Festeggiamo un mese di vita del blog continuando la corsa agli Oscar di quest'anno con un film fra i più popolari usciti nel 2018,il biopic musicale di maggior successo della storia del cinema,nonché il film con maggior incasso in Italia dell'anno scorso. Un film basato su uno dei gruppi più famosi della storia e sulla figura di un uomo che ha trasceso la propria esistenza,diventando una leggenda. Quell'uomo era Fredddie Mercury e quel gruppo è conosciuto come i Queen. Il film di cui si parla oggi è Bohemian Rhapsody.
Bohemian Rhapsody presenta la nascita dei Queen e il percorso di Freddie Mercury (Rami Malek) lungo gli anni settanta e ottanta,fra i primi successi fino alla fama mondiale,con l'apice nel concerto Live Aid del 1985.
Il film ha una produzione colossale dietro,infatti sin dal 2010 si è parlato di un film basato sugli anni del successo dei Queen e proprio Roger Taylor e Brian May hanno fortemente voluto il film (con la partecipazione anche dello storico manager del gruppo,Jim Beach). Il ruolo di Freddie Mercury era inizialmente destinato a Sacha Baron Cohen,ma quest'ultimo abbandonò il progetto in seguito a divergenze artistiche proprio con i membri della band,così nel 2013 il ruolo di Mercury venne affidato a Ben Whishaw e la regia a Dexter Fletcher,ma anche loro dovettero abbandonare la produzione per concentrarsi sul film di 007,Spectre.
Nel 2015 avviene la svolta,Anthony McCarten viene assunto per riscrivere la sceneggiatura,questa volta col titolo di Bohemian Rhapsody e il ruolo di Freddie viene dato a Rami Malek,mentre la regia viene affidata a Bryan Singer,noto per aver avviato la saga cinematografica degli X-Men nel 2000. Con la produzione ben avviata e le riprese già iniziate,un'assenza ingiustificata di Bryan Singer fa ritardare le riprese di una settimana nel dicembre 2017,così la Fox licenzia Singer e viene richiamato Fletcher per finire le riprese,infatti queste complicazioni hanno influito non poco nel film a parer mio,ma ne parliamo tra poco. Una piccola curiosità: uno dei produttori del film è Robert De Niro.
Veniamo a noi e parliamo del film in sé,togliendo subito qualche sassolino dalla scarpa. La pellicola ha avuto un successo planetario mostruoso,diventando fin da subito molto popolare e facendo incetta di premi,fra cui il Golden Globe per miglior film drammatico e il Globe per miglior attore in un film drammatico per Rami Malek,ma Bohemian Rhapsody come film nella sua interezza è a dir poco instabile. La prima mezz'ora abbondante del film,praticamente il primo atto dell'opera,è inguardabile ad essere buoni,con dialoghi penosi e uno storytelling (il modo di raccontare la trama) patetico.
Il film parte con l'acceleratore e sembra quasi ci sia una gran fretta di arrivare allo stato di fama mondiale della band,non curandosi minimamente degli inizi dei Queen. I membri sembrano stereotipati e anche lo stesso Freddie Mercury viene rappresentato quasi come una macchietta,le relazioni fra i membri fanno pena e i dialoghi sembrano usciti da una sit-com fatta male. Insomma,si parte malissimo,non sembra di stare a vedere un film basato su una storia vera o che coinvolge comunque delle persone reali. I Queen sembrano come un gruppo di patetici supereroi rockettari,ma poi,per fortuna,il film si riprende,eccome se si riprende.
Ora,non so se le diverse anime del film siano andate a cozzare fra loro a causa delle complicazioni nelle produzioni,ma resta il fatto che dopo un nefasto primo atto,Bohemian Rhapsody trova la grandezza a cui aspira. I personaggi cominciano a sembrare reali,litigano e fanno errori,Freddie Mercury diventa "umano",al contrario della prima parte del film,si esplorano i suoi eccessi,i suoi errori e le parti più personali della sua vita.
Proprio per le diverse complicazioni della regia non discuterò del contributo di Singer,perché non potrò mai ipotizzare fin dove è arrivato a girare,ma se devo essere sincero,credo proprio che gran parte dell'atto iniziale del film,cioè quella peggiore,sia farina nel sacco di Singer.
Rami Malek è il mattatore assoluto del film,ma devo valutare la sua interpretazione (che comunque non è facile) come altalenante,perché in alcune parti del film non rende al meglio la figura di Mercury (vedasi "la macchietta" dell'inizio film),mentre in altre parti,soprattutto nel finale,Malek fa rivivere in modo impressionante le movenze e le caratteristiche di uno dei cantanti più famoso della storia,dimostrando una bravura più nell'immedesimazione che nell'interpretazione. Nel complesso è una performance notevole per un attore in forte ascesa,lanciato dalla serie tv Mr. Robot.
Bohemian Rhapsody ha diverse voci (se mi perdonate la battuta) e anche se in molti casi delude,ci sono alcuni momenti immortalati dalla pellicola che emozionano come poche cose,facendo rivivere la musica dei Queen e la straordinaria creatività di un'icona leggendaria quale è Freddy Mercury. Come biopic non è molto "onesto" e tende ad idolatrare un po' le figure rappresentate,cosa che capita spesso con i biopic,ne parlavo ieri per First Man,dove però accadeva il contrario. La cosa era molto prevedibile sapendo che i produttori principali del film sono proprio i Queen,ma se si passa sopra a queste cose e anche a molti errori storici che vengono cambiati nel film per romanzarlo un po' di più,oltre ovviamente a sopportare la parte iniziale,si può godere di alcuni momenti indimenticabili che il film offre.
Come già detto,il film ha fatto incetta di premi e agli Oscar di quest'anno conta 5 nomination,fra cui miglior film,miglior attore protagonista per Malek e i tre premi tecnici riguardo il sonoro,questi ultimi meritati grazie al contributo di John Ottman. Sulla qualità del film mi sono espresso e posso dire tranquillamente che le altre pellicole in gara per miglior film lo superano senza problemi. Per quanto riguarda Malek,è sicuramente fra i più favoriti per miglior attore,ma si ritrova una concorrenza bella tosta,dato che quest'anno i nomi in lizza sono tutti di primo piano,quali sono? Willem DaFoe,Bradley Cooper,Christian Bale e Viggo Mortensen. Almeno per quanto riguarda questa categoria ci sarà da divertirsi.
Non so come il film sia stato recepito dall'Academy e poi si sa,a Dio piace il rock.
lunedì 18 febbraio 2019
domenica 17 febbraio 2019
First Man: un piccolo passo per un uomo (Road to Oscar 2019)
Lungo questa corsa agli Oscar fatta di recensioni e approfondimenti,mi permetto una piccola digressione,dato che il film di oggi ha 4 nomination,ma tutti tecnici. Non concorre a miglior film,ma per me è giusto dedicare uno spazio anche a First Man,il biopic diretto dall'astro nascente Damien Chazelle,scritto da Josh Singer e con Ryan Gosling nel ruolo del primo uomo a mettere piede sulla luna,Neil Armstrong.
Basato sulla biografia ufficiale "First Man: The Life of Neil A. Armstrong" scritta da James R. Hansen,il film presenta le vicende dell'astronauta più famoso della storia,Neil Armstrong (Ryan Gosling),durante il decennio degli anni sessanta fino alla celebre missione dell'Apollo 11,che lo porterà a diventare il primo uomo sulla luna.
Anche per questo film,come per A Star is Born,c'è una piccola curiosità riguardo la produzione,infatti i diritti della biografia ufficiale scritta da Hansen furono comprati originariamente dalla Warner Bros nel 2003 e dietro alla macchina da presa doveva esserci Clint Eastwood (già,proprio come per A Star is Born),che come regista è noto per i biopic,ma alla fine non se ne fece più nulla e in seguito l'Universal ricomprò i diritti per il film,affidando a Damien Chazelle la regia e la sceneggiatura a Josh Singer,con la produzione esecutiva di Steven Spielberg.
Damien Chazelle è una delle firme in forte ascesa ad Hollywood,alla sua quarta regia con First Man,dopo gli enormi successi di Whiplash (2014),ma soprattutto La La Land (2016) per il quale ha vinto l'Oscar alla miglior regia e "per poco tempo" anche per miglior film (memorabile la figuraccia nell'edizione 2017). Un regista molto giovane e amante della musica,sopra la quale erano basati i suoi due precedenti successi,ma che questa volta si cimenta in un biopic.
