domenica 3 marzo 2019

Suburra: il lato oscuro di Roma (Italians do it better)

Si ritorna alle rubriche del blog e più precisamente a Italians do it better, lo spazio dedicato alle opere nostrane. Oggi parliamo di uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni nel panorama cinematografico e televisivo italiano, Suburra, sia del film del 2015 diretto da Stefano Sollima, sia della serie tv netflix la cui prima stagione è uscita nel 2017 e la seconda pochi giorni fa, il 22 febbraio.


Suburra nasce come romanzo, innanzitutto, scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini nel 2013 e viene trasposto in un film nel 2015, diretto da Stefano Sollima (il creatore della serie di Gomorra) e con un cast d'eccezione. Dopo il notevole successo della pellicola, nel 2017 Netflix mette in cantiere la prima stagione (la prima serie Netflix made in Italy) con dietro autori famosi e il ritorno di alcuni attori del film, la serie viene rinnovata e il 22 febbraio viene diffusa la seconda stagione.


Il film del 2015 vede dietro una grande produzione che vede coinvolti Rai Cinema e Cattleya, mentre dietro la macchina da presa c'è Stefano Sollima, uno dei registi italiani più famosi e quotati, famoso per aver preso parte alla serie Romanzo Criminale e aver creato per Sky la serie di successo Gomorra, inoltre Sollima aveva già diretto nel 2012 il suo primo film, ACAB-All Cops Are Bastards e ritorna al cinema nel 2015 con Suburra. Nel 2018 il regista romano è sbarcato ad Hollywood con Soldado.


Il film segue le macchinazioni dell'uomo più temuto di Roma, Samurai, intrecciarsi con le vicende di un politico corrotto compromesso, le scorribande di un potente clan di zingari, le sfortunate vicende di un viveur romano e gli affari del re di Ostia, Aureliano Adami, detto Numero 8.

Il film vede un cast d'eccezione che comprende Claudio Amendola, Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Alessandro Borghi e Greta Scarano, la pellicola ha riscosso un notevole successo ed è davvero ben fatta. Sollima imbastisce un' opera incentrata sulla parte più oscura e marcia della capitale, arricchendosi di un intreccio praticamente perfetto e una sceneggiatura solidissima. A tutto ciò si va ad aggiungere  il pregio di un paio di performance magnifiche, come quelle di Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola e Alessandro Borghi.


Le 2 ore e un quarto di Suburra ci trasportano nello sporco della città eterna, un mondo oscuro in cui tutti sono compromessi e nessuno è incorruttibile e soprattutto dove non ci sono eroi, ma solo regolamenti di conti, ambizioni milionarie e vendette. Per quanto mi riguarda Sollima ha sfornato un capolavoro tutto italiano, una pellicola che rende al meglio le potenzialità del cinema nostrano e che non si fa remore di denunciare e condannare la società, la politica e la Chiesa.


Il film ci dà personaggi sfaccettati e tridimensionali come Malgradi (interpretato da Pierfrancesco Favino) e Sebastiano (interpretato da Elio Germano), oltre a personaggi forti e pieni di carattere come il temutissimo e spietato Samurai di Claudio Amendola e soprattutto Aureliano Adami, il padrone di Ostia interpretato da Alessandro Borghi, un attore che si è distinto negli ultimi anni e che si è rivelato una delle nuove rivelazioni del cinema italiano.


Nel 2017 Netflix (insieme alle già citate Rai Cinema e Cattleya) produce una serie ispirata a Suburra, praticamente la prima serie di produzione italiana del colosso dello streaming internazionale. Fra gli autori dietro alla prima stagione bisogna segnalare Michele Placido, mentre nel cast Alessandro Borghi torna ad interpretare Aureliano Adami, altri attori che riprendono il ruolo avuto nel film sono Giacomo Ferrara (nel ruolo di Spadino) e Adamo Dionisi. Inoltre si aggiungono nomi importati quali Filippo Nigro e Claudia Gerini.


