domenica 31 marzo 2019

Cinema 2019 (Aprile)

Ed eccoci ritrovati in una nuova carrellata di film in uscita nelle sale nel mese che sta per cominciare. Questa volta anziché il primo giorno del mese posto la lista dei film in uscita il giorno prima, dato che sarò assente dal blog per i prossimi giorni. Aprile è n mese a dir poco pieno di nuovi film in uscita e qui ne posto solo sette a mia scelta (come fatto per i mesi precedenti), ma sono davvero molte le pellicole interessanti in uscita ad aprile.


-Shazam!: in uscita il 3 aprile, si comincia il mese subito col botto, con il nuovo cineomic targato Dc comics e Warner Bros. che dopo aver floppato con il progetto dell'universo condiviso (Batman v Superman e Justice League) si è risollevato con gli enormi successi di Wonder Woman e Aquaman, ora tocca alla trasposizione di uno degli eroi più interessanti dell'universo Dc. Shazam! segue le vicende dell'orfano adolescente Billy Batson che, in seguito ad un incontro con uno stregone magico, diventa il supereroe sovrumano Shazam, infatti basta solo dire il suo nome per far trasformare Billy in un mastodontico eroe, anche se con la mente di un quindicenne. L'eroe si ritroverà ad affrontare minacce classiche dei supereroi, ma si divertirà anche ad usare i suoi enormi poteri e confrontarsi con i suoi amici. Il film è diretto da David F. Sandberg e il cast vede Zachary Levi nel ruolo di Shazam e Mark Strong nel ruolo dell'antagonista.


-Noi: nelle sale dal 4 aprile, la nuova pellicola di Jordan Peele, astro nascente del thriller americano che con Noi arriva alla seconda opera da regista dopo Scappa-Get out, film dal grande successo di critica. Adelaide Wilson ritorna in California con la sua famiglia, ma la madre di famiglia è tormentata da un trauma che la perseguita da sempre e diventa sempre di più paranoica, temendo che possa accadere qualcosa alla sua famiglia, la situazione peggiorerà quando Adelaide comincerà a vedere degli inquietanti doppi della sua famiglia. Peele dirige, scrive e produce (insieme a Jason Blum) mentre nel cast ritroviamo Lupita Nyong'o, l'attrice premio Oscar per 12 anni schiavo e che ha partecipato a Black Panther e agli ultimi film di Star Wars, mentre fra gli altri attori ci sono Winston Duke e Elizabeth Moss.


-Hellboy: al cinema dall'11 aprile, la nuova trasposizione del personaggio dei fumetti targati Dark Horse e creato da Mike Mignola, già conosciuto al cinema per le due pellicole dirette da Guillermo Del Toro con Ron Perlman nel ruolo di Hellboy. Con questa nuova pellicola reboot, il volto del demone cacciatore di mostri è di David Harbour (il famoso sceriffo Hopper di Stranger Things) e alla regia troviamo Neil Marshall (famoso regista di alcune puntate di Game of Thrones e Westworld fra le altre) mentre il cast si compone, oltre ad Harbour, di Ian McShane e Milla Jovovich. Hellboy segue le avventure dell'omonimo demone votato al bene, che insieme al B.P.R.D. (un dipartimento speciale per le questioni sovrannaturali), dovrà salvare il mondo da una strega immortale decisa a vendicarsi del mondo umano.


-Lo Spietato: film evento italiano presente nelle sale dall'8 al 10 aprile e distribuito poi dal 19 aprile su Netflix. Diretto da Renato De Maria con Riccardo Scamarcio assoluto protagonista. Scamarcio interpreta Santo Russo, calabrese cresciuto a Milano, che negli anni del boom economico è deciso a seguire la strada della criminalità e a formare una gang potente e temuta. Russo si ritroverà così invischiato fra rapine e loschi affari, alla continua ricerca del potere, delle donne e dei soldi.


-Il Campione: in uscita il 18 aprile, la commedia diretta da Leonardo D'Agostini che segue le vicende del nuovo talento del calcio, il giovanissimo Christian Ferro (Andrea Carpenzano), tanto bravo sul campo da calcio e in serie a quanto indisciplinato e proprio per questo il presidente del suo club gli affianca un professore che tenga in riga il goleador, ma Valerio Fioretti (Stefano Accorsi), oltre ad insegnare, deve tener conto dei suoi problemi economici e delle ombre provenienti dal suo passato.


-Avengers Endgame: nei cinema dal 24 aprile. Aprile è indubbiamente il mese dei cinecomics e il più importante di tutti è indubbiamente il quarto capitolo degli Avengers, nonché conclusione di gran parte delle pellicole Marvel prodotte sino ad ora. Endgame vede gli eroi più potenti della Terra distrutti e affranti dopo i tumultuosi eventi di Infinity War, disperati e alla ricerca di una soluzione, mentre tutto sembra condurre alla definitiva resa dei conti con il terribile Thanos. Diretto dai fratelli Russo (registi di Infinity War e degli ultimi due Captain America) il cast è quanto di più imponente si possa immaginare, con quasi tutte le star che dal 2008 hanno preso parte al Marvel Cinematic Universe, ma sicuramente i protagonisti saranno i Vendicatori principali: Capitan America, Iron Man, Thor, Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco, interpretati rispettivamente da Chris Evans, Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Scarlett Johansson e Jeremy Renner, a cui fanno seguito tutte le altre gradi star del film. Poco o niente si sa effettivamente sula trama del film, l'alone di mistero è ovviamente voluto dai Marvel Studios,perché il film rappresenta la fine della saga degli Avengers e sarà l'ultima volta che vedremo i protagonisti principali al cinema, insomma la fine di un'era. Niente sarà più come prima dopo Avengers Endgame.


