martedì 2 luglio 2019

La truffa dei Logan: la folle rapina di due folli fratelli insieme ai loro folli compagni (CineRandom)

Ancora una volta, per CineRandom, peschiamo dagli anni recenti, più precisamente dal 2017 (in Italia nel 2018), con una pellicola di primo piano, nata dal genio di Steven Soderbergh, noto regista di Ocean's Eleven, Twelve e Thriteen e di tanti altri film, ancora una volta accompagnato da un grande cast corale, che comprende star del calibro di Channing Tatum, Adam Driver, Daniel Craig, Katie Holmes, Hilary Swank e le divertenti partecipazioni di Seth McFarlene e Sebastian Stan.


La truffa dei Logan (Logan Lucky in originale) segue le vicende di due scalcinati fratelli, Jimmy (Channing Tatum) e Clyde Logan (Adam Driver), il primo è un operaio zoppo che viene licenziato, mentre Clyde è un veterano con la protesi al braccio che ora fa il barista. Insieme decideranno di compiere una delle più grandi rapine che il West Virginia ricordi, derubando la Charlotte Motor Speedway il giorno della più grande gara automobilistica dello stato, ma per farlo avranno bisogno dell'aiuto della sorella e di un criminale esperto di botti, lo scapestrato Joe Bang (Daniel Craig), l'unico problema è che Bang è in prigione. Inutile dire che niente andrà come previsto.


Soderbergh è ormai il maestro indiscusso degli heist movie, i film di rapine in pratica, forte della già citata trilogia di Ocean (il suo apice), ma non solo rapine, Soderbergh è noto anche per aver diretto film come Erin Brockovich o Traffic, oltre ai film dedicati a Che Guevara e tanti altri, ma con La truffa dei Logan torna ai furti particolari e sofisticati (oltre che molto divertenti). Il film è in perfetto stile Soderbergh, dai dialoghi irriverenti e le situazioni grottesche all'ironia che pervade quasi ogni scena, il tutto pesantemente aiutato da un'ottima sceneggiatura e soprattutto un ottimo cast, dato che uno dei marchi di fabbrica del regista è quello di circondarsi di star.


Channing Tatum non brilla certo per capacità recitative, ma ha sempre una grossa presenza scenica e interpreta molto bene il suo ruolo, vero protagonista "fra i protagonisti", al contrario è davvero molto bravo Adam Driver, uno degli attori più prolifici degli ultimi anni, "lanciato" dai nuovi film di Star Wars, in cui interpreta Kylo Ren, ma personalmente credo abbia brillato molto di più nelle pellicole che ha fatto negli ultimi anni (Blackkklansman o L'uomo che uccise Don Chisciotte per citarne qualcuna) rispetto ai nuovi episodi di Star Wars. La parte del leone spetta però a Daniel Craig, attuale interprete dell'iconico James Bond, che viene proposto in questo film come mai l'abbiamo visto al cinema, scapestrato, irriverente, divertente e dissacrante, preda di quella follia dannatamente esilarante. Degni di menzione sono sicuramente i divertenti ruoli di Sebastian Stan e Seth McFarlene, quest'ultimo è il noto creatore de I Griffin e Ted, anche in questo film in un ruolo simpaticissimo.


Ovviamente La truffa dei Logan non arriva ai film di Ocean, ma non è neanche nelle intenzioni dell'autore, che ad un certo punto del film si autocita, quasi chiarendo allo spettatore che la banda scalcinata di questo film è una sorta di versione "povera" della espertissima banda di Danny Ocean, quasi una parodia. Resta comunque un buonissimo film, con un ottimo cast e un gran bel finale a sorpresa, che va a concludere una entusiasmante storia.

lunedì 1 luglio 2019

Cinema 2019 (Luglio)

Comincia il rovente mese di luglio (anche se giugno non è stato da meno), ma il mese estivo non è esente dal presentare una carrellata di ottimi film, che come al solito, presento all'inizio del mese e di cui scelgo personalmente 7 fra i film più interessanti del mese.