Suburra-La serie costituisce a tutti gli effetti un prequel del film e la prima stagione segue diversi filoni: vede un giovane Aureliano Adami confrontarsi con l'autorità del padre Tullio e il difficile rapporto con la sorella Livia, le vicende di Spadino Anacleti, pieno di segreti inconfessabili e di astio verso il fratello maggiore e la sua famiglia e le disavventure del giovane laureando Gabriele Marchilli, figlio di un poliziotto, ma dalla bussola morale instabile. Tutto ciò si intreccia drammaticamente con le prime macchinazioni di Samurai (qui interpretato da Francesco Acquaroli) e le insidie di Roma.


La prima stagione, composta da 10 episodi, tende a non avere una vera e propria direzione, complice anche il non avere un'identità. Infatti si nota che dietro alla serie non c'è Sollima con il suo genio e il suo stile e di conseguenza spesso la serie cerca di copiare proprio quello stile (e quindi il film) con risultati altalenanti, inoltre si vede spesso la volontà di scimmiottare "il fratello maggiore" Gomorra, anche per via dell'enorme successo che la serie sulla camorra ha avuto.


Comunque la serie dimostra di avere un buon intreccio e un paio di personaggi azzeccati nella caratterizzazione e personalità, Alessandro Borghi e Francesco Acqueroli sono sicuramente gli attori più bravi, ma anche Giacomo Ferrara, Filippo Nigro e Claudia Gerini si distinguono con buone performance. La serie mantiene dal film le atmosfere urbane, lo spirito di denuncia che non risparmia minimamente Stato e Chiesa, ma non presenta grandi colpi di scena.


Inoltre la serie è un prequel, e il difetto dei prequel (soprattutto quando si tratta di serie tv) è che si sa già la sorte dei personaggi, in poche parole vedendo il film (che io ho visto prima della serie) si sia già che fine faranno i personaggi e di conseguenza la sorte di alcuni personaggi nuovi nella serie (non presenti nel film) diventa un mistero facilmente intuibile. In ogni caso alcuni personaggi "attecchiscono" e alcuni intrecci sono ben fatti e possono comunque sorprendere.

 La seconda stagione viene rilasciata da Netflix il 22 febbraio di quest'anno ed è ambientata tre mesi dopo la fine della prima stagione, il cast torna al gran completo e in più ci sono alcune new entry che arricchiscono la trama generale. Questa volta si contano 8 episodi, la diminuzione giova anche al ritmo generale della serie e ci sono diverse variazioni.


Con questa seconda stagione Suburra ha una direzione precisa e ci sono pochi momenti altalenanti nella trama e nello svolgimento, l'intreccio generale è ormai ben oliato e le interazioni fra i personaggi sono ben rodati, insomma, questa volta la serie si avvicina a centrare in pieno l'obiettivo. La seconda stagione colpisce maggiormente lo spettatore, ci sono diversi colpi di scena per niente banali e alcune evoluzioni delle caratterizzazioni dei personaggi molto azzeccati. Gli autori hanno capito che la sorte dei personaggi già si sa per via del film, e quindi è meglio puntare sul mistero di come si arriverà allo status quo della pellicola madre, che è un po' il punto forte dei prequel in generale.


Suburra con la seconda stagione ci porta ancora più a fondo nella merda di Roma, questa volta denunciando maggiormente la politica, in maniera molto esplicita, toccando molti temi caldi del nostro Paese in una maniera che fino ad oggi pochi hanno osato e diventa a tratti anche più violenta e drammatica della prima stagione.


Tirando le somme, considero Suburra-La serie una novità per l'intrattenimento italiano, e in ogni caso un progetto da supportare per invogliare Netflix ad investire in altre serie italiane. La prima stagione si presenta altalenante, ma interessante, mentre la seconda più decisa e realizzata meglio, però devo dire onestamente che nessuna delle due stagioni, nemmeno prese insieme, raggiunge il film. L'opera di Sollima è un'arma a doppio taglio per la serie Netflix, perché rappresenta una miniera di spunti da prendere, ma anche un livello qualitativo irraggiungibile per la serie. Comunque se si passa sopra al voler paragonare la serie al film e chiudendo qualche occhio sui difetti della serie, si può godere di una serie tutta italiana che niente ha da togliere a molti prodotti statunitensi e che offre un ulteriore sguardo alla criminalità italiana.


Non sarà Gomorra, ma ci travolge comunque con il suo lato oscuro e violento e poi si sa, Roma non perdona.

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