mercoledì 13 febbraio 2019

Black Panther: l'eredità della pantera (Road to Oscar 2019)

Comincia oggi la Road to Oscar 2019,con una carrellata di recensioni e approfondimenti sui film più importanti candidati agli Oscar di quest'anno. Seguendo l'ordine cronologico delle uscite nelle sale italiane,il primo film candidato di cui parlerò è uno dei più popolari tra quelli usciti nel 2018,con ben 7 nomination,sto parlando di Black Panther.


Black Panther è un film che si inserisce nel Marvel Cinematic Universe,prodotto appunto dai Marvel Studios e ispirato a Pantera Nera,supereroe Marvel la cui creazione risale al 1966,ad opera di Stan Lee e Jack Kirby,creatori di gran parte dell'universo Marvel. Pantera ha esordito al cinema in "Captain America:Civil War" del 2016 interpretato da Chadwick Boseman e nel 2018 ha avuto la sua prima pellicola stand-alone,diretta da Ryan Coogler,nuovo talento della regia,conosciuto anche per aver diretto il primo Creed.

T'Challa è il sovrano del Wakanda,nazione avanzatissima e segreta dell'Africa ed è anche Pantera Nera,figura mistica della con millenni di storia,supereroe internazionale e guardiano del Wakanda. Pantera Nera dovrà affrontare i segreti della sua famiglia,le minacce che si insidiano nel Wakanda e un temibile avversario,Erik Killmonger,pronto a tutto per ottenere ciò che vuole.


Chadwick Boseman torna ad interpretare Pantera Nera,affiancato da un cast comprendente Martin Freeman (Watson in Sherlock e Bilbo ne Lo Hobbit),Andy Serkis (mago della CGI nonché interprete di Gollum ne Il Signore degli Anelli),Forest Whitaker (L'ultimo re di Scozia),Lupita Nyong'o (12 anni schiavo),Daniel Kaluuya (Scappa-Get out),ma soprattutto Michael B. Jordan nel ruolo di Erik Killmonger,vero mattatore del film.


Anche se il personaggio ha esordito nel 2016 nel terzo film di Capitan America,questa pellicola è comprensibile anche a se stante,anche perché è in questo film che vengono spiegate le origini del personaggio e il suo mondo.

Il film è molto bello,Coogler continua la sua scia positiva dopo il primo Creed e confeziona un blockbuster grandioso,mantenendo il proprio stile anche quando si adatta agli stilemi Marvel. Black Panther al contrario di altri film Marvel,che spesso possono mettere la creatività dei registi in secondo piano in favore di una uniformità stilistica dei film,ha una propria forte identità amalgamandosi alla perfezione allo "stile Marvel".

La trama non è complicata,ma è ben articolata,al centro vengono messi i personaggi,ma soprattutto il Wakanda,fulcro della caratterizzazione di tutti i protagonisti. Black Panther è un buon mix fra Il Re Leone e i temi molto cari ai supereroi. Il ritmo del film è sempre incalzante,le scene d'azione sono buone ed equilibrate,gli effetti speciali la fanno da padrone,davvero spettacolari,con il Wakanda avanzatissimo,ma sempre fedele alla cultura africana e anche le musiche sono ben curate,con qualche marcia in più rispetto ad altri film Marvel.


Boseman è un buonissimo T'Challa,un re che deve ancora capire molto del suo ruolo e delle sue responsabilità,ma che ha una grande determinazione ed è disposto a tutto per il suo regno,anche quando dovrà affrontare le ombre dietro l'eredità della Pantera Nera e i segreti della sua famiglia. I personaggi femminili sono molto forti e caratterizzati,soprattutto la Nyong'o,ma secondo me questa "valorosa caratterizzazione forzata" è ovviamente dovuta alla volontà (anch'essa forzata) di inserire modelli femminili forti nel periodo femminista attuale di Hollywood,la cosa è molto positiva,ma ai fini della trama fa un po' trascurare il protagonista e io sono dell'idea che il politically correct è una cosa santa (in alcuni casi),ma non deve influenzare le dinamiche del film.


A far trascurare non poco il protagonista c'è anche Erik Killmonger,antagonista del film interpretato in modo magistrale da Michael B. Jordan,qui alla sua migliore performance sul grande schermo per quanto mi riguarda. Killmonger è molto più del classico villain da film di supereroi e nel film vengono spiegate molto bene le sue motivazioni,il che contribuisce alla caratterizzazione tridimensionale del personaggio,tra le migliori nel Marvel Cinematic Universe.


