronostici (oltre ad un netto incremento degli incassi). Si distinguono sicuramente gli altri candidati per miglior film (qui in numero maggiore rispetto ai Globes e senza distinzione fra drama e comedy). Mi dispiace davvero molto per l'esclusione di Robert De Niro dalla gara per il Miglior attore protagonista, mentre trovo davvero curiosa la situazione di Scarlett Johansson, nominata sia per Miglior attrice protagonista che non protagonista.
1917 riporta la bellezza di 10 nomination, mentre Joker è in testa con 11 candidature, l'ultima fatica di Martin Scorsese si attesta anch'essa sulla cifra tonda di 10 nomination, come del resto anche il nono film di Quentin Tarantino, sempre a quota 10.



I miei pronostici:
-Miglior film---->1917
-Miglior regia---->Sam Mendes
-Miglior attore protagonista---->Joaquin Phoenix
-Miglior attore non protagonista----> Brad Pitt
-Miglior attrice protagonista---->Renèe Zellweger
-Miglior attrice non protagonista---->Laura Dern
-Miglior sceneggiatura originale---->C'era una volta a...Hollywood
-Miglior sceneggiatura non originale---->The Irishman
-Miglior film d'animazione---->Toy Story 4
-Miglior film straniero---->Parasite
-Miglior colonna sonora---->Joker
-Miglior fotografia---->Joker
-Miglior effetti speciali---->1917

Questi pronostici non corrispondono a quelli che io premerei (quelli li potete leggere nell'articolo dei Cinemaverso Awards), ma sono piccole "scommesse" tenendo conto di come l'Academy ha valutato certi tipi di film in passato o di come certi film sono stati accolti negli States.

Non ho voluto dire tutto ciò che penso in merito a queste nomination e lascio il resto per la vicina Road to Oscar 2020.

lunedì 6 gennaio 2020

Vincitori Golden Globes 2020

È stata una gran bella nottata, con le prime premiazioni di questo 2020, i Golden Globes. Questa premiazione è fra le prime a tirare le somme della stagione cinematografica appena conclusa e, come ogni anno, serve anche per vedere i più favoriti film e attori per gli Oscar. Di seguito la lista di tutti i vincitori, poi via con i commenti personali.


Miglior Film - Drama: 1917

Miglior Attrice - Drama: Renee Zellweger, Judy

Miglior Attore - Drama: Joaquin Phoenix, Joker

Miglior Film - Musical o Commedia: C'era una volta a... Hollywood

Miglior attrice - Musical o Commedia: Awkwafina, The Farewell

Miglior attore - Musical o Commedia: Taron Egerton, Rocketman

Miglior attore non protagonista: Brad Pitt, C'era una volta a... Hollywood

Miglior colonna sonora: Joker

Miglior Limited Series / TV Movie: Chernobyl

Miglior Performance di un'attrice in Limited Series: Michelle Williams, Fosse/Verdon

Miglior Regista: Sam Mendes, 1917

Miglior Attrice TV Series - Drama: Olivia Colman, The Crown

Miglior Attrice non protagonista in una Limited Series: Patricia Arquette, The Act

Miglior Canzone Originale: I'm Gonna Love Me Again - Rocketman

Miglior Serie Tv - Comedy: Fleabag

Miglior Attrice non protagonista: Laura Dern, Storia di un matrimonio

Miglior Film d'Animazione: Missing Link

Miglior Sceneggiatura: C'era una volta a... Hollywood

Miglior Attore Serie Tv - Drama: Best Actor TV Series - Drama: Brian Cox, Succession

Miglior Film Straniero: Parasite

Miglior Attrice Serie Tv - Comedy: Phoebe Waller-Bridge, Fleabag


Miglior Serie Tv - Drama: Succession

Miglior Attore non protagonista in una Limited Series: Stellan Skarsgard, Chernobyl

Miglior Attore in una Limited Series: Russell Crowe, The Loudest Voice

Miglior Attore Serie Tv - Comedy: Ramy Yousef, Ramy


La cerimonia è stata bella, tutto sommato, con i Globes presentati per la quinta (e sembra ultima) volta da Ricky Gervais, mattatore assoluto che con il discorso iniziale ha preso a pizze in faccia tutta Hollywood e non solo, non risparmiando niente e nessuno. Il red carpet ha visto una carrellata di celebrità, ovviamente molti volti noti, anche perché quest'anno abbiamo assistito al ritorno in scena di alcuni pesi massimi di Hollywood, con una concentrazione spaventosa di mostri sacri, basti pensare che quest'anno sotto il tetto del Beverly Hilton Hotel c'erano Martin Scorsese, Robert De Niro, Al Pacino, Quentin Tarantino, Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Daniel Craig, Chris Evans, Scarlett Johansson, Joaquin Phoenix, Sam Mendes, Taron Egerton, Tom Hanks e tanti, tantissimi altri, c'era anche Elton John.


Ma veniamo a noi e ai vincitori, non c'è stato un trionfatore indiscusso, ma ci sono un paio di film che si sono portati a casa un po' di statuette. Uno dei maggiori vincitori è stato sicuramente 1917, il film bellico di Sam Mendes in uscita tra pochi giorni in Italia. Mendes conquista il premio per la miglior regia, a sorpresa, strappandolo a Martin Scorsese, il favorito, ma anche a Quentin Tarantino e persino a Todd Philips, che con il suo Joker ci sperava veramente di vincere. Non solo, 1917 conquista anche il premio più prestigioso, come miglior film drammatico. Sinceramente sono rimasto abbastanza stizzito, il film ovviamente non l'ho visto, ma a questo punto, tenendo conto che ha superato The Irishman e Joker, deve essere come minimo spettacolare. Insomma, queste scelte della giuria non tanto le ho capite, anche perché non avevo i mezzi per farlo.