Lo stile del regista rimane invariato anche senza la presenza della musica,anzi,proprio l'assenza di essa non fa altro che rafforzare i lati umani e intimisti del film,molto cari a Chazelle. Ci sono molti modi per approcciarsi ad un biopic,a volte si idolatra la figura storica di cui si devono raccontare le gesta e a volte si cerca di trattare il personaggio per quello che è,ovvero una persona reale che in qualche modo ha segnato la storia. First Man rientra nella seconda categoria.
Chazelle mette al centro il lato più psicologico di Armstrong,che non viene trattato come il classico eroe americano,ma come una persona normale,dai forti valori e molto determinata,che deve affrontare anche le avversità più spiacevoli della vita,quindi è da lodare come non si è trattato lo storico allunaggio dal punto di vista patriottico americano,che sarebbe risultato molto stucchevole e banale per quanto mi riguarda,ma è stato trattato dal punto di vista più umano possibile,ricevendo anche alcune critiche da politici americani per questo,mentre io ho apprezzato davvero tanto questo punto.
Il film non sembrerà "adrenalinico" né tantomeno colorato come La La Land,ma la regia è davvero impeccabile,con le scene nello spazio girate magnificamente da Chazelle,penso proprio verranno ricordate per il loro realismo e per una precisione "artistica" che rasenta la perfezione. Il tutto poi si amalgama alla perfezione con la sceneggiatura di Singer e con un cast funzionale.
Ryan Gosling torna a collaborare con Chazelle ed interpreta in modo impeccabile Armstrong,come al solito la recitazione di Gosling la si apprezza molto più nelle espressioni e nei silenzi che nei dialoghi. Il resto del cast comprende Claire Foy,Jason Clarke,Corey Stoll e altri,si distinguono la Foy nel ruolo di Janet,la moglie di Neil e Stoll nella simpatica parte di Buzz Aldrin,il secondo uomo sulla luna.
La pellicola si concentra sulla figura di Armstrong come uomo,come padre,come marito e poi come astronauta,infatti la mia scelta per il titolo del post ha un significato,ho preso la prima parte della celeberrima frase dell'astronauta perché di solito quando pensiamo all'allunaggio lo associamo alla parte più mitica della faccenda,a quella che coinvolge l'enorme balzo per l'umanità,ma First Man si concentra su quel piccolo passo,su quel singolo uomo che lo ha compiuto e su tutto ciò che ha passato per compierlo,quel passo.
Ritornando al discorso della digressione di inizio post e quindi collegandoci agli Oscar di quest'anno,First Man conta 4 nomination,tutti tecnici,cioè: migliori effetti speciali,miglior sonoro e montaggio sonoro e miglior scenografia. Quindi,con tutto il rispetto per gli Oscar tecnici,l'Academy ha snobbato il film per quanto riguarda i premi che contano,non candidandolo per miglior film,ma neanche Chazelle per miglior regia o Gosling per miglior attore protagonista,secondo me almeno una nomination fra queste tre andava fatta,almeno per riconoscere l'indubbia qualità del film. Davvero un gran peccato,comunque io non sono l'Academy,il film mi è piaciuto e dato che bene o male sarà presente all'edizione di quest'anno ne ho parlato comunque.
Basato sulla biografia ufficiale "First Man: The Life of Neil A. Armstrong" scritta da James R. Hansen,il film presenta le vicende dell'astronauta più famoso della storia,Neil Armstrong (Ryan Gosling),durante il decennio degli anni sessanta fino alla celebre missione dell'Apollo 11,che lo porterà a diventare il primo uomo sulla luna.
Anche per questo film,come per A Star is Born,c'è una piccola curiosità riguardo la produzione,infatti i diritti della biografia ufficiale scritta da Hansen furono comprati originariamente dalla Warner Bros nel 2003 e dietro alla macchina da presa doveva esserci Clint Eastwood (già,proprio come per A Star is Born),che come regista è noto per i biopic,ma alla fine non se ne fece più nulla e in seguito l'Universal ricomprò i diritti per il film,affidando a Damien Chazelle la regia e la sceneggiatura a Josh Singer,con la produzione esecutiva di Steven Spielberg.
Damien Chazelle è una delle firme in forte ascesa ad Hollywood,alla sua quarta regia con First Man,dopo gli enormi successi di Whiplash (2014),ma soprattutto La La Land (2016) per il quale ha vinto l'Oscar alla miglior regia e "per poco tempo" anche per miglior film (memorabile la figuraccia nell'edizione 2017). Un regista molto giovane e amante della musica,sopra la quale erano basati i suoi due precedenti successi,ma che questa volta si cimenta in un biopic.
Lo stile del regista rimane invariato anche senza la presenza della musica,anzi,proprio l'assenza di essa non fa altro che rafforzare i lati umani e intimisti del film,molto cari a Chazelle. Ci sono molti modi per approcciarsi ad un biopic,a volte si idolatra la figura storica di cui si devono raccontare le gesta e a volte si cerca di trattare il personaggio per quello che è,ovvero una persona reale che in qualche modo ha segnato la storia. First Man rientra nella seconda categoria.
Chazelle mette al centro il lato più psicologico di Armstrong,che non viene trattato come il classico eroe americano,ma come una persona normale,dai forti valori e molto determinata,che deve affrontare anche le avversità più spiacevoli della vita,quindi è da lodare come non si è trattato lo storico allunaggio dal punto di vista patriottico americano,che sarebbe risultato molto stucchevole e banale per quanto mi riguarda,ma è stato trattato dal punto di vista più umano possibile,ricevendo anche alcune critiche da politici americani per questo,mentre io ho apprezzato davvero tanto questo punto.
Il film non sembrerà "adrenalinico" né tantomeno colorato come La La Land,ma la regia è davvero impeccabile,con le scene nello spazio girate magnificamente da Chazelle,penso proprio verranno ricordate per il loro realismo e per una precisione "artistica" che rasenta la perfezione. Il tutto poi si amalgama alla perfezione con la sceneggiatura di Singer e con un cast funzionale.
Ryan Gosling torna a collaborare con Chazelle ed interpreta in modo impeccabile Armstrong,come al solito la recitazione di Gosling la si apprezza molto più nelle espressioni e nei silenzi che nei dialoghi. Il resto del cast comprende Claire Foy,Jason Clarke,Corey Stoll e altri,si distinguono la Foy nel ruolo di Janet,la moglie di Neil e Stoll nella simpatica parte di Buzz Aldrin,il secondo uomo sulla luna.
La pellicola si concentra sulla figura di Armstrong come uomo,come padre,come marito e poi come astronauta,infatti la mia scelta per il titolo del post ha un significato,ho preso la prima parte della celeberrima frase dell'astronauta perché di solito quando pensiamo all'allunaggio lo associamo alla parte più mitica della faccenda,a quella che coinvolge l'enorme balzo per l'umanità,ma First Man si concentra su quel piccolo passo,su quel singolo uomo che lo ha compiuto e su tutto ciò che ha passato per compierlo,quel passo.
Ritornando al discorso della digressione di inizio post e quindi collegandoci agli Oscar di quest'anno,First Man conta 4 nomination,tutti tecnici,cioè: migliori effetti speciali,miglior sonoro e montaggio sonoro e miglior scenografia. Quindi,con tutto il rispetto per gli Oscar tecnici,l'Academy ha snobbato il film per quanto riguarda i premi che contano,non candidandolo per miglior film,ma neanche Chazelle per miglior regia o Gosling per miglior attore protagonista,secondo me almeno una nomination fra queste tre andava fatta,almeno per riconoscere l'indubbia qualità del film. Davvero un gran peccato,comunque io non sono l'Academy,il film mi è piaciuto e dato che bene o male sarà presente all'edizione di quest'anno ne ho parlato comunque.
sabato 16 febbraio 2019
A Star is Born: la musica dell'anima (Road to Oscar 2019)
La corsa verso gli Oscar continua con la sua terza tappa,oggi si parla di A Star is Born. Scritto,diretto,prodotto e interpretato da Bradley Cooper,che mancava sul grande schermo dal 2016 (con Trafficanti),accompagnato dalla straordinaria e fenomenale Lady Gaga. 7 nomination all'edizione di quest'anno,A Star is Born ha emozionato tutto il mondo,diventando il film con più successo con protagonista una cantante,battendo il classico Guardia del corpo con Whitney Houston del '92.
