Andiamo avanti con la nostra cavalcata verso il 9 febbraio, questa volta sotto i riflettori un film uscito da poco in Italia e ancora presente nelle sale. Un film particolare, di cui si è molto parlato in giro, usando termini quali "sorpresa" e "rivelazione", ora lo vedremo per bene, intanto vi basti sapere che oggi, sotto i riflettori, c'è Jojo Rabbit, la commedia nera sulla seconda guerra mondiale e sulla shoah, ma non come ve l'aspettate.
Scritto e diretto da Taika Waititi, il regista neozelandese principalmente noto per aver diretto Thor Ragnarok, Jojo Rabbit segue le vicende del piccolo Johannes (Roman Griffin Davis), ragazzino tedesco fanatico del nazismo, durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, nel cuore della Germania nazista. Vediamo la vita del piccolo nazi, fra esperienze nella Gioventù Hitleriana e la vita con sua madre, Rosie (Scarlett Johansson), il suo rapporto con i "nemici" ebrei e facciamo anche la conoscenza del particolare amico immaginario di Jojo, nientedimeno che Adolf Hitler (interpretato dallo stesso Taika Waititi).
Jojo Rabbit si presenta fin dai primi minuti come un film particolare, molto particolare, una commedia nera dai toni esagerati e volutamente grotteschi, una componente satirica fortissima e dei buoni dialoghi, con i colori tipici di un film di Wes Anderson. È un buon film, con un ottimo incipit e un inizio scoppiettante, sicuramente la parte migliore del film, anche perché dopo poco si stabilizza su un certo tono, che mantiene per gran parte del film, finendo poi per perdersi malamente nel finale, che rovina non poco tutto ciò che di buono c'era nella premessa e nei primi sviluppi della trama, ma ora lo vediamo passo dopo passo.
Taika Waititi non mi piace, non mi piace proprio, il notevole successo che ha ottenuto con Thor Ragnarok (che tra l'altro demolì quasi del tutto ai tempi della Road to Avengers Endgame) lo ha spinto a cercare di fare un film più ambizioso, di puntare in alto, forte della sua inventiva e della sua audacia. E in questo non c'è niente di male, anche perché ero davvero curioso di testare Waititi fuori dall'ambito dei cinecomics e chissà, magari rivalutarlo. Confeziona così una commedia parecchio spiccata nei toni e audace davvero nel trattare i temi della shoah, del nazismo e di tutto quello che comporta, non per niente c'è anche qualcosa di personale nel film, tenendo conto delle origine ebree dello stesso Waititi, che si ritaglia nel film proprio la parte di Hitler. E infatti le premesse del film sono davvero pazzesche, originali e persino divertenti, con un grande potenziale, ne poteva uscire fuori un piccolo gioiello, e invece così non è stato.
Il problema di Jojo Rabbit, per me, è stato lo sviluppo da dare alla trama, il momento di trasformare quelle potenzialità in concreto, cosa non facile, ma il risultato è stato un inizio grandioso, uno sviluppo interessante, uno svolgimento un po' deludente, con il film che ha un periodo centrale abbastanza stagnante, per poi riprendersi molto bene verso la fine e proprio sul finale perdersi del tutto. Insomma, un film abbastanza altalenante, a cui avrei perdonato qualche scelta di trama centrale, ma il buono che si poteva salvare viene rovinato comunque da un finale banale e scontato, nonché un bel po' cafone. Senza entrare troppo nel dettaglio, e spoilerare, il finale è forse una delle più grosse e volgari americanate che si potevano fare, qualcosa di decisamente fuori luogo, che speravo di non trovare in un film all'apparenza geniale, inoltre presenta inesattezze storiche che non possono essere trascurate, che altro non fanno che rovinare del tutto anche il messaggio del film. Ed è proprio il messaggio finale del film, che, a conti fatti, si riduce ad un semplice, giusto, anzi, giustissimo, ma anche parecchio misero "Fanculo Hitler!".
Ovviamente non è tutto da buttare, altrimenti non sarebbe un film da Oscar (anche se per me, in effetti, non lo è), la pellicola è a tratti emozionante, sono da elogiare i dialoghi, davvero molto buoni, e direi anche le interpretazioni degli attori, sia il giovane Davis, nel ruolo del protagonista, che Sam Rockwell e Thomasin McKenzie, ma soprattutto Scarlett Johansson, bravissima nel ruolo della madre di Jojo, che infatti si è aggiudicata una nomination come miglior attrice non protagonista (aggiungendosi a quella come protagonista in Storia di un matrimonio), probabilmente la miglior attrice del film. E se Waititi non mi piace come regista e sceneggiatore, non posso dire lo stesso come attore, non è granché, ma è sempre divertente e funzionale, anche se interpreta Adolf Hitler.
In effetti Jojo Rabbit diverte, ed è un buon film, ma non riesce a spiccare il volo, ad avere quel guizzo in più per diventare un ottimo film, e nel tentativo di farlo, si perde miseramente sul finale, che purtroppo inficia sul lavoro complessivo della pellicola. Ora forse vi starete chiedendo come mai abbia avuto allora così tanto successo, beh, me lo chiedo anche io, ma vedendo il finale si capisce bene come la forte leccata di culo americana abbia avuto parecchio presa sull'Academy e sulla critica statunitense, ma non su di me, e vi posso garantire che mi sono anche trattenuto dal demolirlo ancora un po'.
Agli Oscar si presenta con 6 candidature, di cui probabilmente non vincerà nessuna. Non per un mio giudizio, ma principalmente perché Jojo Rabbit, insieme a Piccole donne e Le Mans '66 è stato nominato "per fare numero", nel senso che merita di essere candidato, ma a conti fatti non molte speranze contro gli altri film nominati, che invece si contendono la guerra delle statuette che sarà quest'anno. Insomma, la Joahnsson meriterebbe pure, ma la vedo grigia con la Dern, che ha quasi certamente l'Oscar in mano, mentre per la sceneggiatura non originale se la contende con The Irishman, che però è favorito. Se la può giocare nei premi tecnici riguardo il montaggio, i costumi e la scenografia, ma anche qui la vedo davvero dura.
giovedì 6 febbraio 2020
mercoledì 5 febbraio 2020
The Irishman: i vecchi leoni ruggiscono ancora (Road to Oscar 2020)
<< Quando si è stati allevati a Little Italy, che cosa diventare, se non gangster o prete? Ora, io non potevo essere né uno né l'altro. >>
-Martin Scorsese
Anche oggi tiriamo fuori dal cilindro un altro pezzo grosso di questa corsa agli Oscar, un film di cui non volli parlare ai tempi, proprio per avere più tempo e più spazio possibile per farlo, l'occasione capita ora in occasione della Road. È un film di cui comunque avevo parlato durante i Cinemaverso Awards e gli articoli riguardanti i vincitori dei Golden Globes e le nomination degli Oscar. Un film che è veramente un pezzo grosso di quest'anno e della stagione cinematografica passata, come del resto sono pezzi grossi anche i nomi coinvolti, ma ora bando alle ciance e apriamo le danze, oggi si parla di The Irishman.
Targato Netflix, The Irishman è basato su un saggio di Charles Brandt, che trattava la vita del sicario Frank Sheeran (Robert De Niro), reduce della seconda guerra mondiale che si legherà a doppio filo con il boss italoamericano Russell Bufalino (Joe Pesci), una storia che si posiziona in anni cruciali della storia americana, praticamente ambientato in un lasso di tempo che comprende gli ultimi 60 anni della storia statunitense, focalizzandosi maggiormente sugli anni '60 e legandosi alla vera storia del noto e controverso sindacalista americano James Hoffa (Al Pacino). Una storia di gangster, di amicizia, di tradimenti, di famiglia e di mafia, che non poteva che non essere adattata dal grande Martin Scorsese.
Scorsese ritorna così alla gangster story, dopo moltissimi anni dalla sua trilogia della mafia, e lo fa portando in scena quella che è, a tutti gli effetti, l'ultima grande gangster story possibile, con un trio di vecchi leoni che ritornano così a ruggire. Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci, insieme, sotto la regia di Martin Scorsese, capite bene, che è un evento più unico che raro e che probabilmente non accadrà mai più. The Irishman, inoltre, presenta un largo uso di una nuova tecnologia di CGI, che ha dato modo di ringiovanire gli attori principali. Il film di Scorsese non ha avuto vita facile, dato che nessuna major era intenzionata a produrre il film (già, un film di quel regista con quegli attori), portando il regista italoamericano ad incrociare la strada del colosso dello streaming, Netflix, che ha puntato moltissimo (anche e soprattutto a livello economico) sul film, dando carta bianca a Scorsese, che si è ritrovato per la prima volta nella carriera ad avere la più totale e completa libertà creativa, con l'opportunità di dare al film la durata che voleva, infatti The Irishman dura la bellezza di 3 ore e mezza.
La totale libertà data a Scorsese è il sogno bagnato di tutti i registi, ma alle volte non è una cosa totalmente positiva, la durata del film non doveva essere necessariamente quella e devo ammettere che ci sono parti che potevano essere tranquillamente tagliate, come lo sarebbero state se fosse stato un film prodotto da una major mainstream, ma alla fin fine la lunghezza del film accentua la sensazione del tempo che passa e dell'imponenza della trama. La CGI è un elemento preponderante e caratteristico del film, che ha dato modo di dare diverse età agli attori principali, anche se all'inizio spiazza un po' per la sua artificiosità e, almeno durante la parte "più giovane" della vita dei personaggi, risulta alquanto altalenante, ma poi si normalizza durante il film e quasi non ci si fa più caso. Questi erano, principalmente, gli unici difetti del film, e ora veniamo a noi.
Martin Scorsese è, per me, una divinità della cinematografia, sul blog non ho avuto modo di parlare in maniera approfondita dei suoi film più celebri o della sua carriera, ma credo anche che non ci sia proprio nessun bisogno di presentazioni. Un gigante assoluto del cinema, uno dei pochi registi che, praticamente, non ha mai sbagliato un colpo e allo stesso tempo ha sempre fatto film e sempre di vario genere. Di lui, ovviamente, si ricorda la trilogia della mafia, composta da Mean Streets, Quei Bravi Ragazzi e Casinò (tutti e tre con Robert De Niro), ma forse sono anche più celebri Taxi Driver e Toro scatenato, anche questi con De Niro. La proficua collaborazione e lunga amicizia con Robert De Niro si è poi accostata a quella con Leonardo DiCaprio, altro grande attore che ha brillato sempre un po' di più nei film di Scorsese, come Gangs of New York, Shutter Island e The Wolf of Wall Street. Un regista prolifico, versatile, caratteristico, profondamente legato alle proprie origini italiane e senza ombra di dubbio il mio secondo regista preferito, ma credo che questo si sia capito, quindi torniamo a The Irishman, la sua ultima mastodontica fatica.
The Irishman va a citare tutte le grandi pellicole del genere dello stesso Scorsese, principalmente Quei bravi ragazzi, ma anche Mean Streets e Casinò, dopo che lo stesso Scorsese aveva messo la parola fine alle sue opere di stampo gangster, ma ha deciso di tornare sul genere che lo aveva lanciato, consapevole della grande opportunità che la storia che aveva deciso di trasporre offriva. Un'occasione più unica che rara di poter fare l'ultimo grande film gangster del cinema, non perché sarà l'ultimo, ovviamente ce ne saranno altri, ma The Irishman si pone come l'ultima vera grande pietra miliare del genere, il film testamento della gangster story, e non poteva essere altrimenti senza avere i volti più iconici di quel genere, tutti riuniti in un solo film. Sono diventati vecchi, è vero, nel frattempo ne hanno fatto di film di merda, e anche questo è vero, ma Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci sono e saranno sempre dei titani del cinema americano, che ormai sulla soglia degli ottant'anni hanno saputo regalarci un grande gioiello, a dimostrazione del fatto che la bravura non ha età e che sono ancora capaci di performance memorabili.