L'altro grande trionfatore di quest'anno è indubbiamente C'era una volta a...Hollywood, il nono film di Quentin Tarantino, su cui ho veramente detto di tutto e di più. Tarantino la spunta ancora una volta per il premio della miglior sceneggiatura (che ha già vinto tre volte), ma non si ferma qui e conquista anche il premio come miglior film commedia o musicale, meritatissimo ovviamente. Tarantino si ferma, ma il film ha avuto un altro premio, con la statuetta del miglior attore non protagonista data a Brad Pitt. Non era scontato, data l'enorme presenza di Al Pacino, ma Brad sembra proprio aver conquistato la giuria con il suo fantastico Cliff Booth, vincendo il suo secondo Globe dopo quello vinto per L'esercito delle 12 scimmie, la bellezza di 25 anni fa. Davvero molto bello il suo discorso, probabilmente il mio preferito dell'intera serata, nel quale ringrazia anche gli altri contendenti, mostri sacri del cinema che per lui erano considerati alla stregua di divinità, poi ha ringraziato suo "fratello" Quentin e il suo "partner in crime" Leonardo DiCaprio. In ogni caso, devo ammettere che di tutte le premiazioni, solo per queste tre ho esultato come un idiota.


C'è stata anche una gran bella celebrazione per Tom Hanks, premiato alla carriera, con una carrellata di tutta la sua filmografia, e che ha fatto anche lui un bel discorso. Per quanto riguarda il settore serie tv, posso dire veramente poco, non ho visto Fleabag, ma ne parlano tutti bene, come del resto anche Chernobyl, che ha conquistato due grossi premi. Da citare anche Russell Crowe, premiato per The Loudest Voice, illustro assente a causa degli incendi in Australia. E proprio la situazione australiana e il panorama politico di questi giorni sono stati al centri di molti dei discorsi degli attori, tra gli altri si è distinto Sacha Baron Cohen, che ha dato ironicamente del nazista a Marck Zuchenberg. Per quanto riguarda le attrici, vince ancora Olivia Colman, sempre per aver interpretato la regina, ma questa volta non si tratta della Favorita, ma di The Crown. Facevo il tifo per Scarlett Johansson, ma a spuntarla è stata Renée Zellweger, per Judy, che da noi deve ancora uscire.


L'altro grosso calibro di questa stagione, Joker, porta a casa due statuette, una per la colonna sonora e l'altra, ovviamente, per il miglior attore protagonista in un film drammatico, il grande Joaquin Phoenix. L'interprete di Arthur Fleck ha fatto un gran bel discorso, che tocca temi importanti, anche politici, ma che poi finisce persino per bacchettare Hollywood. Premio meritatissimo, ovviamente. Taron Egerton la spunta su Leonardo DiCaprio, conquistando con il suo Elton John, in Rocketman, il premio come miglior attore protagonista in un film commedia o musicale. Non ho avuto la fortuna di vedere Rocketman, ma non ne ho neanche tanta voglia, sinceramente, ora sono solo curioso di vedere quale star della musica porteranno sul grande schermo l'anno prossimo. L'anno scorso avevamo Freddie Mercury, quest'anno Elton John, ora a chi toccherà, Michael Jackson? Prince? Bah.


E ora veniamo alla parte più spinosa dell'articolo. Quest'anno era, senza dubbio, l'anno di Netflix, il colosso streaming che ha puntato molto sulle proprie produzioni originali, soprattutto The Irishman, Storia di un matrimonio e I due papi, facendo incetta di nomination. Ebbene, si porta a casa solo la vittoria di Laura Dern come miglior attrice non protagonista, per Storia di un matrimonio. Solo quello. Il meraviglioso film di Noah Baumbach è stato quasi del tutto ignorato, lo posso capire, la sfida era davvero ardua vedendo la concorrenza, e comunque una statuetta se la porta a casa. I due papi aveva poche possibilità, ammettiamolo, ma The Irishman di Martin Scorsese, dai. Non ha vinto niente. Niente. Neanche una statuetta. Alla premiazione c'era un tavolo con Scorsese, De Niro e Al Pacino ed è rimasto senza una statuetta fino alla fine. Vi giuro che questo non lo capirò mai. Mai. La sfida era davvero dura, è vero, ma se proprio non volevano dargli il premio di miglior film, dovevano almeno dare il premio alla miglior regia, perché Scorsese se lo merita tutto, quel premio. Persino Mendes ha ammesso che qualunque regista presente in quella stanza viveva sotto l'ombra di Martin Scorsese. Non voglio entrare in polemiche inutili, non so se è una ripicca della giuria contro Netflix, dato che gli attriti ci sono sempre stati in casi del genere, ma di sicuro, per me, questa completa trascuratezza per uno dei migliori film del 2019, è una grossa offesa a tutto il cinema, a tutta la settima arte. Negli anni mi sono quasi sempre ritrovato più nelle scelte dei Golden Globes che degli Oscar, ma questa volta spero che l'Academy possa rendere giustizia ad un pezzo mastodontico del cinema americano.


E niente, finisce qui, ormai le danze sono aperte e fra una settimana avremo le nomination agli Oscar 2020 e anche lì, statene certi, ne vedremo delle belle.

martedì 31 dicembre 2019

Cinemaverso Awards 2019

Ultimo giorno dell'anno, ultimo giorno di questo 2019, fra pochi giorni ricorrerà anche il primo "anniversario" del blog, ma per oggi ci concentriamo sull'anno cinematografico che ci lasciamo alle spalle, che tra l'altro chiude anche il decennio. Come? Con la prima edizione dei Cinemaverso Awards, i "prestigiosissimi" premi dati da una critica specializzata e fortemente elitaria (infatti è composta da una sola persona, il sottoscritto). A parte gli scherzi, mi è sempre piaciuta l'idea di fare un bilancio dell'anno trascorso, "premiando" attori, autori e film che hanno scandito questo 2019. Un gioco, giusto per concludere in bellezza l'anno.