A Star is Born segue la storia del cantante e musicista Jackson Maine (Bradley Cooper) che per caso incrocerà la strada dell'aspirante cantante Ally Campana (Lady Gaga). Da quel momento ciò che nascerà porterà i due ad essere partecipi della nascita di una stella della musica. Affronteranno il mondo con la musica e le loro canzoni parleranno per loro,ma dovranno anche confrontarsi con il lato peggiore della celebrità e del mondo della musica,cercando di non perdere la loro identità.
Il film ha avuto una produzione abbastanza complicata,si tratta innanzitutto di un remake,a dire il vero il terzo rifacimento,dopo il film del 1954 e del 1976 e la Warner aveva affidato la regia a Clint Eastwood,mentre la parte della protagonista spettava a Beyoncé e quello del protagonista a Tom Cruise,quest'ultimo fu il primo a rifiutare il ruolo e in seguito anche la famosa cantante decise di abbandonare il progetto per via degli impegni musicali e della gravidanza,infine anche Eastwood abbandonò la regia. La Warner non demorde e nel marzo 2015 affida a Bradley Cooper la regia,Cooper coinvolge personalmente fin da subito Lady Gaga e se questo non bastasse decide di scrivere la sceneggiatura,produrre il film,interpretare il ruolo del protagonista maschile e scrivere le canzoni con Lady Gaga. Il prodotto finale è semplicemente un capolavoro.
La pellicola segna due grandi debutti,quello da protagonista in un film per Lady Gaga e il debutto alla regia per Cooper. Bradley Cooper ritorna così sul grande schermo con una prima opera da regista notevole e una prova attoriale fuori scala,personalmente credo che in A Star is Born abbia toccato il proprio apice come attore,dopo alcune performance effimere in Trafficanti o in Il sapore del successo e ritornando alla grandezza recitativa di American Sniper,suo precedente picco. Jackson Maine è pieno di difetti,compie continuamente errori,ma ha le canzoni nell'anima e la sua musica è sincera.
Lady Gaga esordisce come protagonista di un film e lo fa nel modo migliore possibile,le sue qualità recitative non sono per niente quelle di una debuttante e per il film abbandona il trucco per la quale è conosciuta e che rappresenta il suo marchio di fabbrica nel mondo della musica. Una scelta di stile molto apprezzata che non fa altro che contribuire al messaggio che i film trasmette,di cui parleremo tra poco. Una sensibilità artistica straordinaria caratterizza il suo personaggio,Ally,la stella del titolo nonché protagonista del film.
Cooper e Lady Gaga instaurano un'alchimia impressionante,tra le più riuscite da molti anni a questa parte,una chimica non solo apprezzata dal punto di vista recitativo e quindi il lato cinematografico del film,ma anche dal punto di vista musicale. Le canzoni scritte dai due (realmente scritte dai due) hanno subito spopolato e a buona ragione,perché sono davvero magnifiche,solo da sole valgono qualsiasi prezzo. La musica è al centro del film,ma secondo la mia interpretazione,svolge una funzione di "lente" o mezzo,attraverso il quale le anime dei due personaggi principali possono esprimersi al loro meglio e il messaggio di fondo del film è proprio ricercare nella bellezza delle canzoni chi siamo veramente e non abbandonare mai la nostra identità,le nostre caratteristiche,che esse siano buone o brutte,nel loro complesso ci formano.
A Star is Born è un capolavoro,non ci penso molto ad affermarlo,perché se c'è una sola parola da usare per descrivere questo film,quella parola è: emozionante. Le emozioni sono al centro delle canzoni e le canzoni sono al centro dei cantanti e un buon cantante attinge dalla sua anima per comporre le proprie canzoni. Senza un significato dietro,senza un messaggio da trasmettere,le canzoni sono solo note ripetute ancora e ancora,buone solo per intrattenere e non per far emozionare veramente.
Si contano 7 nomination per A Star is Born,fra cui le più importanti,oltre a quelle più "ovvie" riguardo il sonoro (nel senso che con un film dalla caratura musicale come questo deve essere nominato per il sonoro di default). La canzone più famosa del film,Shallow,ha già vinto il Golden Globe ed è davvero stupenda,mentre dal punto di vista degli attori sono nominati ovviamente i due interpreti principali,prima nomination per Lady Gaga e Cooper alla sua quarta volta nelle candidature recitative.
Da segnalare anche Sam Elliott candidato come attore non protagonista per la sua performance come Bobby,il fratello di Jackson,davvero notevole e che riconferma la bravura di un attore hollywoodiano stagionato come lui che però non è stato mai davvero calcolato dall'Academy.
Anche se il film ha avuto 7 nomination,mi dispiace che non ci sia stata quella come miglior regia a Bradley Cooper (che comunque è candidato per la sceneggiatura non originale oltre alla già citata nomination per miglior attore protagonista) che in definitiva ha messo anima e corpo per il film,si è ribadito più volte come l'abbia praticamente curato nella quasi totalità delle sue parti.
A Star is Born segue la storia del cantante e musicista Jackson Maine (Bradley Cooper) che per caso incrocerà la strada dell'aspirante cantante Ally Campana (Lady Gaga). Da quel momento ciò che nascerà porterà i due ad essere partecipi della nascita di una stella della musica. Affronteranno il mondo con la musica e le loro canzoni parleranno per loro,ma dovranno anche confrontarsi con il lato peggiore della celebrità e del mondo della musica,cercando di non perdere la loro identità.
Il film ha avuto una produzione abbastanza complicata,si tratta innanzitutto di un remake,a dire il vero il terzo rifacimento,dopo il film del 1954 e del 1976 e la Warner aveva affidato la regia a Clint Eastwood,mentre la parte della protagonista spettava a Beyoncé e quello del protagonista a Tom Cruise,quest'ultimo fu il primo a rifiutare il ruolo e in seguito anche la famosa cantante decise di abbandonare il progetto per via degli impegni musicali e della gravidanza,infine anche Eastwood abbandonò la regia. La Warner non demorde e nel marzo 2015 affida a Bradley Cooper la regia,Cooper coinvolge personalmente fin da subito Lady Gaga e se questo non bastasse decide di scrivere la sceneggiatura,produrre il film,interpretare il ruolo del protagonista maschile e scrivere le canzoni con Lady Gaga. Il prodotto finale è semplicemente un capolavoro.
La pellicola segna due grandi debutti,quello da protagonista in un film per Lady Gaga e il debutto alla regia per Cooper. Bradley Cooper ritorna così sul grande schermo con una prima opera da regista notevole e una prova attoriale fuori scala,personalmente credo che in A Star is Born abbia toccato il proprio apice come attore,dopo alcune performance effimere in Trafficanti o in Il sapore del successo e ritornando alla grandezza recitativa di American Sniper,suo precedente picco. Jackson Maine è pieno di difetti,compie continuamente errori,ma ha le canzoni nell'anima e la sua musica è sincera.
Lady Gaga esordisce come protagonista di un film e lo fa nel modo migliore possibile,le sue qualità recitative non sono per niente quelle di una debuttante e per il film abbandona il trucco per la quale è conosciuta e che rappresenta il suo marchio di fabbrica nel mondo della musica. Una scelta di stile molto apprezzata che non fa altro che contribuire al messaggio che i film trasmette,di cui parleremo tra poco. Una sensibilità artistica straordinaria caratterizza il suo personaggio,Ally,la stella del titolo nonché protagonista del film.
Cooper e Lady Gaga instaurano un'alchimia impressionante,tra le più riuscite da molti anni a questa parte,una chimica non solo apprezzata dal punto di vista recitativo e quindi il lato cinematografico del film,ma anche dal punto di vista musicale. Le canzoni scritte dai due (realmente scritte dai due) hanno subito spopolato e a buona ragione,perché sono davvero magnifiche,solo da sole valgono qualsiasi prezzo. La musica è al centro del film,ma secondo la mia interpretazione,svolge una funzione di "lente" o mezzo,attraverso il quale le anime dei due personaggi principali possono esprimersi al loro meglio e il messaggio di fondo del film è proprio ricercare nella bellezza delle canzoni chi siamo veramente e non abbandonare mai la nostra identità,le nostre caratteristiche,che esse siano buone o brutte,nel loro complesso ci formano.