Black Panther è un gran bel film,ha un bellissimo messaggio di fondo ed è riuscito "a parlare" di temi molto caldi per gli USA e per la popolazione afroamericana e africana,ma anche di attualità internazionale,come l'immigrazione. La pellicola ha avuto un successo stratosferico,sbancando ai box office di tutto il mondo e incidendo molto nell'immaginario collettivo,ovviamente Coogler è al lavoro sul sequel che dovrebbe veder tornare gran parte del cast,mentre Chadwick Boseman è tornato ad interpretare T'Challa in Avengers: Infinity War.


Dopo un'analisi personale del film in sé è arrivato il momento di contestualizzare il discorso con gli Oscar,infatti per quanto il film sia bello ed entusiasmante,merita sicuramente le nomination agli effetti speciali,alla colonna sonora e alla miglior canzone,ma non quella a miglior film. Black Panther ha affrontato molti temi caldi come già detto ed è evidente che l'Academy lo ha sbandierato nelle nomination di quest'anno per il messaggio contro molte delle politiche del presidente statunitense in carica,Trump,"avversario" di Hollywood da quando è stato eletto.

Soggettivamente mi fa piacere che Hollywood sia schierata contro Trump,ma l'effetto domino di questa presa di posizione è stata una ventata forzata di politically correct che negli ultimi anni è stata talmente presente da aver anche stancato parecchio e per quanto mi sia piaciuto Black Panther,vederlo ultranominato cozza con il lato oggettivo della questione.

Perché oggettivamente Black Panther per essere così nominato agli Oscar deve essere il miglior film Marvel e mi dispiace,ma non lo è,dato che è largamente superato da The Avengers,Captain America:Civil War,Avengers:Infinity War e Captain America: Winter Soldier (che considero il migliore del MCU). Questi altri film sono stati relegati solo alle nomination per gli effetti speciali negli anni in cui uscirono,come del resto tutti i cinecomic,tranne il Cavaliere Oscuro di Nolan,che conquistò due Oscar e 8 nomination,ma quella era un'altra storia e soprattutto era un'altra Academy.

domenica 10 febbraio 2019

Sequel,Remake & Reboot: l'effetto nostalgia di Hollywood (Cinema Story)

Oggi non parlo di un film in particolare,ma provo ad esporre e argomentare un fenomeno che da anni imperversa nel cinema americano,sto parlando delle decine e decine di remake e reboot che hanno invaso i cinema negli ultimi anni e di conseguenza la formazione di un certo clima di nostalgia. Proprio la nostalgia sembra essere diventata una raffinata macchina di soldi cinematografica,influenzando numerose produzioni tra le major del settore,soprattutto negli ultimi anni,vediamo di scoprire i motivi di tale nuova ondata di rifacimenti cinematografici e magari anche elencare quelli che hanno funzionato e quelli che si sono rivelati meri prodotti commerciali.


Innanzitutto meglio precisare cosa sono i remake e i reboot,i primi sono veri e propri rifacimenti di film del passato,spesso hanno la stessa trama del film a cui si riferiscono oppure sono completamente reinventati,per cui esistono i reboot,che significa proprio "rilanciare" o "riavviare", e con cui si indicano quei film che a distanza di anni vengono prodotti per rilanciare un certo film del passato. I reboot avvengono spesso per rilanciare franchise cinematografici e quindi si riparte completamente da zero,ma sempre riferendosi ad una saga di film. I remake,al contrario, fanno riferimento quasi sempre al rifacimento di una singola opera,quindi i reboot sono spesso associati al rilancio di una serie di film famosa a suo tempo come i blockbuster o film prodotti da major,mentre i remake possono anche essere riferiti a film poco noti o a film di successo delle decadi passate,che quindi vengono modernizzati e attualizzati a tempi più moderni.


Dopo questa doverosa precisazione ci colleghiamo proprio con l'attualità,infatti i remake e i reboot sono sempre stati presenti nel mondo del cinema,in tutte le decadi,soprattutto i remake,ma è solo negli anni recenti che sembra esserci stata un'ondata di nuovi remake e reboot,spesso prodotti dalle major. Questi film rincorrono il grande successo perseguendo una certa fetta del pubblico: i nostalgici.