Partiamo proprio da lui, il protagonista, Robert De Niro, che torna a collaborare con Scorsese, che torna in carreggiata, insomma, dopo qualche sbandamento degli ultimi anni e alcuni film davvero imbarazzanti, che non rendono onore alla sua gloriosa e imponente carriera. Non nascondo che, molto probabilmente, considero De Niro il miglior attore della vecchia guardia, nonché forse il mio attore preferito del cinema americano, per motivi che non dovrei neanche spiegare, dato che a parlare sono le sue interpretazioni storiche e le sue collaborazioni molto più che eccellenti per lo stesso Scorsese, ma anche per Coppola, Leone, Cimino, Bertolucci, De Palma e tanti, tantissimi altri. E per rilanciarsi dagli ultimi anni alquanto sconsolanti, non poteva che tornare con Scorsese e tornare ad un genere che tanto lo ha contraddistinto ai tempi d'oro. De Niro sforna una performance diversa, portando su schermo un personaggio di una freddezza unica, che sembra quasi sempre distaccato, che si tiene tutto per sé, una performance fatta di silenzi e di sguardi, cui dietro si cela una storia lunga e sfaccettata. Insomma, un De Niro in grande spolvero che purtroppo non ha ricevuto neanche la nomination per il suo ruolo, una scelta dell'Academy di cui non mi capacito proprio.
Ma nel film non c'è solo De Niro, e il caro vecchio Robert non è l'unica vecchia leggenda in cerca di "redenzione", il suo partner in crime nel film è nientedimeno che Al Pacino, anche lui sicuramente fra i migliori interpreti del cinema americano e non credo abbia bisogno di presentazioni, purtroppo il percorso di Pacino ha seguito quello di De Niro, finendo per fare film di merda. Al contrario del suo collega, Al Pacino non aveva mai collaborato con Martin Scorsese e la sua aggiunta nel cast è stata davvero una grande sorpresa, un vero e proprio evento, come del resto lo è anche la sua reunion con De Niro. Pacino, al contrario di De Niro, ha avuto il compito delicato di interpretare James Hoffa, un personaggio storico americano di cui ancora si discute oggi, e nessuno meglio dell'interprete di Michael Corleone e Tony Montana poteva rendere al meglio le luci e le ombre (queste ultime maggiormente) di Hoffa e il suo rapporto con Sheeran.
Ed è stata una grande emozione vedere insieme sullo schermo queste due grandi leggende, con l'aggiunta dell'altrettanto mitico Joe Pesci, diretti da Martin Scorsese, qualcosa di irripetibile, e che con me ha colto pienamente nel segno.
Insomma, The Irishman è un grande film, con la parola grande utilizzata in tutti i sensi, non è privo di difetti, ma si rivela uno dei progetti più autoriali di Scorsese e forse, a dispetto del nome, anche il più "italiano".
Il film si sviluppa quasi in modo parallelo alle pellicole di genere più famose, comprese proprio quelle di Scorsese stesso, che fa di questa pellicola la summa della trilogia della mafia, riprendendone temi, cliché e personaggi, almeno inizialmente, perché poi si tinge di una componente storica inedita, che va a contestualizzare il tutto fra le decadi statunitensi, legandosi a doppio filo con la storia degli Stati Uniti, con la consapevolezza storica degli eventi e la maturità di chi quel periodo l'ha vissuto, in modo tale da far muovere i personaggi a cavallo fra eventi reali e presunti tali.
Ma la parte migliore è senza dubbio quella finale, quando Scorsese, lasciato totalmente libero di fare da Netflix, va oltre la gangster story e i suoi film, spingendosi dove nessuno prima di lui era arrivato, e ci porta fino ai giorni nostri, mostrandoci la senilità di Frank, una lunga agonia, in cui il regista sfodera nella maniera più amara la sua incrollabile bussola morale, quella specie di "giustizia divina" che è sempre stata presente nei suoi film, e ci mostra l'inevitabile decadenza di un mondo, quello dei gangster di un tempo, come del resto anche quello del genere e di un cinema di un tempo, giunto alla fine.
The Irishman non è solo il crepuscolo della gangster story, ma è proprio la sua pietra tombale, l'ultimo capolavoro di un mondo che tanto ha dato al cinema, il glorioso testamento di un genere.
Nell'ambito degli Oscar di quest'anno, The Irishman ha ben 10 nomination, al pari di 1917 e C'era una volta a...Hollywood, e sotto Joker, con 11 nomination. Ha quasi tutte le candidature più importanti, manca appunto quella per miglior attore protagonista a Robert De Niro, che sarebbe comunque inutile (la statuetta ce l'ha già in mano Phoenix), ma ripeto, non candidarlo neanche è stata una scelta, da parte dell'Academy, che non riesco proprio a comprendere. In compenso gareggiano per miglior attore non protagonista sia Al Pacino che Joe Pesci, entrambi davvero bravissimi, ma fra i due ho preferito Pacino, in ogni caso la vedo dura (ma non impossibile) battere il favorito di quest'anno, Brad Pitt. Lo stesso vale anche per gli altri premi importanti, sicuramente miglior film e miglior regia, che per quanto mi riguarda potrebbero essere più che meritati, ma la sfida principale per entrambi è il sempre più favorito 1917, che ha conquistato la critica di tutto il mondo, scalzando non solo The Irishman, ma anche Joker e Tarantino. Credo e spero vinca almeno per la sceneggiatura non originale, e se lo merita tutto, ma probabilmente vincerà solo quello e, per me, è una grave ingiustizia, ma mai quanto i Golden Globes di quest'anno, da cui Scorsese è uscito completamente a mani vuote. Il timore maggiore sarebbe rivedere la stessa scena, che tra l'altro non è neanche nuova al buon Martin, dato che nel 2003 vide il suo Gangs of New York venire nominato in ben 10 categorie (esattamente come quest'anno) e non vincere alcun premio, ma spero vivamente che non ricapiti quest'anno.
-Martin Scorsese
Anche oggi tiriamo fuori dal cilindro un altro pezzo grosso di questa corsa agli Oscar, un film di cui non volli parlare ai tempi, proprio per avere più tempo e più spazio possibile per farlo, l'occasione capita ora in occasione della Road. È un film di cui comunque avevo parlato durante i Cinemaverso Awards e gli articoli riguardanti i vincitori dei Golden Globes e le nomination degli Oscar. Un film che è veramente un pezzo grosso di quest'anno e della stagione cinematografica passata, come del resto sono pezzi grossi anche i nomi coinvolti, ma ora bando alle ciance e apriamo le danze, oggi si parla di The Irishman.
Targato Netflix, The Irishman è basato su un saggio di Charles Brandt, che trattava la vita del sicario Frank Sheeran (Robert De Niro), reduce della seconda guerra mondiale che si legherà a doppio filo con il boss italoamericano Russell Bufalino (Joe Pesci), una storia che si posiziona in anni cruciali della storia americana, praticamente ambientato in un lasso di tempo che comprende gli ultimi 60 anni della storia statunitense, focalizzandosi maggiormente sugli anni '60 e legandosi alla vera storia del noto e controverso sindacalista americano James Hoffa (Al Pacino). Una storia di gangster, di amicizia, di tradimenti, di famiglia e di mafia, che non poteva che non essere adattata dal grande Martin Scorsese.
Scorsese ritorna così alla gangster story, dopo moltissimi anni dalla sua trilogia della mafia, e lo fa portando in scena quella che è, a tutti gli effetti, l'ultima grande gangster story possibile, con un trio di vecchi leoni che ritornano così a ruggire. Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci, insieme, sotto la regia di Martin Scorsese, capite bene, che è un evento più unico che raro e che probabilmente non accadrà mai più. The Irishman, inoltre, presenta un largo uso di una nuova tecnologia di CGI, che ha dato modo di ringiovanire gli attori principali. Il film di Scorsese non ha avuto vita facile, dato che nessuna major era intenzionata a produrre il film (già, un film di quel regista con quegli attori), portando il regista italoamericano ad incrociare la strada del colosso dello streaming, Netflix, che ha puntato moltissimo (anche e soprattutto a livello economico) sul film, dando carta bianca a Scorsese, che si è ritrovato per la prima volta nella carriera ad avere la più totale e completa libertà creativa, con l'opportunità di dare al film la durata che voleva, infatti The Irishman dura la bellezza di 3 ore e mezza.
La totale libertà data a Scorsese è il sogno bagnato di tutti i registi, ma alle volte non è una cosa totalmente positiva, la durata del film non doveva essere necessariamente quella e devo ammettere che ci sono parti che potevano essere tranquillamente tagliate, come lo sarebbero state se fosse stato un film prodotto da una major mainstream, ma alla fin fine la lunghezza del film accentua la sensazione del tempo che passa e dell'imponenza della trama. La CGI è un elemento preponderante e caratteristico del film, che ha dato modo di dare diverse età agli attori principali, anche se all'inizio spiazza un po' per la sua artificiosità e, almeno durante la parte "più giovane" della vita dei personaggi, risulta alquanto altalenante, ma poi si normalizza durante il film e quasi non ci si fa più caso. Questi erano, principalmente, gli unici difetti del film, e ora veniamo a noi.
Martin Scorsese è, per me, una divinità della cinematografia, sul blog non ho avuto modo di parlare in maniera approfondita dei suoi film più celebri o della sua carriera, ma credo anche che non ci sia proprio nessun bisogno di presentazioni. Un gigante assoluto del cinema, uno dei pochi registi che, praticamente, non ha mai sbagliato un colpo e allo stesso tempo ha sempre fatto film e sempre di vario genere. Di lui, ovviamente, si ricorda la trilogia della mafia, composta da Mean Streets, Quei Bravi Ragazzi e Casinò (tutti e tre con Robert De Niro), ma forse sono anche più celebri Taxi Driver e Toro scatenato, anche questi con De Niro. La proficua collaborazione e lunga amicizia con Robert De Niro si è poi accostata a quella con Leonardo DiCaprio, altro grande attore che ha brillato sempre un po' di più nei film di Scorsese, come Gangs of New York, Shutter Island e The Wolf of Wall Street. Un regista prolifico, versatile, caratteristico, profondamente legato alle proprie origini italiane e senza ombra di dubbio il mio secondo regista preferito, ma credo che questo si sia capito, quindi torniamo a The Irishman, la sua ultima mastodontica fatica.
The Irishman va a citare tutte le grandi pellicole del genere dello stesso Scorsese, principalmente Quei bravi ragazzi, ma anche Mean Streets e Casinò, dopo che lo stesso Scorsese aveva messo la parola fine alle sue opere di stampo gangster, ma ha deciso di tornare sul genere che lo aveva lanciato, consapevole della grande opportunità che la storia che aveva deciso di trasporre offriva. Un'occasione più unica che rara di poter fare l'ultimo grande film gangster del cinema, non perché sarà l'ultimo, ovviamente ce ne saranno altri, ma The Irishman si pone come l'ultima vera grande pietra miliare del genere, il film testamento della gangster story, e non poteva essere altrimenti senza avere i volti più iconici di quel genere, tutti riuniti in un solo film. Sono diventati vecchi, è vero, nel frattempo ne hanno fatto di film di merda, e anche questo è vero, ma Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci sono e saranno sempre dei titani del cinema americano, che ormai sulla soglia degli ottant'anni hanno saputo regalarci un grande gioiello, a dimostrazione del fatto che la bravura non ha età e che sono ancora capaci di performance memorabili.
