venerdì 31 maggio 2019

Game of Thrones-Il Trono di Spade: le cronache del ghiaccio e del fuoco (TV Universe)

<<L'inverno sta arrivando>>

Inauguriamo una nuova rubrica, TV Universe, dedicata al mondo delle serie tv, del passato e del presente, uno spazio che mi permette di parlare delle serie tv nella loro interezza e non solo di stagioni singole come fatto in precedenza. Non potevo che inaugurare questa rubrica con LA serie tv, l'epopea televisiva che per 9 anni ha entusiasmato, appassionato e conquistato tutto il mondo, il prodotto televisivo che ha completamente rivoluzionato il modo di intendere le serie tv e che ha dato vita al fenomeno delle stesse che stiamo vivendo in questi anni. Alla luce della conclusione della sua ottava e ultima stagione, posso finalmente parlare su Cinemaverso di Game of Thrones.


La storia di GoT parte da lontano, innanzitutto è la trasposizione della saga fantasy "Le Cronache del ghiaccio e del fuoco" di George R. R. Martin, iniziata negli anni '90 e ancora in corso (è molto nota la lentezza di Martin nello scrivere i romanzi), negli anni lo scrittore americano venne contattato più volte dalle major hollywoodiane per trasporre la sua saga in un franchise cinematografico, Martin declinò sempre, in quanto convinto che la grande vastità della trama difficilmente poteva essere "contenuta" in un film o anche in una serie di film, inoltre il mercato cinematografico sicuramente non avrebbe accettato le numerose scene di sesso e violenza presenti nei libri. Per la svolta si dovette aspettare il 2006, quando i due sceneggiatori David Benioff e D. B. Weiss si innamorarono dell'epopea di Martin e convinsero lo scrittore che la forma più adatta per trasporre la saga fosse una serie tv, i due sceneggiatori proposero il progetto al colosso televisivo HBO, famoso per produrre serie mature e molto autoriali (insomma le migliori), come I Soprano, Roma o Deadwood e la produzione di Game of Thrones ebbe inizio.


Per la serie vennero scritturati attori molto giovani e promettenti, come Kit Harrington, Sophie Turner, Maisie Williams, Richard Madden e soprattutto Emilia Clarke, ma anche attori di un certo livello e ben "stagionati", come Sean Bean, Lena Headey, Nikolaj Coster-Waldau e Peter Dinklage. Il formato prescelto è inizialmente quello di dieci episodi di circa un'ora, mantenuto fino alla sesta stagione, per poi passare a sette episodi per la settima e sei per l'ottava e ultima stagione. Game of Thrones comincia la sua corsa nel 2011, e solo qualche settimana fa si è conclusa, nel frattempo ha conquistato record su record, premi su premi e il grande fenomeno delle serie tv, un vero e propio boom che da anni ci tiene incollati agli schermi, lo si deve quasi esclusivamente al successo colossale su scala globale di GoT.


Fa quasi ridere che sia stato il fantasy a conquistare il mondo, un genere considerato di nicchia per molti (anche da parte degli stessi autori inizialmente), che nell'immaginario è subito associato a Tolkien, Jackson e Il Signore degli Anelli, peccato che il fantasy di Martin è sporco e decadente, perverso e violento, composto da guerre per il potere e casate misteriose, in GoT i buoni non vincono ogni volta, sempre se ci sono dei buoni, i protagonisti vengono dominati dal destino, dalla brama di potere, dalla sete di vendetta, dalla lussuria e, in qualche caso, dall'amore e dall'onore.
Game of Thrones ha davvero conquistato tutto il mondo, sicuramente per la grande trama che è stata imbastita stagione dopo stagione, per il grande universo narrativo che si è creato, per l'ardore e il coraggio di molte scelte narrative, perché scardina ogni regola, arrivando in molti casi ad un vero e proprio anticlimax, per i meravigliosi personaggi presentati, sempre a rischio, perché GoT non risparmia nessuno, per lo stile e per molte, molte altre cose, che ora vedremo.


La prima stagione ha già in sé tutte le caratteristiche vincenti di GoT, una narrazione coinvolgente, un ottimo cast, una buona storia, ma comunque tutto nella norma, tutto ottimo, ma niente di eclatante, fino al finale di stagione. SPOILER La morte di Ned Stark (Sean Bean) ha cambiato tutto, lo spettatore capisce che le regole "classiche" non valgono, che GoT è qualcosa di diverso, dannatamente diverso, oltre ovviamente al fantasy crepuscolare e al sesso, si parla proprio di rivoluzione. Il protagonista crepa, e anche in maniera cruenta e inaspettata, proprio quando sembrava diventare il grande protagonista dei fantasy. Insomma, da quel momento in poi tutto cambia, ci si poteva aspettare di tutto, nessuno dei personaggi era al sicuro e il vero volto di GoT veniva mostrato.


Con la seconda stagione l'universo di GoT si amplia a dismisura e non smetterà di crescere fino alla settima stagione. Si cambia ambientazione in continuazione, personaggi passano da filoni narrativi ad altri in continuazione, le storie si intrecciano e i colpi di scena aumentano sempre di più, ogni finale di stagione è una sorpresa, e ogni anno si teme per i personaggi amati, perché potrebbe toccare a loro. Il successo della serie aumenta sempre di più, si crea un fandom internazionale invidiabile da centinaia di saghe cinematografiche e da altre serie tv, perché niente è come GoT e niente sarà mai come GoT.
Personaggi come Tyrion Lannister (Peter Dinklage), Arya Stark (Maisie Williams), Jon Snow (Kit Harrington) e Daenerys Targaryen (Emilia Clarke) divengono gli idoli del pubblico, mentre gli altri personaggi, dai cattivi ai cattivissimi, passando per gli anti eroi, sono oggetto di discussione fra i fan, fra chi li ama e chi li odia.