A Star is Born è un capolavoro,non ci penso molto ad affermarlo,perché se c'è una sola parola da usare per descrivere questo film,quella parola è: emozionante. Le emozioni sono al centro delle canzoni e le canzoni sono al centro dei cantanti e un buon cantante attinge dalla sua anima per comporre le proprie canzoni. Senza un significato dietro,senza un messaggio da trasmettere,le canzoni sono solo note ripetute ancora e ancora,buone solo per intrattenere e non per far emozionare veramente.
Si contano 7 nomination per A Star is Born,fra cui le più importanti,oltre a quelle più "ovvie" riguardo il sonoro (nel senso che con un film dalla caratura musicale come questo deve essere nominato per il sonoro di default). La canzone più famosa del film,Shallow,ha già vinto il Golden Globe ed è davvero stupenda,mentre dal punto di vista degli attori sono nominati ovviamente i due interpreti principali,prima nomination per Lady Gaga e Cooper alla sua quarta volta nelle candidature recitative.
Da segnalare anche Sam Elliott candidato come attore non protagonista per la sua performance come Bobby,il fratello di Jackson,davvero notevole e che riconferma la bravura di un attore hollywoodiano stagionato come lui che però non è stato mai davvero calcolato dall'Academy.
Anche se il film ha avuto 7 nomination,mi dispiace che non ci sia stata quella come miglior regia a Bradley Cooper (che comunque è candidato per la sceneggiatura non originale oltre alla già citata nomination per miglior attore protagonista) che in definitiva ha messo anima e corpo per il film,si è ribadito più volte come l'abbia praticamente curato nella quasi totalità delle sue parti.
giovedì 14 febbraio 2019
Blackkklansman: il ritorno di Spike Lee (Road to Oscar 2019)
Continuiamo la Road to Oscar 2019 con il secondo film in ordine cronologico uscito nelle sale italiane che ha conquistato 6 candidature all'edizione di quest'anno. Un film sfacciato,senza peli sulla lingua,molto forte e terribilmente,spaventosamente moderno e reale non poteva che essere diretto da quella leggenda della macchina da presa che è Spike Lee.
Spike Lee è probabilmente il regista nero più famoso di sempre e tra i più importanti registi del panorama cinematografico mondiale. Una vera e propria icona,che ha diretto pellicole quali Malcolm X,La 25ª ora,Inside Man e tanti altri,ha lavorato con attori celebri come Denzel Washington (il suo attore feticcio),Edward Norton e Philip Seymour Hoffman,per non parlare delle sue collaborazioni con Michael Jordan e Michael Jackson,fra gli altri.
Dopo aver raggiunto un successo stratosferico con le sue pellicole negli anni '80,'90 e i primi 2000,Lee venne travolto da grossi flop quali Miracolo a Sant'Anna e Oldboy e decise di tornare a dedicarsi ai documentari (che ha quasi sempre diretto lungo tutto la sua carriera alternandoli con i film) e alle ultime collaborazioni con Michael Jackson,prima della morte di quest'ultimo. Nel 2015 dirige Chi-Raq per la neonata Amazon Studios del colosso Amazon con un cast d'eccezione,ma è nel 2018 che Spike Lee torna alla grande con il film di cui parlerò oggi,Blackkklansman.
Ispirato ad una storia vera,Blackkklansman vede il primo poliziotto di colore del dipartimento di Colorado Springs,Ron Stallworth (John David Washington),condurre un'improbabile e rischiosa indagine sotto copertura nel famigerato Ku Klux Klan,aiutato dal collega detective Flip Zimmerman (Adam Driver),sullo sfondo degli anni settanta americani.
Il film dura 2 ore e un quarto,ma è molto scorrevole e la sceneggiatura,benché non originale (nel senso che è una trasposizione) è molto forte e ben fatta,con una trama che non delude per niente e mai banale. La regia porta ovviamente il marchio di Spike Lee,che con questo film ritorna alla grandezza che merita,la pellicola è una summa dello stile del regista,l'unico tema caro a Lee che non è presente è la droga,ma il prodotto finale è un grande film sul razzismo e sulla cultura afroamericana in generale,con la lente della situazione americana durante gli anni settanta.
Il cast,anche se non comprende grandi nomi,funziona molto bene,con John David Washington nel ruolo del protagonista,Ron Stallworth,praticamente diviso fra due mondi a causa dei pregiudizi razziali da entrambe le parti. Adam Driver,noto per il ruolo di Kylo Ren nella nuova trilogia di Star Wars,sfodera qui una performance niente male che gli è valsa meritatamente la nomination come miglior attore non protagonista,mentre fra gli altri è degno di nota Topher Grace,nel ruolo di David Duke,gran maestro del KKK.
Il film vale davvero molto,non è il solito film drammatico sul razzismo e non tratta l'argomento in modo politicamente corretto (ne parlavamo giusto ieri riguardo Black Panther),ma fa riflettere e Lee sfrutta questa storia degli anni settanta per lanciare frecciatine per niente velate contro un nuovo razzismo dilagante e un clima xenofobo purtroppo attuale e contemporaneo e non risparmia di certo (e a ragione) la filosofia politica di Trump. Ne esce un film che fa riflettere molto,un film che condanna la stupidità umana e la bassezza a cui esso può arrivare. Spike Lee ha fatto un film sul razzismo "a modo suo" e lo ha fatto alla grande.
Come già detto,Blackkklansman ha conquistato 6 nomination agli Oscar di quest'anno,fra cui alcune importanti come miglior film,miglior attore non protagonista per Adam Driver e miglior regia e miglior sceneggiatura non originale per quel mostro sacro che è Spike Lee,inoltre ci sono alcune candidature "tecniche" per il montaggio e soprattuto per la colonna sonora,davvero molto bella,ad opera di Terence Blanchard,compositore di gran parte delle musiche delle pellicole di Lee.
Spike Lee è probabilmente il regista nero più famoso di sempre e tra i più importanti registi del panorama cinematografico mondiale. Una vera e propria icona,che ha diretto pellicole quali Malcolm X,La 25ª ora,Inside Man e tanti altri,ha lavorato con attori celebri come Denzel Washington (il suo attore feticcio),Edward Norton e Philip Seymour Hoffman,per non parlare delle sue collaborazioni con Michael Jordan e Michael Jackson,fra gli altri.
Dopo aver raggiunto un successo stratosferico con le sue pellicole negli anni '80,'90 e i primi 2000,Lee venne travolto da grossi flop quali Miracolo a Sant'Anna e Oldboy e decise di tornare a dedicarsi ai documentari (che ha quasi sempre diretto lungo tutto la sua carriera alternandoli con i film) e alle ultime collaborazioni con Michael Jackson,prima della morte di quest'ultimo. Nel 2015 dirige Chi-Raq per la neonata Amazon Studios del colosso Amazon con un cast d'eccezione,ma è nel 2018 che Spike Lee torna alla grande con il film di cui parlerò oggi,Blackkklansman.
Il film dura 2 ore e un quarto,ma è molto scorrevole e la sceneggiatura,benché non originale (nel senso che è una trasposizione) è molto forte e ben fatta,con una trama che non delude per niente e mai banale. La regia porta ovviamente il marchio di Spike Lee,che con questo film ritorna alla grandezza che merita,la pellicola è una summa dello stile del regista,l'unico tema caro a Lee che non è presente è la droga,ma il prodotto finale è un grande film sul razzismo e sulla cultura afroamericana in generale,con la lente della situazione americana durante gli anni settanta.
Il cast,anche se non comprende grandi nomi,funziona molto bene,con John David Washington nel ruolo del protagonista,Ron Stallworth,praticamente diviso fra due mondi a causa dei pregiudizi razziali da entrambe le parti. Adam Driver,noto per il ruolo di Kylo Ren nella nuova trilogia di Star Wars,sfodera qui una performance niente male che gli è valsa meritatamente la nomination come miglior attore non protagonista,mentre fra gli altri è degno di nota Topher Grace,nel ruolo di David Duke,gran maestro del KKK.
Il film vale davvero molto,non è il solito film drammatico sul razzismo e non tratta l'argomento in modo politicamente corretto (ne parlavamo giusto ieri riguardo Black Panther),ma fa riflettere e Lee sfrutta questa storia degli anni settanta per lanciare frecciatine per niente velate contro un nuovo razzismo dilagante e un clima xenofobo purtroppo attuale e contemporaneo e non risparmia di certo (e a ragione) la filosofia politica di Trump. Ne esce un film che fa riflettere molto,un film che condanna la stupidità umana e la bassezza a cui esso può arrivare. Spike Lee ha fatto un film sul razzismo "a modo suo" e lo ha fatto alla grande.