Partiamo proprio da lui, il protagonista, Robert De Niro, che torna a collaborare con Scorsese, che torna in carreggiata, insomma, dopo qualche sbandamento degli ultimi anni e alcuni film davvero imbarazzanti, che non rendono onore alla sua gloriosa e imponente carriera. Non nascondo che, molto probabilmente, considero De Niro il miglior attore della vecchia guardia, nonché forse il mio attore preferito del cinema americano, per motivi che non dovrei neanche spiegare, dato che a parlare sono le sue interpretazioni storiche e le sue collaborazioni molto più che eccellenti per lo stesso Scorsese, ma anche per Coppola, Leone, Cimino, Bertolucci, De Palma e tanti, tantissimi altri. E per rilanciarsi dagli ultimi anni alquanto sconsolanti, non poteva che tornare con Scorsese e tornare ad un genere che tanto lo ha contraddistinto ai tempi d'oro. De Niro sforna una performance diversa, portando su schermo un personaggio di una freddezza unica, che sembra quasi sempre distaccato, che si tiene tutto per sé, una performance fatta di silenzi e di sguardi, cui dietro si cela una storia lunga e sfaccettata. Insomma, un De Niro in grande spolvero che purtroppo non ha ricevuto neanche la nomination per il suo ruolo, una scelta dell'Academy di cui non mi capacito proprio.
Ma nel film non c'è solo De Niro, e il caro vecchio Robert non è l'unica vecchia leggenda in cerca di "redenzione", il suo partner in crime nel film è nientedimeno che Al Pacino, anche lui sicuramente fra i migliori interpreti del cinema americano e non credo abbia bisogno di presentazioni, purtroppo il percorso di Pacino ha seguito quello di De Niro, finendo per fare film di merda. Al contrario del suo collega, Al Pacino non aveva mai collaborato con Martin Scorsese e la sua aggiunta nel cast è stata davvero una grande sorpresa, un vero e proprio evento, come del resto lo è anche la sua reunion con De Niro. Pacino, al contrario di De Niro, ha avuto il compito delicato di interpretare James Hoffa, un personaggio storico americano di cui ancora si discute oggi, e nessuno meglio dell'interprete di Michael Corleone e Tony Montana poteva rendere al meglio le luci e le ombre (queste ultime maggiormente) di Hoffa e il suo rapporto con Sheeran.
Ed è stata una grande emozione vedere insieme sullo schermo queste due grandi leggende, con l'aggiunta dell'altrettanto mitico Joe Pesci, diretti da Martin Scorsese, qualcosa di irripetibile, e che con me ha colto pienamente nel segno.
Insomma, The Irishman è un grande film, con la parola grande utilizzata in tutti i sensi, non è privo di difetti, ma si rivela uno dei progetti più autoriali di Scorsese e forse, a dispetto del nome, anche il più "italiano".
Il film si sviluppa quasi in modo parallelo alle pellicole di genere più famose, comprese proprio quelle di Scorsese stesso, che fa di questa pellicola la summa della trilogia della mafia, riprendendone temi, cliché e personaggi, almeno inizialmente, perché poi si tinge di una componente storica inedita, che va a contestualizzare il tutto fra le decadi statunitensi, legandosi a doppio filo con la storia degli Stati Uniti, con la consapevolezza storica degli eventi e la maturità di chi quel periodo l'ha vissuto, in modo tale da far muovere i personaggi a cavallo fra eventi reali e presunti tali.
Ma la parte migliore è senza dubbio quella finale, quando Scorsese, lasciato totalmente libero di fare da Netflix, va oltre la gangster story e i suoi film, spingendosi dove nessuno prima di lui era arrivato, e ci porta fino ai giorni nostri, mostrandoci la senilità di Frank, una lunga agonia, in cui il regista sfodera nella maniera più amara la sua incrollabile bussola morale, quella specie di "giustizia divina" che è sempre stata presente nei suoi film, e ci mostra l'inevitabile decadenza di un mondo, quello dei gangster di un tempo, come del resto anche quello del genere e di un cinema di un tempo, giunto alla fine.
The Irishman non è solo il crepuscolo della gangster story, ma è proprio la sua pietra tombale, l'ultimo capolavoro di un mondo che tanto ha dato al cinema, il glorioso testamento di un genere.
Nell'ambito degli Oscar di quest'anno, The Irishman ha ben 10 nomination, al pari di 1917 e C'era una volta a...Hollywood, e sotto Joker, con 11 nomination. Ha quasi tutte le candidature più importanti, manca appunto quella per miglior attore protagonista a Robert De Niro, che sarebbe comunque inutile (la statuetta ce l'ha già in mano Phoenix), ma ripeto, non candidarlo neanche è stata una scelta, da parte dell'Academy, che non riesco proprio a comprendere. In compenso gareggiano per miglior attore non protagonista sia Al Pacino che Joe Pesci, entrambi davvero bravissimi, ma fra i due ho preferito Pacino, in ogni caso la vedo dura (ma non impossibile) battere il favorito di quest'anno, Brad Pitt. Lo stesso vale anche per gli altri premi importanti, sicuramente miglior film e miglior regia, che per quanto mi riguarda potrebbero essere più che meritati, ma la sfida principale per entrambi è il sempre più favorito 1917, che ha conquistato la critica di tutto il mondo, scalzando non solo The Irishman, ma anche Joker e Tarantino. Credo e spero vinca almeno per la sceneggiatura non originale, e se lo merita tutto, ma probabilmente vincerà solo quello e, per me, è una grave ingiustizia, ma mai quanto i Golden Globes di quest'anno, da cui Scorsese è uscito completamente a mani vuote. Il timore maggiore sarebbe rivedere la stessa scena, che tra l'altro non è neanche nuova al buon Martin, dato che nel 2003 vide il suo Gangs of New York venire nominato in ben 10 categorie (esattamente come quest'anno) e non vincere alcun premio, ma spero vivamente che non ricapiti quest'anno.
martedì 4 febbraio 2020
Joker: il gioiello folle del 2019 (Road to Oscar 2020)
Continua la corsa agli Oscar di Cinemaverso, e oggi tocca ad un film di cui avevo già parlato abbondantemente, ma di cui è doveroso tornare a parlare nell'ambito degli Oscar di quest'anno. È il film con più nomination, ben 11, oltre ad essere uno dei maggiori successi di pubblico e critica del 2019, una pellicola che già ora, a poca distanza dall'uscita, non ha alcun bisogno di presentazioni. Il piccolo grande gioiello folle della stagione cinematografica passata, Joker.
È proprio vero, non ha alcun senso ripetere le presentazioni di un film che continua a far discutere anche a distanza di mesi dall'uscita, con tutto il successo che ha ottenuto, quindi non lo farò, anzi, non lo rifarò, dato che la mia lunga recensione di Joker è ancora disponibile sul sito, poco più giù oppure nella bacheca. Quindi? Se del film abbiamo già parlato, in questa sede cosa diciamo? Innanzitutto non ci sarebbe niente di male nel valutare il film anche a distanza di mesi e alla luce del successo enorme ottenuto, ma personalmente non è cambiato molto, per me, tant'è che ho "premiato" Joker come miglior film del 2019 nei Cinemaverso Awards. Quindi (parte 2)? E quindi in questo articolo prenderò sotto esame una per una le 11 nomination nel film, cercando di fare delle previsioni, delle critiche o comunque delle considerazioni su quello che il film potrà vincere agli Oscar.
Joker è nominato per miglior film, ovviamente, e tra l'altro nel caso vincesse andrebbe a ritirare la statuetta nientedimeno che Bradley Cooper, produttore del film. In ogni caso, la sfida quest'anno è davvero combattutissima, come già detto altre volte, e Joker gioca un ruolo di primo piano in questa "guerra" delle statuette, ma la vedo davvero molto difficile per il cinecomic d'autore diretto da Todd Philips. Non credo proprio che vincerà il premio più prestigioso, anche se l'Academy ha sorpreso in passato su questo aspetto, ma per Joker è quasi una certezza. La giuria degli Oscar, per il premio più importante, ha dei criteri di scelta davvero imprevedibili, che negli anni sono stati spesso e volentieri parecchio discordanti da quelli del pubblico, ma anche da quelli delle altre premiazioni cinematografiche, cercando di trovare il film che presenta l'equilibrio migliore dal per di vista della sceneggiatura, degli attori e dell'accuratezza dal punto di vista tecnico (in questo si contraddistinguono gli Academy Awards). E proprio per questo, è molto difficile che vinca Joker.
L'equilibrio non è esattamente ciò che contraddistingue Joker, sicuramente perchè non è quello che aveva in mente Todd Philips quando ha deciso di fare questo film, ma anche per una questione di struttura del film. Allora, dato che sto per imbarcarmi in una specie di critica verso il film, dico fin da subito che, a me, Joker è piaciuto tanto, come saprà chi ha letto cosa ne pensavo quando uscì e ripeto che l'ho decretato miglior film del 2019, ma dal punto di vista degli Oscar le cose cambiano non poco. La sceneggiatura è molto buona, ma si ferma a quello appunto, molto buono, la storia di fa forte del messaggio potentissimo della pellicola, ma soprattutto si poggia totalmente sul più grande pregio del film che, paradossalmente, è anche il motivo per cui quasi sicuramente non vincerà come miglior film, e cioè il suo interprete principale.
Joaquin Phoenix ha già la sua statuetta in mano, poco ma sicuro, non c'è proprio alcuna sfida, per quanto i suoi rivali siano di altissimo livello, per il premio come miglior attore protagonista. Assurdo, folle, strabiliante, spaventosamente bravo, di parole sulla sua interpretazione di Arthur Fleck ne ho spese parecchie e ancor più di me praticamente tutto il mondo. La sua vittoria è scontata, ma non per questo meno trionfale, dato che sarebbe la giusta celebrazione di una performance agghiacciante e meravigliosa, oltre ad essere il coronamento della sequela inarrestabile di premi vinti in questi mesi da Phoenix. Insomma, è stato dannatamente bravo e va celebrato e premiato, peccato però che Phoenix sia anche la ragione per cui il film non vincerà come miglior film. È davvero paradossale, vero? Eppure, per me, è così, nel senso che in Joker non esiste alcun tipo di equilibrio nella trama e nelle atmosfere, perché c'è lui e lui solo, per tutta la durata della pellicola. Phoenix sovrasta completamente tutto il film, come era giusto e come era voluto dallo stesso regista, regalandoci un film magnifico, sfaccettato, folle, ma che si può vedere anche come un one man show, perché lo è.
Non è una critica, lo ribadisco, ma una constatazione, inoltre non c'è niente di male nel dire che è Phoenix il perno generale del film, mi sembra ovvio, ma quello che voglio far capire a chi legge è che Joker non può essere valutato in base all'equilibrio della trama (totalmente e integralmente incentrata sulla performance di Phoenix), il lavoro del regista (che accentua la performance di Phoenix) e il lato tecnico (che serve più che altro da sfondo all'interminabile performance di Phoenix). Ripeto, non è un difetto del film, perché nelle volontà del regista è proprio così che doveva essere, e lo si capisce perfettamente, quando si ha l'opportunità di far esplodere quella bomba dinamitarda di bravura che è Phoenix, ma quello descritto è il modo di vedere dei critici dell'Academy, è il loro modo di valutare. In definitiva, per loro, in Joker va premiato più l'attore principale che il film stesso.