La serie tocca dei picchi di alta qualità, personalmente ricorderò sempre lo shock per le Nozze Rosse, uno dei più grandi colpi di scena della serie (almeno per chi non aveva letto i libri) oppure le vicende di Tyrion, fra i personaggi migliori, che passa SPOILER per sottomissioni ingrate, amori deludenti fino all'inevitabile uccisione del padre e dell'amante, per poi passare al filone narrativo di Daenerys. Ci siamo appassionati alle vicende della madre dei draghi, sempre distanti eppure così importanti, sorrette dalla meravigliosa Emilia Clarke, come del resto sembravano distanti le peripezie di Jon Snow, il bastardo Stark nel grande nord, oltre la barriera, destinato a qualcosa di ben più grande, da ricordare la "bastardata" degli autori di lasciare tutti col fiato in sospeso per un anno per SPOILER la sorte del personaggio, l'unico che è effettivamente morto e risorto nella serie. GoT era immenso, sfaccettato, coinvolgente, spietato e soprattutto, amatissimo dal pubblico, divenendo talmente popolare, talmente amato, da essere odiato.


La serie ha quindi superato i libri, già la quinta stagione tirava per le lunghe la trama imbastita da Martin nell'ultimo libro pubblicato, con la sesta si comincia con il materiale totalmente nuovo, fino all'ottava e ultima. Da questo momento le critiche di molti fan si accentuano fino a etichettare la serie (per fortuna non per tutti i fan) come "decaduta", molti la criticano proprio per il materiale nuovo originale, non considerato all'altezza, ma è più che altro un sentimento comune, totalmente ingiustificato, almeno da parte mia. Con la sesta e la settima si tirano i fili, operazione non proprio facile, vista l'enormità dei personaggi e delle ambientazioni, ma che comunque ha dato modo di avere diverse evoluzioni nella trama, SPOILER il ritorno degli Stark, Daenerys (finalmente) verso Westeros e soprattutto la Battaglia dei Bastardi, altra grandissima vetta toccata dalla serie, un vero grande capolavoro emozionante, che rappresenta al meglio il nuovo corso di GoT, oltre ovviamente alla grande rivelazione riguardante le vere origini Targaryen di Jon Snow, che confermano una teoria dei fan che effettivamente ci ha visto lungo.


Quindi tutti i filoni narrativi convergono e la produzione decide che l'ottava stagione sarà l'ultima, la conclusione dell'epopea, che si tinge di vero e "puro" fantasy, con SPOILER la minaccia degli Estranei e del Re della Notte. Anche qui, la cosa mi fa un po' sorridere, perché ai tempi del boom della popolarità della serie, i benpensanti "giustificavano" il loro attaccamento ad una serie fantasy affermando che "c'è sesso, violenza e parolacce, non è fantasy" peccato che alla fine della fiera GoT sia puro fantasy, meno edulcorato certo, ma con tanto di magia, draghi, streghe, regine, profezie e cavalieri.


Arriviamo così all'ultima stagione, il viaggio è stato davvero lungo, le aspettative altissime (complici due anni di stop che altro non hanno fatto che creare attesa) e proprio per questo il rischio di ritrovarsi di fronte ad una delusione, dopo aver seguito la serie per 9 anni, è molto alto, probabilmente non ero neanche pronto a dire addio a questi personaggi (almeno quelli che sono rimasti in vita). Prepararsi alla conclusione non è mai facile e per quanto ci si possa sforzare, non è stato possibile prevedere ciò che sarebbe successo, perché ci sono stati abbastanza colpi di scena, in perfetto stile GoT. La sensazione di ritrovarsi alla fine di un lungo sentiero non si è fatto sentire più del dovuto, purtroppo l'evidente fretta degli autori (grosso difetto di questa stagione) ha tagliato fuori alcuni elementi della serie, o meglio, non ne ha tenuto più conto, come alcune profezie, ma il tutto doveva convergere per il gran finale, un finale deflagrante e non privo di sorprese.