-Non sono un assassino: dal 30 aprile al cinema, il thriller italiano diretto da Stefano Zaccariello che vede Riccardo Scamarcio (che ad aprile fa doppietta al cinema) nel ruolo del vicequestore Francesco Prencipe, accusato ingiustamente (ma con prove schiaccianti) dell'omicidio del suo migliore amico, il giudice Giovanni Mastropaolo, il vicequestore dovrà sopportare un calvario giudiziario e dovrà anche indagare per scagionarsi e dimostrare la verità. Un cast d'eccezione accompagna Scamarcio, comprendente nomi quali Alessio Boni, Edoardo Pesce, Claudia Gerini e Elisabetta Ronchi.


giovedì 28 marzo 2019

Vincitori David di Donatello 2019

Riporto oggi le premiazioni e i commenti della 64esima celebrazione dei David di Donatello, i premi più prestigiosi del cinema italiano che in questo caso ha preso in esame la stagione cinematografica del 2018.


MIGLIOR FILM

Dogman – Prodotto da ARCHIMEDE, LE PACTE con RAI CINEMA per la regia di Matteo GARRONE

MIGLIOR REGIA

Matteo GARRONE per Dogman

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE – PREMIO GIAN LUIGI RONDI

Alessio CREMONINI per Sulla mia pelle

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE

Matteo GARRONE, Massimo GAUDIOSO, Ugo CHITI per Dogman

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

James IVORY, Luca GUADAGNINO, Walter FASANO per Chiamami col tuo nome

MIGLIOR PRODUTTORE

CINEMAUNDICI, LUCKY RED per Sulla mia pelle

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

Elena Sofia RICCI per Loro

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

Alessandro BORGHI per Sulla mia pelle

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Marina CONFALONE per Il vizio della speranza

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Edoardo PESCE per Dogman

MIGLIOR AUTORE DELLA FOTOGRAFIA

Nicolaj BRÜEL per Dogman

MIGLIORE MUSICISTA

Sascha RING, Philipp THIMM per Capri-Revolution

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

“MISTERY OF LOVE” musica, testo e interpretazione di Sufjan STEVENS per Chiamami col tuo nome

MIGLIORE SCENOGRAFO

Dimitri CAPUANI per Dogman

MIGLIORE COSTUMISTA

Ursula PATZAK per Capri-Revolution

MIGLIOR TRUCCATORE

Dalia COLLI, Lorenzo TAMBURINI per Dogman

MIGLIOR ACCONCIATORE

Aldo SIGNORETTI per Loro

MIGLIORE MONTATORE

Marco SPOLETINI per Dogman

MIGLIOR SUONO

Presa diretta: Maricetta LOMBARDO – Microfonista: Alessandro MOLAIOLI – Montaggio: Davide FAVARGIOTTI – Creazione suoni: Mauro EUSEPI, Mirko PERRI – Mix: Michele MAZZUCCO per Dogman

MIGLIORI EFFETTI VISIVI

Victor PEREZ per Il ragazzo invisibile – Seconda generazione

MIGLIOR DOCUMENTARIO

Santiago, Italia di Nanni MORETTI

DAVID DELLO SPETTATORE

A casa tutti bene di Gabriele Muccino

MIGLIOR FILM STRANIERO

Roma di Alfonso Cuarón (Netflix)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

Frontiera di Alessandro DI GREGORIO

DAVID GIOVANI

Sulla mia pelle di Alessio CREMONINI

PREMIO ALLA CARRIERA – DAVID FOR CINEMATIC EXCELLENCE 2019

Tim Burton

DAVID SPECIALE

Dario Argento

Francesca Lo Schiavo

Uma Thurman

Una celebrazione sobria con una conduzione senza infamia e senza lode del solito Carlo Conti e la partecipazione di ospiti celebri come Andrea Bocelli, che ha cantato una versione italiana di Now you're free, l'epoca colonna sonora de Il Gladiatore composta da Hans Zimmer. Hanno sicuramente fatto piacere gli interventi e le celebrazioni per Tim Burton, Uma Thurman e Dario Argento, nonché il ricordo di Bernardo Bertolucci, Ennio Fantastichini e tutte le persone del cinema che sono scomparse l'anno scorso.


Passando ai film premiati, primeggia su tutti Dogman di Matteo Garrone, con ben 9 vittorie, fra cui le più importanti, come miglior film e miglior regia, mentre fra gli altri film premiati spicca sicuramente Sulla mia pelle di Alessio Cremonini (che vince come miglior regista esordiente e il David giovane) che ha visto trionfare Alessandro Borghi come miglior attore protagonista, scelta che condivido in toto. Di Borghi ne avevo già parlato quando ho trattato Suburra, ma sono sempre pronto a sottolineare la bravura di uno dei miei attori italiani preferiti, mentre a vincere come migliore attrice protagonista è stata la "veterana" Elena Sofia Ricci per il film Loro di Paolo Sorrentino, grande assente di questa edizione insieme al suo attore feticcio Toni Servillo.



martedì 26 marzo 2019

Love, Death & Robots: overdose di fantascienza e follia da antologia (Recensione)

Oggi parliamo di un interessante serie che sta facendo palare molto di se, una serie che ha spaccato il pubblico fra elogi e critiche, anche se il termine "serie" non è propriamente adeguato al prodotto targato Netflix di cui stiamo parlando, l'antologia animata che risponde al nome di Love, Death & Robots (o graficamente stilizzata Love Death + Robots).