Insomma, per miglior film la vedo davvero dura (ma non del tutto impossibile), mentre posso già immaginarmi Joquin Phoenix mentre sale sul palco del Dolby Theatre per ritirare la statuetta. A mani asciutte rimarrà Todd Philips, la cui regia è più che buona e di cui andrebbe apprezzato il grandissimo salto di qualità, ma che vedrà sicuramente la statuetta per miglior regia contesa fra Martin Scorsese, Quentin Tarantino e Sam Mendes (che dovrebbe quasi certamente spuntarla per il suo 1917). Una statuetta certa, Joker, dovrebbe averla, ed è per la miglior colonna sonora, ad opera di Hildur Gudnadottir, che ha già conquistato il Golden Globe il mese scorso. Su questa palpabile vittoria concordo in pieno, anche se non nascondo che mi farebbe più piacere vedere premiato John Williams per il suo ultimo Star Wars.
Un'altra bella battaglia tutta tecnica sarà per la miglior fotografia, che io continuo a elogiare per questo film, davvero eccellente, spero che vinca, ma anche in questo caso dovrebbe vedersela principalmente con 1917. Dal punto di vista del sonoro non posso dire granché, non sono un esperto, mentre sono curioso di vedere cosa riuscirà a fare per quanto riguarda trucco e costumi, anche qui tutta una battaglia "tecnica", ma forse qualcosa riuscirà a portasela a casa il film.
Secondo la mia personale previsione, Joker non riuscirà a conquistare molto a parte la scontata vittoria di Phoenix, forse qualcosa dal lato tecnico, ma il vero trionfo del film è quello di essere la pellicola più nominata dell'anno con le sue straordinarie 11 nomination.
È proprio vero, non ha alcun senso ripetere le presentazioni di un film che continua a far discutere anche a distanza di mesi dall'uscita, con tutto il successo che ha ottenuto, quindi non lo farò, anzi, non lo rifarò, dato che la mia lunga recensione di Joker è ancora disponibile sul sito, poco più giù oppure nella bacheca. Quindi? Se del film abbiamo già parlato, in questa sede cosa diciamo? Innanzitutto non ci sarebbe niente di male nel valutare il film anche a distanza di mesi e alla luce del successo enorme ottenuto, ma personalmente non è cambiato molto, per me, tant'è che ho "premiato" Joker come miglior film del 2019 nei Cinemaverso Awards. Quindi (parte 2)? E quindi in questo articolo prenderò sotto esame una per una le 11 nomination nel film, cercando di fare delle previsioni, delle critiche o comunque delle considerazioni su quello che il film potrà vincere agli Oscar.
Joker è nominato per miglior film, ovviamente, e tra l'altro nel caso vincesse andrebbe a ritirare la statuetta nientedimeno che Bradley Cooper, produttore del film. In ogni caso, la sfida quest'anno è davvero combattutissima, come già detto altre volte, e Joker gioca un ruolo di primo piano in questa "guerra" delle statuette, ma la vedo davvero molto difficile per il cinecomic d'autore diretto da Todd Philips. Non credo proprio che vincerà il premio più prestigioso, anche se l'Academy ha sorpreso in passato su questo aspetto, ma per Joker è quasi una certezza. La giuria degli Oscar, per il premio più importante, ha dei criteri di scelta davvero imprevedibili, che negli anni sono stati spesso e volentieri parecchio discordanti da quelli del pubblico, ma anche da quelli delle altre premiazioni cinematografiche, cercando di trovare il film che presenta l'equilibrio migliore dal per di vista della sceneggiatura, degli attori e dell'accuratezza dal punto di vista tecnico (in questo si contraddistinguono gli Academy Awards). E proprio per questo, è molto difficile che vinca Joker.
L'equilibrio non è esattamente ciò che contraddistingue Joker, sicuramente perchè non è quello che aveva in mente Todd Philips quando ha deciso di fare questo film, ma anche per una questione di struttura del film. Allora, dato che sto per imbarcarmi in una specie di critica verso il film, dico fin da subito che, a me, Joker è piaciuto tanto, come saprà chi ha letto cosa ne pensavo quando uscì e ripeto che l'ho decretato miglior film del 2019, ma dal punto di vista degli Oscar le cose cambiano non poco. La sceneggiatura è molto buona, ma si ferma a quello appunto, molto buono, la storia di fa forte del messaggio potentissimo della pellicola, ma soprattutto si poggia totalmente sul più grande pregio del film che, paradossalmente, è anche il motivo per cui quasi sicuramente non vincerà come miglior film, e cioè il suo interprete principale.
Joaquin Phoenix ha già la sua statuetta in mano, poco ma sicuro, non c'è proprio alcuna sfida, per quanto i suoi rivali siano di altissimo livello, per il premio come miglior attore protagonista. Assurdo, folle, strabiliante, spaventosamente bravo, di parole sulla sua interpretazione di Arthur Fleck ne ho spese parecchie e ancor più di me praticamente tutto il mondo. La sua vittoria è scontata, ma non per questo meno trionfale, dato che sarebbe la giusta celebrazione di una performance agghiacciante e meravigliosa, oltre ad essere il coronamento della sequela inarrestabile di premi vinti in questi mesi da Phoenix. Insomma, è stato dannatamente bravo e va celebrato e premiato, peccato però che Phoenix sia anche la ragione per cui il film non vincerà come miglior film. È davvero paradossale, vero? Eppure, per me, è così, nel senso che in Joker non esiste alcun tipo di equilibrio nella trama e nelle atmosfere, perché c'è lui e lui solo, per tutta la durata della pellicola. Phoenix sovrasta completamente tutto il film, come era giusto e come era voluto dallo stesso regista, regalandoci un film magnifico, sfaccettato, folle, ma che si può vedere anche come un one man show, perché lo è.
Non è una critica, lo ribadisco, ma una constatazione, inoltre non c'è niente di male nel dire che è Phoenix il perno generale del film, mi sembra ovvio, ma quello che voglio far capire a chi legge è che Joker non può essere valutato in base all'equilibrio della trama (totalmente e integralmente incentrata sulla performance di Phoenix), il lavoro del regista (che accentua la performance di Phoenix) e il lato tecnico (che serve più che altro da sfondo all'interminabile performance di Phoenix). Ripeto, non è un difetto del film, perché nelle volontà del regista è proprio così che doveva essere, e lo si capisce perfettamente, quando si ha l'opportunità di far esplodere quella bomba dinamitarda di bravura che è Phoenix, ma quello descritto è il modo di vedere dei critici dell'Academy, è il loro modo di valutare. In definitiva, per loro, in Joker va premiato più l'attore principale che il film stesso.
Insomma, per miglior film la vedo davvero dura (ma non del tutto impossibile), mentre posso già immaginarmi Joquin Phoenix mentre sale sul palco del Dolby Theatre per ritirare la statuetta. A mani asciutte rimarrà Todd Philips, la cui regia è più che buona e di cui andrebbe apprezzato il grandissimo salto di qualità, ma che vedrà sicuramente la statuetta per miglior regia contesa fra Martin Scorsese, Quentin Tarantino e Sam Mendes (che dovrebbe quasi certamente spuntarla per il suo 1917). Una statuetta certa, Joker, dovrebbe averla, ed è per la miglior colonna sonora, ad opera di Hildur Gudnadottir, che ha già conquistato il Golden Globe il mese scorso. Su questa palpabile vittoria concordo in pieno, anche se non nascondo che mi farebbe più piacere vedere premiato John Williams per il suo ultimo Star Wars.
Un'altra bella battaglia tutta tecnica sarà per la miglior fotografia, che io continuo a elogiare per questo film, davvero eccellente, spero che vinca, ma anche in questo caso dovrebbe vedersela principalmente con 1917. Dal punto di vista del sonoro non posso dire granché, non sono un esperto, mentre sono curioso di vedere cosa riuscirà a fare per quanto riguarda trucco e costumi, anche qui tutta una battaglia "tecnica", ma forse qualcosa riuscirà a portasela a casa il film.
Secondo la mia personale previsione, Joker non riuscirà a conquistare molto a parte la scontata vittoria di Phoenix, forse qualcosa dal lato tecnico, ma il vero trionfo del film è quello di essere la pellicola più nominata dell'anno con le sue straordinarie 11 nomination.
sabato 1 febbraio 2020
Storia di un matrimonio: uno scorcio dolceamaro di vita reale (Road to Oscar 2020)
Comincia oggi la nuovissima Road to Oscar 2020, esattamente come l'anno scorso è arrivato il momento di parlare, commentare, approfondire i film nominati per Miglior Film alla prossima edizione degli Academy Awards. 9 film, 9 articoli e una sola, lunga, corsa verso il 9 febbraio, data in cui verrà celebrata la notte delle stelle. Come detto in varie occasioni, il 2019 ci ha regalato un'ottima annata del cinema americano, che ho personalmente "premiato" con i Cinemaverso Awards e di cui ho parlato negli articoli dei vincitori dei Golden Globes e, ovviamente, delle Nomination della prossima edizione degli Oscar. Ora bando alle ciance e sotto con il primo film.
Questo è, paradossalmente, un periodo in cui le maggiori major cinematografiche di Hollywood (Universal, Sony, Warner e ovviamente l'onnipotente Disney) hanno preso a sfornare cinecomics e blockbuster come se non ci fosse un domani (anche di questo ho parlato in varie occasioni), mentre Netflix, il colosso dello streaming sempre più in ascesa che ora si ritrova ad affrontare una dura concorrenza, cerca di raccogliere a sé quanti più progetti autoriali possibili, alla ricerca di premi e di prestigio, nonché della considerazione della critica. Per questo morivo abbaiamo avuto, nel 2019, diversi film di un certo livello, come The King, The Irishman e I due papi, ma anche il film di cui parleremo oggi, Marriage Story.
Cominciamo questa Road proprio con Storia di un matrimonio, il film d'autore targato Netflix scritto e diretto da Noah Baumbach, con protagonisti Adam Driver e Scarlett Johansson e comprendete nel cast Laura Dern e Ray Liotta, un film che ha ricevuto grande considerazione e numerose nomination nelle maggiori premiazioni del cinema. Storia di un matrimonio tratta delle tormentante vicende di due coniugi, lui regista teatrale profondamente legato a New York e lei attrice californiana con aspirazioni hollywoodiane, che attraversano un lungo periodo di separazione, che si complica ulteriormente con la presenza degli avvocati divorzisti, i dissidi che nascono fra i due e l'affidamento del loro piccolo figlio.
Un film che tratta la fine di un rapporto, la fine, appunto, di un matrimonio, con tutte le implicazioni e le complicazioni del caso. Un film intimista, che si poggia totalmente sui suoi due protagonisti, interpretati magistralmente da Scarlett Johansson e Adam Driver. Ne escono fuori dei ritratti psicologici molto tridimensionali e sfaccettati, in cui si evidenziano pregi e difetti di queste due persone, che quindi si riflettono anche su tutti noi.
Per tutta la durata del film sembra quasi che i due protagonisti non vogliano separarsi, sembra quasi che il divorzio sia un evento del destino, lento, lungo e inevitabile. Storia di un matrimonio è, inoltre, la completa demolizione di un certo tipo di commedia romantica, un po' la decostruzione dell'archetipo del film d'amore americano, dato che qui si rovesciano le ingenuità e le illusioni, facendo entrare prepotentemente la triste realtà, uno scorcio amaro di vita reale.