Anche qui si è toccato un grande picco, l'ultimo, che è la 8x03, la Lunga Notte, probabilmente l'episodio migliore di tutta la serie, emozionante, epico oltre ogni misura, che mi ha inevitabilmente commosso. Da questo momento tutto SPOILER fino alla fine del paragrafo. Con la 8x03 si conclude la trama degli Estranei, purtroppo tralasciando qualcosa, ma per me non fa niente, visto l'incredibile risultato finale. Resta quindi da concentrarsi sulla guerra per il trono, con la 8x05 ci si avvia alla conclusione, termina drammaticamente (e in modo molto emozionante) la saga di Jamie e Cersei, per il resto la puntata è davvero un capolavoro televisivo, rappresenta il grande colpo di scena, la definitiva rivelazione su Daenerys Targaryen, che quindi diventa quella che era sempre destinata ad essere (almeno per me), la regina folle, degna del suo sangue e della sua casata. Questo twist ha prodotto la gran parte delle critiche di questa ottava stagione, Daenerys era probabilmente la più amata dai fan, che purtroppo sono rimasti ciechi di fronte a quello che, almeno a mio parere ripeto, era la giusta evoluzione del personaggio, ovviamente la cosa non è stata molto sviluppata e l'evoluzione giunge troppo frettolosamente, ma anche con qualche altra stagione in più, era sicuramente la direzione che stava prendendo Daenerys, c'erano indizi fin dalla prima stagione e infatti la cosa viene poi "spiegata ai fan" (perché ai fan le cose vanno spiegate almeno tre volte) per bocca di Tyrion nell'ultima puntata.
Ci siamo, la 8x06, la fine, l'ultimo capitolo di Game of Thrones, la disperata e sofferta conclusione di una lunga epopea, Daenerys viene uccisa da Jon Snow e ne consegue una scena molto emozionante, per poi arrivare ad un lungo epilogo gestito come un grandissimo anticlimax da parte degli autori. Non nego che le scelte finali mi abbiano fatto storcere un po' il naso, non nego che avrei voluto vedere Jon sul trono (anche se il trono non c'è più, tra l'altro grande scelta questa), ma ovviamente gli autori non dovevano assolutamente fare ciò che io avrei fatto, solo che io questo particolare l'ho capito, tantissimi fan no, che hanno bocciato in toto le ultime scelte narrative. Bran diventa così il re, Tyrion riforma il governo e il Nord diventa libero, comunque mi ha emozionato l'epilogo degli Stark, vessati dal destino per tutta la serie, ma alla fine, i vincitori. E poi lui, Jon Snow, il mio personaggio preferito, nuovamente in esilio, ma in realtà libero come non lo è mai stato, a lui sono effettivamente dedicate le ultime scene di Game of Thrones e col tempo credo che mi soddisferà questo epilogo per il personaggio.


Questa stagione è stata largamente criticata, in lungo e in largo per il web, come ho detto prima, credo proprio che si è amato così tanto GoT che si è finito per odiarlo e questo capita solo con le grandi serie tv. Sono più che convinto che questa violentissima volontà di comandare dei fan non faccia per niente bene all'intrattenimento, si è arrivati persino a indire una petizione per rifare l'ottava stagione daccapo, cose da matti, e la cosa più triste è che la cifra delle firme è stratosferica.


In ogni caso è finita un'epopea che ha cambiato l'immaginario, la saga degli Stark (come Star Wars è la saga degli Skywalker) è giunta al termine, in televisione niente sarà più come prima e il vuoto che GoT lascerà difficilmente verrà colmato dai vari spin-off della serie che in questo momento stanno sviluppando e poi chissà, magari un giorno, cavalcando la nostalgia, potremmo ritrovare questi personaggi, anche se non so se sarebbe una cosa buona o meno, perché ora che è finita, posso assolutamente affermare che Game of Thrones è stata la mia serie tv preferita, in modo assoluto, e difficilmente verrà spodestata per molto, molto tempo.

Niente era come GoT, niente è come GoT e niente sarà mai come GoT.

lunedì 27 maggio 2019

I segreti di Wind River: la frontiera americana oggi (CineRandom)

Torna CineRandom, la rubrica dedicata alla recensione di film di vario genere, che possono essere degli ottimi film (ma non Pietre Miliari), dei film di cui non si sente parlare molto, oppure anche film abbastanza mediocri. Il film di cui parliamo oggi rientra nella seconda categoria, un ottimo film di cui non si è sentito molto parlare all'uscita e neanche in seguito, un vero peccato, perché vale davvero molto e ora vediamo anche perché. Oggi parliamo de I segreti di Wind River, di Taylor Sheridan.


Wind River (solo in italiano è stato aggiunto "I segreti") è un film del 2017, scritto e diretto dal nuovo astro nascente Taylor Sheridan, attore, sceneggiatore e regista statunitense, che negli ultimi anni si è distinto per aver firmato le sceneggiature di Sicario e Hell or High water, per aver diretto il film di cui stiamo parlando oggi e per la creazione della serie tv Yellowstone, con Kevin Costner, ancora in corso e purtroppo inedita in Italia. Per il ruolo dei protagonisti del film erano previsti Chris Pine e Elizabeth Olsen, la Olsen è rimasta a bordo, ma Pine abbandonò il progetto e Jeremy Renner salì a bordo.


La pellicola segue le vicende di Cory Lambert (Jeremy Renner), cacciatore di animali predatori nella riserva indiana Wind River in Wyoming e Jane Banner (Elizabeth Olsen), una giovane agente dell'FBI chiamata ad indagare sulla misteriosa morte di una ragazza nativo americana, che si scopre essere stata anche stuprata. L'agente e il cacciatore dovranno collaborare per venire a capo della vicenda, molto più insidiosa di quel che sembra.  


Sheridan è davvero molto bravo, sforna sceneggiature solide e con questo film dà prova di poter anche dirigere egregiamente una pellicola. Con Wind River, Sheridan completa una sorta di trilogia di sceneggiature, dopo Hell or High water (diretto da David McKenzie) e Sicario (diretto da Denis Villenueve), basate sulla frontiera americana contemporanea, infatti questo film ha molti tratti in comune con un western, per la precisione uno snow western, cioè ambientato fra le nevi, quindi dalle parti del Wyoming e del Montana, ma il tutto ambientato oggi, nel nostro presente, il che lo rende anche un western contemporaneo, un genere che trovo molto interessante, che dimostra come le tematiche molto care alle pellicole ambientate nel far west possano anche essere adattate ai giorni nostri.