Nata dalla mente di Tim Miller, regista in forte ascesa noto per aver diretto il primo film di Deadpool e che sarà dietro la macchina da presa del sesto film della saga di Terminator, in uscita quest'anno, Love Death + Robots è una serie antologica (cioè un insieme di storie sconnesse fra loro, "alla Black Mirror" per intenderci) per adulti composta da 18 cortometraggi animati (tranne uno) prodotti da diversi autori di varia estrazione, ispirati per la maggior parte a racconti e concetti fantascientifici o comunque fantastici.


Un progetto in cui non ci credeva nessuno e che ha trovato casa su Netflix, la serie antologica dura nel complesso poche ore, mentre i diversi corti durano dai 6 ai 17 minuti e lo stesso Miller ha esplicitato che l'idea iniziale della serie era trasporre l'atmosfera che si respira leggendo la rivista americana Heavy Metal, da anni una delle riviste più all'avanguardia per quanto riguarda racconti di fantascienza e molto altro.


La fantascienza è principalmente il genere più usato nella serie, ma nei corti ci sono anche elementi horror, fra demoni,mostri e licantropi, quindi il titolo non calza a pennello per tutti i corti, ma era prevedibile visto i numerosi scrittori e case di produzione che ci sono dietro. Quindi non esiste un filo conduttore, sia dal punto di vista narrativo che per quanto riguarda i contenuti e i 18 corti sono molto diversi fra loro.


Non avevo grosse aspettative per questo progetto, anzi, non sapevo proprio della sua esistenza prima dell'uscita sulla piattaforma streaming e devo dire che per quanto abbia sentito in giro di grandi elogi alla serie per innovazione e originalità, ho sentito anche numerose critiche. In ogni caso per questa volta non posso fare un discorso generale e devo prendere in esame episodio per episodio.

Il vantaggio di Sonnie presenta fin da subito un universo fantascientifico sporco e cattivo, come ci hanno abituato pellicole come Blade Runner e dozzine di altre. Ha un bel finale, ma senza mordente sapendo che non ci sarà un sequel, comunque presenta in poco tempo dei bei personaggi.
Tre robot è un corto divertente e ben scritto, i dialoghi fra i tre protagonisti robotici sono davvero ben scritti e alcune battute da incorniciare, ma il finale non lascia granché.


La testimone ha un'animazione interessante e una storia semplice che non sorprende molto, si salvano giusto qualche effetti speciali azzeccati.
Tute meccanizzate è davvero ben scritto e molto divertente, un'animazione altalenante, ma presenta spunti davvero fantastici che meriterebbero davvero un film per esteso.
Il succhia-anime ha un'animazione classica e molto semplice che non stona mai, ma la storia non lascia niente nello spettatore, si salva qualche linea di dialogo, ma per il resto il tutto è quasi imbarazzante (e poi gli autori di questa serie mi devono spiegare tutto questo feticismo per i gatti).


Il dominio dello yogurt è divertente e strappa qualche WTF, ma l'animazione è patetica e la durata davvero minima.
Oltre Aquila non è per niente originale e quasi scontato, ma quel tipo di storia mi ha sempre affascinato e l'animazione è ultra realistica.
Buona caccia presenta una storia altalenante e incostante, con degli sviluppi mediocri, ma alcuni spunti interessanti.
La discarica non lascia davvero niente allo spettatore e presenta una storia scontata e banale.


Mutaforma ha un'animazione davvero realistica e a tratti sembra un film o un videogioco realistico, presenta una fusione di spunti interessanti che paradossalmente insieme non producono granché, comunque ha un finale scontato e non lascia niente allo spettatore.
Dare una mano ha una storia che funziona e sfrutta bene il minutaggio, con poco crea una storia semplice, ma notevole.
La notte dei pesci è imbarazzante e senza spunti interessanti, un'animazione altalenante e una storia insulsa.


Dolci tredici anni (traduzione italiana orrenda e senza senso dell'originale Lucky 13) ha una delle animazioni migliori della serie e presenta una storia funzionale ed una trama che si esaurisce bene nella sua durata, anche questa merita di essere sviluppata per esteso e non sfigurerebbe in un vero film di fantascienza.
Zima Blue ha un'animazione particolare è una storia piena di spunti interessanti, ma che si sviluppa troppo in fretta, facendo perdere di mordente ad un finale che altrimenti sarebbe stato ricco di significato e davvero ben fatto.
Punto cieco presenta qualche dialogo divertente, una storia fin troppo semplice e un'animazione che non delude, ma non sorprende e un finale banale, comunque presenta molta azione e adrenalina.


L'era glaciale è l'unico corto live action e vede come protagonisti gli attori Topher Grace e Mary Elizabeth Winstead, davvero molto bravi, ma che in questo corto non brillano, mentre il centro della trama è un concetto interessante, ma per niente originale.
Alternative storiche è un corto interessate dalla animazione particolare, offre spunti interessanti e divertenti, il tutto funziona bene anche sotto forma di corto e ne vorrei sicuramente vedere di più.
Guerra segreta chiude la serie e presenta una storia interessante dalla animazione realistica e spunti che meriterebbero un maggiore sviluppo, ma il tutto porta ad un finale che non delude, ma non sorprende.