Adam Driver è uno dei maggiori attori degli ultimi tempi, molto richiesto e prolifico, uno che è esploso in poco tempo, "scoperto" da Martin Scorsese per il suo Silence (2016), è stato poi l'interprete di Kylo Ren nella trilogia sequel di Star Wars, ma si è distinto al contempo con pellicole di stampo autoriale, come The Report è sicuramente Blackkklansman, di Spike Lee, per cui è stato nominato come miglior attore non protagonista l'anno scorso. Quest'anno concorre come miglior attore protagonista, purtroppo aggiungerei, purtroppo perché la nomination è meritatissima, ma quest'anno è stato parecchio sfortunato, dato che la statuetta è già nelle mani di Joaquin Phoenix, se si fosse trovato anche solo l'anno scorso l'avrebbe rubata a piene mani a Rami Malek. L'avrebbe fatto senza dubbio, perché in Marriage Story Driver sforna una performance straordinaria, una delle sue migliori prove recitative, tratteggiando il suo personaggio in maniera certosina e per niente banale, aiutato sicuramente da un grande lavoro di sceneggiatura dietro e anche dalla co-protagonista del film.
Scarlett Johansson, si sa, è anche lei una delle maggiori firme di Hollywood degli ultimi anni, anche lei molto prolifica e anche lei ha lavorato con altre grandi firme del cinema americano (già, non ha fatto solo la Vedova Nera), qualche nome? Woody Allen, Christopher Nolan, i fratelli Coen, Sofia Coppola, Brian De Palma e Luc Besson. Nella grande mole di film a cui ha partecipato non sempre ha brillato, ma la sua bravura è innegabile, e Storia di un matrimonio non è solo la conferma di ciò, ma anche un nuovo traguardo dell'attrice. Tra l'altro ho scelto proprio lei per la Miglior attrice protagonista nei Cinemaverso Awards. Ovviamente è nominata agli Oscar, ma la sfida potrebbe essere, anche in questo caso, già persa, dato che la più quotata per aggiudicarsi la statuetta è Renee Zellweger, per Judy, ancora non uscito in Italia. Inoltre, cosa molto curiosa, la Joahnsson quest'anno è nominata sia per la miglior attrice protagonista che non protagonista (per Jojo Rabbit), andando a concorrere anche con la collega Laura Dern, favorita per aggiudicarsi la statuetta per non protagonista.
Un film molto ben fatto, coinvolgente e allo stesso tempo distaccato, nessuno dei due protagonisti è nel torto o nella ragione, ma entrambi si ritrovano in balia delle sfumature fra giusto o sbagliato, i due protagonisti, splendidamente scritti e interpretati, si completano a vicenda, anche se sono "costretti" a dividersi. La pellicola mi è piaciuta in maniera particolare, la trama del film è, a tutti gli effetti, composta unicamente delle vicissitudini dei due protagonisti, con le loro caratterizzazioni che si sviluppano per tutta la durata della pellicola, fino ad un finale dolce amaro che ho apprezzato molto.
Come detto negli articoli precedenti, la sfida per accaparrarsi le statuette dorate, quest'anno, è davvero ardua, dato che quest'anno abbiamo avuto una concentrazione di film meravigliosi che rendono la scelta del critici dell'Academy per niente facile o prevedibile (a parte in alcune categorie), molto più rispetto alle ultime edizioni. Storia di un matrimonio arriva alla notte degli Oscar con 6 candidature, tre sono per le categorie degli attori, fra cui dò per certo la Dern come miglior attrice non protagonista e dò altrettanto certamente per sconfitti i due attori protagonisti, una per la colonna sonora (che probabilmente vincerà Joker), un'altra per la sceneggiatura (che potrebbe essere data per certa a Tarantino) e ovviamente l'ultima per Miglior film, per cui è favorito 1917, ma l'Academy si è sempre dimostrata imprevedibile per questa categoria, la più prestigiosa.
Probabilmente vincerà solo la Dern e mi dispiace, perché se questo film si fosse trovato qualche anno fa avrebbe mietuto non poche vittorie agli Oscar, ma quest'anno non riuscirà a ritagliarsi molto spazio in mezzo alle altre grandi pellicole date per favorite, ma anche questo fa parte del bello delle premiazioni. Io avrei nominato Baumbach per la regia, anche se forse in quella categoria c'è una guerra ben peggiore persino più per il miglior film. In ogni caso, Netflix potrà considerarsi soddisfatta del magnifico prodotto e del successo di critica che ha avuto, soprattutto se sommato a quello delle altre pellicole autoriali prodotte l'anno scorso.
Questo è, paradossalmente, un periodo in cui le maggiori major cinematografiche di Hollywood (Universal, Sony, Warner e ovviamente l'onnipotente Disney) hanno preso a sfornare cinecomics e blockbuster come se non ci fosse un domani (anche di questo ho parlato in varie occasioni), mentre Netflix, il colosso dello streaming sempre più in ascesa che ora si ritrova ad affrontare una dura concorrenza, cerca di raccogliere a sé quanti più progetti autoriali possibili, alla ricerca di premi e di prestigio, nonché della considerazione della critica. Per questo morivo abbaiamo avuto, nel 2019, diversi film di un certo livello, come The King, The Irishman e I due papi, ma anche il film di cui parleremo oggi, Marriage Story.
Cominciamo questa Road proprio con Storia di un matrimonio, il film d'autore targato Netflix scritto e diretto da Noah Baumbach, con protagonisti Adam Driver e Scarlett Johansson e comprendete nel cast Laura Dern e Ray Liotta, un film che ha ricevuto grande considerazione e numerose nomination nelle maggiori premiazioni del cinema. Storia di un matrimonio tratta delle tormentante vicende di due coniugi, lui regista teatrale profondamente legato a New York e lei attrice californiana con aspirazioni hollywoodiane, che attraversano un lungo periodo di separazione, che si complica ulteriormente con la presenza degli avvocati divorzisti, i dissidi che nascono fra i due e l'affidamento del loro piccolo figlio.
Un film che tratta la fine di un rapporto, la fine, appunto, di un matrimonio, con tutte le implicazioni e le complicazioni del caso. Un film intimista, che si poggia totalmente sui suoi due protagonisti, interpretati magistralmente da Scarlett Johansson e Adam Driver. Ne escono fuori dei ritratti psicologici molto tridimensionali e sfaccettati, in cui si evidenziano pregi e difetti di queste due persone, che quindi si riflettono anche su tutti noi.
Per tutta la durata del film sembra quasi che i due protagonisti non vogliano separarsi, sembra quasi che il divorzio sia un evento del destino, lento, lungo e inevitabile. Storia di un matrimonio è, inoltre, la completa demolizione di un certo tipo di commedia romantica, un po' la decostruzione dell'archetipo del film d'amore americano, dato che qui si rovesciano le ingenuità e le illusioni, facendo entrare prepotentemente la triste realtà, uno scorcio amaro di vita reale.
Adam Driver è uno dei maggiori attori degli ultimi tempi, molto richiesto e prolifico, uno che è esploso in poco tempo, "scoperto" da Martin Scorsese per il suo Silence (2016), è stato poi l'interprete di Kylo Ren nella trilogia sequel di Star Wars, ma si è distinto al contempo con pellicole di stampo autoriale, come The Report è sicuramente Blackkklansman, di Spike Lee, per cui è stato nominato come miglior attore non protagonista l'anno scorso. Quest'anno concorre come miglior attore protagonista, purtroppo aggiungerei, purtroppo perché la nomination è meritatissima, ma quest'anno è stato parecchio sfortunato, dato che la statuetta è già nelle mani di Joaquin Phoenix, se si fosse trovato anche solo l'anno scorso l'avrebbe rubata a piene mani a Rami Malek. L'avrebbe fatto senza dubbio, perché in Marriage Story Driver sforna una performance straordinaria, una delle sue migliori prove recitative, tratteggiando il suo personaggio in maniera certosina e per niente banale, aiutato sicuramente da un grande lavoro di sceneggiatura dietro e anche dalla co-protagonista del film.
Scarlett Johansson, si sa, è anche lei una delle maggiori firme di Hollywood degli ultimi anni, anche lei molto prolifica e anche lei ha lavorato con altre grandi firme del cinema americano (già, non ha fatto solo la Vedova Nera), qualche nome? Woody Allen, Christopher Nolan, i fratelli Coen, Sofia Coppola, Brian De Palma e Luc Besson. Nella grande mole di film a cui ha partecipato non sempre ha brillato, ma la sua bravura è innegabile, e Storia di un matrimonio non è solo la conferma di ciò, ma anche un nuovo traguardo dell'attrice. Tra l'altro ho scelto proprio lei per la Miglior attrice protagonista nei Cinemaverso Awards. Ovviamente è nominata agli Oscar, ma la sfida potrebbe essere, anche in questo caso, già persa, dato che la più quotata per aggiudicarsi la statuetta è Renee Zellweger, per Judy, ancora non uscito in Italia. Inoltre, cosa molto curiosa, la Joahnsson quest'anno è nominata sia per la miglior attrice protagonista che non protagonista (per Jojo Rabbit), andando a concorrere anche con la collega Laura Dern, favorita per aggiudicarsi la statuetta per non protagonista.
Un film molto ben fatto, coinvolgente e allo stesso tempo distaccato, nessuno dei due protagonisti è nel torto o nella ragione, ma entrambi si ritrovano in balia delle sfumature fra giusto o sbagliato, i due protagonisti, splendidamente scritti e interpretati, si completano a vicenda, anche se sono "costretti" a dividersi. La pellicola mi è piaciuta in maniera particolare, la trama del film è, a tutti gli effetti, composta unicamente delle vicissitudini dei due protagonisti, con le loro caratterizzazioni che si sviluppano per tutta la durata della pellicola, fino ad un finale dolce amaro che ho apprezzato molto.
Come detto negli articoli precedenti, la sfida per accaparrarsi le statuette dorate, quest'anno, è davvero ardua, dato che quest'anno abbiamo avuto una concentrazione di film meravigliosi che rendono la scelta del critici dell'Academy per niente facile o prevedibile (a parte in alcune categorie), molto più rispetto alle ultime edizioni. Storia di un matrimonio arriva alla notte degli Oscar con 6 candidature, tre sono per le categorie degli attori, fra cui dò per certo la Dern come miglior attrice non protagonista e dò altrettanto certamente per sconfitti i due attori protagonisti, una per la colonna sonora (che probabilmente vincerà Joker), un'altra per la sceneggiatura (che potrebbe essere data per certa a Tarantino) e ovviamente l'ultima per Miglior film, per cui è favorito 1917, ma l'Academy si è sempre dimostrata imprevedibile per questa categoria, la più prestigiosa.
Probabilmente vincerà solo la Dern e mi dispiace, perché se questo film si fosse trovato qualche anno fa avrebbe mietuto non poche vittorie agli Oscar, ma quest'anno non riuscirà a ritagliarsi molto spazio in mezzo alle altre grandi pellicole date per favorite, ma anche questo fa parte del bello delle premiazioni. Io avrei nominato Baumbach per la regia, anche se forse in quella categoria c'è una guerra ben peggiore persino più per il miglior film. In ogni caso, Netflix potrà considerarsi soddisfatta del magnifico prodotto e del successo di critica che ha avuto, soprattutto se sommato a quello delle altre pellicole autoriali prodotte l'anno scorso.
martedì 14 gennaio 2020
Così continuò Cinemaverso
Un anno. È passato esattamente un anno da quando tutto questo ebbe inizio, da quando cominciò Cinemaverso. Avrei voluto fare un gran bell'articolo celebrativo, ma non ho avuto molto tempo, in ogni caso le "celebrazioni" di questo primo anniversario del blog avverranno in poco tempo, spero. In ogni caso ecco qui un piccolo trafiletto e qualche parola sul blog, su questo primo anno e sul futuro.
