mercoledì 6 marzo 2019

Le Iene: l'esordio cult di Tarantino (Pietre Miliari)

« Amici prima... iene dopo... finiranno per sbranarsi tra loro »
Slogan promozionale del film


Ritorna Pietre Miliari, la rubrica dedicata ai migliori film singoli di sempre, dopo l'articolo su Pulp Fiction di quasi due mesi fa, ho deciso di dedicare lo spazio di questa rubrica ad una sorta di analisi film per film dei grandi registi del cinema, partendo dal mio regista preferito, Quentin Tarantino.


Anche se abbiamo parlato la scorsa volta di Pulp Fiction, è il momento di fare un passo indietro per seguire un ordine cronologico e quindi partire dal primo lungometraggio diretto da Tarantino, Le iene. Datato 1992, con questa pellicola il regista italoamericano ha esordito al cinema con un lungometraggio e fu già un esordio col botto.


Siamo agli inizi degli anni novanta, Tarantino non era uno sconosciuto, anzi, si era già fatto notare come sceneggiatore e attore (per esempio in Dal tramonto all'alba del 1990 del suo amico Robert Rodriguez in cui fece coppia con un giovane George Clooney) e ad un party di Hollywood incontra il produttore Lawrence Bender, i due chiacchierano e da quell'incontro nasce praticamente Le iene. Bender stimola Tarantino a scrivere la sceneggiatura e la stessa viene letta dal regista Monte Hellman, il cui contributo fu fondamentale per trovare i finanziamenti della Live Entertainment.


C'era solo un problema: il basso budget, appena 30.000 dollari, ma caso volle che la moglie di Bender propose la sceneggiatura alla star Harvey Keitel, che ne rimase conquistato. Keitel entra nella produzione (che arriva a 1.200.000 dollari, comunque molto basso) e nel cast, nel ruolo di Mr. White. La produzione era fatta insomma, ora toccava al cast.


Per il ruolo di Mr. Blonde vennero presi in considerazioni nomi del calibro di George Clooney, Edward Norton, Matt Dillon, Christopher Walken e Tim Roth (che poi prenderà il ruolo di Mr. Orange), ma il ruolo venne dato a Michael Madsen (che inizialmente concorreva per il ruolo di Mr. Pink), insomma i provini del cast furono abbastanza ingarbugliati. Da segnalare il provino di Samuel L. Jackson per il ruolo di Mr. Orange, non venne scritturato, ma impressionò moltissimo Tarantino e da lì a poco sarebbe cominciato fra i due un sodalizio artistico che ne caratterizzerà le carriere.


Il film esordì in anteprima al Sundance Film Festival di Robert Redford e divise decisamente in due la critica inizialmente, infatti venne subito considerato un film rivoluzionario, ma ci furono anche moltissime critiche di violenza gratuita ed eccessiva e anche accuse di plagio, riguardanti un film cinese il cui finale ricordava Le iene, a cui Tarantino rispose "i bravi artisti copiano, i grandi rubano". Le iene venne distribuito il 23 ottobre 1992 e ottenne un grandissimo successo di pubblico e in seguito anche di critica, il miglior esordio possibile per Quentin Tarantino.


Prima delle curiosità riguardanti il film è giusto spendere qualche parola sui miei pareri. Le iene non fu il mio primo film di Tarantino, quindi apprezzavo già enormemente il regista e il suo stile, perciò la prima visione del film era accompagnata da una certa curiosa per la prima opera di Tarantino e non fui per niente deluso. Le iene ha già tutto quello che caratterizzerà lo stile di Tarantino, dalla violenza alla cronologia ingarbugliata passando per l'intreccio e i personaggi sui generis, presenta una sceneggiatura pressoché perfetta e dei fantastici personaggi che sono entrati nella storia del cinema, certo, non era ancora il Tarantino che stilizza le scene violente e con un amore per il surreale e il grottesco, ma già qui troviamo il suo approccio post-moderno e le migliaia di citazioni ad altri film.


Anche essendo il primo lungometraggio di Tarantino, anche le iene presenta un cast di tutto rispetto, composto da attori che all'epoca di certo non erano famosissimi, ma che sarebbero divenuti nomi importanti ad Hollywood, in parte anche grazie a Le iene. Mi sono piaciute in assoluto le performance di Harvey Keitel e Tim Roth, il primo che effettivamente non delude mai con la sua maestria e che con Tarantino ha brillato particolarmente e il secondo che già mostrava le sue enormi doti attoriali. Non per questo le interpretazioni di Steve Buscemi e Michael Madsen non sono da antologia, personaggi fantastici.