Il 2019 è stato un anno parecchio importante per il cinema, ma anche per le serie tv. Si potrebbe definirlo un anno di crocevia, ed è davvero curioso che coincida anche con la fine del decennio. Questo 2019 non è solo l'anno in cui fu ambientato il primo indimenticabile Blade Runner (anche se non abbiamo ancora le macchine volanti e i replicanti), ma abbiamo avuto una serie di film e importanti serie tv che per la loro importanza e valenza storica hanno dato la sensazione di essere giunti alla fine di qualcosa.

Abbiamo avuto il ritorno di Quentin Tarantino, con il suo nono e penultimo film, C'era una volta a...Hollywood, ma abbiamo avuto anche il ritorno di un'altra vecchia leggenda, Martin Scorsese, con un film targato Netflix che sono sicuro farà storia, The Irishman. E a Scorsese e al suo stile si rifà la grande sorpresa e rivelazione di questo 2019, ovviamente sto parlando del Joker di Todd Philips, un cinecomic d'autore che ha unito qualità autoriale alle trasposizioni fumettistiche che stanno imperversando in questi anni. Ma per quanto riguarda i cinecomics, questo 2019 sarà ricordato soprattutto per Avengers Endgame, l'ultimo film della saga Marvel che ha tirato le fila di 11 anni di storie, 11 anni che hanno visto il grande affresco Marvel conquistare incontrastato il botteghino mondiale, con il suo apice proprio in Endgame, che, infine, è riuscito nell'impresa titanica di battere Avatar e divenire il film con il maggiore incasso della storia del cinema. Un'altra grande conclusione, ma questa volta televisiva, l'abbiamo avuta con la controversa, criticata, odiata e amata ottava stagione di Game of Thrones, che ha messo la parola fine alla serie TV di maggiore successo di sempre.


Rimanendo nel mondo del piccolo schermo, ho notato, in questo 2019, l'esordio di importanti serie quali Chernobyl, Watchmen e The Boys, giusto per citarne tre, ma anche una netta ripresa di Netflix, che verso la fine dell'anno ha sfornato The Witcher. Il colosso dello streaming si sta preparando alla guerra, in particolare con Disney+, e così abbiamo avuto anche importanti produzioni originali come il già citato The Irishman, ma anche Storia di un matrimonio e I due papi, oltre anche all'esplosivo 6 Underground. Ma anche rimanendo in patria, questo 2019 ha contato molto per il cinema italiano. A gennaio abbiamo avuto il coraggioso e colossale Il Primo Re, mentre sono stati celebrati anche La paranza dei bambini e Martin Eden, per non parlare de Il Traditore, acclamato a Cannes e in tutto il mondo. Ha chiuso in bellezza il 2019 italiano un'altra coraggiosa pellicola, il Pinocchio di Matteo Garrone. Insomma, dopo aver fatto un bilancio sommario di quest'anno, veniamo a noi e alle categorie che ho scelto di presentarvi.


MIGLIOR SERIE TV


Ebbene sì, Game of Thrones. Quest'anno ne sono uscite di belle serie, alcune le ho citate poco sopra, e ce ne sono altre ancora, fra quelle che sono riuscito a vedere e altre che non ho avuto ancora modo di recuperare, ma dato che questa è una classifica totalmente personale, non potevo che premiare l'ottava stagione della più grande serie tv di tutti i tempi.
Odiata, criticata fino allo sfinimento, disprezzata dalla stragrande maggioranza dei fan e degli spettatori, eppure, per me, miglior serie dell'anno. Del sentimento comune e dell'opinione collettiva frega davvero poco, io esprimo il mio parere e giudico in base ai miei criteri, di certo non mi adeguo all'opinione generale, altrimenti ora dovrei stare a scrivere della terza stagione della Casa di Carta.
L'ultimo capitolo della serie è stato controverso, lo ammetto, ma anche risolutore, ambiguo come era la serie agli inizi, perfidamente bastardo e anticlimatico. E anche se la storia è stata condannata, cosa che comunque io non condivido per nulla, la regia, la fotografia, lo stile e le performance degli attori rimangono sempre qualche spanna sopra la stragrande maggioranza delle altre serie tv. E poi, GoT ha fatto la storia e con la sua conclusione ha lasciato un vuoto enorme nell'intrattenimento, e per quanto sia stata criticata stanno già fiocchettando i suoi emuli, come The Witcher, la prossima serie de Il Signore degli Anelli e gli stessi spin-off di GoT. In ogni caso, quest'ultima stagione, nel bene e nel male, verrà ricordato per molto, molto tempo.

MIGLIOR COLONNA SONORA


Mi piacciono molto le colonne sonore dei film, con gli anni sono diventato un vero fan dei compositori più bravi e famosi, fra tutti Hans Zimmer, Ennio Morricone e, ovviamente, John Williams. Quest'anno c'era anche la meravigliosa colonna sonora di Avengers Endgame, di Alan Silvestri, che forse non molti apprezzano, mentre a parecchi, compreso il sottoscritto, è piaciuta la soundtrack di Joker, di Hildur Gudnadottir, solenne, tragica e potente. Ma, per me, la vera sfida era fra due contendenti quest'anno, Il Re Leone e Star Wars IX, rispettivamente di Zimmer e Williams. A vincere è stato proprio quest'ultimo, che con l'ultimo capitolo della saga stellare mi ha fatto nuovamente emozionare con i suoi temi più famosi, riarrangiati e anche qualcosa di nuovo. La colonna sonora, in Star Wars, è importante quanto la narrazione, oltre ad essere famosa quanto, se non più, della stessa saga.