Negli ultimi anni sempre più tornano in auge i film di maggiore successo degli anni '80 e '90 (e anche alcuni flop di quei tempi vengono rivalutati),quelle pellicole che più di tutte hanno influenzato l'immaginario collettivo e che con le decadi sono diventate popolarissime,ma anche quelle pellicole che hanno sostanzialmente creato la cultura nerd occidentale e proprio i nerd sono diventati,in questi anni '10 del ventunesimo secolo,la fetta di pubblico che più di tutte porta soldi al cinema e alle major.


Questo fenomeno ha portato all'esaltazione delle pellicole targate eighties e nineties,che hanno preso la forma di mostri sacri della cultura popolare. Quindi per una questione di causa-effetto,le major di Hollywood hanno cominciato ad interessarsi ai franchise che hanno segnato gli anni ottanta e novanta e ai film singoli che più hanno inciso l'immaginario collettivo,ma come? Dopotutto,arrivati agli anni 2000 e in seguito gli anni 2010,gli attori e i registi di quei film sono diventati abbastanza vecchiotti e questo punto ostacolava non poco le major,intenzionate a sfruttare l'andata di nostalgia che stava prendendo piede.

La soluzione divenne semplice,per sfruttare la nomea dei film "sacri" bastava appunto solo quello,il titolo,diventato in termini commerciali un trend e quindi bastava solo comprare i diritti e metter su una produzione colossale completamente nuova,magari con qualche vecchio volto proprio per i nostalgici e sbandierare il titolo storia ai quattro venti. Il successo è assicurato secondo le major,ma non sempre la reputazione di un film basta e in molti casi produzioni dovranno ricredersi,perché dopo i vari remake e reboot ci si accorge che la nostalgia è una macchina di soldi perfetta,ma è un'arma a doppio taglio.


Il pubblico va al cinema convinto di ritrovare le stesse emozioni provate alla prima visione,molto probabilmente da piccoli,di quei film ritenuti ormai sacri e intoccabili. A volte viene accontentato,a volte no e in questi casi si deve parlare anche di fan-service,cioè di dare al fan quello che vuole e di conseguenza di permettere ai desideri dei fan di avverarsi,mettendo in secondo piano la trama,la sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi.

Le aspettative dei fan sono quasi sempre altissime e ancora di più quando anziché un reboot o un remake viene prodotto un sequel a distanza di molti anni di un film ritenuto cult. Questi tipi di sequel fiocchettano in questi anni e sono,secondo me,la massima espressione di questo effetto nostalgia che ha travolto Hollywood.
Come già detto la nostalgia è una brutta bestia,un'arma a doppio taglio che può facilmente rivoltarsi contro la produzione,i registi o gli attori. Riproporre personaggi famosi,idoli delle folle e icone del cinema porta con sé i rischi di deludere il pubblico e condannare questi rifacimenti,ma può anche conquistare (o riconquistare) il pubblico e consacrare i vari franchise.


Veniamo a noi e abbandoniamo per un attimo l'analisi del fenomeno per fare un elenco di esempi concreti che in questi anni hanno tenuto banco al box office. Nel 2011 abbiamo avuto lo scarso remake di Conan con Jason Momoa (di cui abbiamo brevemente parlato nella recensione di Aquaman),ma come detto,i remake bene o male sono sempre stati presenti,basti ricordare come la trilogia di Ocean's diretta da Soderbergh nasce come remake del film del 1960,Colpo grosso. Solo che negli ultimi anni ci sono stati diversi film che rincorrevano la nostalgia degli spettatori e quindi abbiamo avuto nuovi film della saga di Halloween,originariamente creata da John Carpenter,ma che non hanno conosciuto il successo dell'opera originale.


Bisogna precisare che le trasposizioni di libri,fumetti e videogiochi hanno avuto nel corso degli ultimi anni diverse varianti e rilanci,come i reboot di Superman e Batman nel nuovo DCEU o i nuovi film di Spider-Man inseriti nel MCU rilanciando per la terza volta il personaggio. Nel 2018 c'è stato anche il reboot di Tomb Raider,tratto dal famoso videogioco e con Alicia Vikander nel ruolo di Lara Croft,dopo i due film con protagonista Angelina Jolie.


Il fenomeno ha toccato anche i franchise più famosi,primo fra tutti Star Wars,che con la nuova gestione Disney ha visto la produzione colossale di una trilogia sequel e di due spin-off a partire dal 2015,ma già da ben prima ci sono stati i nuovi film di Star Trek a partire dal 2009. Ancora prima,nel 2006,abbiamo avuto Casino Royale con cui hanno rilanciato James Bond e nel 2008 Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo,sequel a distanza di 19 anni dall'ultimo film. E a seguire molti,molti altri.