Comunque per quanto mi sia piaciuto non la considero la sua opera migliore (ma neanche peggiore ovviamente) ed è giusto così, da qui in poi Tarantino sfornerà i suoi film seguendo un evoluzione artistica e qualitative sempre crescente e senza pari. Insomma, era la sua prima opera ed è da qui che comincia tutto, perché con Le iene Tarantino ha affilato i ferri e preso le misure di Hollywood, pronto per stravolgere il cinema a modo suo.


Ed ecco di seguito la tradizionale carrellata di curiosità:

-per il ruolo di Mr. Orange Tarantino aveva pensato originariamente a James Woods, ma l'attore non venne mai a sapere che il regista lo cercava per il ruolo e licenziò il suo agente;

-come detto, il budget della pellicola non era granché e così i vestiti dei personaggi provenivano dai guardaroba degli stessi attori, fatta eccezione per "l'uniforme" iconica da iena, realizzata dalla famosa stilista Agnes B.;

-il titolo originale del film è Reservoir Dogs, la cui traduzione letterale è Cani da riserva. Inizialmente in Italia il film venne distribuito con il titolo Cani da rapina e fu un disastro al botteghino, così si decise di ridistribuirlo con il titolo Le iene e il film ottenne un enorme successo. La potenza dei titoli, eh?

-la durata totale delle riprese della pellicola fu di poco più di un mese, solo 35 giorni;

-Tarantino interpreta nel film il ruolo di Mr. Brown e mentre lui era davanti alla cinepresa, a dirigere c'era l'amico Robert Rodriguez.

-come detto, l'accoglienza iniziale della pellicola fu decisamente divisa, tra i tanti a bocciare il film per via della presunta eccessiva violenza fu Wes Craven, il maestro dell'horror, che addirittura abbandonò la visione del film durante la famosa scena dell'orecchio perché impressionato, lui, il creatore di Nightmare e Scream;

-alcuni fan si divertono a cogliere i vari riferimenti che Tarantino infila nei suoi film, riferimenti che "collegano" le sue opere, per esempio le sigarette fittizie Red Apple sono presenti in Pulp Fiction, Dal tramonto all'alba e Kill Bill, mentre ne Le Iene si nomina un "incantatore di serpenti" che si rivela essere il nome in codice di Bill in Kill Bill. Mr. Blonde altri non è che Vic Vega, che verrà poi rivelato essere il fratello di Vincent Vega, interpretato da John Travolta in Pulp Fiction. Inizialmente in Pulp Fiction doveva essere presente proprio Vic, ma Tarantino decise di scritturare Travolta e quindi di creare il fratello di Vic;

-la parola fuck viene pronunciata ben 252 volte;

E chiudiamo con la curiosità più ovvia e nota, ma doverosa:

-la pellicola ha ispirato l'omonimo programma televisivo di successo targato Mediaset, che per nomi e vestiti riprende lo stile del film cult di Tarantino.

lunedì 4 marzo 2019

The Main Genres: i maggiori generi di successo della storia del cinema (Cinema Story)

Torna Cinema Story e quindi torna l'articolo di discussione su argomenti cinematografici che non riguardano film specifici, ma prendono in esame fenomeni o argomenti riguardanti il mondo e la storia del cinema. La scorsa volta è stato preso in esame il fenomeno attuale dell'ondata di nostalgia che ha travolto Hollywood attraverso una marea di sequel, remake, reboot, revival, spin-off, prequel e chi ne ha più ne metta, l'argomento era molto vasto e mi sono ripromesso di dedicare altro spazio a quella questione, ma non oggi, dato che l'argomento del giorno riguarda un esame dei generi che hanno dettato legge ad Hollywood (e non solo) lungo le decadi fino ai giorni nostri.