Quando diedi inizio al sito cominciai con molto entusiasmo, ero molto infervorato e i risultati si sono visti con la valanga di post che fin da subito apparvero nella bacheca del blog. Avevo tante idee e molta voglia di scrivere, di parlare di novità, classifiche, recensioni e anche argomenti a random. Fu davvero una grande emozione per me inaugurare una vera e propria Road to Oscar 2019, che mi ha permesso di vivere in modo diverso la premiazione del cinema americano più importante dell'anno. Fu davvero una corsa folle e divertente, ma l'apice di questo primo anno di blog è stato sicuramente la Road to Avengers Endgame, che ha visto sotto l'obiettivo tutti, ma proprio tutti, i film del variopinto Marvel Cinematic Universe, in previsione della visione di un film che è poi passato alla storia.
Si è parlato anche di tanti altri film, classici, cult e anche a random, ma non solo, non nascondo che mi è davvero piaciuto tanto andare a scandagliare la settima arte con la rubrica Cinema Story, come per esempio l'analisi del fenomeno Cinecomics, ma anche un grande articolo sui generi principali di successo della storia del cinema. Si è dato un piccolo spazio anche al cinema italiano con la rubrica Italians do it better, a cui avrei tanto voluto dare maggior lustro, ma come per Italians, tante altre idee e spunti sono finiti per scemare poco a poco nel tempo.
Dopo l'estate è stato un periodo fortemente altalenante per il blog, che sono riuscito a riesumare solo per delle grosse recensioni che non potevano mancare, a settembre con C'era una volta a...Hollywood e ad ottobre con Joker, mentre poi c'è stato il silenzio assoluto. Purtroppo ho poco da dire, la pagina Instagram, e anche altri impegni, mi hanno parecchio assorbito, ma sono molto contento di essere riuscito a costruire una succursale sui social molto fervente.
Si è tornati a scrivere in maniera quasi regolare sul sito proprio con i Cinemaverso Awards 2019, a cui stavo pensando da tanto tempo e a cui tenevo tanto, mentre poi si è proseguito con i vincitori dei Golden Globes, la cui nottata è una delle prime imprese di quest'anno del sito, e ieri con le nomination della prossima edizione degli Oscar. Proprio gli Oscar 2020 saranno i protagonisti del prossimo futuro di Cinemaverso, sia sui social che sul sito, con l'imminente Road to Oscar 2020, di cui mi sto ingegnando in questi giorni per renderla ancora più particolare rispetto a quella dell'anno scorso.
E dopo? Ormai la struttura dei post sul blog è dettata dalle recensioni più importanti e altre occasioni speciali, e così continuerà sicuramente in futuro, mentre chissà, magari torneranno anche gli excursus generali sul cinema e qualche bella lista o classifica.
Quando diedi inizio al sito cominciai con molto entusiasmo, ero molto infervorato e i risultati si sono visti con la valanga di post che fin da subito apparvero nella bacheca del blog. Avevo tante idee e molta voglia di scrivere, di parlare di novità, classifiche, recensioni e anche argomenti a random. Fu davvero una grande emozione per me inaugurare una vera e propria Road to Oscar 2019, che mi ha permesso di vivere in modo diverso la premiazione del cinema americano più importante dell'anno. Fu davvero una corsa folle e divertente, ma l'apice di questo primo anno di blog è stato sicuramente la Road to Avengers Endgame, che ha visto sotto l'obiettivo tutti, ma proprio tutti, i film del variopinto Marvel Cinematic Universe, in previsione della visione di un film che è poi passato alla storia.
Si è parlato anche di tanti altri film, classici, cult e anche a random, ma non solo, non nascondo che mi è davvero piaciuto tanto andare a scandagliare la settima arte con la rubrica Cinema Story, come per esempio l'analisi del fenomeno Cinecomics, ma anche un grande articolo sui generi principali di successo della storia del cinema. Si è dato un piccolo spazio anche al cinema italiano con la rubrica Italians do it better, a cui avrei tanto voluto dare maggior lustro, ma come per Italians, tante altre idee e spunti sono finiti per scemare poco a poco nel tempo.
Dopo l'estate è stato un periodo fortemente altalenante per il blog, che sono riuscito a riesumare solo per delle grosse recensioni che non potevano mancare, a settembre con C'era una volta a...Hollywood e ad ottobre con Joker, mentre poi c'è stato il silenzio assoluto. Purtroppo ho poco da dire, la pagina Instagram, e anche altri impegni, mi hanno parecchio assorbito, ma sono molto contento di essere riuscito a costruire una succursale sui social molto fervente.
Si è tornati a scrivere in maniera quasi regolare sul sito proprio con i Cinemaverso Awards 2019, a cui stavo pensando da tanto tempo e a cui tenevo tanto, mentre poi si è proseguito con i vincitori dei Golden Globes, la cui nottata è una delle prime imprese di quest'anno del sito, e ieri con le nomination della prossima edizione degli Oscar. Proprio gli Oscar 2020 saranno i protagonisti del prossimo futuro di Cinemaverso, sia sui social che sul sito, con l'imminente Road to Oscar 2020, di cui mi sto ingegnando in questi giorni per renderla ancora più particolare rispetto a quella dell'anno scorso.
E dopo? Ormai la struttura dei post sul blog è dettata dalle recensioni più importanti e altre occasioni speciali, e così continuerà sicuramente in futuro, mentre chissà, magari torneranno anche gli excursus generali sul cinema e qualche bella lista o classifica.
lunedì 13 gennaio 2020
Nomination Oscar 2020
Esattamente come l'anno scorso, ecco qui tutte le nomination della prossima edizione degli Oscar, i premi più prestigiosi di Hollywood, che quest'anno arrivano a quota 92 edizioni. La cerimonia si terrà la notte fra 9 e 10 febbraio, ma di questo e tanto altro si parla giù, ora ecco di seguito le nomination.
Miglior film
1917
The Irishman
Piccole donne
Jojo Rabbit
Joker
Storia di un matrimonio
C’era una volta… a Hollywood
Parasite
Le Mans 66 – La grande sfida
Miglior regia
Martin Scorsese per The Irishman
Sam Mendes per 1917
Quentin Tarantino per C’era una volta… a Hollywood
Bon Joon Ho per Parasite
Todd Phillips per Joker
Miglior attore protagonista
Joaquin Phoenix per Joker
Adam Driver per Storia di un matrimonio
Leonardo DiCaprio per C’era una volta… a Hollywood
Jonathan Pryce per I due papi
Antonio Banderas per Dolor y Gloria
Miglior attrice protagonista
Scarlett Johansson per Storia di un matrimonio
Saorsie Ronan per Piccole donne
Charlize Theron per Bombshell
Renee Zellweger per Judy
Cynthia Erivo per Harriett
Miglior attore non protagonista
Tom Hanks per Un amico straordinario
Anthony Hopkins per I due papi
Al Pacino per The Irishman
Joe Pesci per The Irishman
Brad Pitt per C’era una volta… a Hollywood
Miglior attrice non protagonista
Laura Dern per Storia di un matrimonio
Scarlett Johansson per Jojo Rabbit
Margot Robbie per Bombshell
Kathy Bates per Richard Jewell
Florence Pugh per Piccole donne
Miglior sceneggiatura originale
C’era una volta… a Hollywood
Storia di un matrimonio
Parasite
Cena con delitto – Knives Out
1917
Miglior sceneggiatura non originale
Jojo Rabbit
Joker
Piccole donne
The Irishman
I due papi
Miglior film di animazione
Dov’è il mio corpo?
Klaus
Dragon Trainer – Il mondo nascosto
Toy Story 4
Missing Link
Migliore film straniero
Les Misérables (Francia)
Honeyland (Macedonia del Nord)
Corpus Christi (Polonia)
Parasite (Corea del Sud)
Dolor y Gloria (Spagna)
Miglior documentario
American Factory
The Cave
The Edge of Democracy
For Sama
Honeyland
Miglior cortometraggio documentario
In the Absence
Learning to Skateboard in a Warzone (Id You’re a Girl)
Life Overtakes Me
St. Louis Superman
Walk Run Cha-Cha
Miglior cortometraggio
Brotherhood
Nefta Football Club
The Neighbor’s Widow
Saria
A Sister
Miglior cortometraggio animato
Dcera
Hair Love
Kitbull
Memorable
Sister
Migliore colonna sonora
Joker
Piccole Donne
Storia di un matrimonio
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Migliore canzone originale
“I’m Standing With You” da Atto di fede
“Into the Unknown” da Frozen II – Il segreto di Arendelle
“Stand Up” da Harriet
“(I’m Gonna) Love Me Again” da Rocketman
“I Can’t Let You Throw Yourself Away” da Toy Story 4
Miglior fotografia
1917
C’era una volta… a Hollywood
Joker
The Irishman
The Lighthouse
Migliori effetti speciali (“visual effects”)
Avengers: Endgame
The Irishman
Il re leone
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Migliori trucco e acconciature
Bombshell
Joker
Judy
Maleficent – Signora del Male
1917
Migliore scenografia
The Irishman
1917
C’era una volta… a Hollywood
Parasite
Jojo Rabbit
Migliori costumi
Joker
Piccole donne
C’era una volta… a Hollywood
The Irishman
Jojo Rabbit
Miglior montaggio
Le Mans 66 – La grande sfida
The Irishman
Parasite
Jojo Rabbit
Joker
Miglior sonoro (“sound editing”)
1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Miglior montaggio sonoro (“sound mixing”)
1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Ad Astra
Sarà davvero dura, una sfida molto accesa e combattuta fra le migliori pellicole del 2019, come del resto lo è stata anche l'ultima edizione dei Golden Globes. Sinceramente sono molto più elettrizzato rispetto all'anno scorso, si vede che quest'anno tornano le grandi competizione fra film bellissimi e fra grandi registi e sono davvero curioso di come si comporterà l'Academy. Non c'è un netto predominio di candidature per un film in particolare, ma, come detto, sarà una grande competizione fra un paio di pellicole che sono presenti in quasi tutte le nomination. Sicuramente sto parlando del trittico migliore, a mio parere, del 2019, composto da Joker, The Irishman e C'era una volta...a Hollywood, ma anche del 1917 di Sam Mendes, che dopo il trionfo ai Globes sta scalando i pronostici (oltre ad un netto incremento degli incassi). Si distinguono sicuramente gli altri candidati per miglior film (qui in numero maggiore rispetto ai Globes e senza distinzione fra drama e comedy). Mi dispiace davvero molto per l'esclusione di Robert De Niro dalla gara per il Miglior attore protagonista, mentre trovo davvero curiosa la situazione di Scarlett Johansson, nominata sia per Miglior attrice protagonista che non protagonista.
1917 riporta la bellezza di 10 nomination, mentre Joker è in testa con 11 candidature, l'ultima fatica di Martin Scorsese si attesta anch'essa sulla cifra tonda di 10 nomination, come del resto anche il nono film di Quentin Tarantino, sempre a quota 10.
I miei pronostici:
-Miglior film---->1917
-Miglior regia---->Sam Mendes
-Miglior attore protagonista---->Joaquin Phoenix
-Miglior attore non protagonista----> Brad Pitt
-Miglior attrice protagonista---->Renèe Zellweger
-Miglior attrice non protagonista---->Laura Dern
-Miglior sceneggiatura originale---->C'era una volta a...Hollywood
-Miglior sceneggiatura non originale---->The Irishman
-Miglior film d'animazione---->Toy Story 4
-Miglior film straniero---->Parasite
-Miglior colonna sonora---->Joker
-Miglior fotografia---->Joker
-Miglior effetti speciali---->1917
Questi pronostici non corrispondono a quelli che io premerei (quelli li potete leggere nell'articolo dei Cinemaverso Awards), ma sono piccole "scommesse" tenendo conto di come l'Academy ha valutato certi tipi di film in passato o di come certi film sono stati accolti negli States.