L'escalation più totale si è avuta negli ultimi anni,con il susseguirsi di numerose pellicole come: il remake al femminile di Ghostbusters del 2016,il sequel/reboot di Terminator con Terminator Genysis del 2015,il sequel dopo quasi trent'anni di Blade Runner,Blade Runner 2049 del 2017 e il sequel/reboot di Jumanji del 2017 con The Rock e Kevin Hart solo per citare qualche esempio. Anche Creed è uno spin-off/sequel della saga di Rocky e proprio quest'anno abbiamo avuto il remake di Suspiria.


La lista è davvero lunghissima e non starò ad elencare tutti i vari reboot,remake,spin-off,sequel,revival e compagnia bella proprio perché negli ultimi anni c'è stata una pletora di film di questo genere,invadendo completamente i cinema. Ovviamente non tutto vien per nuocere e posso dire con tutta tranquillità che alcuni di questi film mi sono piaciuti,già scrissi nella recensione di Creed II di approvare in toto i due film che proseguono in qualche modo la saga di Rocky e devo dire che Blade Runner 2049 non mi è per niente dispiaciuto,ma sono per quanto mi riguarda,mosche bianche in una montagna di merda cinematografica,se mi perdonate il linguaggio.


Le major rincorrono l'hype delle folle,sfruttano la nostalgia per ricavarci montagne di soldi,ma queste decine e decine di pellicole,nel loro insieme fanno perdere qualcosa al cinema,qualcosa di molto importante: la novità. La continua ricerca di nuove idee che ha prodotto,proprio fra gli ottanta e i novanta,quei film che oggi vengono osannati e idolatrati e che paradossalmente hanno prodotto questo fenomeno nostalgico collettivo. Non si dà più spazio alle nuove idee,si ricerca sempre di rilanciare vecchie idee che possono portare al cinema quelle persone che idolatrano i vecchi film perché visti durante l'infanzia e che quindi riservano nei cuori di queste persone un posto speciale.

Voglio parlare il più chiaramente possibile,io ho 17 anni,ma mi considero parte di una generazione che subisce molto l'influenza delle pellicole degli ottanta,novanta e duemila o almeno questo vale per me,ma proprio l'anagrafe mi pone in una posizione particolare. Io sono cresciuto con i film più famosi delle decadi passate (mischiate a quelle dei duemila),ma non c'ero quando queste pellicole sono uscite,anche per me quei film sono conservati nei ricordi dell'infanzia e ci sono legato personalmente,ma non come per gli attuali trentenni e quarantenni (e anche qualche cinquantenne) che negli ottanta e novanta si sono formati.

Quindi in funzione di ciò non approvo questa ondata nostalgica,perché se quelle pellicole per me valgono comunque qualcosa,questa pletora di remake e reboot per quelli della mia generazione,ma soprattutto per quelle ancora più giovani,valgono meno di niente,perché fanno riferimento ad una cultura (quella ottanta/novanta) di cui oggi sentiamo solo un eco,uno strascico culturale che male si amalgama con quella che dovrebbe essere la cultura contemporanea e che spesso rappresenta il desiderio degli attuali trentenni e quarantenni di sentirsi di nuovo bambini e di riprovare di nuovo quelle emozioni.

Questo porta ad un altro problema,che forse sarebbe meglio discutere in un post a parte,e cioè che le nuove generazioni (compresa la mia ovviamente) non avranno molte nuove icone cinematografiche o film completamente nuovi che possano in qualche modo incidere nell'immaginario collettivo e quindi quando "toccherà a noi" essere nostalgici,saremo nostalgici di qualcosa che è già nostalgico. La cosa,sinceramente,è molto triste.


L'argomento comunque è davvero vasto,sarebbe meglio trattarlo ancora successivamente,ma per ora credo di aver detto la mia sul fenomeno e niente,just my two cents.

mercoledì 6 febbraio 2019

Smetto quando voglio: le migliori menti in circolazione (Italians do it better)

Inauguriamo una rubrica esclusivamente dedicata a film italiani vecchi e nuovi con una trilogia che in pochi anni è diventata fra i più riusciti e famosi esperimenti cinematografici italiani,sto parlando della saga di Smetto quando voglio.