Come già detto,Blackkklansman ha conquistato 6 nomination agli Oscar di quest'anno,fra cui alcune importanti come miglior film,miglior attore non protagonista per Adam Driver e miglior regia e miglior sceneggiatura non originale per quel mostro sacro che è Spike Lee,inoltre ci sono alcune candidature "tecniche" per il montaggio e soprattuto per la colonna sonora,davvero molto bella,ad opera di Terence Blanchard,compositore di gran parte delle musiche delle pellicole di Lee.
mercoledì 13 febbraio 2019
Black Panther: l'eredità della pantera (Road to Oscar 2019)
Comincia oggi la Road to Oscar 2019,con una carrellata di recensioni e approfondimenti sui film più importanti candidati agli Oscar di quest'anno. Seguendo l'ordine cronologico delle uscite nelle sale italiane,il primo film candidato di cui parlerò è uno dei più popolari tra quelli usciti nel 2018,con ben 7 nomination,sto parlando di Black Panther.
Black Panther è un film che si inserisce nel Marvel Cinematic Universe,prodotto appunto dai Marvel Studios e ispirato a Pantera Nera,supereroe Marvel la cui creazione risale al 1966,ad opera di Stan Lee e Jack Kirby,creatori di gran parte dell'universo Marvel. Pantera ha esordito al cinema in "Captain America:Civil War" del 2016 interpretato da Chadwick Boseman e nel 2018 ha avuto la sua prima pellicola stand-alone,diretta da Ryan Coogler,nuovo talento della regia,conosciuto anche per aver diretto il primo Creed.
T'Challa è il sovrano del Wakanda,nazione avanzatissima e segreta dell'Africa ed è anche Pantera Nera,figura mistica della con millenni di storia,supereroe internazionale e guardiano del Wakanda. Pantera Nera dovrà affrontare i segreti della sua famiglia,le minacce che si insidiano nel Wakanda e un temibile avversario,Erik Killmonger,pronto a tutto per ottenere ciò che vuole.
Chadwick Boseman torna ad interpretare Pantera Nera,affiancato da un cast comprendente Martin Freeman (Watson in Sherlock e Bilbo ne Lo Hobbit),Andy Serkis (mago della CGI nonché interprete di Gollum ne Il Signore degli Anelli),Forest Whitaker (L'ultimo re di Scozia),Lupita Nyong'o (12 anni schiavo),Daniel Kaluuya (Scappa-Get out),ma soprattutto Michael B. Jordan nel ruolo di Erik Killmonger,vero mattatore del film.
Anche se il personaggio ha esordito nel 2016 nel terzo film di Capitan America,questa pellicola è comprensibile anche a se stante,anche perché è in questo film che vengono spiegate le origini del personaggio e il suo mondo.
Il film è molto bello,Coogler continua la sua scia positiva dopo il primo Creed e confeziona un blockbuster grandioso,mantenendo il proprio stile anche quando si adatta agli stilemi Marvel. Black Panther al contrario di altri film Marvel,che spesso possono mettere la creatività dei registi in secondo piano in favore di una uniformità stilistica dei film,ha una propria forte identità amalgamandosi alla perfezione allo "stile Marvel".
La trama non è complicata,ma è ben articolata,al centro vengono messi i personaggi,ma soprattutto il Wakanda,fulcro della caratterizzazione di tutti i protagonisti. Black Panther è un buon mix fra Il Re Leone e i temi molto cari ai supereroi. Il ritmo del film è sempre incalzante,le scene d'azione sono buone ed equilibrate,gli effetti speciali la fanno da padrone,davvero spettacolari,con il Wakanda avanzatissimo,ma sempre fedele alla cultura africana e anche le musiche sono ben curate,con qualche marcia in più rispetto ad altri film Marvel.
Boseman è un buonissimo T'Challa,un re che deve ancora capire molto del suo ruolo e delle sue responsabilità,ma che ha una grande determinazione ed è disposto a tutto per il suo regno,anche quando dovrà affrontare le ombre dietro l'eredità della Pantera Nera e i segreti della sua famiglia. I personaggi femminili sono molto forti e caratterizzati,soprattutto la Nyong'o,ma secondo me questa "valorosa caratterizzazione forzata" è ovviamente dovuta alla volontà (anch'essa forzata) di inserire modelli femminili forti nel periodo femminista attuale di Hollywood,la cosa è molto positiva,ma ai fini della trama fa un po' trascurare il protagonista e io sono dell'idea che il politically correct è una cosa santa (in alcuni casi),ma non deve influenzare le dinamiche del film.
A far trascurare non poco il protagonista c'è anche Erik Killmonger,antagonista del film interpretato in modo magistrale da Michael B. Jordan,qui alla sua migliore performance sul grande schermo per quanto mi riguarda. Killmonger è molto più del classico villain da film di supereroi e nel film vengono spiegate molto bene le sue motivazioni,il che contribuisce alla caratterizzazione tridimensionale del personaggio,tra le migliori nel Marvel Cinematic Universe.
Black Panther è un gran bel film,ha un bellissimo messaggio di fondo ed è riuscito "a parlare" di temi molto caldi per gli USA e per la popolazione afroamericana e africana,ma anche di attualità internazionale,come l'immigrazione. La pellicola ha avuto un successo stratosferico,sbancando ai box office di tutto il mondo e incidendo molto nell'immaginario collettivo,ovviamente Coogler è al lavoro sul sequel che dovrebbe veder tornare gran parte del cast,mentre Chadwick Boseman è tornato ad interpretare T'Challa in Avengers: Infinity War.
Dopo un'analisi personale del film in sé è arrivato il momento di contestualizzare il discorso con gli Oscar,infatti per quanto il film sia bello ed entusiasmante,merita sicuramente le nomination agli effetti speciali,alla colonna sonora e alla miglior canzone,ma non quella a miglior film. Black Panther ha affrontato molti temi caldi come già detto ed è evidente che l'Academy lo ha sbandierato nelle nomination di quest'anno per il messaggio contro molte delle politiche del presidente statunitense in carica,Trump,"avversario" di Hollywood da quando è stato eletto.
Soggettivamente mi fa piacere che Hollywood sia schierata contro Trump,ma l'effetto domino di questa presa di posizione è stata una ventata forzata di politically correct che negli ultimi anni è stata talmente presente da aver anche stancato parecchio e per quanto mi sia piaciuto Black Panther,vederlo ultranominato cozza con il lato oggettivo della questione.
Perché oggettivamente Black Panther per essere così nominato agli Oscar deve essere il miglior film Marvel e mi dispiace,ma non lo è,dato che è largamente superato da The Avengers,Captain America:Civil War,Avengers:Infinity War e Captain America: Winter Soldier (che considero il migliore del MCU). Questi altri film sono stati relegati solo alle nomination per gli effetti speciali negli anni in cui uscirono,come del resto tutti i cinecomic,tranne il Cavaliere Oscuro di Nolan,che conquistò due Oscar e 8 nomination,ma quella era un'altra storia e soprattutto era un'altra Academy.
Black Panther è un film che si inserisce nel Marvel Cinematic Universe,prodotto appunto dai Marvel Studios e ispirato a Pantera Nera,supereroe Marvel la cui creazione risale al 1966,ad opera di Stan Lee e Jack Kirby,creatori di gran parte dell'universo Marvel. Pantera ha esordito al cinema in "Captain America:Civil War" del 2016 interpretato da Chadwick Boseman e nel 2018 ha avuto la sua prima pellicola stand-alone,diretta da Ryan Coogler,nuovo talento della regia,conosciuto anche per aver diretto il primo Creed.
T'Challa è il sovrano del Wakanda,nazione avanzatissima e segreta dell'Africa ed è anche Pantera Nera,figura mistica della con millenni di storia,supereroe internazionale e guardiano del Wakanda. Pantera Nera dovrà affrontare i segreti della sua famiglia,le minacce che si insidiano nel Wakanda e un temibile avversario,Erik Killmonger,pronto a tutto per ottenere ciò che vuole.