MIGLIOR BLOCKBUSTER


Il 2019, come quasi tutti gli anni ormai, è pieno zeppo di blockbuster, ma dovendo sceglierne uno, non c'era proprio sfida, non c'era nessuna competizione. Su Endgame ho scritto molto e dalla sua uscita credo di averlo già rivisto altre tre o quattro volte. L'ultimo capitolo di una saga "totale", che collega e unisce decine di film, sapientemente orchestrata da decine di autori diversi, una lunga storia iniziata 11 anni fa, con Iron Man. Un affresco con cui sono cresciuto, praticamente, anno dopo anno, e che sembra proprio non finire per almeno un altro decennio, ma Endgame è la fine di un viaggio, niente sarà più come prima. Emozionante, travolgente, esplosivo, divertente e sì, anche commovente. Infine, con la conquista del miglior incasso della storia del cinema, è entrato di diritto nella storia dell'immaginario comune, e vi posso garantire che, al contrario di quasi tutte le pellicole presenti in questa lista, Endgame sarà ricordato per sempre.

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE


In ogni caso è giunto il momento di parlare di un altro tipo di cinema, a cominciare dai premi delle sceneggiature. La sceneggiatura non originale è quel tipo di sceneggiatura che è basata su un'altra opera, praticamente una trasposizione, che quindi può essere basata su un romanzo, un fumetto, un videogioco, ecc. Quest'anno si sono distinti pochi film basati su altre opere, da citare I due papi, che si ispira ad uno spettacolo teatrale, oppure Joker, che è ovviamente basato sul personaggio Dc Comics, ma anche in questo caso, per me, c'era pochissima competizione. The Irishman è basato su un saggio di Charles Brandt, che trattava la vita del sicario Frank Sheeran, una storia che si posizionava in anni cruciali della storia americana, una storia di gangster, che non poteva che non essere adattata da Martin Scorsese.
Scorsese ritorna così alla gangster story, dopo la sua trilogia della mafia, e lo fa portando in scena quella che è, a tutti gli effetti, l'ultima grande gangster story possibile, con un trio di vecchi leoni che ritornano così a ruggire. Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci, insieme, sotto la regia di Martin Scorsese, capite bene, che è un evento più unico che raro e che probabilmente non accadrà mai più.
The Irishman va a citare tutte le grandi pellicole del genere dello stesso Scorsese, principalmente Quei bravi ragazzi, ma anche Mean Streets e Casinò, si sviluppa quasi in modo parallelo ad esse, con in aggiunta una componente storica inedita, che va a contestualizzare il tutto fra le decadi statunitensi. Ma la parte migliora è quella finale, quando Scorsese, lasciato totalmente libero di fare tutto da Netflix, va oltre là gangster story e ci porta fino ai giorni nostri, mostrandoci la senilità di Frank, l'inevitabile decadenza di un mondo, quello dei gangster, giunto alla fine. The Irishman non è solo il crepuscolo della gangster story, ma è proprio la sua pietra tombale, l'ultimo capolavoro di un genere che tanto ha dato al cinema.

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE


La sceneggiatura originale, invece, come è facilmente intuibile è quella sceneggiatura che è totalmente farina del sacco dell'autore, quindi può trattarsi di una storia completamente originale, ma la dicitura vale anche per le sceneggiature basate su eventi realmente accaduti, quindi anche sui biopic ecc. Anche in questo caso non c'era molta competizione, quella della sceneggiatura originale è una categoria da sempre molto cara a Quentin Tarantino, che ha concorso in essa per quasi tutti i suoi film, vincendo molte volte. C'era una volta a...Hollywood non sarà il suo miglior intreccio, ma rimane comunque una grande storia, divertente, grottesca, esagerata, piena di citazioni e omaggi al cinema che fu.

MIGLIOR REGIA


Devo essere sincero, per quanto ci fossero anche Todd Philips (e il suo grande salto di qualità con Joker) e Noah Baumbach, la sfida per la miglior regia era fra i due titani di quest'anno, Quentin Tarantino e Martin Scorsese. Li avrei voluti premiare entrambi, ma non mi piacciono gli ex aequo, così ho dovuto scegliere. E ho scelto lui, Quentin da Knoxville, la cui regia rimane frizzante, dinamica e sempre molto caratteristica. Tarantino, come sa chi ha letto la mia recensione, con questo film entra in una nuova fase stilistica, ma la sua regia, i suoi marchi da fabbrica, rimangono sempre gli stessi, e rimangono sempre una garanzia.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA


Davvero molto curiosa la situazione che si è venuta a creare per i premi delle attrici, quest'anno. Forse sarà una mia impressione, ma non ci sono state grandi performance, in questo 2019, al contrario degli anni passati. Anzi, paradossalmente è stata più combattuta per l'attrice non protagonista che per la protagonista. Va allo sbaraglio Jennifer Lopez, con Le ragazze di Wall Street, ma da citare indubbiamente anche Laura Dern per la sua interessante performance in Storia di un matrimonio, ma la grande sorpresa, per me, è sicuramente Ana de Armas, in Knives Out-Cena con delitto. La de Armas sta diventando, anno dopo anno, una delle attrici più prolifiche è più richieste del settore, la vedremo nei panni di Marilyn Monroe nel biopic a lei dedicato, ma sarà interessante vederla anche nel prossimo film di James Bond, intanto, però, ho apprezzato moltissimo la sua parte nel giallo di Rian Johnson. È la sorpresa del film, nonché la vera protagonista, capace di darci un personaggio che rispecchia, a tutti gli effetti, il punto di vista della vicenda da parte degli spettatori.