Smetto quando voglio nasce completamente dalla mente del giovane regista salernitano Sydney Sibilia,che nel 2014 deciderà di scrivere insieme a Valerio Attanasio il primo film,inizialmente pensato per essere autoconclusivo diventa il primo lungometraggio diretto da Sibilia. Il primo film viene prodotto da Fandango e Rai Cinema e nella persona di Matteo Rovere,amico di Sibilia anche lui regista e distribuito da 01 Distribution.


Il primo film segue le vicende di Pietro,ricercatore universitario fallito,che decide di riunire una banda composta da ex ricercatori e laureati per vendere nuove droghe (legali in quanto non presenti nell'elenco delle sostanze illegali del Ministero),ma molte cose non andranno come previsto e la banda dovrà affrontare numerose peripezie.


Il cast comprende nomi di alto livello del cinema italiano,primo fra tutti il bravissimo Edoardo Leo,interprete di Pietro e conosciuto per aver preso parte a film come Perfetti Sconosciuti e Loro chi? fra gli altri,protagonista assoluto della saga e perno delle storie. Troviamo anche Stefano Fresi nel ruolo di Alberto,il degno compare di Pietro,Valeria Solarino interpreta Giulia,la compagna di Pietro,mentre gli altri attori che compongono la famigerata banda dei ricercatori sono Pietro Sermonti,Paolo Calabresi,Libero De Rienzio,Lorenzo Lavia e Valerio Aprea,mentre il ruolo del Murena è interpretato da Neri Marcorè.


La sceneggiatura del primo film è più che ottima,la trama tiene banco per tutta la durata del film e non annoia mai,Sibilia fonda la classica commedia italiana con una personale verve creativa plagiata dalla cultura pop e dai film americani,senza mai tradire lo spirito della pellicola. Il cast è spettacolare,la banda funziona alla grande e traspare una grandiosa sinergia fra gli attori,ovviamente merita elogi particolari il protagonista Edoardo Leo,che con la sua naturale maestria attoriale ci regala un grande personaggio.


Perché Pietro Zinni è un ragazzo comune,travolto come molti giovani ricercatori dal sistema che governa le università italiane,in cui concetti fondamentali come la meritocrazia sono diventati delle gran belle bugie. Su questo il film riflette molto,più dell'altro tema portante,quello delle smart drugs e di conseguenza del raggiro del sistema. Quindi,al contrario di numerosi altri prodotti tricolore,il film ci fa riflettere,oltre che divertire.

Dopo l'uscita del primo film e il notevole successo che quest'ultimo conseguì,Sibilia decise di farne un sequel,anzi ben due,scrivendo e dirigendo i due seguiti contemporaneamente,ma facendoli uscire a distanza di un anno uno dall'altro. Quindi fra il 2015 e il 2016,seguendo l'idea della trilogia,Sibilia scrive (insieme a Francesco Manieri e Luigi Di Capua) Smetto quando voglio-Reloaded e Smetto quando voglio-Masterclass,questa volta prodotti anche da Groenlandia (società del già citato Matteo Rovere e dello stesso Sibilia).


Nel 2016 esce il secondo capitolo della saga,che cambia nome rispetto ai piani originali,infatti diventa Smetto quando voglio-Masterclass. Il cast originale si riunisce,con l'aggiunta di Giampaolo Morelli nel ruolo di Lucio Napoli,Marco Bonini quello di Giulio Bolle,Greta Scarano nel ruolo della poliziotta Paola Coletti e Luigi Lo Cascio nel ruolo del misterioso nuovo cattivo. Sibilia costruisce il sequel (e anche il terzo capitolo) per incastonarsi nel primo film,in una macchinazione davvero affascinante che darà pienamente i suoi frutti nel terzo film.


In questo secondo capitolo si cerca di puntare più sull'azione,con alcune scene azzeccate e altre un po' forzate,cercando di osare nell'ambito cinematografico italiano e ammiccando sempre di più ai film americani. La trama perde un po' della forza che aveva nel primo film,ma con questo sequel,soprattutto nella prima parte di esso,si cerca di fare un "world building",cioè di costruire attorno ai personaggi una specie di contesto narrativo e di gettare le basi per l'inevitabile conclusione.


I personaggi continuano a funzionare fra loro a meraviglia,amalgamandosi molto bene anche con le new entry del film e la parte più divertente della saga è forse più presente in questo secondo capitolo che nel primo.


Come già detto,il secondo e il terzo sequel furono girati contemporaneamente e quindi nel 2017 esce il terzo film,Smetto quando voglio-Ad Honorem,che rappresenta il punto d'arrivo del secondo film riprendendolo esattamente da dove l'avevamo lasciato e completando l'ingranaggio dei flashback presenti fra il primo e il secondo film.