Love,Death & Robots è sicuramente una serie che va vista, anche solo per il voler creare qualcosa di diverso e innovativo, ma presenta grossi difetti e poteva essere gestita molto meglio nel complesso. La volontà di fare corti che presentano storie oscure e bastarde è una prerogativa dei corti di fantascienza, ma spesso il corto rimane incompleto e lascia proprio un senso di incompiutezza oppure non lascia proprio nulla, il che porta alla critica maggiore: la maggior parte di questi corti sono molto più che dimenticabili.


Anche se ci sono alcuni episodi interessanti che meriterebbero molto di più, le uniche cose positive della serie nel complesso sono proprio alcuni spunti lasciati qua e là, appena accennati o sviluppati male e frettolosamente. La serie lascia quindi un senso di curiosità generale, ma non supportata. Non so se si produrranno dei sequel o se ci sarà una seconda serie di corti, ma lo spero, perché anche se la maggior parte dei corti sono da bocciare, se venissero sviluppati nuovamente potrebbero risplendere e colpire maggiormente, inoltre dopo questa prima fase si potrebbe procedere alla produzione di nuovi corti con maggiore consapevolezza degli errori commessi.

Infine credo che una visione disimpegnata (e magari non tutta d'un fiato come consuetudine Netflix) la consiglio comunque, perché un progetto del genere comunque merita un'occhiata e deve essere supportato da chi vuole una maggiore innovazione e ricerca dei contenuti nei prodotti seriali.

venerdì 22 marzo 2019

Jackie Brown: il blaxploitation targato Tarantino (Pietre Miliari)

<< Credo che innamorarsi delle attrici sia una caratteristica degli uomini che invecchiano>>


Nuova tappa di Pietre Miliari, in cui si è deciso di parlare delle opere più famose in ordine cronologico dei più grandi registi e anche se la prima tappa è stata Pulp Fiction, la cronologia è stata corretta (dopo che ho deciso di seguire un ordine) con Le Iene e quindi oggi tocca parlare del terzo film di Tarantino, Jackie Brown.


Dopo l'enorme successo di critica e pubblico di Pulp Fiction, Quentin Tarantino fu travolto da impegni intensi e pieni di progetti negli anni immediatamente successivi al suo secondo film, infatti diresse un celebre episodio della famosa serie tv E.R.-medici in prima linea e produsse un thriller con influenze pulp diretto dall'amico Roger Avary dal nome Killing Zoe. Anche come attore fu molto attivo, recitando come attore protagonista nel film Mister Destiny e in una piccola parte in Desperado, la pellicola diretta dal su amico Robert Rodriguez che riscosse molto successo e lanciò proprio la carriera di Rodriguez. Inoltre Tarantino deciderà di fare un film sperimentale insieme ad altri 4 registi di sua scelta dal titolo Four Rooms, che però non ottenne il successo sperato.


Siamo nel 1997 e Tarantino decide di fare un nuovo film e per la prima (e unica) volta decide di fare una trasposizione di un libro, Punch a rum di Elmore Leonard. Anche questa volta per il cast si fanno nomi importanti, ma i ruoli principali vengono accaparrati: da Pam Grier nel ruolo della protagonista che dà il titolo al film, Robert Forster, Michael Keaton, Samuel L. Jackson (che continua così a collaborare con Tarantino dopo Pulp Fiction) e Robert DeNiro in un ruolo secondario, ma fortemente voluto dall'attore stesso (dopo ne parliamo meglio nelle curiosità).


Jackie Brown non otterrà il successo sperato, anzi riscuoterà pochi incassi e verrà anche disprezzato dalla critica, si arriverà a pensare a questo film come il passo falso di un regista all'epoca in forte ascesa come Tarantino, ma, ed è un grosso ma, la pellicola verrà poco a poco rivalutata, fino ad essere considerata une delle migliori opere di Tarantino.

In effetti il film è inusuale, si vede che Tarantino ha voluto "reprimere" molti dei suoi marchi di fabbrica in favore di una trasposizione "classica" di un libro e proprio questa scelta ha condannato il film ad una iniziale critica negativa, ma Jackie Brown è davvero molto bello e riuscitissimo, l'unica occasione in cui si è potuto ammirare un Tarantino "delicato" e dalla regia non troppo esagerata, ma comunque comprendente alcuni suoi punti di forza stilistici, come la  visuale dal basso, il feticismo dei piedi e ovviamente i suoi famosi dialoghi.


Gli interpreti brillano come al solito nei film di Tarantino e ovviamente la parte del leone la fanno Samuel L. Jackson, che interpreta l'arrogante delinquente Ordell dal look caratteristico, e ovviamente la protagonista Pam Grier, attrice fortemente voluta da Tarantino.

Il regista italoamericano infatti è stato un fan dell'attrice quando quest'ultima sfornava film di successo negli anni '70 che l'hanno resa uno dei volti iconici del genere blaxploitation, il fenomeno cinematografico che negli anni '70 ha portato alla produzione di moltissimi film diretti e interpretati da registi afroamericani con protagonisti eroi ed eroine di colore. Jackie Brown può anche essere visto benissimo come un blaxploitation "alla Tarantino".