Chadwick Boseman torna ad interpretare Pantera Nera,affiancato da un cast comprendente Martin Freeman (Watson in Sherlock e Bilbo ne Lo Hobbit),Andy Serkis (mago della CGI nonché interprete di Gollum ne Il Signore degli Anelli),Forest Whitaker (L'ultimo re di Scozia),Lupita Nyong'o (12 anni schiavo),Daniel Kaluuya (Scappa-Get out),ma soprattutto Michael B. Jordan nel ruolo di Erik Killmonger,vero mattatore del film.
Anche se il personaggio ha esordito nel 2016 nel terzo film di Capitan America,questa pellicola è comprensibile anche a se stante,anche perché è in questo film che vengono spiegate le origini del personaggio e il suo mondo.
Il film è molto bello,Coogler continua la sua scia positiva dopo il primo Creed e confeziona un blockbuster grandioso,mantenendo il proprio stile anche quando si adatta agli stilemi Marvel. Black Panther al contrario di altri film Marvel,che spesso possono mettere la creatività dei registi in secondo piano in favore di una uniformità stilistica dei film,ha una propria forte identità amalgamandosi alla perfezione allo "stile Marvel".
La trama non è complicata,ma è ben articolata,al centro vengono messi i personaggi,ma soprattutto il Wakanda,fulcro della caratterizzazione di tutti i protagonisti. Black Panther è un buon mix fra Il Re Leone e i temi molto cari ai supereroi. Il ritmo del film è sempre incalzante,le scene d'azione sono buone ed equilibrate,gli effetti speciali la fanno da padrone,davvero spettacolari,con il Wakanda avanzatissimo,ma sempre fedele alla cultura africana e anche le musiche sono ben curate,con qualche marcia in più rispetto ad altri film Marvel.
Boseman è un buonissimo T'Challa,un re che deve ancora capire molto del suo ruolo e delle sue responsabilità,ma che ha una grande determinazione ed è disposto a tutto per il suo regno,anche quando dovrà affrontare le ombre dietro l'eredità della Pantera Nera e i segreti della sua famiglia. I personaggi femminili sono molto forti e caratterizzati,soprattutto la Nyong'o,ma secondo me questa "valorosa caratterizzazione forzata" è ovviamente dovuta alla volontà (anch'essa forzata) di inserire modelli femminili forti nel periodo femminista attuale di Hollywood,la cosa è molto positiva,ma ai fini della trama fa un po' trascurare il protagonista e io sono dell'idea che il politically correct è una cosa santa (in alcuni casi),ma non deve influenzare le dinamiche del film.
A far trascurare non poco il protagonista c'è anche Erik Killmonger,antagonista del film interpretato in modo magistrale da Michael B. Jordan,qui alla sua migliore performance sul grande schermo per quanto mi riguarda. Killmonger è molto più del classico villain da film di supereroi e nel film vengono spiegate molto bene le sue motivazioni,il che contribuisce alla caratterizzazione tridimensionale del personaggio,tra le migliori nel Marvel Cinematic Universe.
Black Panther è un gran bel film,ha un bellissimo messaggio di fondo ed è riuscito "a parlare" di temi molto caldi per gli USA e per la popolazione afroamericana e africana,ma anche di attualità internazionale,come l'immigrazione. La pellicola ha avuto un successo stratosferico,sbancando ai box office di tutto il mondo e incidendo molto nell'immaginario collettivo,ovviamente Coogler è al lavoro sul sequel che dovrebbe veder tornare gran parte del cast,mentre Chadwick Boseman è tornato ad interpretare T'Challa in Avengers: Infinity War.
Dopo un'analisi personale del film in sé è arrivato il momento di contestualizzare il discorso con gli Oscar,infatti per quanto il film sia bello ed entusiasmante,merita sicuramente le nomination agli effetti speciali,alla colonna sonora e alla miglior canzone,ma non quella a miglior film. Black Panther ha affrontato molti temi caldi come già detto ed è evidente che l'Academy lo ha sbandierato nelle nomination di quest'anno per il messaggio contro molte delle politiche del presidente statunitense in carica,Trump,"avversario" di Hollywood da quando è stato eletto.
Soggettivamente mi fa piacere che Hollywood sia schierata contro Trump,ma l'effetto domino di questa presa di posizione è stata una ventata forzata di politically correct che negli ultimi anni è stata talmente presente da aver anche stancato parecchio e per quanto mi sia piaciuto Black Panther,vederlo ultranominato cozza con il lato oggettivo della questione.
Perché oggettivamente Black Panther per essere così nominato agli Oscar deve essere il miglior film Marvel e mi dispiace,ma non lo è,dato che è largamente superato da The Avengers,Captain America:Civil War,Avengers:Infinity War e Captain America: Winter Soldier (che considero il migliore del MCU). Questi altri film sono stati relegati solo alle nomination per gli effetti speciali negli anni in cui uscirono,come del resto tutti i cinecomic,tranne il Cavaliere Oscuro di Nolan,che conquistò due Oscar e 8 nomination,ma quella era un'altra storia e soprattutto era un'altra Academy.
domenica 10 febbraio 2019
Sequel,Remake & Reboot: l'effetto nostalgia di Hollywood (Cinema Story)
Oggi non parlo di un film in particolare,ma provo ad esporre e argomentare un fenomeno che da anni imperversa nel cinema americano,sto parlando delle decine e decine di remake e reboot che hanno invaso i cinema negli ultimi anni e di conseguenza la formazione di un certo clima di nostalgia. Proprio la nostalgia sembra essere diventata una raffinata macchina di soldi cinematografica,influenzando numerose produzioni tra le major del settore,soprattutto negli ultimi anni,vediamo di scoprire i motivi di tale nuova ondata di rifacimenti cinematografici e magari anche elencare quelli che hanno funzionato e quelli che si sono rivelati meri prodotti commerciali.
Innanzitutto meglio precisare cosa sono i remake e i reboot,i primi sono veri e propri rifacimenti di film del passato,spesso hanno la stessa trama del film a cui si riferiscono oppure sono completamente reinventati,per cui esistono i reboot,che significa proprio "rilanciare" o "riavviare", e con cui si indicano quei film che a distanza di anni vengono prodotti per rilanciare un certo film del passato. I reboot avvengono spesso per rilanciare franchise cinematografici e quindi si riparte completamente da zero,ma sempre riferendosi ad una saga di film. I remake,al contrario, fanno riferimento quasi sempre al rifacimento di una singola opera,quindi i reboot sono spesso associati al rilancio di una serie di film famosa a suo tempo come i blockbuster o film prodotti da major,mentre i remake possono anche essere riferiti a film poco noti o a film di successo delle decadi passate,che quindi vengono modernizzati e attualizzati a tempi più moderni.
Dopo questa doverosa precisazione ci colleghiamo proprio con l'attualità,infatti i remake e i reboot sono sempre stati presenti nel mondo del cinema,in tutte le decadi,soprattutto i remake,ma è solo negli anni recenti che sembra esserci stata un'ondata di nuovi remake e reboot,spesso prodotti dalle major. Questi film rincorrono il grande successo perseguendo una certa fetta del pubblico: i nostalgici.
Negli ultimi anni sempre più tornano in auge i film di maggiore successo degli anni '80 e '90 (e anche alcuni flop di quei tempi vengono rivalutati),quelle pellicole che più di tutte hanno influenzato l'immaginario collettivo e che con le decadi sono diventate popolarissime,ma anche quelle pellicole che hanno sostanzialmente creato la cultura nerd occidentale e proprio i nerd sono diventati,in questi anni '10 del ventunesimo secolo,la fetta di pubblico che più di tutte porta soldi al cinema e alle major.
Questo fenomeno ha portato all'esaltazione delle pellicole targate eighties e nineties,che hanno preso la forma di mostri sacri della cultura popolare. Quindi per una questione di causa-effetto,le major di Hollywood hanno cominciato ad interessarsi ai franchise che hanno segnato gli anni ottanta e novanta e ai film singoli che più hanno inciso l'immaginario collettivo,ma come? Dopotutto,arrivati agli anni 2000 e in seguito gli anni 2010,gli attori e i registi di quei film sono diventati abbastanza vecchiotti e questo punto ostacolava non poco le major,intenzionate a sfruttare l'andata di nostalgia che stava prendendo piede.