Quest'articolo nasce più che altro dalla lettura di un' intervista di Roberto Recchioni a Tiziano Sclavi sul Best Movie speciale di Lucca Comics & Games del 2016 che mi sono ritrovato a rileggere. Nell'articolo Recchioni (scrittore e curatore di Dylan Dog e sceneggiatore cinematografico) ha intervistato Tiziano Sclavi (scrittore e creatore di Dylan Dog) parlando di molti film degli anni '80 e infine della situazione cinematografica contemporanea. Intervista molto bella che ha preso in esame pellicole molto famose degli eighties come Platoon, La Casa, La Cosa, Velluto Blu e molte altre e che mi ha colpito soprattutto in un punto, quando Recchioni ha elencato i generi che lungo le decadi hanno tenuto banco nelle sale.


In poche parole sto parlando di quei generi cinematografici che si sono rivelati quelli di maggiore successo nella loro epoca, generi che hanno dettato legge e che anno dopo anno si sono avvicendati fino ai giorni nostri. Tengo a precisare che non ho fatto nessuna "scoperta", anzi l'importanza dei generi che sto per elencare è risaputa e conosciuta da tutti, ma quello che sto tentando di fare con quest'articolo è realizzare uno sguardo d'insieme storico che prende in esame questi generi uno alla volta e di conseguenza riflettere su come i gusti cinematografici sono cambiati negli anni e le cause dei vari declini di questi generi e gli apici che hanno toccato, scolpendo la storia del cinema.


Mi sono permesso di chiamare questi generi Main Genres, cioè i principali generi del cinema, e sono in ordine cronologico: western, poliziesco, action e infine il cinema dei supereroi (seguendo l'ordine dell'intervista). Prenderò in esame ognuno di essi in ordine cronologico, ovviamente devo precisare che questi non sono i generi migliori del cinema, ma sono quelli che nelle epoche hanno saputo conquistare gran parte del pubblico e che si sono rivelati i generi di maggior successo presso le masse, perché bisogna dire che spetta sempre al pubblico decretare qual è il genere che va per la maggiore, l'industria del cinema si adatta di conseguenza.


Il primo Main Genre è il western, il primo genere cinematografico ad avere avuto una risonanza artistica senza pari. Migliaia di film prodotti e altrettante opere derivate in altri medium artistici hanno reso il western uno dei generi di maggiore successo della storia del cinema, non solo americana. I film western venivano già prodotti agli inizi del XX secolo e hanno tenuto banco nei cinema come genere di traino fino agli anni settanta, nelle decadi successive si nota una graduale diminuzione di film di questo genere fino ad oggi, in cui le produzioni western sono diventate pochissime e rare.


Il capostipite del genere è considerato il film muto del 1903 The Great Train Robbery, ma l'epoca d'oro del western è composta dalle opere del regista leggendario John Ford e la sua lunga collaborazione con John Wayne, che dal dopoguerra in poi con Ombre Rosse (1939) ha di fatto segnato l'epoca di maggiore successo del genere. Oltre a Ford ci sono stati anche altri registi importanti che hanno segnato la storia del western, come Howard Hawks e Anthony Mann. I film erano anche arricchiti dalle più grandi star del cinema americano di quel periodo, che oltre a John Wayne comprendevano Kirk Douglas, Gary Cooper, Henry Fonda, Robert Meachum e molti altri.


Il western aveva completamente conquistato il mondo, influenzando tutti i generi artistici, dalla letteratura alla musica e soprattutto aveva oltrepassato i confini statunitensi. Infatti quando il genere cominciava a stagnare, venne completamente rivitalizzato negli anni sessanta, producendo un secondo boom del genere, dove avvenne la rinascita del western? Non in America, ma in Italia, con la nascita dei cosiddetti Spaghetti-western, a cominciare dai capolavori di Sergio Leone, come la sua trilogia del dollaro, che hanno saputo dare vita al meglio che il western poteva offrire, toccando l'apice assoluto del genere.


Il western aveva già saputo conquistare il nostro Paese, da ricordare La fanciulla del West di Puccini oppure la creazione di Tex, ma con gli spaghetti-western Sergio Leone, Corbucci e gli altri hanno dettato legge e rivitalizzato completamente il genere, lanciando anche la carriera di numerosi attori americani come Clint Eastwood, Lee Van Cleef e Charles Bronson e numerosi attori italiani quali Franco Nero, Bud Spencer, Terence Hill e Gian Maria Volonté.


Il boom degli anni sessanta e settanta però fu il canto del cigno del successo di massa del western, che infatti scomparirono poco a poco dalle sale. Nelle decadi successive e ancora oggi ci sono ancora film western, il genere non si è estinto, ma quello di cui parliamo oggi è chiamato western revisionista, cioè ambientato nella parte più crepuscolare dell'epopea della frontiera americana e che mette in luce anche i lati più oscuri e sporchi della storia del West. Alcuni famosi western revisionisti sono: Balla coi lupi, Gli spietati, Django Unchained e La ballata di Buster Scruggs.