Passiamo ora alle curiosità del film:

-per il ruolo di Max Cherry (infine dato a Robert Forster) erano in lizza nomi del calibro di Paul Newman e Gene Hackman;

-anche Robert DeNiro voleva interpretare Max, ma il ruolo era stato già assegnato a Forster, in ogni caso DeNiro voleva fortemente lavorare con Tarantino e accettò di interpretare il ruolo minore di Luois;

-proprio per il ruolo di Louis fu scelto inizialmente Sylvester Stallone, che rifiutò il ruolo;

-l'incontro leggendario sul set del film fra Samuel L. Jackson e Robert DeNiro non è effettivamente il primo fra i due, infatti si erano già incontrati sul set di Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese, nel quale Jackson recitò in una piccolissima parte, dato che ai tempi non era ancora nessuno;

-Michael Keaton interpreta il poliziotto Ray Nicolette (per cui in lizza c'era anche John Travolta) in questo film, ma lo stesso attore ha interpretato lo stesso ruolo in un altro film tratto da un romanzo di Leonard, Out of Sight di Steven Soderbergh, uscito nel 1998 con un cast d'eccezione in cui c'era anche Samuel L. Jackson;

-benché sia una trasposizione di un libro, Tarantino si discosta di non poco dal romanzo di Leonard, basti pensare che nel libro la protagonista è bianca e bionda e si chiama Jackie Burke;

-sia Pam Grier che Robert Forster avevano un passato con Tarantino prima del film, infatti Forster fece un provino per le iene e la Grier doveva avere un ruolo in Pulp Fiction;

-il look di Ordell fu deciso completamente da Samuel L. Jackson e nelle sue intenzioni doveva essere un misto fra un samurai, un prete pazzo e un maestro di kung fu;

-la Honda Civic guidata da Jackie nel film è la stessa guidata da Butch in Pulp Fiction e la si può anche notare in una scena di Kill Bill Vol.2;

-ad "interpretare" la voce della segretaria di Jackie è proprio Quentin Tarantino.

E infine l'ultima curiosità:

-Tarantino si rattristi della mancata nomination agli Oscar per Pam Grier, che dire, era proprio un grande fan dell'attrice.

lunedì 18 marzo 2019

No More Icons: la mancanza di nuove icone nel cinema contemporaneo (Cinema Story)

Si ritorna a discutere di argomenti prettamente cinematografici con la rubrica Cinema Story e dopo aver sviscerato i generi di maggior successo della storia del cinema, dagli inizi del secolo scorso fino ai giorni nostri, tocca parlare di un argomento strettamente collegato al primo articolo di questa rubrica, cioè l'effetto nostalgia dell'Hollywood attuale e la conseguente mancanza di nuove idee. Infatti questo fenomeno è una delle cause dell'argomento che tratteremo oggi, cioè la mancanza di nuove icone cinematografiche nel cinema contemporaneo.


Per sintetizzare il primo articolo di Cinema Story basta ricapitolare per sommi capi la situazione: l'Hollywood contemporanea è stata travolta già da un po' di anni da un'ondata di nostalgia che ha visto la produzione di numerose pellicole che hanno ripreso e/o rimaneggiato le saghe e i personaggi più famosi degli anni '80 e '90, quindi si può benissimo dire che a furia di sequel, remake, reboot e via dicendo le produzioni di oggi non lascino molto spazio a nuove idee e di conseguenza a opere completamente nuove che possano creare nuove icone o nuove pietre miliari del genere.


Bisogna dire che un'altra delle conseguenze di questa ondata di nostalgia targata '80 e '90 è che rende ancora dominante la "presenza cinematografica" di molti personaggi entrati nell'immaginario collettivo proprio nei periodi suddetti. Sto parlando di personaggi popolari come Rocky, Rambo, Indiana Jones, John McLane, Ellen Ripley e molti altri, protagonisti di saghe entrate nel mito come Die Hard, Alien e compagnia varia. Personaggi diventati giustamente iconici, ma che rappresentano il periodo in cui sono "nati", mentre per il cinema del nuovo millennio? Negli ultimi 19 anni sono nate delle nuove icone cinematografiche?

È propria questa la domanda centrale dell'articolo di oggi, infatti spesso si è parlato delle grandi icone del cinema su questi lidi (proprio recentemente è uscita la classifica dei 10 eroi più amati), ma questa volta l'attenzione si sposta proprio sul cinema contemporaneo, diciamo partendo dal 2000 in poi fino a oggi. Bisogna precisare che per restringere il cerchio, io intendo icone cinematografiche proprio personaggi nati al cinema o comunque trasposizioni più famose degli originali.

Per esempio James Bond (ma lo steso vale per personaggi letterari come Sherlock Holmes e altri) è un'icona del cinema da quasi sessant'anni, ma anche la sua versione originale letteraria ha un'importanza notevole, inoltre i personaggi più popolari del cinema di oggi sono i supereroi Marvel, ma per quanto riguarda la mia opinione, non posso catalogare come icone cinematografiche moderne personaggi nati effettivamente più di cinquant'anni fa. Mentre considero icone i personaggi totalmente cinematografici (come i personaggi di Star Wars, Rocky o Indiana Jones per intenderci) o comunque trasposizioni che al cinema hanno avuto maggiore successo rispetto alla versione originale, per esempio Rambo, il cui primo film è la trasposizione di un libro, ma che con i sequel si è andato a costruire uno sviluppo totalmente cinematografico, o come Forrest Gump, anch'esso ispirato ad un libro, ma che ha riscosso il suo successo grazie al film. Inoltre è bene precisare che sto parlando di icone del cinema, quindi i personaggi della tv fanno parte di un argomento a parte.