-Spider-Man Far From Home: dall'11 luglio al cinema, l'attesissimo nuovo film Marvel con protagonista l'amichevole uomo ragno di quartiere, anche se questa volta il  "quartiere" è il caro vecchio continente, infatti dopo i drammatici eventi di Avengers Endgame, Peter Parker riprende la sua vita e partecipa alla gita scolastica insieme ai suoi amici, un itinerario che prevede la visita di Londra, Venezia e Berlino. All'apparenza è tutto tranquillo, fin a quando non subentra Nick Fury e un nuovo misterioso super essere, Mysterio, pronti ad affidarsi a Spider-Man per la salvezza del pianeta. Diretto ancora una volta da Jon Watts, regista di Homecoming, Tom Holland ritorna ad essere Peter Parker e Spider-Man, coadiuvato da Samuel L. Jackson nel ruolo di Nick Fury, con una new entry d'eccellenza, Jake Gyllenhaal, nel ruolo di Mysterio.


-Domino: dall'11 luglio arriva nelle sale un nuovo film diretto da Brian De Palma, maestro delle spy story. Domino segue le vicende di Christian, poliziotto di Copenaghen, che assiste al brutale assassinio del suo partner per mano di un affiliato dell'ISIS, così perseguendo la vendetta, Christian si imbarcherà in una caccia all'uomo internazionale, ma si ritroverà presto immischiato in un vero e proprio intrigo internazionale, che vede coinvolta anche la CIA. I protagonisti sono le star di Game of Thrones, Nikolaj Coster-Waldau e Carice Van Houten, nel cast anche Guy Pearce.


-Welcome Home: nei cinema dall'11 luglio, un thriller psicologico dai forti toni, che segue le vicende di Bryan e Cassie, una coppia in crisi, che nel tentativo di riprendere i rapporti, decidono di fare una vacanza in Italia, prendendo una casa in affitto in campagna, ma i due dovranno fare i conti con un vicino affascinante e conturbante, ambiguo e decisamente pericoloso. Diretto da George Ratliff, il cast è composto principalmente da Emily Ratajkowski, Aaron Paul e Riccardo Scamarcio.


-Il mangiatore di pietre: dal 18 luglio al cinema, un giallo tutto italiano diretto da Nicola Bellucci, con Luigi Lo Cascio, Vincenzo Crea e Bruno Todeschini. In una remota valle piemontese, Cesare, un ex contrabbandiere e trafficante di persone, ritrova il corpo assassinato di Fausto, suo nipote ed ex complice, implicato in un traffico di droga dall'Italia alla Svizzera, di cui aveva perso i contatti tempo prima. Le indagini cominciano e Cesare è fra i sospettati, ma riesce a convincere una poliziotta della sua innocenza e insieme decideranno di indagare sull'omicidio, anche se la poliziotta non sa Cesare non cerca giustizia, ma vendetta.


-Edison-l'uomo che illuminò il mondo: il 18 luglio arriva nei cinema il film dedicato alla "guerra dell'elettricità" del 1880, fra Thomas Edison e George Westinghouse, quest'ultimo infatti aveva trovato una falla nel progetto di Edison per una fonte di energia elettrica commerciabile e sostenibile, innescando una grande rivalità fra i due. Diretto da Alfonso Gomez-Rejon, con Benedict Cumberbatch nel ruolo di Edison, mentre il resto del cast è composto da Michael Shannon, Nicholas Hoult e Tom Holland.


-Serenity-L'isola dell'inganno: dal 18 luglio nelle sale, un thriller tutto estivo diretto da Steven Knight con protagonisti Matthew McConaughey e Anne Hathaway. Baker Dill è il capitano di una barca per turisti, conduce una vita tranquilla in una località tropicale, fino a quando dal suo passato non rispunta l'ex moglie Karen, che gli chiede aiuto per salvare lei e il loro figlio dal suo nuovo marito violento, che la picchia. Il piano di Karen è semplice e spietato, portare il nuovo marito a fare un'escursione in mare e gettarlo, per darlo in pasto agli squali. Nel cast anche Jason Clarke, Diane Lane e Djimon Hounsou.