Jeremy Renner ci regala una performance più che eccellente, che dimostra la bravura di un attore non sempre "sulla cresta" e noto soprattutto per interpretare Occhio di falco nel Marvel Cinematic Universe, il suo personaggio è duro e freddo come il Wyoming stesso, ma molto umano e dal passato luttuoso, un eroe western d'altri tempi. Sempre dal mondo Marvel proviene Elizabeth Olsen, interprete di Wanda Maximoff, che qui si ritrova a vestire i panni di una giovane agente di città per niente contenta di essere spedita in mezzo alla neve. La coppia è quindi già ben rodata e funziona molto bene sullo schermo, del resto entrambi i loro personaggi sorreggono la pellicola da soli con la loro grande umanità e non solo.


Wind River è una storia fredda e assordante nei suoi silenzi, non solo per l'ambientazione, ma anche per la tragicità di cui sono protagonisti i personaggi, riflette molto una parte di America che non si racconta spesso, oltre a presentare la situazione dei nativi americani oggigiorno. Anche se siamo nel 2017, la legge non arriva dappertutto, di sicuro non fino ai meravigliosi, e ancora selvaggi, picchi innevati del Wyoming, dove spesso il freddo e la solitudine possono far impazzire e dove esistono solo due tipi di persone: cacciatori e prede.

domenica 26 maggio 2019

Festival di Cannes 2019: vincitori e novità

Si è conclusa ieri la 72esima edizione del Festival di Cannes, fra i più importanti festival del cinema a livello internazionale. Qui di seguito riporto i vincitori dei premi di quest'anno, mentre sotto ci saranno commenti, curiosità riguardanti questa edizione e alcuni dei film che sono stati presentati quest'anno.


Palma d'Oro per il miglior film
PARASITE di Bong Joon Ho

Gran Premio

ATLANTIQUE di Mati Diop

Premio alla Regia
LE JEUNE AHMED, di Jean-Pierre & Luc Dardenne

Premio della Giuria (ex-æquo)
LES MISÉRABLES di Ladj Ly
 e 
BACURAU, di Bacurau by Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles

Premio alla Sceneggiatura 
CÉLINE SCIAMMA per Portrait de la jeune fille en feu

Premio per l'Interpretazione Femminile 
EMILY BEECHAM, per Little Joe di Jessica Hausner

Premio per l'Interpretazione Maschile
ANTONIO BANDERAS, per Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar

Menzione speciale
IT MUST BE HEAVEN, di Elia Suleiman

Camera d'Or per la miglior Opera Prima

Nuestras Madres, di César Díaz

Palma d'Oro per il miglior cortometraggio
The Distance Between Us and the Sky, di Vasilis Kekatos



Menzione speciale a: 
Monstruo Dios, di Agustina San Martín


Inutile commentare i film vincitori, perché Cannes non è la premiazione degli Oscar, i film in gara sono tutte anteprime mondiali o quasi, oltre ad avere una risonanza internazionale, con film provenienti da tutto il mondo, comunque mi fa piacere per il premio a Antonio Banderas, un attore che apprezzo molto.
La giuria di quest'anno era composta da nomi di alto livello, fra cui spiccano: Alejandro González Inárritu, presidente della giuria di quest'anno, pluripremiato regista di Birdman e Revenant; Yorgos Lanthimos, uno dei nuovi volti del cinema internazionale, regista de La favorita; l'attrice Elle Fanning e infine la regista e sceneggiatrice italiana Alice Rohrwacker.


Tra i numerosi film in concorso, molti dei quali venivano proiettati per la prima volta proprio al festival, quello che più mi preme citare è indubbiamente C'era una volta...a Hollywood, il nono film di Quentin Tarantino, che chiunque segue questo blog sa essere il mio regista preferito. La nuova fatica di Tarantino ha ricevuto sei minuti di applausi dal pubblico di Cannes e le prime recensioni (rigorosamente no spoiler, vista la lettera aperta di Tarantino alla stampa in cui prega di non spoilerare nulla) evidenziano un Tarantino meno scatenato e più celebrativo, descrivendo "C'era una volta..." come una lettera d'amore al cinema, senza però dimenticare lo stile del regista, che sicuramente si farà notare quando le vicende dell'attore Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e il suo stunt-man Cliff Booth (Brad Pitt) si legheranno a doppio filo con il massacro di Cielo Drive, in cui la "family" di Charles Manson uccise l'attrice Sharon Tate (Margot Robbie). Un cast stellare accompagna Tarantino, fra i più imponenti di sempre, che comprende, oltre a DiCaprio, Pitt e Robbie, Al Pacino, Kurt Russell, Michael Madsen, Timothy Olyphant, Dakota Fanning e molti altri. Un film molto atteso, che purtroppo in Italia arriverà il 19 settembre, mentre in USA a luglio.


Tra gli altri film in gara vale la pena citare altre pellicole di un certo livello, come Dolor y gloria di Pedro Almodóvar, con Antonio Banderas e Penélope Cruz, Parasite di Bong Joon-ho, che si è aggiudicato il premio più importante, la Palma d'oro e I morti non muoiono, di Jim Jarmusch, film d'apertura del festival, con Bill Murray, Adam Driver, Steve Buscemi, Selena Gomez e Tilda Swinton. Per quanto riguarda i film non in gara, c'è stata la proiezione di Rocketman di Dexter Fletcher, il biopic su Elton John, interpretato da Taron Edgerton, in uscita il 30 maggio al cinema.


L'Italia ha riscosso un notevole successo, grazie all'unica pellicola nostrana in gara, Il traditore, di Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino nei panni di Tommaso Buscetta, mafioso e in seguito pentito, cruciale nel maxi processo a Cosa nostra condotto da Falcone. Il film ha ricevuto ben 13 minuti di applausi dal pubblico del festival e anche nei cinema sta riscuotendo un notevole successo, inoltre proprio a Cannes, in seguito al grande successo, la Sony ha acquistato i diritti di distribuzione per portare Il traditore negli States.