Dopo le dovute precisazioni si può cominciare ad elencare le grandi saghe e i grandi personaggi che hanno tenuto banco negli ultimi anni, quali di questi hanno effettivamente portato alla creazione di nuove icone cinematografiche, se ci sono?

Cominciamo proprio dal 2000 con uno dei personaggi più popolari e iconici del cinema degli ultimi 19 anni: Massimo Decimo Meridio, l'iconico protagonista del kolossal di successo Il Gladiatore di Ridley Scott, interpretato magistralmente da Russell Crowe, che a questo ruolo deve la vittoria del premio Oscar come miglior attore e gran parte della fama mondiale che si è costruito nel mondo del cinema. Il gladiatore è indubbiamente una delle icone del cinema del 2000, un personaggio entrato nella storia della settima arte.


Il panorama cinematografico nei primi anni 2000 era parecchio interessante e pieno di personaggi e saghe divenute poi famose, nel 2001 comincia la saga de Il Signore degli Anelli e anche se personaggi come Aragorn e Gandalf sono diventati iconici, non rientrano nella categoria per le regole imposte prima, infatti per quanto siano diventati famosi dopo il film, questi personaggi (e tutta la saga) sono stati creati nel 1937.


Invece una saga letteraria diventata ben più famosa grazie al cinema è quella di Harry Potter, infatti il suo omonimo protagonista (interpretato da Daniel Radcliffe) rientra perfettamente nella categoria di icona cinematografica degli ultimi anni. A me personalmente la saga del maghetto di Howgarts non ha colpito granché, ma è indubbio il successo planetario raggiunto negli anni, inoltre è fra le saghe più longeve degli ultimi anni ed è stato quantomeno interessante vedere la crescita (letteralmente e creativamente) del personaggio, la cui saga è cominciata nel 2001 per concludersi nel 2011.


Rimaniamo nel 2001, anno in cui esordisce anche la saga cinematografica di Lara Croft, interpretata in due pellicole da Angelina Jolie (e recentemente da Alicia Vikander nel reboot), il personaggio non rientra propriamente nelle icone moderne, in quanto trasposizione del videogioco Tomb Raider, che comunque è rimasto sempre un po' più popolare rispetto ai film. Sempre in questi anni imperversava la trasposizione di un'altra saga videoludica: Resident Evil, ma non vale per lo stesso motivo di Tomb Raider.


Sempre nel 2001 abbiamo visto la nascita della saga di Fast & Furious, il cui protagonista Dominic Toretto, interpretato da Vin Diesel, è divenuto una delle nuove icone del cinema action, uno dei pochi protagonisti action di successo nati nel nuovo millennio e anche se il personaggio non brilla per complessità caratteriale e la stessa saga di riferimento non è che sia proprio il massimo che l'action ha raggiunto negli ultimi anni, è comunque una delle saghe più longeve e di maggior successo degli ultimi anni, ancora in corso.


Passando invece a personaggi iconici di altra caratura, vorrei segnalare l'adolescente problematico simbolo di quegli anni, Donnie Darko, interpretato da Jake Gyllenhaal nell'omonimo film del 2001. Sempre nello stesso anno, George Clooney interpretava il furfante Danny Ocean (al fianco di un cast stellare) in Ocean's Eleven di Soderbergh, che in realtà sarebbe un remake, ma che con i suoi due sequel prende una via del tutto originale.


Nel 2003 Quentin Tarantino ci ha presentato a letale assassina Beatrix Kiddo, protagonista dei due Kill Bill, interpretata da Uma Thurman, personaggio davvero iconico e di grande successo, tanto grande che per un po' si era parlato addirittura di un sequel, ma non se ne fece più nulla, inoltre Tarantino non ha mai fatto sequel (i due Kill Bill sono in realtà un unico film diviso in due e lo stesso regista lo considera un tutt'uno).


Nello stesso anno esordiva al cinema il pirata più scanzonato e divertente del cinema, Jack Sparrow, protagonista della saga de Pirati dei Caraibi, che proprio nel 2003 cominciava con La maledizione della prima luna. Il personaggio che ha lanciato Johnny Depp (che in effetti ne è rimasto anche un po' "intrappolato") si è dimostrato fra i più popolari degli ultimi anni e la saga Disney inizialmente gestita da Gore Verbinski ha toccato l'apice con i due sequel del primo film, per poi floppare con il quarto capitolo e solo di recente si è cercato di concludere il tutto degnamente con il quinto capitolo, che dovrebbe essere anche l'ultimo.


Nel 2006 Gerard Butler porta al cinema un'interpretazione del re di Sparta, Leonida, che insieme al film a cui appartiene, 300 di Zack Snyder, ha conquistato il pubblico. Il Leonida di Butler non dovrebbe rientrare nella categoria delle icone moderne, in quanto 300 si ispira all'omonima graphic novel di Frank Miller del '98, che è vagamente ispirata ai veri eventi dell'assedio delle Termopili, ma la fama maggiore l'ha ottenuta proprio la pellicola e l'interpretazione di Gerard Butler.