A partire dagli anni settanta, per poi svilupparsi gradualmente in maniera dominante negli anni '80, prende piede il genere poliziesco come genere di traino, con tutte le sue sfaccettature come il thriller, il giallo, il noir, la spy-story, crime story, gangster movies e via dicendo. Rispetto al western questo genere è molto più variegato nelle ambientazioni e nelle trame e forse proprio per questo è riuscito a conquistare il pubblico. Vanno ricordate le opere di Alfred Hitchcock, maestro del genere, oppure i film con Humprey Bogart, per poi arrivare ai registi Sydney Pollack e Roman Polanski.


Il genere si è saputo esprimere al meglio attraverso i capolavori di Quentin Tarantino, Martin Scorsese, Brian De Palma, Ridley Scott, Francis Ford Coppola e molti, moltissimi altri. La vasta mole di temi e canoni del genere, dall'indagine alla parte più macabra, dai processi alla violenza, hanno saputo far adattare il genere a qualsiasi storia. In effetti tutta quella mole di film non dovrebbe essere accostata ad unico genere, ma con poliziesco si intende proprio l'insieme di tutte quelle pellicole che hanno tenuto banco negli anni '70, '80 e anche parte dei '90.


Ancora oggi il genere è uno dei principali, infatti è lungi dall'estinguersi, inoltre non è mai veramente scomparso dalle sale come il western, ma nel periodo sopra citato era il genere che andava per la maggiore e che incassava di più, il genere dove si cimentavano i maggiori autori e attori del panorama cinematografico dell'epoca, ma che oggi, per quanto sia ancora fondamentale, non è più il genere da traino, anzi non lo è già dagli anni '90/2000.


Inutile dire che il poliziesco ha avuto larga diffusione anche da noi, dato che anche per questo genere c'è stata la creazione di alcuni sottogeneri tutti italiani. Il cosiddetto poliziottesco è proprio la variante italiana del classico poliziesco, il valore che distingueva le pellicole poliziottesche era l'ispirazione da fatti di cronaca che avvenivano nel nostro Paese all'epoca oppure l'ispirazione dagli eventi degli anni di piombo italiani. Registi famosi che hanno contribuito a questo genere furono Umberto Lenzi, Fernando Di Leo, Bruno Corbucci e molti altri, mentre gli attori più famosi del genere furono Tomas Milian, Maurizio Merli, Giuliano Gemma e Franco Nero. Da segnalare pellicole singole molto famose come Squadra Volante, Svegliati e uccidi e La polizia incrimina,la legge assolve e saghe cinematografiche come la trilogia del commissario Betti e i cicli iconici di Nico Giraldi detto Er Pirata e Sergio Marazzi detto Er Monnezza, entrambi interpretati da Tomas Milian e doppiati da Ferruccio Amendola.


Dagli anni ottanta comincia a prender piede, e a scalzare il poliziesco, il cinema d'azione come genere da traino, i film action diventano subito i film di maggiore successo e quelli che più di tutti portano quattrini alle case di produzione. Anche questo genere è molto vasto, dato che si accompagna bene con altri generi popolari come la fantascienza o i film di guerra, ma si intende comunque per film action quel film che racconta la storia prediligendo le scene d'azione.


Dagli anni ottanta fino agli anni 2000 il cinema d'azione ha tenuto banco nelle sale, soprattutto grazie alla presenza sul grande schermo di star hollywoodiane la cui carriera è caratterizzata proprio da pellicole di questo genere. I più grandi attori di film d'azione del nostro tempo sono: Sylvester Stallone, Bruce Willis, Arnold Schwarzzeneger, Jackie Chan, Jason Statham, Jean Claude Van Damme, Wesley Snipes, Chuck Norris, Dolph Lundgren, Dwayne Johnson e Vin Diesel, a cui fanno seguito molti altri.


Le saghe più famose di questo genere sono entrate nell'immaginario collettivo, come i loro protagonisti, sto parlando di Rambo, Terminator, Fast & Furious, Die Hard, Arma Letale, Indiana Jones e moltissime saghe entrate di diritto nella cultura popolare mondiale.