Un'edizione molto interessante, in cui sono state presentate alcune pellicole di cui si sentirà molto parlare nella stagione cinematografica corrente.

venerdì 24 maggio 2019

12 falsi miti del cinema (Classifiche)

Il cinema condiziona il nostro modo di pensare a volte, e ci porta a credere che alcune delle cose che si vedano in sala possano effettivamente essere reali, soprattutto quando diventano delle vere e proprie regole non scritte del cinema, sto parlando di alcuni falsi miti che a causa del cinema (soprattutto quello action) abbiamo pensato potessero essere reali. Sinceramente a me diverte sempre scoprire che sia falsa qualcosa che crediamo fortemente sia vera, convinzioni che derivano proprio da una moltitudine di film. Vediamo alcuni divertenti esempi qui di seguito.


1.Finestre sfondate



Sono innumerevoli i film action in cui l'eroe sfonda una vetrata o una finestra, per salvarsi le chiappe, come in Die Hard, oppure per un'entrata teatrale, stile Batman per intenderci. Spesso ne escono illesi, nel peggiore dei casi se la cavano con qualche graffio, peccato che nel mondo reale si creerebbero una moltitudine di tagli piccoli e grandi, alcuni persino mortali, oltre al fatto che nella realtà non basta solo un calcio per sfondare una finestra, soprattutto poi se ci si trova su un grattacielo, come in molti film.

2.Scientifica miracolosa



In quanti pellicole e serie tv poliziesche un gran quantitativo di casi viene risolto grazie all'apporto miracoloso della scientifica? Nel giro di qualche ora (o anche meno) gli affascinanti poliziotti-scienziati riescono a fare esami del DNA, rintracciare ed esaminare impronte e scoprire il colpevole anche grazie ad un solo capello ritrovato sulla scena del crimine, magari fosse così anche nella realtà, dove invece servono giorni, se non proprio mesi, al reparto della scientifica solo per fare un esame del DNA.

3.Defibrillatore resuscitatore



Chissà quanti protagonisti di film devono la loro vita all'intervento fulminante di un defibrillatore, capace di ridare la vita ai nostri amati eroi con qualche scossa e così di salvarli in extremis, anche quando non hanno più battito e li diamo tutti per spacciati, menomale che i nostri eroi non esistano nel mondo reale, dato che qui non possono essere salvati da nessun defibrillatore, infatti quando non si ha più battito si è passati a miglior vita, scossa o non scossa. Ovviamente non ne parliamo neanche dei miracolosi massaggi cardiaci a mani nude.

4.Impossibili esplosioni



Andiamo su un classico, che più classico non c'è, ovvero le mirabolanti esplosioni di auto e vetture nei film action, quasi sempre causate da fiammiferi, sigarette, mozziconi se non proprio scintille, che a contatto con la benzina producono istantaneamente i grandi botti dei film, o meglio ancora, quando le esplosioni sono causate da cadute nei burroni o incidenti vari. Nella realtà la benzina necessita di una buona dose di gas, che si deve anche miscelare con l'aria, per produrre un'esplosione, ovviamente ci sono casi in cui alcune esplosioni "cinematografiche" sono realmente avvenute, ma sono casi eccezionali.

5.Silenziatori non silenziosi



Da James Bond a molte spy o gangster story, il silenziatore ammortizza il suono dello sparo, che così viene ridotto al minimo, oltre ovviamente a rendere eleganti le pistole usate, anzi, in molti film vengono persino usati panni o cuscini come silenziatori "fatti in casa". Nella realtà, anche usando i silenziatori, il rumore dello sparo supera i 100 decibel, praticamente la stessa intensità di una sirena dell'ambulanza, abbastanza rumorosi per chiamarsi silenziatori.

6.24 ore per le indagini



Ritorniamo ai polizieschi, dove si sente sempre affermare che non si possono avviare le indagini (riguardanti le persone scomparse) prima che siano passate 24 ore dalla scomparsa, ovviamente e logicamente nel mondo reale questa regola non esiste, e le denunce per le persone scomparse vengono e dovrebbero essere fatte immediatamente.

7.Due pistole alla volta



Dai western ai film action, impugnare due pistole alla volta fa sempre un effetto fico e a volte comodo per eliminare gli avversari, peccato che nel mondo reale sia impossibile mirare a due persone contemporaneamente, oltre ovviamente a subire il rinculo di ben due armi da fuoco, e questo senza contare le innumerevoli volte in cui Arnold Schwarzenegger o Sylvester Stallone hanno impugnato addirittura due fucili o due mitragliatori contemporaneamente.

8.5 minuti per la localizzazione


I polizieschi sono davvero una miniera di trovate impossibili, ma comunque talmente ripetute nei vari film da diventare credibili, come per esempio la questione delle localizzazione di un cellulare in base alla durata della telefonata, ovviamente in molti film si cerca di mantenere il contatto telefonico con l'antagonista per i fatidici 5 minuti, così da dare il tempo alle forze dell'ordine di localizzarlo. Nella realtà servirebbe almeno un'ora alla polizia per localizzare un telefono in base alla telefonata, quindi bisognerebbe davvero tirarla per le lunghe la conversazione con il nemico.