Dopo tre anni, nel 2009, arriva al cinema il primo Sherlcock Holmes di Guy Ritchie, con la star Robert Downey Jr. nel ruolo dell'investigatore più famoso di sempre. Il film otterrà un sequel nel 2011 e da allora si parlava di un terzo capitolo che però viene sempre rinviato a causa degli impegni di Downey Jr. alla Marvel come Iron Man. Di regola il personaggio non conta come non conta il Bond di Daniel Craig (praticamente il Bond del nuovo millennio), ma è interessante che i film di Guy Ritchie abbiano costruito una saga moderna sul personaggio e che Downey Jr. si sia distinto nel ruolo di Holmes, riportando il personaggio fra i grandi del cinema.


Nel 2012 comincia un'altra delle saghe più famose degli ultimi anni, Hunger Games, anche questa ispirata ad una serie di libri, ma la versione cinematografica è ben più famosa (quindi la stessa situazione di Harry Potter), del resto il personaggio di Katniss Everdeen ha lanciato l'attrice Jennifer Lawrence, fra le migliori e più prolifiche degli ultimi anni.


Sempre nel 2012 esordisce al cinema Django Unchained di Tarantino e la pistola più veloce del west ha in comune il nome con un personaggio iconico dei spaghetti western, ma il film non è un remake e il Django di Jamie Foxx è completamente diverso da quelli interpretati da Franco Nero e Terence Hill e allo stesso tempo un personaggio iconico e fra i più famosi degli ultimi anni, anche essendo protagonista di un solo film.


Ultima tappa, nel 2014, con uno dei più promettenti personaggi action degli ultimi anni, John Wick, interpretato da Keanu Reeves nell'omonimo film e poi nel suo sequel del 2017 e che tornerà ad interpretare nel terzo capitolo di imminente uscita. La saga di John Wick è fra le cose nuove migliore del cinema action degli ultimi anni e intendo il cinema action intelligente senza le influenze trash o comedy.


In ogni caso in questi anni ci sono stati film che hanno visto il ritorno di vecchie leggende (come la saga de I Mercenari che hanno visto la riscossa degli attori action iconici degli anni '80 e '90) e la continuazione di saghe nate nei decenni passati, come Mission Impossible che è rinato e ha dato nuova primavera di successi al suo interprete principale, Tom Cruise, oppure un paio di (trascurabili) nuovi film di Die Hard, oltre ovviamente ai film di 007 con Daniel Craig, il quarto film di Indiana Jones, John Rambo e Rocky Balboa, con quest'ultimo che è apparso anche nella saga di Creed, infatti proprio Adonis Creed, interpretato da Michael B. Jordan è il caso di icona "derivata" (è nuova, ma legata ad un'altra del passato).


Insomma, questi personaggi "nuovi" (io ho preso in esame gli ultimi 19 anni, ma sono pur sempre quasi vent'anni) possono considerarsi le nuove icone del cinema? Alcuni sicuramente hanno segnato la storia del cinema e altri sono diventati molto popolari, inoltre è bene ricordare che un personaggio diventa un'icona quando il pubblico lo "decreta" tale, cioè alla fine dei conti un personaggio ha successo quando riscuote successo presso il pubblico più che presso la critica. La risposta alla domanda centrale dell'articolo resta ancora in sospeso, personalmente credo che personaggi come Massimo Decimo Meridio e Jack Sparrow sono unanimemente considerati ormai icone del cinema e nel bene o nel male anche personaggi come Toretto hanno influenzato molto il pubblico, mentre sono contento della fama che ancora hanno personaggi "lampo" (presenti in una sola opera) come Beatrix e Django (ma per questi due sono di parte visto il loro creatore). È ancora presto per John Wick, ma come detto è molto promettente.

In ogni caso siamo molto lontani dalla fama delle icone dei decenni pre-2000, che con l'ondata di nostalgia, di cui abbiamo discusso in precedenza, stanno riscuotendo un nuovo successo anche ai giorni nostri, non per niente quest'anno uscirà Rambo V, che dovrebbe essere l'effettiva conclusione del personaggio da parte del suo interprete Sylvester Stallone (come fatto per Rocky in Creed II), mentre l'anno prossimo uscirà l'ultimo Bond con Daniel Craig e nei prossimi anni dovrebbero uscire: il quinto film di Indiana Jones, i due nuovi (e conclusivi) film di Mission Impossible e si vocifera da molto tempo un nuovo Die Hard.

Queste icone sono dure a morire e se da un lato non mi dispiace (sono affezionato a molte di esse) credo sia giusto cominciare a dare spazio alla nascita di nuovi personaggi cinematografici che possano conquistare il pubblico e capisco che non è una cosa che può succedere da un giorno all'altro, ma è sempre meglio costruire nuovi personaggi fallendo qualche volta che continuare con le vecchie icone rischiando di rovinarle o fare remake su remake per sfruttare il loro richiamo, come fatto dal penoso prequel di Han Solo e come sembra dovrà accadere nei vari remake in fase di produzione, come il remake di Scarface di Antoine Fuqua, quello di Grosso Guaio a Chinatown con The Rock e va dicendo.