Il film d'azione sono tutt'altro che estinti e rappresentano ancora una larga fetta dei film prodotti, ma a partire dagli anni 2010 il genere di maggiore successo e che fa da traino per le più grandi major del settore è il cinema dei supereroi. I film di supereroi fanno parte del cinema d'azione, ma dal 2008 con Iron Man e con la trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e in seguito con The Avengers nel 2012 si è fatto strada un genere specifico che è diventato in poco tempo il genere di maggiore successo attuale e contemporaneo.


I film di supereroi sono quelli che incassano di più in tutto il mondo, gli unici che superano quasi in maniera fissa il miliardo di dollari al box office. Dalla creazione del Marvel Cinematic Universe da parte dei Marvel Studios (comprati in seguito dalla Disney) il resto delle major ha seguito a ruota, la Warner con film ispirati all'universo Dc e altre case di produzione come la Universal e la Fox che producono film ispirati ai fumetti di supereroi. Questo fenomeno, degno di ulteriore spazio in un altro articolo, ha inondato completamente Hollywood, divenendo il business che va per la maggiore e di sicuro il più redditizio. Mi fa piacere segnalare che anche in Italia si contano alcune pellicole basate su supertizi, come la saga de Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores (il cui primo film però non mi è piaciuto per niente), la commedia I peggiori e soprattutto Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, un capolavoro decisamente migliore di gran parte dei film statunitensi.


Inoltre i registi che lavorano a questi film divengono subito fra i più quotati, come Joss Whedon, i fratelli Russo, James Gunn, Christopher Nolan, Zack Snyder e Jon Favreau. I film di supereroi hanno lanciato o rilanciato attori ora di fama mondiale quali Robert Downey Jr., Chris Evans, Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Scarlett Joahnsson, Henry Cavill, Christian Bale, Hugh Jackman e molti altri. Dopo l'enorme successo di questi film anche diversi attori famosi e importanti hanno deciso di cimentarsi nei cinecomics, speso con ruoli di rilievo, ricordiamo Samuel L. Jackson, Anthony Hopkins, Robert Redford, Josh Brolin, Michael Douglas, Michael Keaton, Sylvester Stallone, Dolph Lundgren e Cate Blanchett.


Questa lunga carrellata lungo le decadi del cinema ci porta a riflettere come il pubblico consacra un genere rispetto ad un altro e come i gusti della gente cambiano in continuazione, in ogni caso ripeto ancora che questo avvicendarsi di generi non ha precluso l'estinzione di nessuno di essi, inoltre ci sono decine e decine di altri generi che in un modo o nell'altro influenzano e contaminano, si amalgamo e convivono con altri generi. In effetti tendiamo a dividere i temi e i canoni dei film, ma ogni pellicola è sempre un cocktail di vari generi.


Passando ai miei pareri, apprezzo particolarmente il western revisionistico di autori come Tarantino e Eastwood e considero classici i film immortali di Sergio Leone, l'apice del western secondo me. Il genere mi è sempre piaciuto, anche perché per certi versi rappresenta la quintessenza del cinema americano ed è sicuramente il genere che ha tenuto banco per più temo nella storia del cinema, detto ciò devo dire che preferisco il poliziesco, inteso come insieme di tutti i suoi sottogeneri, che proprio per la sua versatilità e vastità è il migliore fra i migliori. Il cinema d'azione è il cinema più popolare, l'unico capace di creare icone cinematografiche entrate nell'immaginario e per quanto non sia sofisticato o di alta classe, mentirei se dicessi di non essere affezionato a numerosi film di Sly e Bruce Willis o che non mi diverta vedere film d'azione in generale, quando non sono trash si intende. Giudicare il genere dei film di supereroi mi è un po' difficile, ci sono legato perché è un genere che ho visto nascere e prendere piede al cinema e nell'immaginario, attualmente è proprio il genere dominante, ho apprezzato i film migliori che offre e steso i veli pietosi sugli altri, ma non faccio lo snob come molti (tipo il regista di Revenant, Innaritu, che lo definì il cancro del cinema o qualcosa del genere) e affermo che sono convinto che possa offrire molto e pellicole come Logan e la trilogia del Batman di Nolan lo dimostrano.