In questa terza pellicola si dà maggior risalto al villain,interpretato da Luigi Lo Cascio,anche se non ne esce comunque un grande profilo da cattivo,ma comunque caratterizzato. Pertanto questo terzo film è il più dark della serie,non sacrificando ovunque la parte comica,diciamo che dopo i due passati film,questo terzo capitolo completa la metamorfosi da "pura commedia italiana con accenti innovativi" che era il primo film a "esperimento cinematografico pop italiano" che sono il secondo e appunto il terzo film.


Alla fine il terzo capitolo svolge il ruolo di conclusione e chiusura del cerchio,restando comunque inferiore al secondo,che per me è il migliore fra i tre per l'equilibrio fra i generi cinematografici che questa saga presenta. In ogni caso è la degna conclusione delle numerose disavventure di questa scalcinata banda a cui,dopo tre film,ci si affeziona irrimediabilmente.


Concludendo,Smetto quando voglio,preso nel suo insieme,non è un capolavoro,non è neanche il meglio del cinema italiano,è una saga carina ed è innegabile che ha rappresentato qualcosa di nuovo nel panorama cinematografico del Bel Paese,che da anni stagnava (e stagna ancora per quanto mi riguarda) nella mediocrità più totale,subendo una notevole inferiorità nei confronti del cinema degli altri Stati europei e ovviamente nei confronti di quello americano,solo negli ultimi anni pare che ci sia una graduale e leggera rinascita del vero,grande,cinema italiano,ma questa è un'altra storia (di cui sicuramente parleremo).

lunedì 4 febbraio 2019

Polar: vai in pensione e muori! (Recensione)

Il polar è un genere letterario e cinematografico che nasce da un neologismo francese,deriva dall'unione dei due termini "poliziesco" e "noir".


Uscito il 25 gennaio per Netflix,tratto dall'omonimo graphic novel del 2012 di Victor Santos e diretto da Jonas Akerlund,Polar è un film al fulmicotone con un bravissimo Mads Mikkelsen nei panni di un letale anziano sicario che si appresta ad andare in pensione,ma niente andrà come previsto.


Come già detto,Polar è un film Netflix dalla durata di 2 ore,diretta dallo svedese Akerlund,che ha realizzato più che altro film basati sulla musica,in quanto anche lui è un batterista,ma che questa volta si approccia alla trasposizione di una graphic novel indipendente creata da Victor Santos,dallo stesso titolo,Polar.


Polar ci catapulta in un mondo fatto di killer,sicari e assassini psicopatici e segue le vicende di Duncan Vizla,detto Black Kaiser,un attempato sicario tra i più letali in circolazione che si ritrova ad affrontare gli ultimi giorni prima della pensione,ma l'organizzazione di cui faceva parte e alcuni letali killer non hanno nessuna intenzione di fargli raggiungere l'agognata pensione.


Mads Mikkelsen interpreta Duncan ed è l'assoluto mattatore del film,l'attore famoso per aver preso parte a Casino Royale e Hannibal,questa volta si ritrova ad interpretare un glaciale sicario arrivato alla fine della sua carriera,fatta di decine e decine di cadaveri e ammazzamenti,che si ritrova solo contro tutti e che deve anche confrontarsi con i propri demoni.


I personaggi di contorno sono proprio i killer più particolari che ci sono,mentre si distingue tra gli altri personaggi,Camille,interpretata da Vanessa Hudgens. Il mondo che ci presenta Polar è cattivo,violento e non risparmia nessuno,il film non ha praticamente filtri e c'è un alto tasso di violenza. Ci sono scene d'azione ben fatte e la violenza anche se esagerata è il linguaggio che parla Duncan e affini.


Lo stile del film è molto caratteristico,inutile dire che si sente una leggera influenza proveniente da Kill Bill e da alcune scelte di stile tipiche di Tarantino e Rodriguez,ma mantiene una propria identità. La trama è scorrevole,a volte prevedibile,ma mai banale e si riscatta nel finale,con un colpo di scena che apre a numerosi spunti.


