venerdì 15 marzo 2019

The Umbrella Academy: una normale famiglia di super-disadattati (Recensione)

Si torna a recensire una serie tv sul blog e questa volta tocca alla recente aggiunta Netflixiana, The Umbrella Academy, rilasciata il 15 febbraio scorso internazionalmente dal colosso streaming e alla fine del mese di febbraio è già stata rinnovata per una seconda stagione, ma com'è e di cosa tratta The Umbrella Academy?


The Umbrella Academy segue le vicende di sei personaggi (nati tutti lo stesso giorno) dotati di super poteri che vennero adottati fin dalla nascita dall'eccentrico avventuriero inglese Sir Reginald Hargreeves e che durante l'infanzia e l'adolescenza vennero addestrati per diventare una squadra di supereroi, l'Umbrella Academy appunto. Le cose non sono andate esattamente come previsto e ai giorni d'oggi i sei "fratelli" sono divisi e pieni di problemi, causati dalle loro esperienze, dai loro poteri e dall'ingombrante figura paterna, ma dovranno riunirsi per un bene superiore.


Ideata da Steve Blackman, la serie è la trasposizione dell'omonimo fumetto creato da Gerard Way per la casa editrice Dark Horse (la stessa di Hellboy per intenderci). La prima stagione è composta da 10 episodi di circa un'ora cadauno, mentre il cast comprende Ellen Page, Tom Hopper, Robert Sheehan, Emmy Raver-Lampman, David Castaneda e Aidan Gallagher nei ruoli dei protagonisti.


La serie intrattiene molto bene e la storia è molto bella e interessante, ovviamente come consuetudine delle serie Netflix, è sempre presente qualche episodio di troppo per allungare il brodo e in effetti la serie ha un inizio leggermente lento e decompresso, ma è molto ben fatta e il cast funziona alla grande.

I personaggi sono davvero azzeccati e per tutta la serie di cerca di creare un universo narrativo supereroistico televisivo molto originale, con un approccio diverso alla figura dei supereroi, quasi una sorta di decostruzione del mito dei supereroi, infatti spesso si fa un po' il verso all'altra grande opera di decostruzionismo di questo genere, Watchmen.


Tutta la serie è improntata sui suoi sei protagonisti, le loro relazioni interpersonali, i loro drammi e i loro problemi, l'Umbrella Academy è una famiglia di supereroi, ma non come Gli incredibili o i Fantastici Quattro, bensì ad una famiglia di super-disadattati, ognuno con problemi con la società e con la vita, causati dalla loro infanzia stravagante e l'educazione impartita loro dal padre. Emarginati e pieni di problemi, con poteri che spesso sono più maledizioni che doni, e se questo concetto non vi sembra nuovo è perché non lo è, infatti è esplicito il riferimento di base ai ben più noti X-Men, di cui l'Umbrella Academy può essere vista come una sorta di variante indipendente e più estrema per certi versi.


Il cast è eterogeneamente omogeneo, cioè insieme funzionano proprio perché sono molto diversi fra loro e secondo me i momenti migliori della serie sono proprio quelli in cui sono tutti insieme, rispetto alle parti dedicati singolarmente ai protagonisti. Il cinico e determinato "vecchio bambino" Numero 5 (interpretato da Aidan Gallagher) ruba la scena più volte, per la complessità del carattere e per la stravaganza insita nel personaggio. Ellen Page interpreta Vanya, ma l'attrice protagonista di Juno risulta sottotono per la maggior parte della serie, mentre Robert Sheehan interpreta in modo altalenante ma efficace l'estroverso e schizzato Klaus. Infine David Castaneda interpreta il tenebroso Diego, che non eccelle ma funziona e lo stesso vale per Allison (interpreta da Emily Raver-Lampman) con giusto qualche sfaccettatura caratteriale in più. Chiude il gruppo Tom Hopper, fra gli attori lanciati da Game of Thrones, che interpreta Luther, forzuto leader del gruppo un po' ingenuo, ma dai grandi valori.

Se ad un assortimento così variegato di protagonisti si aggiunge una trama orizzontale ricca di topos del genere, come la minaccia incombente e i viaggi nel tempo, si ha un prodotto finale che nel complesso fa appassionare alle vicende di questi personaggi a cui ci si affeziona lungo la serie.


Ma non è tutto oro ciò che luccica, infatti ci sono alcuni difetti di fondo, come il già citato inizio leggermente lento, la decompressione di alcuni episodi, utili solo ad allungare il brodo, alcuni passaggi della trama leggermene forzati (anche questi spesso hanno solo allungato il brodo) e infine la decisione di creare personaggi su degli archetipi supereroistici (il leader forzuto, il tenebroso vigilante e gli altri) può essere visto come una sorta di punto di vista proprio su quei tipi di personaggi, ma anche come mancanza di originalità, proprio come i riferimenti a Watchmen e agli X-Men.

Quest'ultimo punto può essere visto come un difetto come detto, ma anche come un pregio, quando i vari riferimenti e le varianti sul genere messe in opera sulla serie, riescono a produrre qualcosa di originale e interessante.

Nel complesso comunque la serie mi è piaciuta, dato che verso il finale ingrana alla grande e i personaggi hanno ancora molto da dire, inoltre le premesse per la seconda stagione sono davvero interessanti.

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