-Men in Black International: il 25 luglio al cinema, chiude questa carrellata il nuovo scatenato capitolo della saga action comedy sugli uomini in nero a difesa della Terra contro gli extraterrestri, spin-off dei film cult con Will Smith e Tommy Lee Jones. Nella sezione europea dell'organizzazione dei Men in Black, con sede a Londra, l'agente H, insieme alla nuova agente M, dovranno affrontare una misteriosa talpa fra gli uomini in nero, che rischia di mettere in pericolo tutta la Terra. Diretto da F. Gary Gray, con un eccezionale cast che vede i due protagonisti interpretati da Chris Hemsworth e Tessa Thompson, coppia già ben rodata presa da Thor Ragnarok, insieme a Liam Neeson, Emma Thompson e Rebecca Ferguson.


sabato 29 giugno 2019

Vincitori dei Nastri d'argento 2019

Si è conclusa qualche ora fa la cerimonia di premiazione dei Nastri d'argento, edizione 2019. I Nastri d'argento sono, in poche parole, i premi del cinema italiano dati dai giornalisti, che vorrei ricordare per chi non lo sapesse, sono i primi in assoluto a vedere i film, tutti i film, prima della loro distribuzione cinematografica, dato che fungono ancora da critici cinematografici "su carta" e sono i primi che possono elogiare o condannare (con tutte le sfumature in mezzo) i vari film. Quella di quest'anno è la 74esima edizione, tenutasi, come di consuetudine, a Taormina. Di seguito tutti i vincitori di quest'anno.


Miglior Film

Il Traditore

Miglior Regista
Marco Bellocchio (Il Traditore)

Miglior Regista Esordiente

Leonardo D'Agostini (Il Campione), Valerio Mastandrea (Ride)

Miglior Soggetto

Paola Randi (Tito e gli alieni)

Migliore Sceneggiatura

Marco Bellocchio, Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco Piccolo
Con la collaborazione di Francesco Licata (Il Traditore)

Migliore commedia

Bangla (Phaim Bhuiyan)

Miglior Produttore

Groenlandia Film (Il Primo Re, Il Campione)

Miglior Attore Protagonista

Pierfrancesco Favino (Il Traditore)

Miglior Attrice Protagonista

Anna Foglietta (Un giorno all'improvviso)

Miglior Attore Non Protagonista

Luigi Lo Cascio, Fabrizio Ferracane (Il Traditore)

Miglior Attrice Non Protagonista

Marina Confalone (Il vizio della speranza)

Miglior Attore di Commedia

Stefano Fresi (C'è tempo, L'uomo che comprò la luna)

Miglior Attrice di Commedia

Paola Cortellesi (Ma cosa ci dice il cervello)

Migliore Fotografia
Daniele Ciprì (Il Primo Re, La Paranza dei Bambini)

Migliore Scenografia
Carmine Guarino (Il vizio della speranza)

Migliori Costumi
Giulia Piersanti (Suspiria)

Miglior Montaggio

Francesca Calvelli (Il Traditore)

Miglior Sonoro in Presa Diretta
Angelo Bonanni (Il Primo Re)

Miglior Colonna Sonora
Nicola Piovani (Il Traditore)

Miglior Canzone Originale

A' speranza - autore e interprete Enzo Avitabile (Il vizio della speranza)


Ovviamente a fare incetta di premi è Il Traditore, di Marco Bellocchio, che conquista ben 7 premi, fra cui i più importanti, come miglior film, miglior regia, miglior attore per Pierfrancesco Favino, miglior attore non protagonista per Luigi Lo Cascio, miglior sceneggiatura, miglior montaggio e infine miglior colonna sonora per Nicola Piovani, indiscusso maestro delle composizioni cinematografiche. Inutile dire che molto probabilmente il film di Bellocchio avrà un ruolo di primo piano per i prossimi David di Donatello e chissà, magari anche gli Oscar.


Fra gli altri è bene citare il premio come miglior regista esordiente a Valerio Mastandrea (insieme a Leonardo D'Agostini) per Ride, cominciano così anche i primi riconoscimenti per la regia ad un attore ormai ben stagionato e sempre presente nel panorama cinematografico italiano. A vincere come miglior attrice protagonista è Anna Foglietta, mentre come attrice protagonista in una commedia è una delle regine della commedia italiana, Paola Cortellesi. Rimanendo in tema commedia, a vincere per miglior attore in una commedia è il simpaticissimo Stefano Fresi, protagonista di ben 3 commedie in questa stagione cinematografica e noto per aver partecipato alla trilogia di Smetto quando voglio (di cui abbiamo parlato sul blog tempo fa).