9.Lucchetti anti-proiettile


Altro grande classico del cinema, ogni volta che una porta o un cancello è bloccato da un lucchetto, basta il consueto sparo ben mirato con una pistola per levare di mezzo l'ostacolo, semplice e sbrigativo, peccato che nella realtà il proiettile scalfirebbe solamente il lucchetto, che grosso modo rimarrebbe intatto.

10.Granate a perdita di denti


Che sia un film di guerra o un action duro e crudo, un altro effetto fico, "compare" delle due pistole, è sicuramente l'attivare una mina togliendo la sicura con la bocca, come gesto di disperazione oppure perché sì, è fico, ma nel mondo reale fare una cosa del genere significa quasi sicuramente la perdita dei denti e di tutta la mandibola e poi di tutto il resto, quando la granata esploderà nella mano.

11.Tra gli asteroidi


Da Star Wars a Star Trek, une delle più grandi minacce dello spazio profondo dei film di fantascienza è un imprevedibile, inarrestabile massa di asteroidi, pronta a minacciare la navicella dei nostri eroi. Nel vero spazio, invece, gli asteroidi sono molto distanti l'uno dall'altro, e non di poco, si tratta di milioni di kilometri di distanza, insomma, ci passa una flotta intera prima di rischiare di incontrarne uno.

12.Hacker superveloci


Ogni volta che vengono messi in mezzo i computer, al cinema, vengono tirate in ballo delle figure sempre un po' astratte, gli hacker, capaci di entrare in sistemi di sicurezza inespugnabili in pochi minuti, smanettando sulle tastiere. Nella realtà coloro che agiscono illegalmente con i computer non si chiamano neanche hacker, ma cracker, gli hacker infatti sono coloro che si occupano della sicurezza di alcuni siti, praticamente l'opposto quindi. In ogni caso, per "bypassare" i sistemi di sicurezza ci vorrebbero ore intere e le varie tecniche prevedono molto più di qualche tasto a caso della tastiera.

sabato 18 maggio 2019

Film & Videogiochi: la coppia che scoppia (Cinema Story)

Torna Cinema Story, lo spazio del blog dedicato alla discussione di temi inerenti alla settima arte in lungo e in largo. L'ultimo appuntamento con questa rubrica è stato protagonista di una colossale cavalcata con cui si è sviscerato il fenomeno dei cinecomics e le sue origini, in questo nuovo appuntamento parliamo ancora una volta di trasposizioni cinematografiche, ma non dai fumetti, bensì dai videogiochi.


I film tratti di videogiochi, benché molto numerosi e in continua crescita, non sono mai stati un vero e proprio fenomeno cinematografico e spesso si sono anche rivelati dei colossali flop al botteghino, anche quando si trattava di trasposizioni di saghe videoludiche la cui fama nel mondo delle console è indiscussa. Perché ciò? Ovviamente la cosa dipende da vari fattori, spesso legati unicamente alle pellicole in questione, comunque bisogna dire che ci sono molti casi in cui i franchise creati dalla trasposizione dei videogiochi hanno riscosso parecchio successo, divenendo saghe cinematografiche a tutti gli effetti.


Veniamo a noi e cominciamo a fare qualche nome, le prime trasposizioni cinematografiche dei videogiochi cominciano ad apparire negli anni '90, ovviamente aggiungerei, dato che la fama di alcuni dei videogiochi più importanti comincia ad essere costruita proprio in quegli anni, quindi le major hollywoodiane erano intenzionate ad unire il pubblico dei videogiochi, nuovo fenomeno in forte crescita, con quello del cinema, sempre aperto a portare sul grande schermo nuove opere, peccato che gli anni '90 sono sì, gli anni dell'inizio del fenomeno dei videogiochi, ma per il cinema sono stati anni decisamente strani. Esagerato, diversificato, sempre più cangiante, ipertrofico, ecco cos'era il cinema negli anni '90, gli anni del boom del genere action, spesso però questa smania dell'eccessivo ha prodotto non pochi risultati indecenti, che sono andati a formare quello che viene definito "genere trash", purtroppo non poche trasposizioni di videogiochi sono andate a finire sotto questa categoria.


Sicuramente è campione del trash il film di Super Mario Bros. del 1993, famoso per essere stato, effettivamente, il primo film ad essere tratto da un videogioco, ma è noto soprattutto per il disastroso prodotto cinematografico quale questo film è. Prodotto dalla stessa Nintendo, diretto da ben 4 registi, il film vede Bob Hoskins e John Leguizamo nei panni rispettivamente di Super Mario e Luigi, protagonisti di una vicenda strampalata, con dinosauri e cyberpunk da poveri che non sto qui a raccontare per risparmiarvelo. La fama del gioco di Super Mario è indiscussa, colosso dei videogiochi da praticamente sempre, ma l'orribile film prodotto fu, inevitabilmente, un disastro al box office, recuperando qualcosina dall'home video. Si portò dietro critiche a non finire e alcune polemiche da parte del cast, in soldoni, aveva davvero poco a che spartire con il popolarissimo videogioco da cui è tratto.


Resta il fatto che l'idea di trasporre videogiochi famosi al cinema piace ai capoccia di Hollywood e già dal 1994 cominciano ad essere prodotti film tratti da videogiochi popolari, da citare il caso di Street Fighter, gioco molto popolare e di successo, che nel '94 venne trasposto al cinema. Una produzione niente male, con la regia di Steven E. de Souza e per protagonista la star Jean-Claude Van Damme. Il film venne criticato enormemente dalla critica, ma ottenne un ottimo successo di pubblico, conquistando 100 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 35 milioni.