Mi soffermo in ultima battuta sulla visione storica che esce da tutto ciò, la dimostrazione della mutevolezza del cinema e della forza che trae dalla varietà dei generi, che rende la settima arte il ricettacolo della nostra cultura.

domenica 3 marzo 2019

Suburra: il lato oscuro di Roma (Italians do it better)

Si ritorna alle rubriche del blog e più precisamente a Italians do it better, lo spazio dedicato alle opere nostrane. Oggi parliamo di uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni nel panorama cinematografico e televisivo italiano, Suburra, sia del film del 2015 diretto da Stefano Sollima, sia della serie tv netflix la cui prima stagione è uscita nel 2017 e la seconda pochi giorni fa, il 22 febbraio.


Suburra nasce come romanzo, innanzitutto, scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini nel 2013 e viene trasposto in un film nel 2015, diretto da Stefano Sollima (il creatore della serie di Gomorra) e con un cast d'eccezione. Dopo il notevole successo della pellicola, nel 2017 Netflix mette in cantiere la prima stagione (la prima serie Netflix made in Italy) con dietro autori famosi e il ritorno di alcuni attori del film, la serie viene rinnovata e il 22 febbraio viene diffusa la seconda stagione.


Il film del 2015 vede dietro una grande produzione che vede coinvolti Rai Cinema e Cattleya, mentre dietro la macchina da presa c'è Stefano Sollima, uno dei registi italiani più famosi e quotati, famoso per aver preso parte alla serie Romanzo Criminale e aver creato per Sky la serie di successo Gomorra, inoltre Sollima aveva già diretto nel 2012 il suo primo film, ACAB-All Cops Are Bastards e ritorna al cinema nel 2015 con Suburra. Nel 2018 il regista romano è sbarcato ad Hollywood con Soldado.


Il film segue le macchinazioni dell'uomo più temuto di Roma, Samurai, intrecciarsi con le vicende di un politico corrotto compromesso, le scorribande di un potente clan di zingari, le sfortunate vicende di un viveur romano e gli affari del re di Ostia, Aureliano Adami, detto Numero 8.

Il film vede un cast d'eccezione che comprende Claudio Amendola, Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Alessandro Borghi e Greta Scarano, la pellicola ha riscosso un notevole successo ed è davvero ben fatta. Sollima imbastisce un' opera incentrata sulla parte più oscura e marcia della capitale, arricchendosi di un intreccio praticamente perfetto e una sceneggiatura solidissima. A tutto ciò si va ad aggiungere  il pregio di un paio di performance magnifiche, come quelle di Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola e Alessandro Borghi.


Le 2 ore e un quarto di Suburra ci trasportano nello sporco della città eterna, un mondo oscuro in cui tutti sono compromessi e nessuno è incorruttibile e soprattutto dove non ci sono eroi, ma solo regolamenti di conti, ambizioni milionarie e vendette. Per quanto mi riguarda Sollima ha sfornato un capolavoro tutto italiano, una pellicola che rende al meglio le potenzialità del cinema nostrano e che non si fa remore di denunciare e condannare la società, la politica e la Chiesa.


Il film ci dà personaggi sfaccettati e tridimensionali come Malgradi (interpretato da Pierfrancesco Favino) e Sebastiano (interpretato da Elio Germano), oltre a personaggi forti e pieni di carattere come il temutissimo e spietato Samurai di Claudio Amendola e soprattutto Aureliano Adami, il padrone di Ostia interpretato da Alessandro Borghi, un attore che si è distinto negli ultimi anni e che si è rivelato una delle nuove rivelazioni del cinema italiano.


Nel 2017 Netflix (insieme alle già citate Rai Cinema e Cattleya) produce una serie ispirata a Suburra, praticamente la prima serie di produzione italiana del colosso dello streaming internazionale. Fra gli autori dietro alla prima stagione bisogna segnalare Michele Placido, mentre nel cast Alessandro Borghi torna ad interpretare Aureliano Adami, altri attori che riprendono il ruolo avuto nel film sono Giacomo Ferrara (nel ruolo di Spadino) e Adamo Dionisi. Inoltre si aggiungono nomi importati quali Filippo Nigro e Claudia Gerini.