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA


Come dicevo, non c'era molta competizione per la miglior attrice protagonista, la favorita in quasi tutte le prossime celebrazioni è proprio colei che io ho scelto, Scarlett Johansson. Se Ana de Armas si sta rivelando piano piano una delle attrici più prolifiche, Scarlett lo è già da anni, e ha dimostrato abbondantemente di poter prendere parte a qualsiasi tipo di film. Sotto la scrittura e la regia di Noah Baumbach, l'abbiamo trovata in Storia di un matrimonio, al fianco di Adam Driver, come coprotagonista. La bravura dell'attrice è esplosa portando sullo schermo un personaggio fortemente tridimensionale, sfaccettato e per niente banale, in modo uguale e speculare al protagonista maschile. Due fini ritratti psicologici che, dividendosi, si completano a vicenda.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA


Per quanto riguarda gli attori, di entrambe le categorie, la scelta è stata davvero dura, quasi amara. Quest'anno abbiamo avuto davvero grandi performance attoriale, sia di non protagonisti che di protagonisti, ma come vedrete più giù, la scelta più difficile è stata quella dell'attore non protagonista. Nomi di tutto rispetto, giganti del cinema, per quanto mi riguarda concorrevano Brad Pitt, Al Pacino, Joe Pesci e Anthony Hopkins. Volendo scartarne due, a malincuore, rimanevano a contendersi il "premio", Pitt e Pacino, e lì non è stato per niente facile. Al Pacino è sempre un mostro sacro, negli ultimi anni si era un po' perso, certo, ma con Scorsese è tornato a ruggire. Anche in questo caso avrei tanto voluto premiare entrambi, ma dovevo scegliere. E ho scelto.
Brad, ancora una volta sotto la regia di Tarantino (dopo Bastardi senza gloria), ha saputo raggiungere quella maturità che cercava da tempo, non è più il sex symbol dei tempi andati e ormai veleggia sulla sessantina d'anni, ma con il suo personaggio, Cliff Booth, per me, ci ha dato un nuovo personaggio iconico del cinema, merce rara, ormai, in tempi come questi, in cui nessuno vuole più fare qualcosa di nuovo e si poggiano tutti sulle saghe del passato, sulla nostalgia. Anche Tarantino ha permeato di nostalgia il suo nono film, ma lo ha fatto dandoci comunque una nuova coppia di personaggi, Rick Dalton e Cliff Booth, che anche se provenienti dal 1969, ha dimostrato a tutti che è ancora possibile creare nuovi personaggi iconici, con il giusto autore e il giusto attore dietro. Tarantino e Brad Pitt ci hanno dato così Cliff, l'ultimo vero cowboy.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA


E beh, doveva arrivare anche il turno del miglior attore protagonista. Per moltissimi era scontato, molto scontato, per moltissimi non c'era proprio gara, ma per me sì. Quest'anno abbiamo avuto contendenti di un certo peso, a partire da Leonardo DiCaprio, ma non bisogna assolutamente scordare il grande ritorno di Robert De Niro, in The Irishman, che ha dimostrato a tutti quanto ancora vale la sua grandezza. E a me piacerebbe citare anche Adam Driver, per Storia di un matrimonio, che è stato praticamente perfetto, il suo unico peccato è stato concorrere quest'anno con tutti questi altri mostri sacri.
Ma veniamo a lui, il vincitore, perché sì, per me non era scontato, ma non potevo che sceglierlo. Non saprei che altro aggiungere a tutto ciò che è stato detto su Joaquin Phoenix e il suo Joker, e quando dico il suo Joker è perché suo è l'intero film. Ogni singola cosa. Ogni singolo minuto. La scelta non è stata facile, come ho detto, ma pensandoci, gli altri grandi attori candidati hanno sfornato una performance al meglio che potevano, perché sono stati tutti davvero molto bravi, e per quanto bravi e straordinari, il loro straordinario rimane ordinario, se paragonato al lavoro di Phoenix. Si potrebbe benissimo dire che Phoenix abbia "barato", ma perché il barare di Phoenix è la sua dannatissima bravura.

MIGLIOR FILM ITALIANO


Ho voluto dedicare una categoria solo e unicamente al cinema italiano, per dargli maggior spazio possibile e anche per parlarne un po'. È da tempo che vorrei scrivere di come il cinema italiano si stia riprendendo, di come molti autori talentuosi lo stiano rivoluzionando piano piano, a volte questi esperimenti funzionano, altre voluto non hanno l'appoggio del grande pubblico, ed è davvero un gran peccato. Comunque non è questo il momento migliore per parlarne, ma ci tengo a ribadire che il cinema italiano è il nostro cinema, che al contrario di quanto pensino molti, non è più il cinema pieno di commedie indecenti e film di serie b come lo era, effettivamente, fino a qualche anno fa, ma che ora, ogni anno, escono film di un certo livello, sia del cinema d'autore che di quello "popolare" (anche se è triste pensare che un tempo questa distinzione non esisteva). Abbiamo parlato, in apertura, de Il Primo Re, audace, colossale, sperimentale per certi versi o comunque inedito per il panorama cinematografico italiano. Abbiamo avuto film celebrati e premiati in tutto il mondo e giusto per concludere in bellezza, questo mese è uscito il Pinocchio di Garrone. Ma il miglior film italiano di quest'anno, per me, è senz'altro Il Traditore, di Marco Bellocchio.
Bellocchio si poggia fortemente sulle spalle di un attore protagonista che difficilmente fallisce, Pierfrancesco Favino, uno dei migliori sulla piazza, per raccontare una storia, quella di Tommaso Buscetta, il pentito che ha dato l'avvio al maxi processo che ha demolito quasi del tutto Cosa Nostra, una storia che ci riguarda tutti, una pezzo di storia d'Italia non così lontano, ma che rimane importantissimo. Il Traditore è un film che tutti dovrebbero vedere, o meglio, è un film che tutti gli italiani dovrebbero vedere, tutti noi, per non scordare mai ciò che è successo, per non scordare la nostra storia.