Ci sono stati anche dei Nastri speciali, quali il premio Nino Manfredi, consegnato a Stefano Fresi, un premio a Serena Rossi per Io sono Mia, in cui interpretava Mia Martini, un premio per la partecipazione musicale di Noemi in Domani è un altro giorno, un premio al doppiaggio per Angelo Maggi (doppiatore ufficiale di Robert Downey Jr. fra gli altri) e un premio speciale per Stefano Sollima (regista di A.C.A.B. e Suburra) per il debutto cinematografico internazionale con Soldado, sequel di Sicario, con Josh Brolin e Benicio Del Toro.


Restano furi dalle vittorie nomi illustrissimi del cinema italiano, basti citare solo per la candidatura come miglior attore, quest'anno concorrevano, oltre a Favino, anche Marco Giallini (probabilmente il mio attore italiano preferito), il grandissimo Alessandro Borghi (attore di Suburra e Sulla mia pelle, qui candidato per il kolossal tutto italiano Il primo re) e Riccardo Scamarcio (presente in ben 3 film candidati, quali Il testimone invisibile, Euforia e Lo Spietato, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa). Mentre concorreva come miglior colonna sonora Luca Medici (Checco Zalone), compositore delle musiche di Moschettieri del re-la penultima missione.


In conclusione vorrei far notare con piacere che gran parte delle pellicole premiate sono state consigliate sul blog, nei vari articoli di inizio mese, o ne ho comunque discusso in altre sedi.

Patrick Melrose: la tormentata vita di un tossico e la sua famiglia difficile (TV Universe)

Torna TV Universe, la rubrica dedicata al recupero di ogni tipo di serie tv o prodotto televisivo, che esordì con la lunga recensione di Game of Thrones, la serie tv per eccellenza e la più conosciuta al mondo, invece ora parliamo di una delle miniserie rivelazione dell'anno scorso, dal grande successo di pubblico, ma soprattutto di critica, la serie britannico-statunitense Patrick Melrose.


Patrick Melrose è una serie distribuita da Showtime in USA e Sky Atlantic nel Regno Unito e nel resto d'Europa, per la precisione è una miniserie, quindi formata da una sola stagione e composta da pochi episodi, 5 e dalla durata di circa 1 ora a puntata. La serie è liberamente ispirata alla serie di libri "I Melrose" di Edward St Aubyn e vanta un buonissimo cast, con il protagonista interpretato da nientedimeno che Benedict Cumberbatch e i ruoli del padre e della madre interpretatati rispettivamente da Hugo Weaving e Jennifer Jason Leigh. Patrick Melrose segue, appunto, le vicende del protagonista che dà il nome alla serie, Patrick, un tossicodipendente che affronterà la morte improvvisa del padre, a cui sono legati i ricordi più dolorosi della sua infanzia. Questo confronto con il passato porterà il protagonista ad affrontare la sua vita e i suoi demoni, nella speranza di ritrovare la voglia di vivere.


Non vi mentirò, vidi la serie l'anno scorso spinto principalmente dalla presenza di Benedict Cumberbatch più che dal resto (almeno inizialmente), infatti la star di Sherlock e interprete di Doctor Strange è probabilmente il mio attore preferito, che ad ogni sua nuova performance sembra sempre essere superiore a quella precedente, un attore di una bravura mostruosa, che in questa serie raggiunge sicuramente uno dei più grandi apici nella sua carriera. Cumberbatch è il mattatore assoluto della serie, sono praticamente 300 minuti complessivi quasi del tutto dedicati allo sviluppo del suo personaggio, un protagonista carismatico, sensibile, fragile e sfaccettato come pochi, un tossico che si nasconde nella droga e nelle donne per non confrontarsi con un grosso trauma della sua infanzia, legato alla figura di suo padre, interpretato magistralmente da Hugo Weaving, una figura più che centrale per Patrick e per il suo carattere, ma c'è anche spazio per il confronto con la madre, interpretata magnificamente da Jennifer Jason Leigh, un rapporto meno tormentato di quello con il padre, ma sempre molto particolare.