Non ho voluto dire tutto ciò che penso in merito a queste nomination e lascio il resto per la vicina Road to Oscar 2020.
Miglior film
1917
The Irishman
Piccole donne
Jojo Rabbit
Joker
Storia di un matrimonio
C’era una volta… a Hollywood
Parasite
Le Mans 66 – La grande sfida
Miglior regia
Martin Scorsese per The Irishman
Sam Mendes per 1917
Quentin Tarantino per C’era una volta… a Hollywood
Bon Joon Ho per Parasite
Todd Phillips per Joker
Miglior attore protagonista
Joaquin Phoenix per Joker
Adam Driver per Storia di un matrimonio
Leonardo DiCaprio per C’era una volta… a Hollywood
Jonathan Pryce per I due papi
Antonio Banderas per Dolor y Gloria
Miglior attrice protagonista
Scarlett Johansson per Storia di un matrimonio
Saorsie Ronan per Piccole donne
Charlize Theron per Bombshell
Renee Zellweger per Judy
Cynthia Erivo per Harriett
Miglior attore non protagonista
Tom Hanks per Un amico straordinario
Anthony Hopkins per I due papi
Al Pacino per The Irishman
Joe Pesci per The Irishman
Brad Pitt per C’era una volta… a Hollywood
Miglior attrice non protagonista
Laura Dern per Storia di un matrimonio
Scarlett Johansson per Jojo Rabbit
Margot Robbie per Bombshell
Kathy Bates per Richard Jewell
Florence Pugh per Piccole donne
Miglior sceneggiatura originale
C’era una volta… a Hollywood
Storia di un matrimonio
Parasite
Cena con delitto – Knives Out
1917
Miglior sceneggiatura non originale
Jojo Rabbit
Joker
Piccole donne
The Irishman
I due papi
Miglior film di animazione
Dov’è il mio corpo?
Klaus
Dragon Trainer – Il mondo nascosto
Toy Story 4
Missing Link
Migliore film straniero
Les Misérables (Francia)
Honeyland (Macedonia del Nord)
Corpus Christi (Polonia)
Parasite (Corea del Sud)
Dolor y Gloria (Spagna)
Miglior documentario
American Factory
The Cave
The Edge of Democracy
For Sama
Honeyland
Miglior cortometraggio documentario
In the Absence
Learning to Skateboard in a Warzone (Id You’re a Girl)
Life Overtakes Me
St. Louis Superman
Walk Run Cha-Cha
Miglior cortometraggio
Brotherhood
Nefta Football Club
The Neighbor’s Widow
Saria
A Sister
Miglior cortometraggio animato
Dcera
Hair Love
Kitbull
Memorable
Sister
Migliore colonna sonora
Joker
Piccole Donne
Storia di un matrimonio
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Migliore canzone originale
“I’m Standing With You” da Atto di fede
“Into the Unknown” da Frozen II – Il segreto di Arendelle
“Stand Up” da Harriet
“(I’m Gonna) Love Me Again” da Rocketman
“I Can’t Let You Throw Yourself Away” da Toy Story 4
Miglior fotografia
1917
C’era una volta… a Hollywood
Joker
The Irishman
The Lighthouse
Migliori effetti speciali (“visual effects”)
Avengers: Endgame
The Irishman
Il re leone
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Migliori trucco e acconciature
Bombshell
Joker
Judy
Maleficent – Signora del Male
1917
Migliore scenografia
The Irishman
1917
C’era una volta… a Hollywood
Parasite
Jojo Rabbit
Migliori costumi
Joker
Piccole donne
C’era una volta… a Hollywood
The Irishman
Jojo Rabbit
Miglior montaggio
Le Mans 66 – La grande sfida
The Irishman
Parasite
Jojo Rabbit
Joker
Miglior sonoro (“sound editing”)
1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Miglior montaggio sonoro (“sound mixing”)
1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Ad Astra
Sarà davvero dura, una sfida molto accesa e combattuta fra le migliori pellicole del 2019, come del resto lo è stata anche l'ultima edizione dei Golden Globes. Sinceramente sono molto più elettrizzato rispetto all'anno scorso, si vede che quest'anno tornano le grandi competizione fra film bellissimi e fra grandi registi e sono davvero curioso di come si comporterà l'Academy. Non c'è un netto predominio di candidature per un film in particolare, ma, come detto, sarà una grande competizione fra un paio di pellicole che sono presenti in quasi tutte le nomination. Sicuramente sto parlando del trittico migliore, a mio parere, del 2019, composto da Joker, The Irishman e C'era una volta...a Hollywood, ma anche del 1917 di Sam Mendes, che dopo il trionfo ai Globes sta scalando i pronostici (oltre ad un netto incremento degli incassi). Si distinguono sicuramente gli altri candidati per miglior film (qui in numero maggiore rispetto ai Globes e senza distinzione fra drama e comedy). Mi dispiace davvero molto per l'esclusione di Robert De Niro dalla gara per il Miglior attore protagonista, mentre trovo davvero curiosa la situazione di Scarlett Johansson, nominata sia per Miglior attrice protagonista che non protagonista.
1917 riporta la bellezza di 10 nomination, mentre Joker è in testa con 11 candidature, l'ultima fatica di Martin Scorsese si attesta anch'essa sulla cifra tonda di 10 nomination, come del resto anche il nono film di Quentin Tarantino, sempre a quota 10.
I miei pronostici:
-Miglior film---->1917
-Miglior regia---->Sam Mendes
-Miglior attore protagonista---->Joaquin Phoenix
-Miglior attore non protagonista----> Brad Pitt
-Miglior attrice protagonista---->Renèe Zellweger
-Miglior attrice non protagonista---->Laura Dern
-Miglior sceneggiatura originale---->C'era una volta a...Hollywood
-Miglior sceneggiatura non originale---->The Irishman
-Miglior film d'animazione---->Toy Story 4
-Miglior film straniero---->Parasite
-Miglior colonna sonora---->Joker
-Miglior fotografia---->Joker
-Miglior effetti speciali---->1917
Questi pronostici non corrispondono a quelli che io premerei (quelli li potete leggere nell'articolo dei Cinemaverso Awards), ma sono piccole "scommesse" tenendo conto di come l'Academy ha valutato certi tipi di film in passato o di come certi film sono stati accolti negli States.
Non ho voluto dire tutto ciò che penso in merito a queste nomination e lascio il resto per la vicina Road to Oscar 2020.
lunedì 6 gennaio 2020
Vincitori Golden Globes 2020
È stata una gran bella nottata, con le prime premiazioni di questo 2020, i Golden Globes. Questa premiazione è fra le prime a tirare le somme della stagione cinematografica appena conclusa e, come ogni anno, serve anche per vedere i più favoriti film e attori per gli Oscar. Di seguito la lista di tutti i vincitori, poi via con i commenti personali.
Miglior Film - Drama: 1917
Miglior Attrice - Drama: Renee Zellweger, Judy
Miglior Attore - Drama: Joaquin Phoenix, Joker
Miglior Film - Musical o Commedia: C'era una volta a... Hollywood
Miglior attrice - Musical o Commedia: Awkwafina, The Farewell
Miglior attore - Musical o Commedia: Taron Egerton, Rocketman
Miglior attore non protagonista: Brad Pitt, C'era una volta a... Hollywood
Miglior colonna sonora: Joker
Miglior Limited Series / TV Movie: Chernobyl
Miglior Performance di un'attrice in Limited Series: Michelle Williams, Fosse/Verdon
Miglior Regista: Sam Mendes, 1917
Miglior Attrice TV Series - Drama: Olivia Colman, The Crown
Miglior Attrice non protagonista in una Limited Series: Patricia Arquette, The Act
Miglior Canzone Originale: I'm Gonna Love Me Again - Rocketman
Miglior Serie Tv - Comedy: Fleabag
Miglior Attrice non protagonista: Laura Dern, Storia di un matrimonio
Miglior Film d'Animazione: Missing Link
Miglior Sceneggiatura: C'era una volta a... Hollywood
Miglior Attore Serie Tv - Drama: Best Actor TV Series - Drama: Brian Cox, Succession
Miglior Film Straniero: Parasite
Miglior Attrice Serie Tv - Comedy: Phoebe Waller-Bridge, Fleabag
Miglior Serie Tv - Drama: Succession
Miglior Attore non protagonista in una Limited Series: Stellan Skarsgard, Chernobyl
Miglior Attore in una Limited Series: Russell Crowe, The Loudest Voice
Miglior Attore Serie Tv - Comedy: Ramy Yousef, Ramy
La cerimonia è stata bella, tutto sommato, con i Globes presentati per la quinta (e sembra ultima) volta da Ricky Gervais, mattatore assoluto che con il discorso iniziale ha preso a pizze in faccia tutta Hollywood e non solo, non risparmiando niente e nessuno. Il red carpet ha visto una carrellata di celebrità, ovviamente molti volti noti, anche perché quest'anno abbiamo assistito al ritorno in scena di alcuni pesi massimi di Hollywood, con una concentrazione spaventosa di mostri sacri, basti pensare che quest'anno sotto il tetto del Beverly Hilton Hotel c'erano Martin Scorsese, Robert De Niro, Al Pacino, Quentin Tarantino, Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Daniel Craig, Chris Evans, Scarlett Johansson, Joaquin Phoenix, Sam Mendes, Taron Egerton, Tom Hanks e tanti, tantissimi altri, c'era anche Elton John.
Ma veniamo a noi e ai vincitori, non c'è stato un trionfatore indiscusso, ma ci sono un paio di film che si sono portati a casa un po' di statuette. Uno dei maggiori vincitori è stato sicuramente 1917, il film bellico di Sam Mendes in uscita tra pochi giorni in Italia. Mendes conquista il premio per la miglior regia, a sorpresa, strappandolo a Martin Scorsese, il favorito, ma anche a Quentin Tarantino e persino a Todd Philips, che con il suo Joker ci sperava veramente di vincere. Non solo, 1917 conquista anche il premio più prestigioso, come miglior film drammatico. Sinceramente sono rimasto abbastanza stizzito, il film ovviamente non l'ho visto, ma a questo punto, tenendo conto che ha superato The Irishman e Joker, deve essere come minimo spettacolare. Insomma, queste scelte della giuria non tanto le ho capite, anche perché non avevo i mezzi per farlo.
L'altro grande trionfatore di quest'anno è indubbiamente C'era una volta a...Hollywood, il nono film di Quentin Tarantino, su cui ho veramente detto di tutto e di più. Tarantino la spunta ancora una volta per il premio della miglior sceneggiatura (che ha già vinto tre volte), ma non si ferma qui e conquista anche il premio come miglior film commedia o musicale, meritatissimo ovviamente. Tarantino si ferma, ma il film ha avuto un altro premio, con la statuetta del miglior attore non protagonista data a Brad Pitt. Non era scontato, data l'enorme presenza di Al Pacino, ma Brad sembra proprio aver conquistato la giuria con il suo fantastico Cliff Booth, vincendo il suo secondo Globe dopo quello vinto per L'esercito delle 12 scimmie, la bellezza di 25 anni fa. Davvero molto bello il suo discorso, probabilmente il mio preferito dell'intera serata, nel quale ringrazia anche gli altri contendenti, mostri sacri del cinema che per lui erano considerati alla stregua di divinità, poi ha ringraziato suo "fratello" Quentin e il suo "partner in crime" Leonardo DiCaprio. In ogni caso, devo ammettere che di tutte le premiazioni, solo per queste tre ho esultato come un idiota.