MIGLIOR FILM


Veniamo a noi, e alla fine di questa lunga carrellata di "premi". Il miglior film, il premio assoluto, il migliore in assoluto di tutto quest'anno. La sfida era fra le stesse pellicole che hanno concorso per miglior attore protagonista, ma questa volta andavano valutate nella loro interezza. Giusto per ripeterle ancora una volta, concorrevano: C'era una volta a...Hollywood, The Irishman, Joker e Storia di un matrimonio.
A spuntarla è stata la pellicola, ultra celebrata fino allo sfinimento, del villain di Batman, quel Joker che si è rivelato un tornado in questo 2019, che è, per me, di diritto il miglior film di quest'anno.
Anche in questo caso non credete che sia stato facile, o scontato, perché nella sua interezza Joker non è un film perfetto, infatti ben due film che concorrevano hanno una sceneggiatura nettamente superiore a quella del film di Todd Philips. Ci tengo a dirlo perché si sappia che Joker è effettivamente il miglior film dell'anno, ma non credete che possa stravincere contro gli altri, infatti sono molto curioso di come si comporterà l'Academy. In ogni caso, Joker ha vinto.


Finisce qui, ringrazio tutti i miei lettori e i follower su Instagram, buon fine anno e fine decennio, vedremo se questo 2020 ci regalerà tanti bei film come questo 2019.

domenica 20 ottobre 2019

Joker: il mondo brucerà con una risata (Recensione)

Ho aspettato una seconda visione per avere la giusta lucidità e per parlare in modo più approfondito di un altro grande film molto atteso in questa seconda parte del 2019, un periodo che ci sta regalando almeno una perla al mese. Sto parlando di un film complesso, nelle intenzioni degli autori quanto nella realizzazione finale, un film che fin dal principio mi sembrava anomalo e discordante, ma che non immaginavo minimamente quanto lo sarebbe stato. Oggi parliamo di Joker.


Il film è targato, ovviamente, Warner Bros. ed è una libera trasposizione dell'iconica nemesi di Batman, Joker, i cui diritti, come per il resto dei personaggi Dc Comics, sono appunto della Warner. La pellicola è diretta da Todd Philips, noto regista della trilogia de Una notte da leoni e Trafficanti, ed è stata supportata da Martin Scorsese, il cui stile e le cui opere sono state fin dal principio la fonte d'ispirazione di Philips. Nel ruolo del protagonista troviamo Joaquin Phoenix, attore premio Oscar tra i più bravi e famosi in circolazione, voluto fortemente dalla produzione e dal regista fin dal principio. Il resto del cast prevede principalmente il grandissimo Robert De Niro, Zazie Beetz e Brett Cullen.

Joker segue le vicende di Arthur Fleck, clown da festa e aspirante comico, un uomo affetto da disturbi psicologici e vessato in continuazione da destino e dalle ingiustizie sociali di Gotham City, una metropoli che in realtà è una polveriera pronta ad esplodere, una città sul baratro della follia, a cui basta solo una piccola spinta, per far sì che si scateni il caos. Arthur comincerà così una lunga e inesorabile discesa negli abissi della follia, fino a diventare qualcos'altro, un concentrato di follia e anarchia, in una sola parola: Joker.


Devo essere sincero, quando seppi della notizia ufficiale riguardo questo film su Joker, ero a dir poco titubante, principalmente perché ormai diffido sempre di più di alcune scelte della Warner Bros. riguardo i cinecomics Dc, sempre più confusionarie e traballanti, ma anche per la vera e propria invasione di cinecomics degli ultimi anni, cosa su cui ho scritto molto in passato sul blog. La mente dietro tutto era Todd Philips, un regista che ho apprezzato moltissimo in tutte le sue opere, ma che ha fatto solo commedie e che aveva uno stile un filo troppo esagerato per i miei gusti, inoltre questo Joker sembrava non voler avere niente a che fare con l'iconico personaggio dei fumetti, insomma, un po' di cose che non tornavano.


Però fin dal principio c'era qualcosa di diverso in questo Joker, la volontà di fare qualcosa di scollegato da tutto e tutti, in un periodo in cui si cerca disperatamente di creare un universo narrativo condiviso sulla falsariga di quello Marvel, l'ispirazione esplicita allo stile e le opere del mio secondo regista preferito, Martin Scorsese, la scelta non indifferente di scritturare quel mostro della recitazione che è Joaquin Phoenix, la curiosità di vedere un film di Joker senza la presenza di Batman e non come antagonista, ma come protagonista, e non solo un film qualunque basato sulle gesta criminali del personaggio, ma un film di origini. C'erano vari pro e contro, che regalavano a questo progetto fascino e mistero, proprio come il personaggio principale.

Joker è sicuramente fra i personaggi più conosciuti al mondo, la nemesi di Batman, un'icona anche del cinema, fin dal 1989 con il magnifico Batman di Tim Burton, in cui il clown pazzo era interpretato in modo magistrale, cartoonesco, folle e fumettoso da Jack Nicholson (ancora oggi il mio interprete preferito del personaggio), ma è impossibile non citare Heath Ledger e il suo Joker pazzo, psicotico e spaventoso de Il cavaliere oscuro (2008), secondo capitolo della trilogia di Christopher Nolan, ruolo che costò la vita all'attore e che gli valse un Oscar postumo. Purtroppo bisogna anche ricordare Jared Leto e il suo imbarazzante Joker gangster di Suicide Squad (2016), assolutamente dimenticabile, patetico e ridicolo. Comunque Joker non è mai stato un ruolo facile, ma fra i più complessi e sfaccettati, perché non si tratta solo di un clown pazzo e psicopatico, ma dell'incarnazione del male nella sua forma più spaventosa, quella della follia. Un pagliaccio criminale che uccide senza scrupoli, senza regole, le cui azioni sono dettate dal caos e dal disordine, il principe del crimine e dell'anarchia.