La soluzione divenne semplice,per sfruttare la nomea dei film "sacri" bastava appunto solo quello,il titolo,diventato in termini commerciali un trend e quindi bastava solo comprare i diritti e metter su una produzione colossale completamente nuova,magari con qualche vecchio volto proprio per i nostalgici e sbandierare il titolo storia ai quattro venti. Il successo è assicurato secondo le major,ma non sempre la reputazione di un film basta e in molti casi produzioni dovranno ricredersi,perché dopo i vari remake e reboot ci si accorge che la nostalgia è una macchina di soldi perfetta,ma è un'arma a doppio taglio.
Il pubblico va al cinema convinto di ritrovare le stesse emozioni provate alla prima visione,molto probabilmente da piccoli,di quei film ritenuti ormai sacri e intoccabili. A volte viene accontentato,a volte no e in questi casi si deve parlare anche di fan-service,cioè di dare al fan quello che vuole e di conseguenza di permettere ai desideri dei fan di avverarsi,mettendo in secondo piano la trama,la sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi.
Le aspettative dei fan sono quasi sempre altissime e ancora di più quando anziché un reboot o un remake viene prodotto un sequel a distanza di molti anni di un film ritenuto cult. Questi tipi di sequel fiocchettano in questi anni e sono,secondo me,la massima espressione di questo effetto nostalgia che ha travolto Hollywood.
Come già detto la nostalgia è una brutta bestia,un'arma a doppio taglio che può facilmente rivoltarsi contro la produzione,i registi o gli attori. Riproporre personaggi famosi,idoli delle folle e icone del cinema porta con sé i rischi di deludere il pubblico e condannare questi rifacimenti,ma può anche conquistare (o riconquistare) il pubblico e consacrare i vari franchise.
Veniamo a noi e abbandoniamo per un attimo l'analisi del fenomeno per fare un elenco di esempi concreti che in questi anni hanno tenuto banco al box office. Nel 2011 abbiamo avuto lo scarso remake di Conan con Jason Momoa (di cui abbiamo brevemente parlato nella recensione di Aquaman),ma come detto,i remake bene o male sono sempre stati presenti,basti ricordare come la trilogia di Ocean's diretta da Soderbergh nasce come remake del film del 1960,Colpo grosso. Solo che negli ultimi anni ci sono stati diversi film che rincorrevano la nostalgia degli spettatori e quindi abbiamo avuto nuovi film della saga di Halloween,originariamente creata da John Carpenter,ma che non hanno conosciuto il successo dell'opera originale.
Bisogna precisare che le trasposizioni di libri,fumetti e videogiochi hanno avuto nel corso degli ultimi anni diverse varianti e rilanci,come i reboot di Superman e Batman nel nuovo DCEU o i nuovi film di Spider-Man inseriti nel MCU rilanciando per la terza volta il personaggio. Nel 2018 c'è stato anche il reboot di Tomb Raider,tratto dal famoso videogioco e con Alicia Vikander nel ruolo di Lara Croft,dopo i due film con protagonista Angelina Jolie.
Il fenomeno ha toccato anche i franchise più famosi,primo fra tutti Star Wars,che con la nuova gestione Disney ha visto la produzione colossale di una trilogia sequel e di due spin-off a partire dal 2015,ma già da ben prima ci sono stati i nuovi film di Star Trek a partire dal 2009. Ancora prima,nel 2006,abbiamo avuto Casino Royale con cui hanno rilanciato James Bond e nel 2008 Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo,sequel a distanza di 19 anni dall'ultimo film. E a seguire molti,molti altri.
L'escalation più totale si è avuta negli ultimi anni,con il susseguirsi di numerose pellicole come: il remake al femminile di Ghostbusters del 2016,il sequel/reboot di Terminator con Terminator Genysis del 2015,il sequel dopo quasi trent'anni di Blade Runner,Blade Runner 2049 del 2017 e il sequel/reboot di Jumanji del 2017 con The Rock e Kevin Hart solo per citare qualche esempio. Anche Creed è uno spin-off/sequel della saga di Rocky e proprio quest'anno abbiamo avuto il remake di Suspiria.
La lista è davvero lunghissima e non starò ad elencare tutti i vari reboot,remake,spin-off,sequel,revival e compagnia bella proprio perché negli ultimi anni c'è stata una pletora di film di questo genere,invadendo completamente i cinema. Ovviamente non tutto vien per nuocere e posso dire con tutta tranquillità che alcuni di questi film mi sono piaciuti,già scrissi nella recensione di Creed II di approvare in toto i due film che proseguono in qualche modo la saga di Rocky e devo dire che Blade Runner 2049 non mi è per niente dispiaciuto,ma sono per quanto mi riguarda,mosche bianche in una montagna di merda cinematografica,se mi perdonate il linguaggio.
Le major rincorrono l'hype delle folle,sfruttano la nostalgia per ricavarci montagne di soldi,ma queste decine e decine di pellicole,nel loro insieme fanno perdere qualcosa al cinema,qualcosa di molto importante: la novità. La continua ricerca di nuove idee che ha prodotto,proprio fra gli ottanta e i novanta,quei film che oggi vengono osannati e idolatrati e che paradossalmente hanno prodotto questo fenomeno nostalgico collettivo. Non si dà più spazio alle nuove idee,si ricerca sempre di rilanciare vecchie idee che possono portare al cinema quelle persone che idolatrano i vecchi film perché visti durante l'infanzia e che quindi riservano nei cuori di queste persone un posto speciale.
Voglio parlare il più chiaramente possibile,io ho 17 anni,ma mi considero parte di una generazione che subisce molto l'influenza delle pellicole degli ottanta,novanta e duemila o almeno questo vale per me,ma proprio l'anagrafe mi pone in una posizione particolare. Io sono cresciuto con i film più famosi delle decadi passate (mischiate a quelle dei duemila),ma non c'ero quando queste pellicole sono uscite,anche per me quei film sono conservati nei ricordi dell'infanzia e ci sono legato personalmente,ma non come per gli attuali trentenni e quarantenni (e anche qualche cinquantenne) che negli ottanta e novanta si sono formati.
Quindi in funzione di ciò non approvo questa ondata nostalgica,perché se quelle pellicole per me valgono comunque qualcosa,questa pletora di remake e reboot per quelli della mia generazione,ma soprattutto per quelle ancora più giovani,valgono meno di niente,perché fanno riferimento ad una cultura (quella ottanta/novanta) di cui oggi sentiamo solo un eco,uno strascico culturale che male si amalgama con quella che dovrebbe essere la cultura contemporanea e che spesso rappresenta il desiderio degli attuali trentenni e quarantenni di sentirsi di nuovo bambini e di riprovare di nuovo quelle emozioni.
Questo porta ad un altro problema,che forse sarebbe meglio discutere in un post a parte,e cioè che le nuove generazioni (compresa la mia ovviamente) non avranno molte nuove icone cinematografiche o film completamente nuovi che possano in qualche modo incidere nell'immaginario collettivo e quindi quando "toccherà a noi" essere nostalgici,saremo nostalgici di qualcosa che è già nostalgico. La cosa,sinceramente,è molto triste.
L'argomento comunque è davvero vasto,sarebbe meglio trattarlo ancora successivamente,ma per ora credo di aver detto la mia sul fenomeno e niente,just my two cents.
Innanzitutto meglio precisare cosa sono i remake e i reboot,i primi sono veri e propri rifacimenti di film del passato,spesso hanno la stessa trama del film a cui si riferiscono oppure sono completamente reinventati,per cui esistono i reboot,che significa proprio "rilanciare" o "riavviare", e con cui si indicano quei film che a distanza di anni vengono prodotti per rilanciare un certo film del passato. I reboot avvengono spesso per rilanciare franchise cinematografici e quindi si riparte completamente da zero,ma sempre riferendosi ad una saga di film. I remake,al contrario, fanno riferimento quasi sempre al rifacimento di una singola opera,quindi i reboot sono spesso associati al rilancio di una serie di film famosa a suo tempo come i blockbuster o film prodotti da major,mentre i remake possono anche essere riferiti a film poco noti o a film di successo delle decadi passate,che quindi vengono modernizzati e attualizzati a tempi più moderni.
Dopo questa doverosa precisazione ci colleghiamo proprio con l'attualità,infatti i remake e i reboot sono sempre stati presenti nel mondo del cinema,in tutte le decadi,soprattutto i remake,ma è solo negli anni recenti che sembra esserci stata un'ondata di nuovi remake e reboot,spesso prodotti dalle major. Questi film rincorrono il grande successo perseguendo una certa fetta del pubblico: i nostalgici.