L'anno dopo, il 1995, esce nei cinema un altro film tratto da un gioco molto popolare, Mortal Kombat, diretto da Paul W. S. Anderson con Christopher Lambert nel cast. La pellicola ottenne un successo clamoroso, guadagnando oltre 122 milioni di dollari, rispetto ad un budget di appena 18 milioni. Il successo della pellicola spinse la produzione a mettere in cantiere un sequel nel 1997 e una serie tv, oltre ovviamente alla carrellata di videogiochi che beneficiavano del successo del film.


Con l'inizio del nuovo millennio, e una sempre maggiore innovazione e diffusione dei videogiochi, raggiungono le sale anche altre saghe videoludiche molto famose. Nel 2001 arriva nelle sale un progetto molto ambizioso, la trasposizione della saga di Final Fantasy, prodotta dalla Square Pictures. Viene messa su una produzione colossale, costata 137 milioni di dollari e un cast d'eccezione che comprende Alec Baldwin, Steve Buscemi, Ving Rhames, Donald Sutherland e James Woods. Il film si rivelò sorprendentemente un flop di proporzioni mastodontiche, riuscendo a guadagnare solo 85 milioni di dollari e rischiando di mandare in bancarotta la Square Pictures.


Al contrario, l'altro film tratto da un videogioco uscito nel 2001 ottenne un grande successo, sto parlando di Lara Croft: Tomb Raider, diretto da Simon West con Angelina Jolie nel ruolo dell'iconica protagonista. Il film venne completamente stroncato dalla critica, ma ottenne un notevole successo di pubblico, che rese la pellicola molto popolare e nota, tanto da spingere la produzione a sviluppare un sequel, Tomb Raider-La culla della vita, uscito nel 2003, che invece si rivelò un flop.


Nel 2002 spopola nelle sale il primo film dedicato alla saga di Resident Evil, con protagonista Milla Jovovich, il cui grande successo darà il via ad una delle saghe cinematografiche più fortunate, indubbiamente il franchise tratto da un videogioco di maggior successo al cinema. Nel 2004 uscirà il secondo capitolo, Apocalypse, e in seguito altri sequel nel 2007, 2010 e nel 2012, l'ultimo film, The Final Chapter, è uscito nel 2017, ma l'anno dopo è stato ingaggiato James Wan per sviluppare un reboot, che è già stato rimandato, ma le cui riprese dovrebbero cominciare quest'anno.


Nel 2006 un altro successo con origini videoludiche sbanca al box office, Silent Hill, diretto da Christophe Gans con Sean Bean nel cast, anche questa pellicola venne pesantemente stroncata dalla critica, ma riuscì ad ottenere un notevole successo di pubblico. L'anno seguente viene trasposta la saga dello spietato Agente 47, noto come Hitman, prodotto da Luc Besson e con Timothy Olyphant nei panni del protagonista, ma anche qui ci ritroviamo di fronte ad una pellicola molto criticata, ma dal discreto successo di pubblico, tant'è che nelle intenzioni della produzione doveva essere messo in cantiere un sequel, ma nel 2010 il progetto è naufragato, per poi essere ripreso nel 2015 con un reboot.


Nel 2008 vengono trasposte al cinema nuovi videogiochi, che col tempo vanno sempre più rinnovandosi. Il regista tedesco Uwe Boll, famoso per aver trasposto al cinema diversi videogiochi fra la fine degli anni '90 e negli anni 2000, porta al cinema la saga di Far Cry, tratto dall'omonimo videogioco, con una produzione totalmente te tedesca. Lo stesso anno esce nelle sale il promettente Max Payne, diretto da John Moore, con protagonista Mark Wahlberg e un cast che comprende Mila Kunis, Olga Kurylenko e Chris O' Donnell. La pellicola otterrà un notevole successo, coprendo ampiamente il budget di produzione.


Nel 2010 fa capolino nei cinema una produzione di alto livello targata Disney per trasporre la saga di Prince of Persia, con la regia di Mike Newell e un cast che comprende Jake Gyllenhaal, nel ruolo del protagonista, Gemma Arterton, Alfred Molina e Ben Kingsley. Il film otterrà un successo di pubblico, ricevendo critiche miste, ma quasi tutti elogiavano le ambientazioni e i costumi, in ogni caso la grande produzione dietro otterrà un riscontro notevole e il film è ancora oggi il terzo miglior incasso di un film ispirato ad un videogioco. Lo stesso anno uscirà anche un film ispirato a Tekken, popolare picchiaduro dal grande seguito nel mondo dei videogiochi, ma la cui trasposizione si unirà ai flop colossali del genere.


Con il nuovo decennio si vedrà un gran numero di pellicole ispirate a videogiochi, nel 2014 uscirà Need for Speed, tratto dalla famosa saga di giochi di gare automobilistiche, diretto da Scott Waugh e per protagonista la star di Breaking Bad, Aaron Paul, insieme ad un cast composto da Rami Malek, Michael Keaton, Dominic Cooper e Dakota Johnson. Nel 2016 ci sarà un vero boom delle pellicole basate sui videogiochi, come il film d'animazione di Angry Birds, ispirato al popolare gioco mobile, il cui grande successo (è il secondo migliore incasso di un film tratto da un videogioco) ha portato la produzione a mettere in cantiere un sequel in uscita quest'anno.