Ci si perde a seguire le vicende di Patrick, un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi, anche se è molto lontano da essere un eroe, e che fino all'ultimo ci regala sorprese, un personaggio che lungo la serie vediamo crescere e cambiare, ne seguiamo l'evoluzione, fra alti e bassi, che non fanno altro che aumentare le sfumature del suo carattere. La serie viaggia in continuazione dal passato al presente e copre parecchi anni, dandoci modo di avere una sensazione di completezza alla fine, quella sensazione di aver seguito questo personaggio per quasi tutta la sua vita. Oltre all'eccellente cast, ci sono da elogiare l'ottima regia, una solidissima sceneggiatura (forte di essere la trasposizione di una lunga saga di libri) una buonissima colonna sonora e anche la fotografia, che con i suoi colori dà le sfumature giuste. Alla fine ne esce furi un prodotto elegante e sopraffino, per quanto riguarda la parte "tecnica", e profondamente introspettivo per quanto riguarda i personaggi.


Patrick Melrose è una serie cortissima, la consiglio vivamente, perché è nettamente superiore a tantissima altra roba, una qualità inarrivabile per molti prodotti televisivi, con un Benedict Cumberbatch indimenticabile per maestria e bravura, supportato da un più che ottimo cast, una storia che ci appassiona e che ci porta a riflettere, che fino alla fine ci fa seguire le vicende tormentate di Patrick e i suoi demoni, e che essi siano del passato o del presente, spesso coincidono proprio con i suoi genitori.

martedì 25 giugno 2019

Limitless: una mente senza limiti, fino ad esaurimento scorte (CineRandom)

Dalle infinte opzioni che ci dà CineRandom, la rubrica del blog dedicata alla discussione di tutte le miriadi di film che non rientrano nelle altre rubriche, peschiamo questa volta un altro film relativamente recente, datato 2011, abbastanza conosciuto e davvero molto interessante, Limitless.


Basato sul romanzo Territori oscuri di Alan Glynn, Limitless segue le vicende di uno scrittore italoamericano, Eddie Morra, in profonda crisi creativa e sentimentale, che ad un certo punto viene a conoscenza di una particolare droga, l'NZT, che si assume attraverso delle pillole, in grado di amplificare a dismisura le capacità cognitive del cervello, rendendo capace chi la assume di poter fare praticamente ogni cosa, dall'apprendimento rapido di nuove lingue al diventare esperti della borsa, ma la vita di Eddie verrà irrimediabilmente cambiata dall'uso della droga, anche in modi inaspettati. Il film è diretto da Neil Burger e vede Bradley Cooper nel ruolo del protagonista, mentre il resto del cast è composto da Robert De Niro, Abbie Cornish e Andrew Howard.


La premessa che funge da incipit della trama è sicuramente il punto forte del film, una droga capace di "sbloccare" il cervello e renderci capaci di poter fare tutto ciò che vogliamo, di renderci migliori, più affascinanti e più realizzati, ma non è tutto oro ciò che luccica, anche l'NZT ha i suoi effetti negativi, stiamo pur sempre parlando di una droga, che quindi può causare una dipendenza, ma a prescindere da questo c'è il problema principale, cosa succede quando finisci le scorte?


Un film interessante e originale, con un ritmo serrato che accelera e decelera come il suo protagonista, Eddie, un uomo qualunque, uno di noi,  interpretato magnificamente da un Bradley Cooper in forma smagliante, che con il suo personaggio buca lo schermo per bravura e carisma, davvero molto bravo nel cambiare repentinamente il carattere di Eddie, da fallito a cervellone in un attimo e viceversa, a portata di una pillola. Cooper è coadiuvato comunque da un sempre ottimo Robert De Niro, che non brilla, ma rimane comunque eccellente, come del resto anche la bravissima Abbie Cornish nel ruolo di Lindy, la fidanzata di Eddie, spesso vittima degli eventi e "travolta" dalle vicissitudini del protagonista.