Negli ultimi anni sempre più tornano in auge i film di maggiore successo degli anni '80 e '90 (e anche alcuni flop di quei tempi vengono rivalutati),quelle pellicole che più di tutte hanno influenzato l'immaginario collettivo e che con le decadi sono diventate popolarissime,ma anche quelle pellicole che hanno sostanzialmente creato la cultura nerd occidentale e proprio i nerd sono diventati,in questi anni '10 del ventunesimo secolo,la fetta di pubblico che più di tutte porta soldi al cinema e alle major.
Questo fenomeno ha portato all'esaltazione delle pellicole targate eighties e nineties,che hanno preso la forma di mostri sacri della cultura popolare. Quindi per una questione di causa-effetto,le major di Hollywood hanno cominciato ad interessarsi ai franchise che hanno segnato gli anni ottanta e novanta e ai film singoli che più hanno inciso l'immaginario collettivo,ma come? Dopotutto,arrivati agli anni 2000 e in seguito gli anni 2010,gli attori e i registi di quei film sono diventati abbastanza vecchiotti e questo punto ostacolava non poco le major,intenzionate a sfruttare l'andata di nostalgia che stava prendendo piede.
La soluzione divenne semplice,per sfruttare la nomea dei film "sacri" bastava appunto solo quello,il titolo,diventato in termini commerciali un trend e quindi bastava solo comprare i diritti e metter su una produzione colossale completamente nuova,magari con qualche vecchio volto proprio per i nostalgici e sbandierare il titolo storia ai quattro venti. Il successo è assicurato secondo le major,ma non sempre la reputazione di un film basta e in molti casi produzioni dovranno ricredersi,perché dopo i vari remake e reboot ci si accorge che la nostalgia è una macchina di soldi perfetta,ma è un'arma a doppio taglio.
Il pubblico va al cinema convinto di ritrovare le stesse emozioni provate alla prima visione,molto probabilmente da piccoli,di quei film ritenuti ormai sacri e intoccabili. A volte viene accontentato,a volte no e in questi casi si deve parlare anche di fan-service,cioè di dare al fan quello che vuole e di conseguenza di permettere ai desideri dei fan di avverarsi,mettendo in secondo piano la trama,la sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi.
Le aspettative dei fan sono quasi sempre altissime e ancora di più quando anziché un reboot o un remake viene prodotto un sequel a distanza di molti anni di un film ritenuto cult. Questi tipi di sequel fiocchettano in questi anni e sono,secondo me,la massima espressione di questo effetto nostalgia che ha travolto Hollywood.
Come già detto la nostalgia è una brutta bestia,un'arma a doppio taglio che può facilmente rivoltarsi contro la produzione,i registi o gli attori. Riproporre personaggi famosi,idoli delle folle e icone del cinema porta con sé i rischi di deludere il pubblico e condannare questi rifacimenti,ma può anche conquistare (o riconquistare) il pubblico e consacrare i vari franchise.
Veniamo a noi e abbandoniamo per un attimo l'analisi del fenomeno per fare un elenco di esempi concreti che in questi anni hanno tenuto banco al box office. Nel 2011 abbiamo avuto lo scarso remake di Conan con Jason Momoa (di cui abbiamo brevemente parlato nella recensione di Aquaman),ma come detto,i remake bene o male sono sempre stati presenti,basti ricordare come la trilogia di Ocean's diretta da Soderbergh nasce come remake del film del 1960,Colpo grosso. Solo che negli ultimi anni ci sono stati diversi film che rincorrevano la nostalgia degli spettatori e quindi abbiamo avuto nuovi film della saga di Halloween,originariamente creata da John Carpenter,ma che non hanno conosciuto il successo dell'opera originale.
Bisogna precisare che le trasposizioni di libri,fumetti e videogiochi hanno avuto nel corso degli ultimi anni diverse varianti e rilanci,come i reboot di Superman e Batman nel nuovo DCEU o i nuovi film di Spider-Man inseriti nel MCU rilanciando per la terza volta il personaggio. Nel 2018 c'è stato anche il reboot di Tomb Raider,tratto dal famoso videogioco e con Alicia Vikander nel ruolo di Lara Croft,dopo i due film con protagonista Angelina Jolie.
Il fenomeno ha toccato anche i franchise più famosi,primo fra tutti Star Wars,che con la nuova gestione Disney ha visto la produzione colossale di una trilogia sequel e di due spin-off a partire dal 2015,ma già da ben prima ci sono stati i nuovi film di Star Trek a partire dal 2009. Ancora prima,nel 2006,abbiamo avuto Casino Royale con cui hanno rilanciato James Bond e nel 2008 Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo,sequel a distanza di 19 anni dall'ultimo film. E a seguire molti,molti altri.
L'escalation più totale si è avuta negli ultimi anni,con il susseguirsi di numerose pellicole come: il remake al femminile di Ghostbusters del 2016,il sequel/reboot di Terminator con Terminator Genysis del 2015,il sequel dopo quasi trent'anni di Blade Runner,Blade Runner 2049 del 2017 e il sequel/reboot di Jumanji del 2017 con The Rock e Kevin Hart solo per citare qualche esempio. Anche Creed è uno spin-off/sequel della saga di Rocky e proprio quest'anno abbiamo avuto il remake di Suspiria.
La lista è davvero lunghissima e non starò ad elencare tutti i vari reboot,remake,spin-off,sequel,revival e compagnia bella proprio perché negli ultimi anni c'è stata una pletora di film di questo genere,invadendo completamente i cinema. Ovviamente non tutto vien per nuocere e posso dire con tutta tranquillità che alcuni di questi film mi sono piaciuti,già scrissi nella recensione di Creed II di approvare in toto i due film che proseguono in qualche modo la saga di Rocky e devo dire che Blade Runner 2049 non mi è per niente dispiaciuto,ma sono per quanto mi riguarda,mosche bianche in una montagna di merda cinematografica,se mi perdonate il linguaggio.
Le major rincorrono l'hype delle folle,sfruttano la nostalgia per ricavarci montagne di soldi,ma queste decine e decine di pellicole,nel loro insieme fanno perdere qualcosa al cinema,qualcosa di molto importante: la novità. La continua ricerca di nuove idee che ha prodotto,proprio fra gli ottanta e i novanta,quei film che oggi vengono osannati e idolatrati e che paradossalmente hanno prodotto questo fenomeno nostalgico collettivo. Non si dà più spazio alle nuove idee,si ricerca sempre di rilanciare vecchie idee che possono portare al cinema quelle persone che idolatrano i vecchi film perché visti durante l'infanzia e che quindi riservano nei cuori di queste persone un posto speciale.
Voglio parlare il più chiaramente possibile,io ho 17 anni,ma mi considero parte di una generazione che subisce molto l'influenza delle pellicole degli ottanta,novanta e duemila o almeno questo vale per me,ma proprio l'anagrafe mi pone in una posizione particolare. Io sono cresciuto con i film più famosi delle decadi passate (mischiate a quelle dei duemila),ma non c'ero quando queste pellicole sono uscite,anche per me quei film sono conservati nei ricordi dell'infanzia e ci sono legato personalmente,ma non come per gli attuali trentenni e quarantenni (e anche qualche cinquantenne) che negli ottanta e novanta si sono formati.
Quindi in funzione di ciò non approvo questa ondata nostalgica,perché se quelle pellicole per me valgono comunque qualcosa,questa pletora di remake e reboot per quelli della mia generazione,ma soprattutto per quelle ancora più giovani,valgono meno di niente,perché fanno riferimento ad una cultura (quella ottanta/novanta) di cui oggi sentiamo solo un eco,uno strascico culturale che male si amalgama con quella che dovrebbe essere la cultura contemporanea e che spesso rappresenta il desiderio degli attuali trentenni e quarantenni di sentirsi di nuovo bambini e di riprovare di nuovo quelle emozioni.
Questo porta ad un altro problema,che forse sarebbe meglio discutere in un post a parte,e cioè che le nuove generazioni (compresa la mia ovviamente) non avranno molte nuove icone cinematografiche o film completamente nuovi che possano in qualche modo incidere nell'immaginario collettivo e quindi quando "toccherà a noi" essere nostalgici,saremo nostalgici di qualcosa che è già nostalgico. La cosa,sinceramente,è molto triste.
L'argomento comunque è davvero vasto,sarebbe meglio trattarlo ancora successivamente,ma per ora credo di aver detto la mia sul fenomeno e niente,just my two cents.
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