Per concludere,Polar è un bel film d'azione,con un ottimo Mads Mikkelsen e litri di sangue versato accompagnati da una massiccia dose di violenza. Non sorprende,eccetto per il finale,ma intrattiene molto bene e può benissimo porre le basi per una serie di film.


sabato 2 febbraio 2019

Sex Education: la rinascita del teen drama (Recensione)

Il teen drama è quel genere che vede gli adolescenti confrontarsi con i propri problemi, scoprire il loro posto nella società e spesso anche confrontarsi con i genitori e il mondo degli adulti. Il genere non è uno dei miei preferiti,ma mentirei se dicessi che non mi piace farmi appassionare da queste storie,anche se il teen drama non ha stilemi definiti ed è molto malleabile come genere,in poche parole,dipende dalla visione che c'è dietro e quindi dagli autori che se ne occupano. Spesso si cade nel trash o negli stereotipi oppure si riesce a creare storie appassionanti e all'avanguardia,attraverso le quali si può dire davvero molto. Sex Education fa parte indubbiamente della seconda categoria.


La serie Netflix del 2019 è di produzione britannica,la grande mente dietro la storia è Laurie Nunn,mentre la regia degli 8 episodi di cui è composta è stata affidata a Ben Taylor e Kate Herron. Il cast è composto principalmente da Asa Butterfield nel ruolo del protagonista Otis Milburn,Gillian Anderson nel ruolo di Jean Milburn,Emma Mackey in quello di Maeve Wiley e fra gli altri Ncuti Gatwa,Connor Swindells e Kedar Williams-Stirling.

Sex Education segue le vicende del timido liceale Otis Milburn,figlio di una sessuologa,alle prese con i suoi compagni di scuola e con i problemi che possono sorgere nell'età adolescenziale,soprattutto di tipo sessuale,infatti Otis aprirà una vera e propria clinica per aiutare i suoi compagni,aiutato dal suo migliore amico Eric e dalla outsider della scuola,Maeve.


La serie è molto scorrevole,gli 8 episodi volano via e a chi come me li ha visti tutti di fila sembra di aver assistito ad unico grande film di quasi 7 ore senza mai annoiarsi. I primi episodi impostano tutto il mondo che gira attorno a Otis ed è soprattuto in questi che è più presente la parte "sessuale" della serie,perché man mano che si va avanti vengono sviluppati molto di più i personaggi,i loro sentimenti e la parte che potrebbe venire erroneamente individuata come "sconcia" si amalgama alla perfezione con i temi della serie e soprattutto le emozioni dei personaggi,la cui caratterizzazione non è mai banale o stereotipata,come succede in molti altri teen drama,ma tridimensionale e ben scritta.


Butterfield rende al meglio il ruolo di Otis,che anche se protagonista dello show,non toglie spazio ai molti comprimari,che effettivamente sono il punto di forza della serie. Otis ha i suoi problemi,ha il suo rapporto complicato con la madre,ma per quanto sia inizialmente il classico timido liceale si rivela in seguito molto più maturo di alcuni suoi coetanei,ma mai superiore e da loro impara molto anche su di sé. Otis ha anche una grande forza morale e dei buoni valori,ma non è esente da fare errori e deve capire ancora molto sulla sua vita.


Come detto,i comprimari sono la grande forza della serie,infatti il mio personaggio preferito e anche quello più sfaccettato caratterialmente è Maeve,interpretata da una bravissima Emma Mackey. La reietta che si porta dietro una brutta fama si rivela un personaggio forte,ma sensibile,anche lei portatrice di grandi valori e che si completa alla perfezione con il protagonista Otis e viceversa. Entrambi sono la colonna portante dello show,ma secondo me è proprio Maeve ad avere una caratterizzazione migliore,non solo per l'empatia che nasce nello spettatore nei suoi confronti quando si scoprono le ferite del passato o gli sbagli commessi,ma anche per l'evoluzione che subisce durante la serie.


Tra gli altri studenti della Moordale High spicca indubbiamente Eric,il miglior amico di Otis, che è a tutti gli effetti il terzo protagonista della serie. Anche lui viene caratterizzato ottimamente,ma secondo me diventa più interessante verso il finale,quando praticamente diventa più maturo e caratterizzato rispetto al classico "amico gay" dei primi episodi. Un altro bel personaggio che ci regala la serie è Adam,la cui storyline può sembrare leggermente di sfondo alla serie,ma è ben realizzata e presenta un interessante decostruzione della figura del bullo.