Limitless ha anche un ottima regia, che si manifesta al meglio con le scene di "assunzione" dell'NZT, quando parte il trip e lo "sblocco" del cervello, inoltre nel film la fa da padrona la voce fuori campo del protagonista, un segno di stile cinematografico che a me piace davvero molto, che quasi ci dà modo di provare le stesse sensazioni di Eddie e di vivere con lui tutta la vicenda. Limitless è davvero un buon film, originale (cosa non tanto facile) e audace, con delle premesse molto buone e un cast in ottima forma, peccato che la serie tv sequel del 2015 non è stata all'altezza del film (e infatti è stata cancellata dopo due stagioni), perché sarebbe stato ancora più interessante sviluppare tutti gli spunti riguardanti l'NZT e il suo uso.

lunedì 24 giugno 2019

Lo Spietato: nella Milano da bere, vince chi ha più sete (Italians do it better)

Torna "Italians do it better", la rubrica dedicata al cinema italiano, che devo constatare che è da un po' che non faceva capolino sul blog. Il film di cui parliamo oggi era fra quelli consigliati nel mese di aprile, una sorta di film evento, distribuito prima nei cinema e in seguito sulla piattaforma streaming di Netflix, che figura anche fra i produttori, sto parlando di un film italiano abbastanza particolare, non originale, ma comunque abbastanza caratteristico, sia in senso positivo che negativo, come vedremo. Oggi parliamo de Lo Spietato.


Lo Spietato segue le vicende di Santo Russo, calabrese trasferitosi con la famiglia a Milano negli anni '60 e che comincerà qui una lunga scalata al potere nella malavita, di cui seguiamo gli alti e i bassi fino agli anni '90, fra rapine, sequestri, regolamenti di conti, donne, macchine e traffici di vario genere.
Il film è l'adattamento del romanzo Manager Calibro 9, di Pietro Colaprico e Luca Fazzo, ed è scritto e diretto da Renato De Maria, regista dei film Paz! e La prima linea, fra gli altri. Il protagonista è interpretato da Riccardo Scamarcio, che aveva già collaborato con De Maria proprio in La prima linea, mentre il resto del cast si compone con Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Marie-Ange Casta e Michele De Virgilio.


Parto subito dicendo che il film, nell'insieme, mi è piaciuto, intrattiene molto bene e rappresenta un certo tipo di film che in Italia non si vede spesso, ma Lo Spietato ha diversi difetti, fra cui uno abbastanza grosso ed evidente, oltre ad essere "grave" a mio parere, ma ci arriviamo. La pellicola si presenta fin da subito seguendo un certo stile, che richiama principalmente Martin Scorsese, ma si può notare anche un pizzico di Tarantino e Brian De Palma, quella che può sembrare una storia "tipica" di ascesa e declino di un mafioso lascia lo spazio a situazioni grottesche e volutamente surreali, purtroppo se per molte scene questo tocco di "tarantinità" devo ammettere che funziona, per altre devo dire che scade nell'eccessivo e nell'esagerato, ma non è questo il grosso difetto del film.


Il film ha un bel ritmo, non viene gestita come avrei voluto la "dislocazione temporale" delle vicende del protagonista, che guarda caso attraversano quasi vent'anni della storia del nostro Paese, compresi gli anni di piombo, ma è stato comunque interessante vedere il punto di vista delle bande calabresi in quegli anni. Inoltre Lo Spietato è una sorta di nuova versione del poliziottesco italiano, il genere che spopolava proprio negli anni '70 e '80 in Italia e questo è il più grande pregio del film. Altri lati positivi sono sicuramente la regia di De Maria, che nel complesso non mi è dispiaciuta per niente, la fotografia, il montaggio, i vestiti e l'ambientazione, che seguivano l'andare del tempo e che cambiavano di epoca in epoca, mentre stonano non poco alcuni dialoghi, davvero troppo finti e grotteschi in alcuni casi e un cast non brillante, che viene sorretto unicamente da Riccardo Scamarcio.