Nel 2016 uscirà anche la pellicola ispirata alla famosa serie di videogiochi Assassin's Creed, una produzione colossale fra la casa videoludica Ubisoft e la Fox, il film verrà diretto da Justin Kurzel, mentre il cast d'eccezione del film comprende Michael Fassbender, Marion Cotillard, Jeremy Irons e Brendan Gleeson. Il film ha riscosso un notevole successo al botteghino, ma è stato generalmente stroncato dalla critica, definendolo comunque il miglior film tratto da un videogioco mai fatto, ma un prodotto cinematografico con grossi difetti. La pellicola non può essere definita un flop, anche se contestata e criticata, inoltre girano voci di possibili sequel, alcuni parlano anche di una trilogia.


Rimanendo nel 2016, è doveroso citare l'uscita di un altro colossal tratto da un videogioco, Warcraft-L'inizio, ispirato alla saga fantasy omonima, diretto da Duncan Jones, con Toby Kebbel, Dominic Cooper, Paula Patton, Travis Fimmel e Glenn Close. La pellicola ha diviso la critica e anche il pubblico, ma guadagnerà quasi 500 milioni di dollari, diventando il film tratto da un videogioco con il maggior incasso di sempre.


L'anno scorso abbiamo visto l'uscita di altri due blockbuster ispirati ai videogiochi, da una parte il reboot del franchise di Tomb Raider, con l'attrice premio Oscar Alicia Vikander nel ruolo che fu di Angelina Jolie, il cui successo notevole, non privo di critiche, ha spinto la Warner Bros. a sviluppare un sequel di futura uscita, dall'altra il film action Rampage, ispirato all'omonimo gioco degli anni ottanta, diretto da Brad Peyton con protagonista Dwayne Johnson.


Mentre quest'anno è già uscito da qualche tempo Detective Pikachu, ispirato al mondo dei Pokémon, diretto da Rob Letterman con Ryan Reynolds a prestare la voce del Pokémon più conosciuto e popolare. Si tratta di un film realizzato a tecnica mista, primo film in live action dei Pokémon, che sta già riscuotendo un enorme successo di pubblico in tutto il mondo. Molto simile per la realizzazione a tecnica mista è anche il prossimo Sonic-Il film, in uscita a novembre, con Jim Carrey e James Marsden nel cast, quest'ultimo film è noto nelle settimane per le forti critiche che ha ricevuto il primo trailer diffuso, molte delle quali riguardano la realizzazione dell'aspetto del protagonista, le polemiche sono diventate così insistenti da far realizzare da capo l'aspetto di Sonic alla produzione.


Negli anni comunque, si è molto discusso della realizzazione di altri progetti cinematografici dedicati a delle famose saghe di videogiochi, da citare il film di BioShock, che doveva essere diretto da Gore Verbinski, regista della prima trilogia di Pirati dei Caraibi, ma che sembra essere finito nel dimenticatoio, come anche il film di God of War, ad opera del regista Brett Ratner, che solo l'anno scorso sembra essere stato ripreso dalla Sony, con voci insistenti che volevano Dave Bautista nel ruolo del protagonista. Da alcuni anni si parla anche di un film dedicato alla saga di Halo, mentre in sviluppo c'è ancora la pellicola ispirata al videogioco Castelvania e anche un film basato su Mass Effect. Negli ultimi anni si è discusso anche di una trasposizione della saga di Metal Gear Solid, mentre da alcuni tempi sembra essersi sviluppata la pre-produzione di un film ispirato ad Uncharted, con un giovane Nathan Drake interpretato da Tom Holland, il nuovo volto di Peter Parker.


Personalmente non mi hanno mai preso più di tanto le pellicole tratte dai videogiochi, non hanno mai avuto chissà quale successo, anche se si crea sempre un po' di "rumore" quando viene annunciato un nuovo progetto cinematografico legato a qualche videogioco. Spesso ci si ritrova di fronte a dei flop, credo che dipenda dalla portata della trasposizione che si voglia fare, i videogiochi sono un medium molto diverso dal cinema, spesso per una trasposizione è preferibile una serie tv, come l'annunciata serie di The Witcher per Netflix, ma ancora più spesso è difficile qualsiasi tipo di trasposizione, i videogiochi portano lo spettatore a vivere una lunga avventura e a viverla secondo le sue condizioni, producendo un intrattenimento personalizzato basato principalmente sull'azione, mentre i film devono sottostare a delle regole fondamentali, per quanto riguarda ritmo, trama e durata. Inoltre la caratterizzazione dei personaggi varia di non poco dai videogiochi al cinema, i protagonisti dei giochi possono essere molto sviluppati e sfaccettati (soprattutto quando diventano protagonisti di diversi giochi) ma possono anche contare relativamente poco rispetto alla trama generale o alle azioni del giocatore, mentre nei film il personaggio deve essere centrale, protagonista a tutti gli effetti di una storia.


Non sempre la combinazione di cinema e videogiochi funziona, risultano evidentemente incompatibili in alcuni casi, ma la cosa dipende da gioco a gioco, da storia a storia, la cosa che più ho notato in questa carrellata di film è che spesso dietro questi film non ci sono degli ottimi registi, mentre il segreto di ogni trasposizione, che sia tratta da un videogioco, da un fumetto o da un libro è scegliere la mente giusta da metterci dietro, sia per la regia che per la sceneggiatura. A volte si sbaglia l'approccio fin dal principio, cioè il come trasporre una determinata storia, nel caso dei videogiochi, spesso ci si focalizza su alcuni temi dell'opera originaria (spesso quelli che hanno dato fama al gioco) e ci si dimentica del resto, oppure la produzione non riesce ad integrare al meglio gli elementi chiave dei giochi sotto forma di film, risultando ridicolo e deludente. In ogni caso l'unione di diversi medium può sempre produrre qualcosa di nuovo e arricchire entrambe le arti.