In definitiva,Sex Education è una gran bella serie,una piccola rinascita del teen drama fatto bene,incanalato attraverso uno stile britannico che si rivela qualche spanna sopra molti prodotti americani. Notizia di oggi è anche l'ovvio rinnovo per la serie,che ha avuto un enorme successo in tutto il mondo,inutile dire che non vedo l'ora di vedere cosa combineranno nella seconda stagione. Concludendo,Il tema del sesso che può sembrare il perno della serie è,secondo la mia interpretazione,un modo più onesto e schietto di descrivere il mondo adolescente contemporaneo,ma rimane in secondo piano rispetto all'ottima scrittura dei personaggi principali,a cui ci si affeziona facilmente e sì,anche al tifo per alcune coppie,come nelle migliori soap opera.

venerdì 1 febbraio 2019

Cinema 2019 (Febbraio)

Febbraio 2019 non presenta film evento o molto attesi,ma di sicuro offre numerose pellicole molto interessanti,senza contare quelle di gennaio ancora in sala. Vediamo insieme alcuni dei film che ritengo fra i più interessanti che usciranno fino al 28 di febbraio.


-Il Corriere-The Mule: dal 7 febbraio al cinema,la nuova fatica diretta da quella leggenda del cinema che è Clint Eastwood,che per l'occasione torna anche dietro alla machina da presa. Il film è ispirato ad una storia vera,come gran parte della produzione da regista di Eastwood degli ultimi anni e narra la storia dell'ottantenne Leo Sharp (nel film i nomi vengono cambiati) che negli anni '80 è diventato un corriere della droga. Nel cast ci sono anche nomi di prim'ordine come Bradley Cooper,Andy Garcia e Laurence Fishburne. Se tutto ciò ancora non vi ha convinto a vederlo,basta guardare Clint in quest'immagine per capire che anche ad 88 anni è capace di spaccare culi con uno sguardo.


-Holmes & Watson: dal 14 febbraio al cinema,per gli amanti della commedia demenziale c'è questa parodia di Sherlock Holmes,diretta da Ethan Cohen,già regista di Duri si diventa e sceneggiatore di Tropic Thunder,Madagascar 2 e Men in Black 3. Nel cast troviamo come protagonisti due dei più divertenti comici americani,Will Ferrell e John C. Reilly, e tra gli altri Rebecca Hall,Ralph Fiennes e Hugh Laurie.


-Alita-Angelo della battaglia: dal 14 febbraio al cinema,l'adattamento del manga Alita,con Robert Rodriguez alla regia e un cast d'eccezione,che conta fra i nomi Rosa Salazar,Christoph Waltz,Ed Skrein,Jennifer Connelly e Mahershala Ali. Il film segue le vicende di una cyborg cacciatrice di taglie senza memoria alla caccia dei più spietati criminali nel 26° secolo.


-Un uomo tranquillo: dal 21 febbraio al cinema,il nuovo thriller con Liam Neeson,diretto da Hans Petter Moland. Il film è un remake americano di un film norvegese, "In ordine di sparizione",sempre diretto da Moland. La pellicola segue lo stravolgimento della vita di un uomo all'apparenza tranquillo,che si lascia trasportare da sentimenti implacabili di vendetta che lo scaraventano nel mondo della criminalità.


-The Front Runner-il vizio del potere: dal 21 febbraio al cinema,thriller politico diretto da Jason Reitman con Hugh Jackman e J. K. Simmons. Tratto da una storia vera,il film vede Jackman interpretare il senatore Gary Hart,concorrente e inizialmente favorito alle elezioni presidenziali americane del 1988,che vide naufragare la propria carriera politica in seguito ad uno scandalo.


-The Lego Movie 2: dal 21 febbraio al cinema il sequel di uno dei più famosi film d'animazione degli ultimi anni,questa volta diretto da Mike Mitchell. Il primo Lego Movie ha riscosso molto successo in tutto il mondo e si parlava di un sequel già dal 2016. Il cast dei doppiatori in originale vede Chris Pratt,Will Arnett,Elizabeth Banks,Margot Robbie,Jason Momoa,Jonah Hill e Channing Tatum.


-Domani è un altro giorno: dal 28 febbraio al cinema,film drammatico diretto da Simone Spada con Marco Giallini e Valerio Mastrandrea,coppia già ben rodata sul grande schermo riunita per un film che è un inno all'amicizia. L'attore romano Giuliano (Marco Giallini) ha deciso di accettare la diagnosi terminale con cui ha lottato per più di un anno ed è accompagnato nei suoi ultimi giorni di vita da Tommaso (Valerio Mastrandrea) che si è rifatto una vita all'estero come insegnate di robotica,i due sono amici da trent'anni,ma dovranno affrontare i quattro giorni più uri della loro vita.