Scamarcio, che lo si ami o lo si odi, fa film in continuazione, è uno egli attori italiani più prolifici nell'attuale panorama cinematografico nostrano, basti pensare che solo nel mese di aprile, quando è uscito Lo Spietato, è uscito anche Non sono un assassino, sempre con Scamarcio protagonista e che nel 2018 sono usciti ben 6 film che lo vedono coinvolto in ruoli di primo piano, e attualmente è sotto contratto per chissà quanti altri film, inoltre è anche abbastanza conosciuto all'estero, dato che spesso si notano collaborazioni in film di caratura internazionali, come Rush e Il sapore del successo o l'ultima delle sue collaborazioni estere, John Wick-Capitolo 2. È un attore che spesso divide il pubblico, ma che raccoglie quasi sempre apprezzamenti dalla critica, ne Lo Spietato è il mattatore assoluto, il suo Santo Russo passa dall'essere un ambizioso delinquente in cerca di gloria fino al rispettato e temuto killer dal grilletto facile con cui è meglio non scherzare, spietato (appunto), cinico, possessivo, lussurioso e astuto, l'interpretazione di Scamarcio è una delle grosse note positive del film.


Ma ora è arrivato il momento di parlare del grosso difetto di cui accennavo sopra, che sinceramente non ha influenzato il mio giudizio sul film, ma bisogna assolutamente tenerne conto, anche per via della gravità della cosa. Nei primi paragrafi dicevo che sono molto forti le influenze di Scorsese e Tarantino, spesso troppo, ma non parlavo solo delle atmosfere o di alcune scene, perché Lo Spietato è quasi completamente la scopiazzatura de Quei bravi ragazzi di Scorsese, uno dei capolavori più conosciuti e famosi del regista italoamericano, innanzitutto la trama da un certo punto in poi segue di pari passo quella del film di Scorsese, ma persino intere scene sono prese pari pari da lì, andando oltre il semplice omaggio e cadendo nel plagio.


Come ho detto, nel complesso il film mi è piaciuto, più che altro perché ho molto apprezzato la volontà di fare un certo tipo di cinema in Italia e anche il sempre maggiore interesse di Netflix per l'Italia, ma Lo Spietato ha grossi difetti e il maggiore è proprio il plagio di un altro film, che mi lascia indifferente quando si tratta di un film misconosciuto, come del resto in passato hanno fatto registi quali Sergio Leone e lo stesso Quentin Tarantino, ma che diventa eclatante quando si tratta di un film conosciutissimo come Quei bravi ragazzi, ma cosa volete che vi dica, ça van san dire.

giovedì 13 giugno 2019

Dark Phoenix: sorge una fenice, cadono gli X-Men (Recensione)

Dopo l'articolo completamente dedicato alla quasi ventennale saga degli X-Men è giunto il momento di prendere in esame l'ultimo capitolo della saga, Dark Phoenix, un film dalla produzione un po' travagliata, che si ritrova ad essere l'ultimo film di una saga che non doveva finire così. Vedremo ora i come e i perché di ciò che funziona e ciò che non funziona nel film, che nel bene o nel male, pone fine ad un franchise storico, in attesa di essere rilanciato in futuro.


Dark Phoenix è ambientato nel 1992, dieci anni dopo gli eventi di Apocalisse, e segue le vicende di Jean Grey, potente mutante telepate e telecineta, che entra in contatto con un potere smisurato e incontrollabile, che rischia di distruggere gli X-Men e non solo. Il film è diretto da Simon Kinberg, in precedenza solo produttore della saga, e comprende un cast di tutto rispetto, ormai consolidato essendo il cast ufficiale del franchise da anni, composto principalmente da James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, Sophie Turner con la new entry Jessica Chastain.


Il film ha grossissimi difetti e in definitiva non mi è dispiaciuto, ma neanche piaciuto, una conclusione indegna di una lunga saga, ma bisogna anche precisare che il film non era progettato per essere la fine del franchise, ma lo è diventato quando la Fox è stata acquistata dalla Disney, con questa intenzionata a rebootare gli X-Men per inserirli nel Marvel Cinematic Universe (ma non prima di 5 anni a quanto dicono i rumour). In ogni caso, anche preso come nuovo capitolo dei mutanti, Dark Phoenix non funziona quasi per niente.