C'è stata anche una gran bella celebrazione per Tom Hanks, premiato alla carriera, con una carrellata di tutta la sua filmografia, e che ha fatto anche lui un bel discorso. Per quanto riguarda il settore serie tv, posso dire veramente poco, non ho visto Fleabag, ma ne parlano tutti bene, come del resto anche Chernobyl, che ha conquistato due grossi premi. Da citare anche Russell Crowe, premiato per The Loudest Voice, illustro assente a causa degli incendi in Australia. E proprio la situazione australiana e il panorama politico di questi giorni sono stati al centri di molti dei discorsi degli attori, tra gli altri si è distinto Sacha Baron Cohen, che ha dato ironicamente del nazista a Marck Zuchenberg. Per quanto riguarda le attrici, vince ancora Olivia Colman, sempre per aver interpretato la regina, ma questa volta non si tratta della Favorita, ma di The Crown. Facevo il tifo per Scarlett Johansson, ma a spuntarla è stata Renée Zellweger, per Judy, che da noi deve ancora uscire.
L'altro grosso calibro di questa stagione, Joker, porta a casa due statuette, una per la colonna sonora e l'altra, ovviamente, per il miglior attore protagonista in un film drammatico, il grande Joaquin Phoenix. L'interprete di Arthur Fleck ha fatto un gran bel discorso, che tocca temi importanti, anche politici, ma che poi finisce persino per bacchettare Hollywood. Premio meritatissimo, ovviamente. Taron Egerton la spunta su Leonardo DiCaprio, conquistando con il suo Elton John, in Rocketman, il premio come miglior attore protagonista in un film commedia o musicale. Non ho avuto la fortuna di vedere Rocketman, ma non ne ho neanche tanta voglia, sinceramente, ora sono solo curioso di vedere quale star della musica porteranno sul grande schermo l'anno prossimo. L'anno scorso avevamo Freddie Mercury, quest'anno Elton John, ora a chi toccherà, Michael Jackson? Prince? Bah.
E ora veniamo alla parte più spinosa dell'articolo. Quest'anno era, senza dubbio, l'anno di Netflix, il colosso streaming che ha puntato molto sulle proprie produzioni originali, soprattutto The Irishman, Storia di un matrimonio e I due papi, facendo incetta di nomination. Ebbene, si porta a casa solo la vittoria di Laura Dern come miglior attrice non protagonista, per Storia di un matrimonio. Solo quello. Il meraviglioso film di Noah Baumbach è stato quasi del tutto ignorato, lo posso capire, la sfida era davvero ardua vedendo la concorrenza, e comunque una statuetta se la porta a casa. I due papi aveva poche possibilità, ammettiamolo, ma The Irishman di Martin Scorsese, dai. Non ha vinto niente. Niente. Neanche una statuetta. Alla premiazione c'era un tavolo con Scorsese, De Niro e Al Pacino ed è rimasto senza una statuetta fino alla fine. Vi giuro che questo non lo capirò mai. Mai. La sfida era davvero dura, è vero, ma se proprio non volevano dargli il premio di miglior film, dovevano almeno dare il premio alla miglior regia, perché Scorsese se lo merita tutto, quel premio. Persino Mendes ha ammesso che qualunque regista presente in quella stanza viveva sotto l'ombra di Martin Scorsese. Non voglio entrare in polemiche inutili, non so se è una ripicca della giuria contro Netflix, dato che gli attriti ci sono sempre stati in casi del genere, ma di sicuro, per me, questa completa trascuratezza per uno dei migliori film del 2019, è una grossa offesa a tutto il cinema, a tutta la settima arte. Negli anni mi sono quasi sempre ritrovato più nelle scelte dei Golden Globes che degli Oscar, ma questa volta spero che l'Academy possa rendere giustizia ad un pezzo mastodontico del cinema americano.
E niente, finisce qui, ormai le danze sono aperte e fra una settimana avremo le nomination agli Oscar 2020 e anche lì, statene certi, ne vedremo delle belle.
Miglior Film - Drama: 1917
Miglior Attrice - Drama: Renee Zellweger, Judy
Miglior Attore - Drama: Joaquin Phoenix, Joker
Miglior Film - Musical o Commedia: C'era una volta a... Hollywood
Miglior attrice - Musical o Commedia: Awkwafina, The Farewell
Miglior attore - Musical o Commedia: Taron Egerton, Rocketman
Miglior attore non protagonista: Brad Pitt, C'era una volta a... Hollywood
Miglior colonna sonora: Joker
Miglior Limited Series / TV Movie: Chernobyl
Miglior Performance di un'attrice in Limited Series: Michelle Williams, Fosse/Verdon
Miglior Regista: Sam Mendes, 1917
Miglior Attrice TV Series - Drama: Olivia Colman, The Crown
Miglior Attrice non protagonista in una Limited Series: Patricia Arquette, The Act
Miglior Canzone Originale: I'm Gonna Love Me Again - Rocketman
Miglior Serie Tv - Comedy: Fleabag
Miglior Attrice non protagonista: Laura Dern, Storia di un matrimonio
Miglior Film d'Animazione: Missing Link
Miglior Sceneggiatura: C'era una volta a... Hollywood
Miglior Attore Serie Tv - Drama: Best Actor TV Series - Drama: Brian Cox, Succession
Miglior Film Straniero: Parasite
Miglior Attrice Serie Tv - Comedy: Phoebe Waller-Bridge, Fleabag
Miglior Serie Tv - Drama: Succession
Miglior Attore non protagonista in una Limited Series: Stellan Skarsgard, Chernobyl
Miglior Attore in una Limited Series: Russell Crowe, The Loudest Voice
Miglior Attore Serie Tv - Comedy: Ramy Yousef, Ramy
La cerimonia è stata bella, tutto sommato, con i Globes presentati per la quinta (e sembra ultima) volta da Ricky Gervais, mattatore assoluto che con il discorso iniziale ha preso a pizze in faccia tutta Hollywood e non solo, non risparmiando niente e nessuno. Il red carpet ha visto una carrellata di celebrità, ovviamente molti volti noti, anche perché quest'anno abbiamo assistito al ritorno in scena di alcuni pesi massimi di Hollywood, con una concentrazione spaventosa di mostri sacri, basti pensare che quest'anno sotto il tetto del Beverly Hilton Hotel c'erano Martin Scorsese, Robert De Niro, Al Pacino, Quentin Tarantino, Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Daniel Craig, Chris Evans, Scarlett Johansson, Joaquin Phoenix, Sam Mendes, Taron Egerton, Tom Hanks e tanti, tantissimi altri, c'era anche Elton John.
L'altro grande trionfatore di quest'anno è indubbiamente C'era una volta a...Hollywood, il nono film di Quentin Tarantino, su cui ho veramente detto di tutto e di più. Tarantino la spunta ancora una volta per il premio della miglior sceneggiatura (che ha già vinto tre volte), ma non si ferma qui e conquista anche il premio come miglior film commedia o musicale, meritatissimo ovviamente. Tarantino si ferma, ma il film ha avuto un altro premio, con la statuetta del miglior attore non protagonista data a Brad Pitt. Non era scontato, data l'enorme presenza di Al Pacino, ma Brad sembra proprio aver conquistato la giuria con il suo fantastico Cliff Booth, vincendo il suo secondo Globe dopo quello vinto per L'esercito delle 12 scimmie, la bellezza di 25 anni fa. Davvero molto bello il suo discorso, probabilmente il mio preferito dell'intera serata, nel quale ringrazia anche gli altri contendenti, mostri sacri del cinema che per lui erano considerati alla stregua di divinità, poi ha ringraziato suo "fratello" Quentin e il suo "partner in crime" Leonardo DiCaprio. In ogni caso, devo ammettere che di tutte le premiazioni, solo per queste tre ho esultato come un idiota.
C'è stata anche una gran bella celebrazione per Tom Hanks, premiato alla carriera, con una carrellata di tutta la sua filmografia, e che ha fatto anche lui un bel discorso. Per quanto riguarda il settore serie tv, posso dire veramente poco, non ho visto Fleabag, ma ne parlano tutti bene, come del resto anche Chernobyl, che ha conquistato due grossi premi. Da citare anche Russell Crowe, premiato per The Loudest Voice, illustro assente a causa degli incendi in Australia. E proprio la situazione australiana e il panorama politico di questi giorni sono stati al centri di molti dei discorsi degli attori, tra gli altri si è distinto Sacha Baron Cohen, che ha dato ironicamente del nazista a Marck Zuchenberg. Per quanto riguarda le attrici, vince ancora Olivia Colman, sempre per aver interpretato la regina, ma questa volta non si tratta della Favorita, ma di The Crown. Facevo il tifo per Scarlett Johansson, ma a spuntarla è stata Renée Zellweger, per Judy, che da noi deve ancora uscire.
L'altro grosso calibro di questa stagione, Joker, porta a casa due statuette, una per la colonna sonora e l'altra, ovviamente, per il miglior attore protagonista in un film drammatico, il grande Joaquin Phoenix. L'interprete di Arthur Fleck ha fatto un gran bel discorso, che tocca temi importanti, anche politici, ma che poi finisce persino per bacchettare Hollywood. Premio meritatissimo, ovviamente. Taron Egerton la spunta su Leonardo DiCaprio, conquistando con il suo Elton John, in Rocketman, il premio come miglior attore protagonista in un film commedia o musicale. Non ho avuto la fortuna di vedere Rocketman, ma non ne ho neanche tanta voglia, sinceramente, ora sono solo curioso di vedere quale star della musica porteranno sul grande schermo l'anno prossimo. L'anno scorso avevamo Freddie Mercury, quest'anno Elton John, ora a chi toccherà, Michael Jackson? Prince? Bah.
E ora veniamo alla parte più spinosa dell'articolo. Quest'anno era, senza dubbio, l'anno di Netflix, il colosso streaming che ha puntato molto sulle proprie produzioni originali, soprattutto The Irishman, Storia di un matrimonio e I due papi, facendo incetta di nomination. Ebbene, si porta a casa solo la vittoria di Laura Dern come miglior attrice non protagonista, per Storia di un matrimonio. Solo quello. Il meraviglioso film di Noah Baumbach è stato quasi del tutto ignorato, lo posso capire, la sfida era davvero ardua vedendo la concorrenza, e comunque una statuetta se la porta a casa. I due papi aveva poche possibilità, ammettiamolo, ma The Irishman di Martin Scorsese, dai. Non ha vinto niente. Niente. Neanche una statuetta. Alla premiazione c'era un tavolo con Scorsese, De Niro e Al Pacino ed è rimasto senza una statuetta fino alla fine. Vi giuro che questo non lo capirò mai. Mai. La sfida era davvero dura, è vero, ma se proprio non volevano dargli il premio di miglior film, dovevano almeno dare il premio alla miglior regia, perché Scorsese se lo merita tutto, quel premio. Persino Mendes ha ammesso che qualunque regista presente in quella stanza viveva sotto l'ombra di Martin Scorsese. Non voglio entrare in polemiche inutili, non so se è una ripicca della giuria contro Netflix, dato che gli attriti ci sono sempre stati in casi del genere, ma di sicuro, per me, questa completa trascuratezza per uno dei migliori film del 2019, è una grossa offesa a tutto il cinema, a tutta la settima arte. Negli anni mi sono quasi sempre ritrovato più nelle scelte dei Golden Globes che degli Oscar, ma questa volta spero che l'Academy possa rendere giustizia ad un pezzo mastodontico del cinema americano.
E niente, finisce qui, ormai le danze sono aperte e fra una settimana avremo le nomination agli Oscar 2020 e anche lì, statene certi, ne vedremo delle belle.
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