Suburra-La serie costituisce a tutti gli effetti un prequel del film e la prima stagione segue diversi filoni: vede un giovane Aureliano Adami confrontarsi con l'autorità del padre Tullio e il difficile rapporto con la sorella Livia, le vicende di Spadino Anacleti, pieno di segreti inconfessabili e di astio verso il fratello maggiore e la sua famiglia e le disavventure del giovane laureando Gabriele Marchilli, figlio di un poliziotto, ma dalla bussola morale instabile. Tutto ciò si intreccia drammaticamente con le prime macchinazioni di Samurai (qui interpretato da Francesco Acquaroli) e le insidie di Roma.


La prima stagione, composta da 10 episodi, tende a non avere una vera e propria direzione, complice anche il non avere un'identità. Infatti si nota che dietro alla serie non c'è Sollima con il suo genio e il suo stile e di conseguenza spesso la serie cerca di copiare proprio quello stile (e quindi il film) con risultati altalenanti, inoltre si vede spesso la volontà di scimmiottare "il fratello maggiore" Gomorra, anche per via dell'enorme successo che la serie sulla camorra ha avuto.


Comunque la serie dimostra di avere un buon intreccio e un paio di personaggi azzeccati nella caratterizzazione e personalità, Alessandro Borghi e Francesco Acqueroli sono sicuramente gli attori più bravi, ma anche Giacomo Ferrara, Filippo Nigro e Claudia Gerini si distinguono con buone performance. La serie mantiene dal film le atmosfere urbane, lo spirito di denuncia che non risparmia minimamente Stato e Chiesa, ma non presenta grandi colpi di scena.


Inoltre la serie è un prequel, e il difetto dei prequel (soprattutto quando si tratta di serie tv) è che si sa già la sorte dei personaggi, in poche parole vedendo il film (che io ho visto prima della serie) si sia già che fine faranno i personaggi e di conseguenza la sorte di alcuni personaggi nuovi nella serie (non presenti nel film) diventa un mistero facilmente intuibile. In ogni caso alcuni personaggi "attecchiscono" e alcuni intrecci sono ben fatti e possono comunque sorprendere.

 La seconda stagione viene rilasciata da Netflix il 22 febbraio di quest'anno ed è ambientata tre mesi dopo la fine della prima stagione, il cast torna al gran completo e in più ci sono alcune new entry che arricchiscono la trama generale. Questa volta si contano 8 episodi, la diminuzione giova anche al ritmo generale della serie e ci sono diverse variazioni.


Con questa seconda stagione Suburra ha una direzione precisa e ci sono pochi momenti altalenanti nella trama e nello svolgimento, l'intreccio generale è ormai ben oliato e le interazioni fra i personaggi sono ben rodati, insomma, questa volta la serie si avvicina a centrare in pieno l'obiettivo. La seconda stagione colpisce maggiormente lo spettatore, ci sono diversi colpi di scena per niente banali e alcune evoluzioni delle caratterizzazioni dei personaggi molto azzeccati. Gli autori hanno capito che la sorte dei personaggi già si sa per via del film, e quindi è meglio puntare sul mistero di come si arriverà allo status quo della pellicola madre, che è un po' il punto forte dei prequel in generale.


Suburra con la seconda stagione ci porta ancora più a fondo nella merda di Roma, questa volta denunciando maggiormente la politica, in maniera molto esplicita, toccando molti temi caldi del nostro Paese in una maniera che fino ad oggi pochi hanno osato e diventa a tratti anche più violenta e drammatica della prima stagione.


Tirando le somme, considero Suburra-La serie una novità per l'intrattenimento italiano, e in ogni caso un progetto da supportare per invogliare Netflix ad investire in altre serie italiane. La prima stagione si presenta altalenante, ma interessante, mentre la seconda più decisa e realizzata meglio, però devo dire onestamente che nessuna delle due stagioni, nemmeno prese insieme, raggiunge il film. L'opera di Sollima è un'arma a doppio taglio per la serie Netflix, perché rappresenta una miniera di spunti da prendere, ma anche un livello qualitativo irraggiungibile per la serie. Comunque se si passa sopra al voler paragonare la serie al film e chiudendo qualche occhio sui difetti della serie, si può godere di una serie tutta italiana che niente ha da togliere a molti prodotti statunitensi e che offre un ulteriore sguardo alla criminalità italiana.


Non sarà Gomorra, ma ci travolge comunque con il suo lato oscuro e violento e poi si sa, Roma non perdona.

venerdì 1 marzo 2019

Cinema 2019 (Marzo)

Come da tradizione ormai consolidata, il primo giorno del mese c'è la rassegna di alcuni dei film in uscita nelle sale, con un occhio di riguardo per quei film che ritengo più interessanti. Le regole sono sempre le stesse, cioè valgono solo film in uscita dal 1 al 31 marzo, inoltre la lista prevede come al solito 7 pellicole scelte personalmente dalla totalità dei film del mese.