La trama è lineare e semplice, non ci sono grossi colpi di scena (il più grosso è intuibile già dai trailer), ma è proprio la regia di Kinberg a mancare di mordente, sfornando un film piatto e vuoto, si sente molto la mancanza di Bryan Singer, l'unico che è stato davvero in grado di trasporre i mutanti al meglio (anche se Matthew Vaughn in X-Men L'inizio ha fatto un più che ottimo lavoro). Il film non emoziona per niente, in alcune parti suscita interesse, ma è lontanissimo dagli standard proposti e consolidati ormai nei cinecomics degli ultimi tempi, soprattutto firmati dai Marvel Studios. Inoltre, a momenti, non sembrava neanche un film degli X-Men, a causa di alcuni pessimi sviluppi narrativi, per il basso numero di mutanti presenti, ma anche per via della fotografia molto dark, che spazza via i colori sgargianti dei supereroi.


Evidentemente la storyline di Fenice nera ha una grande sfortuna addosso per la Fox, che già con X-Men Conflitto finale non aveva realizzato un ottimo film, rischiando di affossare il franchise, e purtroppo anche in quel caso mancava Singer dietro la macchina da presa, che evidentemente sembra essere destinato a non concludere mai la "sua" saga. Vorrei anche dire che la pellicola è il primo film degli X-Men senza Wolverine (dopo X-Men L'inizio dove comunque fa un cameo) e l'assenza dell'artigliato si sente. Inoltre l'ambientazione anni '90 è totalmente ignorata, come del resto alcuni passaggi finiscono per essere frettolosi, compresi i momenti che dovrebbero essere emozionanti e commoventi, che purtroppo giungono "freddi" allo spettatore, davvero un peccato, perché stiamo parlando di personaggi che sono stati protagonisti di una lunga saga cinematografica e che ci hanno accompagnato per lungo tempo.


Comunque posso salvare alcune cose dal film, i cui lati positivi vengono sorretti solo e unicamente da un ottimo cast. James McAvoy è ancora (e per l'ultima volta) Charles Xavier, uno dei personaggi migliori e maggiormente sviluppati nei film, in questa pellicola vengono aggiunte ancora più sfumature, non del tutto positive, ma che proprio per questo aggiungono qualcosa di nuovo al personaggio. Michael Fassbender interpreta magnificamente Magneto, un personaggio che nei vari film precedenti è stato sviluppato sempre di più e che la bravura di Fassbender lo rende, anche se con minor spazio rispetto al passato, il miglior personaggio della pellicola. Jennifer Lawrence è Mystica, uno dei personaggi principali della saga, che negli ultimi film ha subito una grande evoluzione, dovuta dalle ottime scelte di Singer e dalla bravura dell'attrice, purtroppo in questo nuovo capitolo non splende come fatto in passato, ma anche con poco, riesce ad avere un ruolo di primo piano. Sophie Turner interpreta la vera protagonista del film, Jean Grey, che è allo stesso tempo anche un po' il deus ex machina della trama, la star di Game of Thrones riesce comunque a caratterizzare bene Jean, anche se poteva essere sicuramente realizzato e interpretato meglio, vista l'importanza del personaggio. Jessica Chastain è la villain del film, ma è del tutto inutile e piatta, come purtroppo anche i personaggi di Ciclope e Tempesta, protagonisti nelle loro precedenti incarnazioni, ma che qui fungono solo da presenze, mentre mi è piaciuto Hoult nel ruolo di Bestia, anche lui ormai consolidato da anni. Il finale, comunque, mi è piaciuto abbastanza, essendo tra l'altro l'unico momento in cui si va a citare la saga dei mutanti.


Dark Phoenix deluderebbe, nel caso in cui ci fossero delle aspettative per il film, purtroppo non ce se ne sono state, a causa dei rinvii della produzione e del polverone nato dall'acquisizione della Fox da parte della Disney, dato che tutti ormai aspettano trepidanti la versione MCU, anche se gli X-Men sono stati sempre un po' un microverso Marvel, abbastanza indipendente dalle vicende di Spider-Man e gli Avengers. In ogni caso, anche se non lo sembra, questa è la fine di una lunga saga, la fine degli X-Men, in attesa del tanto atteso rilancio Marvel Studios, che magari li farà risorgere dalla ceneri, come una fenice.