Anche se non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, infatti questa ondata di remake/sequel ha prodotto anche pellicole davvero magnifiche come Blade Runner 2049 o Mad Max: Fury Road, quindi il mio punto di vista varia da film a film, mentre ho cercato, con questo articolo, di dare uno sguardo d'insieme puntato sul generale per inquadrare l'argomento. Come detto poco prima, a rendere un personaggio un'icona è il pubblico e non in maniera istantanea, ma graduale, quindi solo il tempo ci dirà quali dei personaggi del cinema del terzo millennio diventeranno delle icone.

venerdì 15 marzo 2019

The Umbrella Academy: una normale famiglia di super-disadattati (Recensione)

Si torna a recensire una serie tv sul blog e questa volta tocca alla recente aggiunta Netflixiana, The Umbrella Academy, rilasciata il 15 febbraio scorso internazionalmente dal colosso streaming e alla fine del mese di febbraio è già stata rinnovata per una seconda stagione, ma com'è e di cosa tratta The Umbrella Academy?


The Umbrella Academy segue le vicende di sei personaggi (nati tutti lo stesso giorno) dotati di super poteri che vennero adottati fin dalla nascita dall'eccentrico avventuriero inglese Sir Reginald Hargreeves e che durante l'infanzia e l'adolescenza vennero addestrati per diventare una squadra di supereroi, l'Umbrella Academy appunto. Le cose non sono andate esattamente come previsto e ai giorni d'oggi i sei "fratelli" sono divisi e pieni di problemi, causati dalle loro esperienze, dai loro poteri e dall'ingombrante figura paterna, ma dovranno riunirsi per un bene superiore.


Ideata da Steve Blackman, la serie è la trasposizione dell'omonimo fumetto creato da Gerard Way per la casa editrice Dark Horse (la stessa di Hellboy per intenderci). La prima stagione è composta da 10 episodi di circa un'ora cadauno, mentre il cast comprende Ellen Page, Tom Hopper, Robert Sheehan, Emmy Raver-Lampman, David Castaneda e Aidan Gallagher nei ruoli dei protagonisti.


La serie intrattiene molto bene e la storia è molto bella e interessante, ovviamente come consuetudine delle serie Netflix, è sempre presente qualche episodio di troppo per allungare il brodo e in effetti la serie ha un inizio leggermente lento e decompresso, ma è molto ben fatta e il cast funziona alla grande.

I personaggi sono davvero azzeccati e per tutta la serie di cerca di creare un universo narrativo supereroistico televisivo molto originale, con un approccio diverso alla figura dei supereroi, quasi una sorta di decostruzione del mito dei supereroi, infatti spesso si fa un po' il verso all'altra grande opera di decostruzionismo di questo genere, Watchmen.


Tutta la serie è improntata sui suoi sei protagonisti, le loro relazioni interpersonali, i loro drammi e i loro problemi, l'Umbrella Academy è una famiglia di supereroi, ma non come Gli incredibili o i Fantastici Quattro, bensì ad una famiglia di super-disadattati, ognuno con problemi con la società e con la vita, causati dalla loro infanzia stravagante e l'educazione impartita loro dal padre. Emarginati e pieni di problemi, con poteri che spesso sono più maledizioni che doni, e se questo concetto non vi sembra nuovo è perché non lo è, infatti è esplicito il riferimento di base ai ben più noti X-Men, di cui l'Umbrella Academy può essere vista come una sorta di variante indipendente e più estrema per certi versi.


Il cast è eterogeneamente omogeneo, cioè insieme funzionano proprio perché sono molto diversi fra loro e secondo me i momenti migliori della serie sono proprio quelli in cui sono tutti insieme, rispetto alle parti dedicati singolarmente ai protagonisti. Il cinico e determinato "vecchio bambino" Numero 5 (interpretato da Aidan Gallagher) ruba la scena più volte, per la complessità del carattere e per la stravaganza insita nel personaggio. Ellen Page interpreta Vanya, ma l'attrice protagonista di Juno risulta sottotono per la maggior parte della serie, mentre Robert Sheehan interpreta in modo altalenante ma efficace l'estroverso e schizzato Klaus. Infine David Castaneda interpreta il tenebroso Diego, che non eccelle ma funziona e lo stesso vale per Allison (interpreta da Emily Raver-Lampman) con giusto qualche sfaccettatura caratteriale in più. Chiude il gruppo Tom Hopper, fra gli attori lanciati da Game of Thrones, che interpreta Luther, forzuto leader del gruppo un po' ingenuo, ma dai grandi valori.

Se ad un assortimento così variegato di protagonisti si aggiunge una trama orizzontale ricca di topos del genere, come la minaccia incombente e i viaggi nel tempo, si ha un prodotto finale che nel complesso fa appassionare alle vicende di questi personaggi a cui ci si affeziona lungo la serie.


Ma non è tutto oro ciò che luccica, infatti ci sono alcuni difetti di fondo, come il già citato inizio leggermente lento, la decompressione di alcuni episodi, utili solo ad allungare il brodo, alcuni passaggi della trama leggermene forzati (anche questi spesso hanno solo allungato il brodo) e infine la decisione di creare personaggi su degli archetipi supereroistici (il leader forzuto, il tenebroso vigilante e gli altri) può essere visto come una sorta di punto di vista proprio su quei tipi di personaggi, ma anche come mancanza di originalità, proprio come i riferimenti a Watchmen e agli X-Men.

Quest'ultimo punto può essere visto come un difetto come detto, ma anche come un pregio, quando i vari riferimenti e le varianti sul genere messe in opera sulla serie, riescono a produrre qualcosa di originale e interessante.

Nel complesso comunque la serie mi è piaciuta, dato che verso il finale ingrana alla grande e i personaggi hanno ancora molto da dire, inoltre le premesse per la seconda stagione sono davvero interessanti.