-Captain Marvel: dal 6 marzo al cinema. Uno dei film più attesi di marzo e di questi primi mesi del 2019, il nuovo blockbuster targato Marvel con Brie Larson nel ruolo di un potentissimo nuovo personaggio. Diretto da Anna Boden e Ryan Fleck, oltre all'attrice premio Oscar il cast comprende Samuel L. Jackson, che riprende il ruolo di Nick Fury e Jude Law, famosissimo attore che entra così a far parte del Marvel Cinematic Universe. Ambientato negli anni '90, il film segue le vicende di un ex pilota, Carol Danvers, che si ritrova ad essere una delle persone più potenti dell'universo e dovrà affrontare una minaccia di proporzioni cosmiche, con l'aiuto di un giovane agente governativo destinato ad avere a che fare coi supertizi, Nick Fury. Film molto atteso, da segnalare due cose: la notevole CGI che permette di ringiovanire Samuel L. Jackson in una maniera impressionante e l'importanza che il film avrà per il prossimo film Marvel in uscita, Avengers Endgame.


-Cocaine: dal 7 marzo nelle sale il film biografico diretto da Yann Demange con Matthew McCounaghey e Jennifer Jason Leigh. La pellicola presenta la vera storia di White Boy Rick, al secolo Richard Wershe Jr. che a 14 anni ha cominciato a fare l'informatore dell'FBI e ad addentrarsi nel mondo della droga, fino a diventare in seguito un narcotrafficante.


-L'Eroe: dal 21 marzo al cinema. Diretto da Cristiano Anania, il film è incentrato su Giorgio, giovane ed ambizioso giornalista, che dovrà affrontare una serie di eventi a suo discapito, fra licenziamenti e trasferimenti, non perderà comunque l'occasione di fare ciò che gli riesce meglio: il corrispondente. Il film vede come attore protagonista Salvatore Esposito, la star assoluta di Gomorra che negli ultimi anni ha partecipato anche a molti film.


-Peppermint: in uscita il 21 marzo, Il nuovo action thriller diretto da Pierre Morel con Jennifer Garner. Morel è conosciuto principalmente per aver diretto Io vi troverò con Liam Neeson e infatti Peppermint ne riecheggia l'atmosfera. Riley North perde la figlia e il marito a causa di una banda di criminali, la quale rimane in libertà approfittando di un sistema di giustizia corrotto fino al midollo, così la giovane madre di famiglia deciderà di armarsi e farsi giustizia da sola, producendo una scia di sangue e cadaveri che si fermerà solo quando tutti i responsabili dell'omicidio della sua famiglia non pagheranno con la vita.


-Il professore e il pazzo: esce il 21 marzo il film storico di Farhad Safinia con un cast d'eccezione che comprende Mel Gibson,Sean Penn,Natalie Dormer e Steve Coogan. La pellicola presenta la storia che c'è dietro alla stesura del primo dizionario della lingua inglese ad opera del professore James Murray (Mel Gibson), grazie al contributo, malvisto dalla società e ostacolato da essa, di W. C. Minor, paziente di un manicomio e considerato a tutti gli effetti un pazzo.


-Bentornato Presidente!: dal 28 marzo nelle sale, il sequel della commedia Benvenuto Presidente! con Claudio Bisio e Kasia Smutniak. Diretto da Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, il seguito vede Claudio Bisio ritornare nei panni del montanaro Peppino Garibaldi che, ancora una volta, porterà scompiglio e caos nella politica italiana.


-Dumbo: dal 28 marzo al cinema, ultimo appuntamento del mese con una delle pellicole più interessanti della lista. Arriva nelle sale la versione live action di un classico Disney, divenuta consuetudine dopo la realizzazione del Libro della giungla e la produzione de Il Re Leone e Aladdin che usciranno quest'anno. Il film è diretto dal maestro Tim Burton, assente nelle sale dal 2016 con Miss Peregrine, che si diletta nel rileggere la storia Disney accompagnato da un cast di tutto rispetto che conta nomi quali Colin Farrell,Michael Keaton,Danny DeVito e Eva Green.