Veniamo a noi, le mie aspettative, come detto, erano discordanti, ma mentirei se dicessi che non schizzarono alle stelle quando vidi trionfare la pellicola a Venezia e venire elogiata da un numero impressionante di critici, a quel punto capii che stava per uscire un film fra i più interessanti di questo 2019. E infatti è proprio così, Joker è uno dei migliori film, se non il migliore, di quest'anno. Un'opera complessa, basata interamente sulla psiche del personaggio e la sua evoluzione criminale, un'opera capace di legare delle buone radici al soggetto originale con degli ottimi spunti narrativi, producendo così un vero e proprio cinecomic d'autore, unendo un certo tipo di film a quello che è l'attuale genere dominante del cinema americano. Ma Joker non è solo questo, dopotutto anche la trilogia di Nolan è una forma di cinecomic d'autore, come anche Logan e in minima parte anche Iron Man 3, no, Joker fa anche qualcos'altro: osa. Osa toccare certi temi molto caldi, osa andare contro ogni regola, contro tutto e tutti, fomentando, incitando alla follia più pura. Qualcosa che raramente si è visto prima d'ora. Joker, quindi, va ad unirsi a quel tipo di film che divide e fa discutere, come Fight Club e Arancia Meccanica, giusto per scomodare qualche nome pesante, quelle mosche bianche del cinema che ancora oggi dividono il pubblico. Sono pronto a scommettere che questo film passerà alla storia, come del resto anche il suo interprete principale.

Joaquin Phoenix è praticamente indescrivibile, lascia davvero senza parole la spaventosa bravura di quest'attore, una performance perfetta, intensa e mozzafiato, infatti Joker altro non è che un one man show, con Phoenix mattatore indiscusso del film, forza trainante e assoluto maestro della scena, come lui nessuno mai. L'immedesimazione totale e l'accurata ricerca nei movimenti e nelle espressioni, una recitazione sempre calzante e una maestosa presenza scenica sono gli elementi cardine di questa prova attoriale magistrale, senza pari. Non lo si può paragonare agli altri interpreti del personaggio, perché nessuno di questi ha mai avuto modo di poter sviluppare Joker in questa maniera, con un film completamente dedicato a lui e soprattutto senza la presenza di Batman, ma il Joker di Phoenix è qualcosa che rimarrà negli annali, è da prendere di pari peso e portato nelle scuole di recitazione.


Mi è parso ovvio che la produzione abbia voluto Phoenix fin dal principio (anche se la presenza di Scorsese avrebbe potuto portare Leonardo DiCaprio a Gotham e per fortuna non è stato così), semplicemente perché l'intero film non avrebbe funzionato per nulla con un altro, qualsiasi altro, attore. Joaquin eleva di brutto la sceneggiatura, che presa così com'è presenta una trama molto semplice e lineare, uno dei pochissimi difetti del film, cioè la totale dipendenza dal suo attore principale, ma è quello che succede quando hai un attore del calibro di Phoenix e capisci come sfruttarlo al massimo, e qui il merito va al regista. Todd Philips ha fatto il suo salto di qualità, con questo Joker ha dimostrato di avere grandi potenzialità, non è più "il tizio che ha fatto Una notte da leoni", ma un promettente regista poliedrico, con idee originali e molto, davvero molto da dire. Come detto, la trama è molto semplice, inoltre un altro difetto che mi tocca far evidenziare, e che ho rilevato maggiormente durante la seconda visione, è uno sviluppo centrale leggermente lento, non inutile, probabilmente volutamente rallentato per preparare il terreno al crescendo finale, un climax sconvolgente che culmina con un finale meraviglioso, che rasenta la perfezione. Alla fine si arriva al culmine tutto, dall'evoluzione del personaggio al messaggio del film, ma anche la propria natura di cinecomic.

Le influenze Scorsesiane si sentono molto, la Gotham City di Joker è praticamente la New York di Taxi Driver e di Mean Streets, ma la maggior parte dell'influenza di Scorsese deriva da Re per una notte, su cui Philips basa la parte iniziale del film, inoltre proprio la presenza e il ruolo di Robert De Niro, grandissimo attore che non guasta mai in un film, permette di fare un bel parallelismo con la pellicola citata, da cui De Niro riprende filologicamente il ruolo. In ogni caso Joker va molto oltre le pellicole da cui prende spunto, il che mi ha fatto molto piacere, infatti una delle mie paure era proprio lo sconfinamento da omaggio a imitazione delle opere di Scorsese, che per fortuna non avviene, dato che il film cammina poi sulle sue gambe per completare quel discorso dell'osare di cui parlavamo prima.


Joker sembra quasi un romanzo psicologico novecentesco attualizzato ad oggi in chiave cinematografica, un romanzo di (de)formazione, un viaggio nella follia, ma non solo, perché tutto il film è permeato da un fortissimo messaggio politico che non lascia indifferenti. Alla fine della fiera, la follia di Arthur Fleck altro non è che il prodotto della società moderna (anche se il film è ambientato nel 1981), ignorante e crudele verso i più fragili, dove il divario fra ricco e povero diventa così insormontabile da far scatenare delle rivolte. Come detto in precedenza, una polveriera pronta ad esplodere, una bomba di follia a orologeria. Questo messaggio segue tutto il film e nel crescendo evolve in anarchia e un rifiuto totale delle regole. Perché questa pellicola è senza filtri, abbatte qualsiasi regola morale ed etica, persino regole cinematografiche. Infatti c'è una regola non scritta nel cinema americano in cui anche se il protagonista sia un delinquente, un pazzo o comunque un malvagio, alla fine dell'opera lo spettatore deve comunque capire cosa è giusto e cosa non lo è, alla fine si deve arrivare ad un minimo di messaggio morale, anche nei film dello stesso Scorsese, o di Tarantino, di Fincher e compagnia bella. Ciò non vale per Joker, che finisce col fomentare e incitare lo spettatore, indubbiamente il messaggio finale della pellicola diventa difficile da travisare, con l'inevitabile conseguenza che molti abbiano inteso il film in maniera sbagliata, tra chi prende le parti del protagonista e chi addirittura giustifica le sue azioni. Così non deve essere.


Comunque Joker rimane saldo alle sue origini fumettistiche, come detto, e a dispetto di tutti, infatti io non me l'aspettavo proprio, può essere considerato benissimo un cinecomic, ma "fatto meglio" insomma. Il film sfrutta la mitologia del protagonista e soprattutto del suo oscuro nemico in maniera impeccabile, risultando una variante sul tema eccezionale, tanto che sarei molto contento la tenessero in considerazione per il futuro The Batman di Matt Reeves, in cui a vestire i panni del cavaliere oscuro ci sarà Robert Pattinson, per alcuni garanzia di successo e per altri (compreso il sottoscritto) enorme incognita del prossimo cinecomic. Ma è più che altro un desiderio spassionato. Tornando a Joker, la Gotham presentata non è quella dei fumetti e nemmeno quella di Burton o Nolan, ma in comune con le altre versioni c'e proprio quella sensazione di bomba pronta ad esplodere, oltre all'indissolubile legame con una certa famiglia di nome Wayne.


E da questo punto comincia la parte SPOILER dell'articolo, che si concluderà alla fine del paragrafo.
Sono pochi i colpi di scena del film, ma sono dannatamente efficienti. Una delle cose che non tanto mi piacevano del film era proprio il fatto che Joker avesse un nome e un cognome, tradendo quel fascino e quel mistero che da sempre contraddistingue il personaggio (anche se pure Tim Burton gli diede un nome). Per fortuna nel film la situazione si capovolge, prima facendo credere che Arthur non sia altro che il figlio di Thomas Wayne, quindi addirittura il fratello del futuro Batman e in seguito si scopre della sua adozione e degli abusi avuti da bambino, insomma, effettivamente questo Joker può avere varie origini, tutte ambigue e nessuna del tutto chiarita all'interno del film, proprio come il personaggio fumettistico.
Come detto, il crescendo del film è magnifico, fino ad arrivare all'intervento di Joker al Murray Franklin Show, dove probabilmente all'inizio voleva uccidersi in diretta, infatti il film porta a credere ciò, ma che poi si rivela un momento di rottura, la definitiva trasformazione di Arthur in Joker, che dopo aver ucciso la madre, uccide anche il "padre", Murray appunto, l'unica figura paterna che lui abbia mai avuto e che poi identifica con tutto ciò che non va nella società, ma anche con la sua vita passata.
L'omicidio di Murray in diretta è la goccia che fa traboccare il vaso, la miccia è accesa, Gotham brucia ed esplode e qui si arriva alla parte finale del film. Joker viene arrestato e poi liberato dai suoi "seguaci" in seguito ad un incidente, viene posato sulla macchina delle polizia quasi come se fosse un messia, mentre da un'altra parte della città, i Wayne fuggono terrorizzati dalla follia dilagante. È proprio un seguace di Joker, con la maschera da clown, a dare a Thomas Wayne "quel che merita", in quella che è probabilmente la mia scena preferita dell'intero film, i Wayne vengono uccisi, quasi come se fosse un atto del destino, di fronte al loro piccolo figlio, un bambino di nome Bruce. Proprio in questo esatto momento, Joker riprende i sensi, rinasce, paradossalmente nello stesso attimo in cui, involontariamente, è stato l'autore della nascita della sua nemesi, Batman. La massa di seguaci lo incita, lo venera come un dio e Arthur si erge fra la folla, re per una notte, una notte di vendetta e di follia. Il clown sanguina, ma è felice e spalmandosi il sangue a mo di sorriso, se la ride. Il bene crea il male e il male crea il bene, Thomas Wayne ha creato Joker e Joker ha creato Batman, ognuno è destinato a creare la propria nemesi, in un circolo vizioso senza fine.
Ma non è finita così, perché c'è ancora l'ultima scena, quella più enigmatica. Ritroviamo Arthur ad Arkham, sta parlando con una psicologa e ride, e a detta di Philips questa è l'unica volta in tutto il film in cui il protagonista ride genuinamente, ride per una barzelletta, in questo momento rivediamo il piccolo Bruce al cospetto dei cadaveri dei genitori, una barzelletta che nessuno capirebbe. L'intero film era tutto una barzelletta pensata da Arthur in manicomio? È passato diverso tempo (infatti si possono vedere dei capelli grigi su Arthur) e il protagonista ripensa a tutto l'accaduto? Joker ride genuinamente per la creazione involontaria della sua nemesi? Non si sa, il finale è volutamente aperto, mentre è più chiara la sequenza finale, con Joker rincorso dalle guardie del manicomio, lasciando impronte di sangue (probabilmente della psicologa) che stonano col bianco candido dell'edificio. The end.
Un bel finale, potente come pochi e soggetto a varie interpretazioni, proprio come per Taxi Driver, ma lo stesso vale anche per altri grandi film, un tocco di classe per concludere una grande opera.


Insomma, Joker è un gran bel film, fra i migliori di quest'anno e che farà discutere per parecchio tempo, però, devo dire che l'incredibile successo che ha avuto la pellicola non ha fatto altro che accentuare il discorso dell'ambiguo messaggio finale del film, con la triste conseguenza che il mondo del web ha tratto conclusioni sbagliate o basate sulla più totale ignoranza, un'ignoranza dilagante che sta invadendo internet e che mi ha dato non poco fastidio, tenendo conto che così facendo si tradisce del tutto il vero messaggio del film. In ogni caso sono felice che un progetto del genere abbia riscosso un notevole successo e che forse possa dare una spinta maggiore alla formula "cinecomic d'autore", un modo furbo e intelligente per sfruttare il trend del momento per produrre ottimi film.
Per quanto riguarda gli Oscar, al contrario di quanto avvenuto a Venezia, credo meriti di vincere più l'attore che il film, anche e sopratutto perché in questo caso l'attore È il film, caso più unico che raro, oltre al fatto, ripeto, che l'operato di Phoenix è davvero miliare.

E ricordate, that's life.


Da questa recensione in poi, mi piacerebbe aggiungere anche un tocco artistico personale.